Cronache dal Medioevo


Nella giornata contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia la scomposta e vergognosa reazione della destra più becera e dell’assessora Latini alla circolare del ministero che, in nome della guerra all’inesistente teoria gender, di fatto promuove la libertà di discriminare

Era il 17 maggio 1990 quando, con colpevole ritardo, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) depennò definitivamente l’omosessualità dalla classificazione delle malattie mentali, definendola “variante naturale del comportamento umano” e “caratteristica della personalità”, abbattendo una delle prime cause di discriminazione per orientamento sessuale. Ben 17 anni dopo, esattamente il 26 aprile 2007, con una risoluzione del Parlamento europeo veniva ufficialmente istituita, proprio per il 17 maggio, la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e transfobia che attualmente viene osservata in oltre 130 Paesi, promossa anche dalle Nazioni Unite.

Purtroppo, però, nel nostro Paese la destra più becera, ancora ferma al Medioevo, non ha perso l’occasione per strumentalizzare anche questa occasione per sventolare la bandiera della guerra all’inesistente teoria gender, dietro al quale in realtà si nasconde semplicemente la volontà di continuare a discriminare e ad umiliare chi ancora viene visto come differente e, quindi, in qualche modo come un pericolo. E in prima fila in questa crociata anti storica e fortemente discriminatoria, basata sulla più profonda ignoranza, c’è anche la nostra Regione, più precisamente l’inqualificabile assessore regionale alla cultura Giorgia Latini che non ha perso l’occasione per dimostra la propria scarsa conoscenza (per usare un eufemismo), i suoi più beceri pregiudizi e, soprattutto, la sua più assoluta inadeguatezza a rivestire quel ruolo.

Prima di affrontare e smontare i pregiudizi più beceri che sono alla base di queste vergognose rivendicazioni, è però opportuno partire da alcuni dati e da alcuni fatti che fotografano al meglio la situazione nel nostro Paese e che dimostrano quanto mai sia attuale e opportuna questa ricorrenza. In realtà sarebbe già sufficiente ricordare l’ignobile battaglia, promossa anche dalla parte più oscurantista e retrograda della Chiesa (al quale una parte della politica italiana si sottomette sempre così volentieri…), che ha portato alla bocciatura del ddl Zan appunto contro la discriminazione, il minimo sindacale per un Paese che voglia avvicinarsi al concetto di “civile”.

Senza dimenticare che ancora oggi in 69 Paesi i rapporti consensuali tra due persone dello stesso sesso sono puniti per legge con pene fino all’ergastolo e che addirittura in 5 di questi è addirittura prevista la pena di morte, dando uno sguardo a quanto avviene in Italia non emerge certo un quadro particolarmente edificante. Anche perché chi vuole continuare a discriminare non si fa alcun scrupolo di strumentalizzare e distorcere anche dati e fatti. Basterebbe pensare ai presunti dati dell’Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) che vengono strumentalmente utilizzati per negare l’evidenza raccontata dalla cronaca, che quasi quotidianamente ci riporta di casi di violenza e discriminazione verso le persone Lgbt+, nonostante l’Osservatorio stesso di fatto dica esattamente l’opposto, sottolineando come i casi censiti siano clamorosamente sottostimati per difetto a causa di due note problematiche.

La prima la mancanza di denunce che determina una sottostima del fenomeno, la seconda il mancato riconoscimento per legge della matrice discriminatoria del reato (una delle lacune che si proponeva di sanare il ddl Zan). Ma il dato che meglio di tante parole testimonia la situazione nel nostro Paese è l’ultimo rapporto di Ilga Europe (organizzazione internazionale non governativa che riunisce oltre 600 organizzazioni di 54 paesi dell’Europa e dell’Asia centrale) secondo il quale l’Italia si colloca al 33° posto, sui 47 paesi del Consiglio d’Europa, in riferimento alla situazione delle persone Lgbt+. Su una scala di riferimento, basata sull’esame di specifiche leggi e politiche vigenti, che va da 0 a100%, il nostro Paese si ferma al 24,7%, preceduto anche da nazioni come Ungheria, Macedonia e Repubblica Ceca che pure attuano politiche al limite del discriminatorio (e in qualche caso anche oltre).

