Incubo sanità, Piceno sempre più “Cenerentola delle Marche”


Nuovi ospedali in tutte le province marchigiane, 2 per Ancona e Fermo (180 e 130 milioni di euro), 1 per Macerata e Pesaro (150 milioni di euro), nessuno e solo 400 mila euro per uno studio di fattibilità per il Piceno. E Acquaroli e Saltamartini confermano l’ulteriore penalizzazione…

Da “mai più Cenerentola delle Marche” a “sempre più Cenerentola delle Marche”. La situazione della sanità picena può essere simbolicamente ed emblematicamente rappresentata da due semplici avverbi. Il primo (“mai”) sta ad indicare le solite promesse “da marinai” ripetute incessantemente nel corso della campagna elettorale prima delle elezioni regionali del 2020 da candidati e partiti di centrodestra della nostra provincia che avevano illuso chi ingenuamente ancora ci crede. Il secondo (“sempre”) fotografa invece la triste e desolante realtà attuale dopo un anno e mezzo di governo regionale del centrodestra ma anche il destino dei prossimi anni per la sanità picena.

In realtà si era già capito ampiamente nei mesi scorsi quale fosse la situazione. Però, se mai ci fosse stato bisogno di qualche conferma, purtroppo nei giorni scorsi sono puntualmente arrivate, prima dalla discussione in giunta regionale sul piano dell’edilizia sanitaria, poi dall’intervento del governatore Acquaroli nel corso del Consiglio comunale aperto sulla sanità a San Benedetto. Partendo dall’edilizia sanitaria è quanto mai significativo che sono in corso di realizzazione o di progettazione nuovi e moderni ospedali, con decine e decine di milioni di euro investiti, in tutte le province marchigiane, tranne quella di Ascoli.

La provincia che oggettivamente è più indietro e che più di ogni altra ne avrebbe bisogno è l’unica che non avrà, né prossimamente né tra diversi anni, una nuova struttura sanitaria all’altezza. Quindi se, come sostenevano allora i vari Castelli, Antonini, Assenti che su questo hanno incentrato la propria campagna elettorale, già prima il Piceno era la “Cenerentola delle Marche” per quanto riguarda la sanità, è del tutto evidente che ora il divario con le altre province si amplia ulteriormente e non di poco. Andando nel dettaglio, in provincia di Ancona sono in corso di realizzazione due nuovi ospedali.

Cantieri già avviati da tempo per il nuovo Salesi, con tanto di intervento ultimata per la viabilità (la quarta corsia su via Conca, con le nuove varianti che hanno fatto lievitare il costo previsto da 56,8 a 72,8 milioni, con contestuale aumento dei posti letto da 119 a 201 (più 2 posti letto pediatrici in terapia intensiva, 20 in ginecologia, 32 in ostetricia, 28 in terapia intensiva e subintensiva prenatale). Lavori in corso anche per l’ospedale Geriatrico di Ancona, anche in questo caso con le nuove varianti che hanno fatto salire la spesa prevista da 79,5 a 110 milioni di euro e i posti letto da 220 a 316.

Lavori in corso per due nuovi ospedali anche nella provincia di Fermo, con quello di Amandola (per poco meno di 20 milioni di euro) quasi in dirittura di arrivo, mentre da mesi è aperto il cantiere per il nuovo ospedale di Fermo (nelle settimane scorse sono stati consegnati anche i lavori per la viabilità), anche in questo caso con la nuova variante che ha fatto lievitare il costo da 100 a 115,5 milioni di euro con anche l’aumento dei posti letto (da 362 a 372). Partiranno invece entro l’inizio del 2024, invece, i lavori per il nuovo ospedale di Pesaro, dopo che nelle settimane scorse è stato approvato l’accordo tra la Regione e l’azienda ospedaliera Marche nord che conferma la sede in località Muraglia e ha stabilito di mantenere tutte le funzionalità dell’ospedale di Fano. Già interamente stanziati i 150 milioni di euro previsti per l’intervento.

Un po’ più indietro l’iter per la realizzazione del nuovo ospedale di Macerata, che sorgerà in Contrada Pieve, con nei giorni scorsi lo stanziamento da parte della Regione di 1 milione di euro e l’avvio della progettazione. Complessivamente l’intervento dovrebbe costare 150 milioni di euro, di cui 40 già stanziati e finanziati. Quindi, ricapitolando, la provincia di Ancona ha due ospedali in corso di realizzazione per 182 milioni di euro già stanziati, due ospedali in corso di realizzazione e poco meno di 130 milioni di euro già stanziati anche per la provincia di Fermo, mentre la provincia di Pesaro vedrà presto l’avvio dei lavori per un nuovo ospedale con 150 milioni di euro già stanziati ed un nuovo ospedale (con la progettazione in corso) anche per la provincia di Macerata per un investimento di 150 milioni, di cui 40 già stanziati.

