Palazzo Colucci, scandalo senza fine…


Dopo le polemiche per l’area all’interno del palazzo, utilizzata come parcheggio riservato per i dipendenti comunali (ma off limits per i residenti della zona), ora un’interrogazione porta alla luce un’ordinanza di evacuazione in vigore dal 2018 e ancora valida e altre criticità

Un’interrogazione firmata dai gruppi dell’opposizione e un misterioso provvedimento del Comune riportano l’attenzione su Palazzo Colucci, per anni al centro di una vergognosa telenovela inerente l’utilizzo dell’area interna al palazzo stesso, utilizzata come parcheggio riservato ed esclusivo per i dipendenti comunali e inspiegabilmente negata ai residenti della zona che, pur pagando un permesso annuo, non avevano a disposizione sufficienti posti auto.

Questa volta a far discutere e a suscitare grosse perplessità sono problematiche che riguardano la sicurezza del palazzo stesso ma anche il misterioso divieto di accesso nel parco presente nell’area esterna del “Colucci”, spesso frequentato da ragazzi e ragazze, senza alcuna apparente motivazione e, soprattutto, senza spiegazioni. Vicende che contribuiscono a rendere ancora più sconcertante la storia dello storico palazzo che si trova corso Mazzini, di fronte all’ex Distretto militare, già così surreale ed emblematica di un certo mal vezzo della politica locale.

Che ha inizio nel 2001 (sindaco Celani) quando improvvisamente, senza alcun atto ufficiale, la vastissima area all’interno del palazzo diventò parcheggio riservato ed esclusivo per i dipendenti comunali, con tanto di sbarra per vietare l’ingresso a tutti coloro che non facevano parte di questa particolare “casta”, e tessera di accesso, ovviamente a disposizione solo dei membri di questo esclusivo. Una situazione inaccettabile in un paese civile ma ancor più deprecabile in considerazione della situazione di oggettiva difficoltà dei residenti che avrebbero avuto molto più diritto di poter utilizzare quell’area, vista la carenza di parcheggi (e il costo del permesso annuale da loro stessi pagato). E che per anni hanno chiesto all’amministrazione di poter usufruire anche loro di quello spazio, scontrandosi però con un autentico muro di gomma. Che, per giunta, ogni volta utilizzava motivazioni differenti ma sempre incredibilmente surreali, al punto da lasciare ai richiedenti la spiacevole sensazione di essere presi in giro.

Perché il sindaco Celani la prima volta motivò il diniego sostenendo che quell’area era destinata a diventare orto botanico (che evidentemente si abbinava bene con la particolare vegetazione costituita dalle auto dei dipendenti comunali ma non con quelle dei residenti…), poi che il Demanio aveva posto il veto al parcheggio a palazzo Colucci. Motivazione addotta anche dal suo successore, Castelli, senza però che nessuno dei due sindaci si fosse poi degnato di spiegare per quale dannata ragione il Demanio avrebbe posto il veto solo per le auto dei residenti e non pure per quelli dei dipendenti comunali… Con il passare degli anni di fatto i residenti si sono rassegnati e la “vergogna” del parcheggio riservato ai dipendenti comunali è proseguita nel silenzio generale.

Da qualche tempo, però, la situazione non è più così chiara. L’area continua ad essere teoricamente “off limits” per residenti e per i cittadini normali, però da alcuni mesi non c’è più la sbarra all’ingresso. I dipendenti comunali continuano a parcheggiare liberamente anche se, rispetto a qualche anno fa, nel corso della giornata ci sono molte meno auto parcheggiate. Come detto, però, ora l’attenzione per quanto riguarda palazzo Colucci si è spostata su altri aspetti.

In particolare sulla sicurezza della struttura che, come evidenziato nell’interrogazione, è ancora sotto gli effetti dell’ordinanza sindacale del 9 gennaio 2018. Perché palazzo Colucci, la cui proprietà è del ministero della Difesa ma viene usato dal Comune come sede dell’archivio del servizio Edilizia privata, sulla base di una convenzione scaduta a fine 2016 e mai rinnovata, è tra i tanti edifici del centro storico che sono stati lesionati dalle scosse di terremoto del 2016. Ed oggetto anche di scheda Aedes che evidenzia lesioni gravi “ad ovest del vano ascensore, con accentuato rischio di crollo dell’angolo compreso tra corso Mazzini e via Pietro Alamanni che ospita l’archivio comunale”, sulla base della quale, poi, il sindaco Castelli ne ha ordinato l’evacuazione, appunto con la citata ordinanza n. 19 nella cui parte finale si legge che “è fatto obbligo, a chiunque spetti, di osservare la presente ordinanza e di farla osservare”, con la mancata ottemperanza sanzionata dall’art. 650 del codice civile.

Dopo quell’ordinanza furono eseguiti urgenti lavori di messa in sicurezza temporanea per evitare pericoli di crolli su corso Mazzini e via Alamanni che, però, non permisero la revoca dell’ordinanza di evacuazione perché non erano intervenuti a protezione del rischio di crolli interni ma solo a tutela degli spazi esterni. Ad oggi, quindi, l’ordinanza è ancora in vigore, non essendo revocabile per un evidente rischio di crollo interno, ma l’archivio del servizio Edilizia privata (per altro proprio dove il rischio è più accentuato) continua ad essere frequentato (secondo l’interrogazione “almeno due volte alla settimana”) dai dipendenti comunali “che eseguono le mansioni di prelievo e ricollocazione dei fascicoli cartacei, in esecuzione delle indicazioni del dirigente del servizio”.

Per questo, nell’interrogazione a risposta scritta sottoscritta dai consiglieri comunali Massimo Tamburri (M5S), Francesco Ameli e Angelo Procaccini (Pd), Emidio Nardini e Massino Speri (Ascolto&Partecipazione), si chiede al sindaco e all’assessore all’urbanistica “se risponde la vero la ricostruzione riportata; a che titolo vengano ancora oggi utilizzati i locali di Palazzo Colucci, considerato che la convenzione con la proprietà (Ministero) è scaduta il 31/12/2016; se non si configuri una violazione dell’art. 650 del Codice Penale da parte dei dipendenti comunali e del dirigente del servizio per violazione dell’Ordinanza Sindacale di evacuazione n. 19 del 09/01/2018; quali provvedimenti verranno adottati a tutela dell’incolumità dei dipendenti comunali esposti (almeno due volte alla settimana) al rischio crollo, e nei confronti del dirigente che non poteva non conoscere la predetta ordinanza”.

Sarebbe quanto mai opportuno che il primo cittadino e l’assessore Silvestri (che ha la delega all’urbanistica) facessero una volta per tutte chiarezza su tutti gli aspetti che riguardano palazzo Colucci. Naturalmente a partire da quelli legati alla sicurezza, ma anche quelli inerenti la convenzione con il ministero e l’area all’interno della struttura, sia per quanto riguarda i parcheggi e che l’improvvisa e immotivata chiusura. “Si avverte che l’area di pertinenza del palazzo Colucci rimarrà chiusa a partire dal giorno 16/05/20220. Grazie per la collaborazione” si legge si un foglio appeso davanti all’ingresso dell’area stessa, con sotto il timbro del Comune di Ascoli. Sulle ragioni della chiusura, però, è mistero fitto. Uno dei tanti che riguardano lo storico palazzo di corso Mazzini…

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