C’era una volta il Del Duca…


Il ritorno ai playoff dell’Ascoli ha provocato un crescente entusiasmo tra i tifosi e in tutta la città ma ha evidenziato l’inadeguatezza del Del Duca, in condizioni precarie e con una capienza molto limitata, nonostante i tanti milioni di euro spesi negli ultimi anni

La delusione dopo l’entusiasmo. Se il ritorno ai playoff dopo17 anni ha ulteriormente fatto crescere l’entusiasmo già “alle stelle” dei tifosi bianconeri e di tutta la città, la scoperta (per la verità non nuova) di non avere uno stadio all’altezza della situazione ha un po’ raffreddato gli animi. I poco più di 10 mila biglietti messi in vendita (a cui si aggiungono i 900 a disposizione dei tifosi del Benevento) sono stati “polverizzati” in un paio d’ore e sono tantissimi i tifosi delusi perché non potranno andare allo stadio a sostenere i bianconeri in questa elettrizzante sfida.

Così da martedì pomeriggio sui social è un fiorire di discussioni, polemiche e proteste tra chi se la prende con i cosiddetti “tifosi occasionali” (coloro che non seguono sempre e comunque l’Ascoli), chi chiede un improbabile e impossibile intervento della società e quanti sottolineano la situazione in cui versa lo stadio cittadino.  Ed in effetti il “nocciolo” della questione è proprio quello che si riferisce allo stadio, assolutamente inadeguato per una squadra e una società che abbiano un minimo di ambizione. Purtroppo è così ormai da anni, a causa dei ritardi, degli errori e della solita incapacità dell’amministrazione comunale (anzi, bisognerebbe dire delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi 20 anni) di programmare, di affrontare le vicende più spinose e complesse non solamente con la propaganda.

E se la maggior parte dei tifosi bianconeri se ne rendono conto solo ora, perché dopo tantissimi anni l’Ascoli torna a giocare per la promozione in serie A, è da tempo che il Del Duca è in una condizione a dir poco precaria e inadeguata. “Anche quando finalmente sarà pronta la nuova tribuna est avremo uno stadio inadeguata, non all’altezza di eventuali appuntamenti di prestigio, in pratica una caricatura di quello che una volta era considerato la fossa dei leoni” scrivevamo nel giugno 2017 nell’articolo “Dalla fossa dei leoni allo stadio caricatura: c’era una volta il Del Duca”. Oggi quelle parole sono ancora più attuali perché se possibile la situazione dello stadio cittadino è ora addirittura peggiore e, per giunta, non ci sono prospettive incoraggianti. Ed è impossibile non provare un po’ di nostalgia voltandosi indietro.

Nell’ultima occasione in cui i bianconeri hanno disputato i playoff, il 16 giugno 2005 contro il Torino (era l’Ascoli di Gianpaolo che poi conquistò la serie A “a tavolino”), al Del Duca c’erano 16 mila spettatori sugli spalti. Una settimana prima, nella sfida decisiva per accedere ai playoff contro il Modena (decisa da un gol di Colacone) addirittura ce ne erano più di 17 mila (secondo i dati ufficiali 17.287 paganti). Nostalgia a parte, però, è inevitabile chiedersi che cosa sia accaduto in questi anni, come è possibile che 17 anni dopo, nonostante in questo arco di tempo il Comune abbia speso più di una decina di milioni sul Del Duca (con quei soldi e con quelli che ancora sono necessari per completare gli interventi si poteva costruire un nuovo, moderno e funzionale stadio), il nostro “glorioso” stadio sia in condizioni decisamente peggiori e del tutto inadeguato alla situazione.

La risposta è purtroppo semplice e inequivocabile, il Del Duca paga i gravi errori commessi in questi anni, le scelte incomprensibili, la solita mania di puntare sulla propaganda piuttosto che sulla concreta volontà di affrontare e risolvere seriamente i problemi da parte dell’amministrazione comunale. Una lunga interminabile e paradossale telenovela (già nel 2016 l’avevano definita “La storia infinita”) che è destinata a durare ancora a lungo e che si trascina dai primi anni del 2000, quando il sindaco Celani e il presidente bianconero Benigni si scontravano per gli interventi da effettuare in uno stadio che era ridotto in condizioni pessime. Qualche intervento venne realizzato nell’estate 2005 per rendere idoneo l’impianto all’inattesa serie A (e il giorno dell’esordio in serie A contro il Milan al Del Duca c’erano quasi 23 mila spettatori…).

Ma passata la “sbornia”, ci si è ritrovati con uno stadio vetusto (il Del Duca è stato inaugurato nel 1962 e ampliato nel 1974) che aveva bisogno di ingenti (soprattutto economicamente) interventi praticamente in tutti i settori. Con la consapevolezza che sarebbe stato troppo oneroso mettere in cantiere lavori su tutta la struttura e che probabilmente la soluzione più adeguata sarebbe stata quella di realizzare un nuovo e più moderno stadio da 20 mila posti. In un contesto generale disarmante, all’epoca si riteneva che i settori messi peggio fossero la curva sud e la tribuna coperta ed è quanto meno singolare che proprio quei due settori, 17 anni dopo, sono quelli su cui ancora bisogna intervenire. E, sotto la spinta delle richieste dei tifosi più caldi, la priorità fu data alla curva sud.

