C’era una volta la capitale “morale” italiana della cultura…


Mentre c’è chi ancora non ha “digerito” la bocciatura e con enfasi rilancia Ascoli come “Capitale Morale Italiana della Cultura 2024”, la prima parte dell’estate conferma purtroppo la distanza siderale che esiste tra il capoluogo piceno e realtà consolidate come Pesaro…

Sono stati 10 giorni da capitale “morale” italiana della cultura, in linea con una surreale pagina facebook, per il capoluogo piceno. Naturalmente la Quintana dei record (o dei presunti tali…) su tutti, ma poi appuntamenti imperdibili e di “altissimo livello culturale” si sono succeduti nel corso degli ultimi due fine settimana. A partire dalla festa in piazza del Popolo per i 20 anni di Stefano Tisi, con la presenza sul palco “nientepopodimeno” che di Nduccio e del Pierino nazionale, alias Alvaro Vitali. Poi, il fine settimana successivo il raduno in piazza Arringo e in piazza del Popolo delle Porsche e, il giorno successivo, l’imperdibile ginnastica dinamica militare.

Pesaro avrà pure ottenuto il titolo di Capitale della Cultura 2024, per i soliti “favoritismi politici”, ma, al di là del fatto che non può neppure competere con Ascoli quanto a bellezza, immaginiamo quanto in questi giorni stiano “rosicando” i pesaresi (e i cittadini di tutta la provincia di Pesaro-Urbino) che possono solo sognarseli “eventi culturali” come quelli sopra citati. E che si sono dovuti accontentare della 58^ edizione della Mostra internazionale del nuovo cinema, con tanto di omaggio a Pasolini ed evento speciale dedicato a Mario Martone, e di “Popsophia”, il festival nazionale della filosofia contemporanea, con omaggio a Marcel Proust e la presenza di Cesare Catà, Marcello Veneziani, Carlo Massarini, Paolo Pagliaro, Giulia Caminito, Carlo Cambi, Filippo La Porta, Simone Regazzoni e tanti altri.

Certo, stiamo parlando di scrittori, filosofi, autori, giornalisti, di primo piano ma che, comunque, sono lontani dal livello dei vari Alvaro Vitali, Nduccio e compagnia cantante. Come se non bastasse, ad agosto Pesaro avrà come evento di punta il Rossini Opera Festival che si svolgerà dal 9 al 22 agosto, praticamente in contemporanea con “Ascoliva” (9-21 agosto), il festival mondiale dell’oliva ascolana che qualche invidioso sprovveduto continua a definire una sorta di sagra. Se, per completare l’opera, il Comune di Ascoli avesse avuto anche il coraggio di organizzare in piazza del Popolo la sagra della porchetta (o in alternativa del baccalà), sicuramente ai pesaresi sarebbe davvero scoppiato il fegato…

Mettendo da parte l’ironia, chi riesce a vedere i fatti togliendosi il vestito da ultras, nel corso di questa estate non può non aver notato la distanza siderale che purtroppo ancora esiste tra il capoluogo piceno e realtà che da decenni puntano davvero su eventi culturali, non solo in chiave di attrattività turistica, ma anche e soprattutto come crescita del territorio. Comuni, appunto come Pesaro, dove da anni la cultura ha un posto fondamentale, se non addirittura prioritario, in tutta la vita cittadina, nelle scelte che vengono operate, e dove si ha ben chiara la differenza abissale che esiste tra manifestazioni culturali ed eventi di intrattenimento (più o meno discutibili).

Al netto degli imbarazzanti errori compiuti, della sconfortante incapacità di presentare un serio e concreto progetto, della “figuraccia” rimediata nel corso delle audizioni finali, l’aver proposto e portato avanti la candidatura del capoluogo piceno come Capitale della Cultura 2024, al di là del risultato (scontato per chi ha realmente seguito tutta la vicenda), poteva rappresentare un momento importante, fondamentale per Ascoli e per il suo territorio. Poteva e doveva essere un punto di partenza per intraprendere un percorso che altre città, altri comuni italiani hanno avviato da anni, da decenni e che un capoluogo come quello piceno, che ha la fortuna di avere un patrimonio storico-architettonico per certi versi unico, ha tutte le potenzialità e, per certi versi, il dovere di farlo.

Perché ciò avvenisse per davvero, però, bisognava innanzitutto avere a cuore la crescita culturale e generale della città e, soprattutto, il buon senso e l’umiltà di capire i tanti errori commessi, prendendo esempio da realtà che sono molo più avanti, decisamente più attrezzate rispetto ad Ascoli. Invece l’unico interesse che ha mosso quella candidatura era, come al solito, semplicemente propagandistico, per sindaco e amministrazione comunale era solo uno dei tanti mezzi utilizzati per accrescere il proprio consenso. Così, al di là dei soliti proclami e delle tradizionali inaffidabili promesse, una volta svanito l’irrealizzabile sogno, quel progetto semplicemente abortito e per nulla sviluppato concretamente, come invece si richiedeva per dare forza e autorevolezza alla candidatura stessa, di fatto è stato abbandonato.