E la provincia di Ascoli? Solo parole, slogan, annunci ma in concreto praticamente nulla, la miseria di 400 mila euro per uno studio di fattibilità per capire se ed eventualmente dove realizzare il nuovo ospedale di San Benedetto, in alternativa ad un semplice potenziamento di quello attuale. Dati e numeri sin troppo eloquenti e semplicemente imbarazzanti che evidenziano in maniera inequivocabile che, se davvero prima il Piceno era penalizzato, ora Acquaroli e la sua giunta stanno assestando il “colpo di grazia”. Per altro è singolare e al tempo stesso significativo che l’unico concreto intervento attualmente in corso, l’efficientamento energetico e adeguamento sismico (per circa 16 milioni di euro) dell’ospedale di Ascoli, era stato previsto e finanziato, nell’ambito di una serie di interventi di risanamento dell’edilizia sanitaria, dalla precedente giunta regionale a guida Ceriscioli.

Dunque i numeri e i dati reali confermano che il divario con le altre province è destinato ad aumentare e di molto, con la sanità picena sempre più derelitta e con prospettive se possibili peggiori. Come è emerso con chiarezza anche nel corso del Consiglio comunale aperto di San Benedetto, con Acquaroli che ancora una volta ha provato a “vendere fumo”, rilanciando l’ipotesi di un nuovo ospedale a San Benedetto senza però indicare con quali risorse e in quali tempi, ammettendo poi che “non ci sono medici e infermieri necessari a sopperire alle necessità delle strutture e del territorio e saranno sempre meno, quindi dobbiamo fare i conti con il personale e le risorse in enorme riduzione”.

Dopo aver assistito al Consiglio comunale aperto del Comune di San Benedetto – commenta amaramente la consigliera regionale Anna Casini – i dubbi che avevo sul futuro della sanità dell’Area Vasta 5 sono purtroppo diventati certezze. Il Piceno è condannato a non avere un nuovo ospedale di primo livello ma rimarrà con due presidi e quindi con alcuni reparti al Mazzoni e altri al Madonna del Soccorso, con le ambulanze che fanno la spola e con grandi disagi per pazienti e operatori”.

L’impresentabile (per essere magnanimi…) assessore regionale alla sanità Saltamartini ha ribadito quella che è un’autentica barzelletta, l’ospedale di primo livello spalmato su due plessi. Se non avesse già dimostrato la più totale incompetenza (resta sempre da capire per quale dannata ragione Acquaroli gli abbia affidato una delega così importante come quella per la sanità…), verrebbe quasi da pensare che Saltamartini si stia divertendo a prendere in giro il Piceno e i suoi cittadini. Perché lo comprende anche un bambino che così continueremo ad avere due mezzi ospedali e, complessivamente, una qualità semplicemente scadente del servizio sanitario.

Per altro, come sottolineato da più parti, la “genialata” dell’ospedale di primo livello spalmato su due plessi è un inedito, non trova riscontro nelle norme e nelle leggi che regolano la sanità e che classificano gli ospedali. Ma, al di là del rispetto delle norme (che comunque non è un particolare irrilevante), quello che bisognerebbe chiedersi, che poi è il punto centrale della vicenda, è se e quali eventuali vantaggi i cittadini avranno da questa presunta organizzazione. E la risposta è chiara e inequivocabile, con tanti casi (alcuni dei quali raccontati in questi mesi) a testimoniarlo: nessun vantaggio, solo pesanti danni.

Il malato sarà il più danneggiato – sottolinea l’ex coordinatore infermieristico dell’ospedale di San Benedetto Mario Neroni – perché verrà inviato in uno dei due ospedali, ad ognuno dei quali mancherà alcuni servizi, alcuni specialisti o alcune tecnologie, pertanto sarà il malato stesso a dover essere spostato ogni volta che avrà bisogno di una prestazione o di una proceduta mancante nell’ospedale che lo ospita. Esattamente ciò che succede adesso”.

Io continuo a pensare che ci sia bisogno di una struttura di primo livello altamente tecnologica con tutte le specialistiche, integrata a un sistema di cure diffuse e performanti che risponda alle esigenze dei pazienti sul territorio, anche per evitare sovraffollamento nei pronto soccorso. Chi sta male – conclude la Casini – ha bisogno di cure appropriate e non di un ospedale sotto casa che non è capace di erogarle”.

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