Il cui recupero strutturale fece la prima comparsa nel programma delle opere pubbliche 2013 (approvato con delibera 202 del 31 ottobre 2012), per una spesa di 1,3 milioni di euro. Riproposto, ovviamente perché non realizzato, anche nel piano 2014, nel programma opere pubbliche del 2015 la spesa prevista improvvisamente raddoppiava, salendo a 2,5 milioni di euro. Il 10 febbraio 2015, poi, la giunta Castelli approvava (delibera n. 28) il progetto preliminare dell’intervento e pochi giorni dopo veniva costituito anche l’ufficio di progettazione. Poi il primo clamoroso colpo di scena.

Nel solito mondo al contrario dell’amministrazione comunale, solo in quei primi mesi del 2015 (non prima di programmare l’intervento…) venivano effettuate approfondite analisi strutturali sullo stadio a seguito delle quali emergeva che la situazione più grave e più a rischio in realtà era quella della tribuna est. Inevitabilmente cambiava la priorità, niente più ristrutturazione della curva sud, con i 2,5 milioni previsti che venivano dirottati sull’intervento di demolizione e ricostruzione della nuova tribuna est. Era il marzo 2015 e, da circa un anno, alla guida dell’Ascoli c’era Bellini che più volte aveva inutilmente proposto di realizzare un nuovo stadio.

Un paio di mesi dopo, al termine della sfortunata sfida di playoff per la promozione in serie B contro la Reggiana, lo stesso presidente dell’Ascoli (pur se con espressione a dir poco perplessa) affermava che il sindaco gli aveva assicurato che “i lavori allo stadio inizieranno tra un mese. I tecnici comunali assicurano che la tribuna sarà pronta tra 3 mesi. Io, visto come vanno le cose da queste parti, mi accontenterei che fosse pronta per dicembre 2015”. In realtà Bellini era stato sin troppo ottimista perché da quel momento iniziava una sconcertante telenovela, una della pagine più imbarazzanti della storia dell’amministrazione comunale, e solo dopo 4 anni, nel maggio 2019, pur se non ancora completata (ma erano imminenti le elezioni comunali…) veniva inaugurata la nuova tribuna est (anche se poi subito dopo si rendevano necessari degli ulteriori lavori per sistemarla…).

Dell’originario affascinante progetto descritto nella delibera n. 180 del 27 luglio 2016, con parcheggi interrati, un parco, negozi, ristoranti e anche l’allargamento della viabilità, non c’era più traccia, in compenso la spesa inizialmente prevista (2,5 milioni) era incredibilmente lievitata fino a più del doppio. In realtà a tutt’oggi ancora il costo finale dell’intervento è un mistero, nell’ultimo aggiornamento (ottobre 2019) si parla di oltre 5 milioni di euro ma mancavano ancora delle voci. A complicare ulteriormente le cose ci si è messo anche il terremoto del 2016 che, però, più che altro è stato il pretesto per poter svelare quello che, come abbiamo visto, era già noto nel 2012, cioè che bisognava intervenire urgentemente su curva sud e tribuna ovest.

La curva è stata chiusa, per un paio di anni è stata utilizzata una struttura provvisoria, poi nel maggio 2020, dopo ripetuti annunci, è stata demolita. Alcuni interventi, in particolare sulla copertura, sono stati realizzati anche sulla tribuna ovest per renderla quanto meno utilizzabile. Però è necessario ed urgente un intervento di adeguamento e di riqualificazione, così come bisogna realizzare la nuova curva sud. Inizialmente il sindaco Fioravanti aveva inserito l’intervento di ricostruzione della curva sud associato al rifacimento della tettoia della tribuna ovest nel piano opere pubbliche del 2020, per una spesa prevista di 5 milioni di euro, riproponendolo poi anche nel piano 2021.

Ora, invece, nel piano triennale 2022-2024 i due interventi sono stati programmati nel 2023 e nuovamente divisi, con una clamorosa lievitazione dei costi: 6,5 milioni di euro per la curva sud, poco più di 3 milioni di euro per la tribuna ovest. Sorvolando per decenza sullo presunto e impresentabile progetto annunciato dal sindaco Fioravanti il mese scorso (in realtà in concreto non c’è nulla), il primo e più difficile problema da risolvere è dove trovare i soldi per quei due interventi. Il Comune ha riprovato, dopo l’esito negativo di un paio di anni fa, di inserirli tra gli interventi finanziati dai fondi per il terremoto ma non c’è alcuna certezza che l’operazione vada in porto e, in ogni caso, non sarebbe certo una cosa rapida. In altre parole è tutto in alto mare. Con la consapevolezza, però, che se anche quell’operazione andasse in porto, alla fine, considerando tutti gli interventi realizzati, si spenderanno sul Del Duca più di una ventina di milioni.

Con un simile investimento si può realizzare o quanto meno ristrutturare un nuovo e moderno stadio. In quel meraviglioso posto che è il capoluogo piceno con quella spesa alla fine nella migliore delle ipotesi si avrà la caricatura di uno stadio per non più di 12-13 mila spettatori, cioè 10 mila in meno rispetto a 17 anni fa. Un capolavoro…

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