Probabilmente, però, la più emblematica e sconfortante fotografia di quanto avviene in Italia emerge proprio dalla scomposta e vergognosa presa di posizione di una parte della destra più becera e retrograda, quella a cui fa riferimento anche l’impresentabile assessora regionale Latini, che per manifestare la propria intolleranza mascherata da improbabile difesa della “famiglia naturale” contro l’inesistente teoria gender, ha preso come pretesto per scatenare un’indecente gazzarra la circolare del ministero dell’Istruzione diffusa per l’occasione (il testo completo in fondo all’articolo). Un testo sin troppo soft nel quale si fa riferimento all’art. 3 della nostra Costituzione e alla citata risoluzione del Parlamento europeo, invitando docenti e scuole di ogni grado “nell’ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

Sembra incredibile eppure è stata sufficiente questa innocua e sin troppo timida circolare per far scatenare parte della Lega e di Fratelli d’Italia, pronti a denunciare un ipotetico e surreale attacco alla “famiglia naturale” ed un’irreale volontà di promuovere la teoria gender. Semplicemente delirante, ad esempio, l’intervento dell’assessora ascolana Giorgia Latini che, chissà, magari ha confuso circolare, perché in caso contrario non si comprendono i suoi toni e le sue “farneticazioni”.

Giù le mani dai bambini! No alla teoria gender nelle scuole – afferma l’esponente leghista – con un colpo di mano in una circolare a firma di Maria Assunta Palermo, direttore generale del ministero dell’istruzione, si invitano i docenti e le scuole di ogni ordine e grado a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il ministero si sostituisce al Parlamento, di fatto approvando uno dei punti più deleteri del ddl Zan bocciato ad ottobre dal Senato. Il ministero ritiri subito quella circolare. No al gender nelle scuole, né ora né mai”.

Già il semplice fatto di definire “deleteri” gli approfondimenti legati alle discriminazioni e al rispetto dei diritti umani, oltre che i riferimenti alla nostra Costituzione, è la palese dimostrazione di quanto confusa e condizionata dai pregiudizi più imbarazzanti sia la Latini. Che, però, soprattutto non manca di ribadire la propria più profonda ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza), dichiarando guerra a qualcosa che in realtà non esiste, la teoria gender, una “bufala” creata 20 anni fa, come sottolinea giustamente in una nota l’associazione “Liberə Tuttə”, insieme all’Arcigay di Pesaro e Ancona e all’associazione “Non una di meno – Transterritoriale Marche”, “un’invenzione manipolatoria con il preciso scopo politico di dare argomenti a conservatori reazionari contrari ad ogni allargamento dei diritti civili e umani”.

L’assessora Latini difende una sola libertà, quella di discriminare – si legge nella nota – se è vero che l’ignoranza genere paura e la paura genera odio, ci viene il dubbio che all’assessora faccia comodo, viste le prossime elezioni, negare a studenti e famiglie la possibilità di avere discussioni e confronti lontani dalla polarizzazione propagandistica che caratterizza la sua parte politica. Secondo la Latini la circolare violerebbe il consenso informato e la libertà educativa dei genitori. Quale sarebbe la libertà educativa dei genitori? Quella di discriminare? Sarebbe la libertà di lasciare che in molte scuole ci sia un ambiente discriminante che porta molte persone Queer ad essere invisibilizzate, bullizzate e marginalizzate?”.

All’assessora Latini che ancora una volta usa vergognosamente il suo ruolo e i suoi canali istituzionali per fare politica chiediamo: se non a scuola, dove? – aggiunge l’ex sindaco di Macerata Carancini – ci dica l’assessora Latini dove l’Istituzione dovrebbe prevenire, o almeno tentare di prevenire, le discriminazioni e l’intolleranza fin dall’età più precoce se non proprio dentro al luogo pubblico della formazione e della crescita dei nostri figli?”. Davvero superfluo aggiungere altro…

 

circolare del ministero della pubblica istruzione

OGGETTO: 17 maggio – Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

Il Ministero dell’Istruzione è da anni impegnato a favorire e costruire una scuola aperta e inclusiva, che valorizzi le singole individualità e educhi alla cultura del rispetto per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e discriminazione in adesione ai principi e ai diritti fondamentali sanciti a livello internazionale dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e in più articoli dal Trattato sull’Unione europea.

La Costituzione italiana, all’art. 3 sancisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (…).

Tutto ciò premesso, in occasione del 17 maggio e della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, nonché contro ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sull’orientamento sessuale – giornata indetta peraltro con la risoluzione del Parlamento Europeo del 26/04/07 – i docenti e le scuole di ogni grado, nell’ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa, sono invitati a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nell’ambito dei principi nazionali e internazionali sopra citati.

Per l’alto valore dell’iniziativa, si prega di assicurare un’ampia e tempestiva diffusione della presente nota presso tutte le istituzioni scolastiche.

Si ringrazia per la cortese collaborazione.

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