Infortuni e morti sul lavoro, la strage silenziosa


Secondo i dati pubblicati nei giorni scorsi dall’Inail relativi al primo quadrimestre del 2022, nonostante una leggera riduzione rispetto al 2021, resta elevatissimo il numero di morti sul lavoro (261). Aumentano del 47,7% gli infortuni sul lavoro e anche le malattie professionali

In Italia ogni giorno si verificano oltre 2.000 (2.120 per l’esattezza) infortuni sul lavoro, di cui poco più di 2 con esito mortale. E’ questo il desolante, ma purtroppo per nulla sorprendente, quadro che emerge dalla pubblicazione da parte dell’Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro) dei dati su morti, infortuni e malattie professionali sul lavoro nel primo quadrimestre del 2022 (gennaio-aprile). Numeri che evidenziano con disarmante chiarezza come si continua a morire sul lavoro con drammatica frequenza nel nostro paese. E se è vero che rispetto allo stesso periodo del 2021 si registra una leggera flessione delle morti sul lavoro, di contro si registra un clamoroso aumento degli infortuni (quasi il 50% in più), oltre che delle malattie di origine professionale.

Una strage silenziosa che già negli anni scorsi passava in secondo piano, come se non interessasse a nessuno. Qualche titolo sui giornali e qualche cenno in tv in occasione di alcune particolari tragedie, le solite promesse che si fanno in certe circostanze e a cui più nessuno crede, poi, passata l’emozione e la commozione per la tragedia, tutto resta com’era. Un disinteresse che con il passare del tempo si è accentuato, un po’ perché tutta l’attenzione dei media si è concentrata sulla pandemia prima e sulla guerra poi, un po’ perché, di tragedia in tragedia, morire di lavoro è diventato per troppi come qualcosa di normale.

Ma anche perché in quel Paese al contrario che è sempre più l’Italia quando si parla di lavoro il tema principale al centro della discussione è la presunta difficoltà da parte di imprenditori e aziende di trovare lavoratori e non le troppo spesso inaccettabili condizioni, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista di sicurezza, in cui sono costretti ad operare troppi lavoratori.

Nei mesi scorsi un minino di interesse in più l’hanno suscitato le tragedie che hanno coinvolto giovani studenti impegnati nel Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (Pcto), più comunemente detto “alternanza scuola lavoro”. Il 21 gennaio in provincia di Udine, nell’ultimo giorno di stage in fabbrica, era morto un 18enne dell’Istituto salesiano Bearzi colpito da una putrella nel corso di un addestramento professionale previsto dal programma. Il 14 febbraio, poi, era morto in un incidente stradale un 16enne in istruzione al Centro di addestramento Artigianelli di Fermo, uscito con la ditta con cui stava effettuando il Pcto per sostituire una caldaia.

Dopo quei due drammatici incidenti per qualche giorno si è discusso di sicurezza sul lavoro, poi è nuovamente sceso il silenzio e il disinteresse. Al punto che è stato praticamente ignorato dai media l’ennesimo incidente che ha coinvolto uno studente in Pcto, accaduto 10 giorni fa a Merano. Allo stesso modo non si trova traccia sui principali quotidiani italiani né sono stati neppure citati nelle varie tv i dati pubblicati dall’Inail, semplicemente inaccettabili per un paese civile. Per altro, come sottolinea lo stesso Istituto, preliminarmente bisogna tener presente che i dati pubblicati sono comunque provvisori e, di conseguenza, “per quantificare il fenomeno sarà quindi necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2022”. Già con dati provvisori, però, la situazione è a dir poco disarmante.

Infatti nei primi 4 mesi del 2022 sono state presentate 254.493 denunce di infortunio sul lavoro, 261 delle quali con esito mortale, mentre sono state 19.287 le denunce per patologie di origine professionale. Rispetto all’analogo periodo del 2021 si registra un deciso aumento degli infortuni (47,7%), una leggera crescita delle malattie professionali (+3,5%) e una diminuzione dei morti sul lavoro (-14,7%). Che, però, restano troppi, un numero inaccettabile per un paese civile, dove invece ormai si considera “normale” che ogni giorno almeno 2 lavoratori perdono la vita semplicemente svolgendo le proprie mansioni.

Tornando ai dati, quelli del primo quadrimestre 2022 forniti dall’Inail evidenziano un incremento rispetto al 2021 sia degli infortuni avvenuti in occasioni di lavoro, che passano da 152.859 a 230.357 (+50,7%), sia di quelli occorsi nel tragitto di andata e ritorno tra abitazione e posto di lavoro, da 19.011 a 24.136 (+27%). Incrementi generalizzati si osservano in tutti i settori, in particolare nei “Trasporti e Magazzinaggio (+160,5%), nella “Sanità e assistenza sociale” (+127,8%) e nelle “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” (+102,2%), così come in tutte le aree del Paese. Il più consistente al Sud (+65,2%) seguito da Isole (+63,1%), Nord-Ovest (+57,7%), Centro (+47,9%) e Nord-Est (+29,5%). Per quanto riguarda le regioni quelle in cui si segnalano i maggiori aumenti sono la Campania (+112,4%), la Liguria (+78,9%) e l’Abruzzo (+74,7%). Allo stesso modo l’aumento rispetto al 2021 riguarda sia le donne (+72,1%) che gli uomini (+32,7%), così come sia i lavoratori italiani (+51,6%) che quelli comunitari (+25,7%) ed extracomunitari (+32,8%), mentre per quanto riguarda le classi di età, pur in incremento generalizzato che riguarda tutte le fasce, quasi la metà dei casi riguarda la classe 40-59 anni.

Per quanto concerne i morti sul lavoro, i dati evidenziano una leggera diminuzione di casi in tutte le zone del Paese ad eccezione del Centro dove i casi mortali passano dai 56 del primo quadrimestre del 2021 ai 58 del 2022. Un leggero incremento provocato proprio dalle Marche che, in controtendenza con l’andamento nazionale, è la regione dove si verifica il maggior aumento di morti sul lavoro (+5), con solamente Lombardia (+3) e provincia autonoma di Bolzano (+2) che fanno registrare un leggero aumento e non una diminuzione dei morti sul lavoro. Per quanto riguarda le classi da età, da segnalare l’aumento dei casi mortali (da 71 a 93) tra gli under 45.

Come anticipato aumentano anche le denunce di malattie professionali , in particolare nei settori “Industria e servizi” e “Agricoltura”, mentre da un punto di vista territoriale solo nel nord-est si riscontra un leggere decremento. Tra le patologie denunciate sono ancora quelle del sistema osteo-muscolare del tessuto connettivo, del sistema nervoso e dell’orecchio le più frequenti, seguite da tumori e dalle malattie del sistema respiratorio. Nel complesso un quadro a dir poco inquietante che, quanto meno, meriterebbe un’attenta e profonda riflessione.

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