Il razzismo in Italia e nelle Marche non c’è… ma si vede!


Mentre Porro e il giornalista fermano Del Papa certificano che in Italia e nelle Marche non esiste il razzismo (Ascoli esclusa…), l’infinita serie di commenti all’omicidio di Alika dimostrano quanto sia forte e radicato il sentimento e il risentimento di stampo razzista nel nostro Paese

Le Marche, e men che mai tutta l’Italia, non sono affatto razziste. Solo ad Ascoli “un certo razzismo di estrema destra senza dubbio alligna”. Le “indiscutibili verità” svelate dal giornalista fermano Max Del Papa, nel suo articolo pubblicato sul sito di Nicola Porro, sono probabilmente il punto più alto (o più basso…) della furibonda campagna promossa dal vicedirettore de “Il Giornale” per attaccare aspramente chiunque si è azzardato anche solo ad accostare la parola e il problema del razzismo alla tragedia di Civitanova. Al di là della tragica vicenda di Alika, l’obiettivo principale di Porro è quello di spazzare via il dubbio (che in realtà per chi non ha i “paraocchi” è una solida certezza) che anni di una certa furiosa propaganda contro gli immigrati possano aver instillato e diffuso nel Paese un profondo sentimento razzista.

Tutte “bufale” create dalla stampa di sinistra, sentenzia Porro, mentre il custode del “sacro verbo” Del Papa ci spiega che nelle Marche più che razzismo c’è piuttosto “una propensione alla violenza” con in particolare, due punti critici, l’Hotel House di Porto Recanati e Lido Tre Archi di Fermo, dove ovviamente violenze, spaccio e tutto il resto sono opera, neanche a dirlo, degli immigrati e dei clandestini. D’altra parte non ci possono essere dubbi, gli italiani e i marchigiani sono “brava gente”, accogliente e solidale.

Siamo ben oltre la negazione della realtà, per altro emersa con imbarazzante evidenza proprio con la drammatica vicenda dell’omicidio di Alika. Che, a scanso di equivoci, è opera di un momento di follia di un balordo, sicuramente non scatenata da motivi razziali. Ma il contesto in cui si è sviluppata e, ancor più, le reazioni che ha scatenato sono sin troppo emblematicamente sconfortanti ed evidenziano un quadro che definire allarmante è riduttivo, in un mix di disagio sociale e sentimento razzista crescente, indiscutibilmente frutto di una determinata furibonda campagna basata su vergognosi stereotipi e provocatori slogan che hanno fomentato e sviluppato una forte sentimento di intolleranza che, per sintetizzare, si può riassumere nella dicotomia “noi” e “loro” che è alla base di ogni forma, più o meno accentuata, di razzismo.

Per provare a capire meglio di cosa stiamo parlando, di seguito riportiamo alcuni dei tantissimi commenti alla tragedia di Civitanova, più o meno di stampo razzista, che sono apparsi sotto i post di politici e giornali di destra

 “Ha sbagliato e deve, sottolineo deve. Pagare. Come mai, però, non leggo commenti così pesanti quando a commettere un reato è una risorsa?

C’è da dire che rompono i coglioni a tutti. Questa volta ha trovato la persona sbagliata

Se fosse stato il contrario? Apriti cielo. Una volta tanto che facciamo una cosa giusta…

Certo la reazione è eccessiva e ha sbagliato ma davvero la stampa ci vuole far credere che la vittima era una brava persona. Sicuramente aveva precedenti, me l’hanno detto chi lo conosceva. E comunque non ce ne è uno di queste risorse che non ha fatto mai qualcosa

Io penso che se avesse lasciato la ragazza in pace non sarebbe successo niente. Solo che questi individui pensano di poter fare quello che vogliono in Italia, ammazzano, violentano e non vengono arrestati

Se fosse successo il contrario non ci sarebbe stata questa indignazione. Loro possono fare ciò che vogliono

A volte le parole feriscono più di una coltellata. Certa munnezza perché non se ne sta al paese suo? Basta con questa tolleranza del cazzo

Un uomo non deve difendere la sua donna? Magari aveva provato ad allungare le mani. Tu sai cosa fanno loro se solo le guardi?

La notizia è che un italiano ha ucciso un nigeriano. Di solito è sempre il contrario. Solo che o si insabbia o si trova qualche scusa. Poverino di qua, deve imparare le nostre regole, lo spaccio gli serviva per sostenersi

Siamo stanchi di queste risorse, lo Stato non fa nulla e ora ci è scappato il morto. Non vedo tutta questa attenzione per le vittime dei nigeriani che hanno ammazzato a colpi di machete

Le istituzioni non esistono, ci hanno lasciato questa gente irrispettosa della nostra cultura. E’ facile che qualcuno perda le staffe

Sempre colpa dei politici che fanno entrare tutta sta gente in Italia, la tensione è alle stelle e basta poco per scatenare un inferno

La gente è esasperata, questo è il risultato di una sbagliata gestione dell’immigrazione indotta. Il problema è l’esasperazione dei nostri fratelli italiani in ogni senso e in ogni modo

Vorrei puntare il dito anche sulla supponenza femminista che vede molestie ovunque. Col clima che c’è ogni uomo si sente obbligato a difendere la donna al suo fianco”

Comunque queste persone mancano spesso di rispetto a noi donne europee, non mi stupisco dell’esasperazione alla quale siamo arrivati

Sti stranieri vengono e fanno quello che vogliono e noi zitti perché non si devono toccare. Ma su dai…

Ci siamo limitati a pubblicarne alcuni, una minima parte, evitando quelli dai toni più offensivi. Ma il quadro che ne scaturisce è sin troppo chiaro.

Questo omicidio razziale – si legge su Melting Pot Europa – è una diretta conseguenza di troppi anni in cui politici, opinionisti, media hanno quotidianamente alimentato e normalizzato forme violente di linguaggio razzista e diversi episodi di razzismo, dapprima identificando il nero, il migrante, lo straniero, il clandestino, il venditore ambulante come un nemico da cui difendersi e poi, quando qualcuno dalle parole passava ai fatti, omettendo la matrice razzista del gesto oppure derubricando la violenza xenofoba come il gesto di un singolo folle. Abbiamo un serio problema con la propaganda sull’immigrazione che si amplifica in ogni campagna elettorale e che alimenta xenofobia e razzismo e su come questa riesca a fare presa su uomini bianchi cresciuti in contesti di mascolinità tossica e odio”.

Al di là della differente valutazione sull’omicidio di Alika, una fotografia purtroppo perfetta della realtà del nostro Paese, così come è confermata da quella sconfortante serie di commenti di stampo profondamente razzista. Per non parlare, poi, del vergognoso commento, nell’immediatezza della tragedia, del commissario della Lega Marche Marchetti e del penoso annuncio del governatore marchigiano Acquaroli. Il primo, con il cadavere del povero Alika ancora lì sull’asfalto, ha ignobilmente parlato degli sbarchi, della sicurezza degli italiani, concludendo con un “non permetteremo che gli italiani continuino a vivere nella paura” che non è neppure commentabile.

Il secondo, invece, ci ha tenuto a far sapere che la Regione vuole costituirsi parte civile non per supportare la famiglia del povero Alika ma per “difendere l’identità, i valori e l’immagine dei marchigiani e della Marche”, evidentemente per Acquaroli ben più importanti e meritevoli di attenzione della vita di un semplice ambulante di colore. E per fortuna che il razzismo in Italia non esiste…

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