Come dimostra inequivocabilmente il fatto che, nella predisposizione del cartellone di eventi estivi, non c’è alcun riferimento, alcun collegamento con quel presunto progetto che doveva unire tutto un territorio che, finita la ricreazione, è tornato a fare quello che ha sempre fatto, dividersi e non collaborare, con ogni Comune che si muove autonomamente, spesso in antitesi e in una sorta di concorrenza con gli altri Comuni (come dimostra il fatto che spesso si accavallano e si svolgono in contemporanea in più comuni eventi importanti, che potevano e dovevano essere distribuiti in altro modo in un’ottica di un progetto unitario). Quanto all’umiltà di provare a capire i tanti errori commessi e di prendere esempio da chi da sempre ha saputo muoversi nel giusto modo, si è invece preferito seguire la facile strada dell’improbabile “complotto politico”.

Bisognava prendere esempio, non certo iniziale una surreale guerra con Pesaro che, utilizzando il gergo calcistico, anche nel corso di questa estate sul piano degli eventi culturali in un’ipotetica e surreale sfida con il capoluogo piceno, vincerebbe di goleada. D’altra parte, però, il termine umiltà è praticamente sconosciuto in gran parte di questa città, come dimostra la surreale pagina facebook denominata “Ascoli Piceno 2024 – Capitale Morale Italiana della Cultura”. Per non parlare del Comune e dell’amministrazione comunale che ormai da anni vantano record e si autocelebrano per presunte iniziative che solo nell’incantato mondo virtuale costruito da sindaco e giunta possono essere credute come uniche, come ineguagliabili.

A scanso di equivoci, non si tratta certo di deliri di follia, ma di una precisa strategia politica promossa dal precedente sindaco Castelli e ulteriormente sviluppata dall’attuale primo cittadino che, ormai senza più freni, ha avuto addirittura il coraggio di rivendicare improbabili record a livello di turismo (nonostante i dati ufficiali confermino che Ascoli continua ad essere desolatamente il fanalino di coda delle Marche…). Come detto è tutt’altro che follia ma la lucida consapevolezza che, in una città che continua a sprofondare e ad essere relegata a fanalino di coda in ogni settore, rivendicare improbabili record comunque in qualche modo risveglia l’orgoglio “represso” di diversi ascolani, ben disposti a credere ciecamente a qualsiasi balla. Per altro con l’aggiunta che in pochi hanno poi la reale volontà e possibilità di verificare la veridicità di certi proclami.

L’esempio più emblematico è quanto accaduto con la recente Quintana di luglio, secondo il sindaco un’edizione sotto ogni punto di vista da record, di incassi allo Squarcia ma anche sui social. Ovviamente si tratta di in realtà di record che esistono solo nella fervida immaginazione del primo cittadino. D’altra parte quello d’incasso è stato annunciato, sia per le edizioni di luglio che per quelle di agosto, praticamente ogni anno quando era sindaco Castelli, quasi sempre con incassi superiori a quelli “sbandierati” ora da Fioravanti per l’edizione di luglio.

Quanto ai dati social, chiunque ha un minino di competenza e conoscenza del mondo social sa perfettamente che i numeri snocciolati trionfalmente dal Comune non sono nulla di eccezionale, anzi, per una manifestazione come la Quintana sono poco più che il minimo sindacale per non parlare di bilancio negativo. Basterebbe solo pensare che il palio di Siena a luglio ha ottenuto in tv ascolti vicini ai 2 milioni di spettatori, per non parlare dei dati social. Certo, rispetto al passato finalmente anche sui social la Quintana inizia ad avere un minimo di visibilità. E’ lecito esserne soddisfatti, sicuramente meno celebrare quello che dovrebbe essere solamente un punto di partenza come un traguardo straordinario.

Ma il punto è sempre il solito, a sindaco e amministrazione comunale non interessa affatto la reale crescita di determinati eventi, per loro conta solo aver un appiglio per poter gridare ad un improbabile trionfo che, comunque, faccia crescere il proprio consenso. Allo stesso modo dare spazio agli eventi inizialmente citati (come altri), concedendogli addirittura la vetrina di piazza del Popolo (concessa anche per saggi e concertini di quarta categoria, a mala pena all’altezza della piazza di qualche paesotto), non aiuta, anzi, squalifica ulteriormente l’immagine “culturale” della nostra città.

Ma, quel che più interessa a chi guida il capoluogo piceno, di sicuro consente al sindaco e alla sua truppa di avere la riconoscenza di determinati gruppi di persone e, di conseguenza, far ulteriormente aumentare il consenso nei loro confronti…

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