Mega discarica di Relluce, la protesta e la proposta di comitati e associazioni


Associazioni e comitati del territorio criticano l’autorizzazione della Provincia alla nuova megadiscarica di Relluce da poco meno di 300 mila metri cubi di rifiuti e chiedono di trovare “una soluzione alternativa ai luoghi sui quali da sempre gravano i rifiuti”

Non solo protesta ma anche concrete proposte. Sono quelle che avanzano 18 comitati e associazioni del territorio in merito allo spinoso tema dei rifiuti, in un comunicato nel quale viene criticata l’autorizzazione della Provincia alla nuova megadiscarica di Relluce (che può contenere quasi 300 mila metri cubi di rifiuti) e al tempo stesso si chiede di trovare una soluzione alternativa ai luoghi sui quali da sempre “gravano i rifiuti” e un maggior impegno da parte delle amministrazioni comunali nell’ottimizzazione della raccolta dei rifiuti.

A spingere comitati e associazioni del territorio ad intervenire è stata la recente notizia dell’autorizzazione da parte della Provincia di Ascoli alla nuova megadiscarica di Relluce, dimostrazione evidente di come “la politica sia ancora legata alla vecchia mentalità che pensa di poter risolvere il problema dei rifiuti costruendo sempre nuove discariche”.

Ci preme sottolineare che questo confronto odierno sulle discariche si sarebbe dovuto fare tanti anni fa, perché per troppo tempo le forze politiche non hanno visto, o hanno fatto finta di non vedere, il macroscopico problema rappresentato da ben 7 impianti, tra discariche dismesse e incontrollate, come la ex discarica di Campolungo, o la ex IPGI (sito sottoposto a sequestro giudiziario per quasi trent’anni) o il sito inquinato della ex SLG Carbon che dal 2008 aspetta di essere quantomeno messo in sicurezza, e molto altro. Gli ultimi due esempi sono lampanti: la ex discarica di Campolungo e il sito inquinato della SGL Carbon sono state ambedue oggetto di una procedura di infrazione dalla commissione europea” si legge nel comunicato che poi ripercorre in sintesi le vicende delle discariche del territorio degli ultimi anni.

Tornando alla discarica di Relluce – si legge ancora nel comunicato – questa è chiusa dal 2016, e avrebbe dovuto funzionare “in extremis”, cioè soltanto come discarica di servizio. Invece adesso, su un territorio già martoriato come quello di Appignano e Castel di Lama, arriva la tegola della nuova “Vasca 7” di Relluce. Nel 2016 era già in corso la guerra tra Relluce e Geta, tra il Comune di Ascoli del sindaco Castelli e la Provincia guidata da Paolo D’Erasmo: una guerra senza esclusione di colpi. Poi è scoppiata la pace, e allora, da questo clima di concordia, è spuntata fuori la proposta di una Vasca Zero nell’Alto Bretta, una nuova discarica per i fanghi di depurazione della Ciip, e infine la famigerata Vasca 7. Nel 2017 il sito della ex IPGI è stato acquistato dalla Eco-Innova, ma già nel 2009 l’attività di smaltimento rifiuti – il cosiddetto ramo d’azienda – era stato venduto alla Picenambiente.

Qualche tempo dopo si viene a sapere che nel pacchetto societario della Picenambiente ci sono due società che suscitano subito il nostro interesse: la DE.CO., società abruzzese della famiglia Di Zio (Di Zio fu indagato per la tristemente famosa discarica di Bussi nel Parco del Gran Sasso, la più grande discarica incontrollata d’Europa) e l’altra società è la Econord di Paolo Berlusconi, fratello del più noto Silvio. Il resto è storia recente: qualche tempo fa la ACEA di Roma è venuta a fare shopping nei nostri territori, acquisendo la DE.CO. di Di Zio entrando a far parte dell’azionariato della Picenambiente con una quota consistente. È chiaro, quindi, che qualora si dovesse realizzare una nuova discarica a Relluce l’ACEA si ritroverebbe a disposizione una grande discarica nuova di zecca da riempire di rifiuti provenienti da tutta Italia e, alla prossima emergenza a Roma (e a Roma l’emergenza è tutt’altro che finita), dove pensate che l’ACEA porterà i rifiuti che non riesce a smaltire a Roma, se noi non avremo impedito la realizzazione di una nuova megadiscarica a Relluce?”.

Come detto, però, comitati e associazioni (in fondo all’articolo l’elenco di quelli che hanno sottoscritto il comunicato) non si limitano a denunciare quanto accaduto. “Poiché ci è stato detto che dobbiamo essere propositivi – scrivono – esplicitiamo le nostre due richieste/proposte: trovare una soluzione alternativa ai luoghi sui quali da sempre gravano i rifiuti impegnando le istituzioni sull’individuazione di sito nuovo in ambito provinciale in grado di ospitare una discarica di servizio; impegnare in modo formale tutte le Amministrazioni Comunali nella ottimizzazione della raccolta dei rifiuti in termini quali- quantitativi stabilendo criteri comuni per misurare dei meccanismi di premialità e penalità basati sul principio che “chi inquina paga”. I territori che non raggiungeranno tali criteri saranno tenuti a versare una penalità a favore dei territori più virtuosi”.

Ascolto & Partecipazione
Associazione I CARE Grottammare
Cambia San Benedetto
CittadinanzAttiva Ascoli Piceno
CittadinanzAttiva San Benedetto del Tronto
Comitato Aria Pulita Castel di Lama, Villa S.Antonio
Comitato Ci Rifiutiamo Ascoli Piceno
Comitato spontaneo Acqua Pulita
Comitato spontaneo Le buone acque del Pescara
Comitato Tutela del Bretta
Comitato Fermiamo il consumo di suolo
Dipende da Noi Ascoli Piceno
GAS Gasper – Ascoli Piceno
Legambiente – circolo di Ascoli Piceno
Legambiente – circolo S. Benedetto del Tronto
Obiettivi Comuni per Offida
Rifondazione Comunista San Benedetto del Tronto
Tavolo Piceno Acqua Bene Comune

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