L’inesistente boom di decessi e reazioni avverse gravi al vaccino


Secondo l’ultimo rapporto di farmacovigilanza dell’Aifa su 135 milioni di dosi di vaccino le reazioni avverse gravi accertate sono lo 0,005%, mentre i decessi correlabili al vaccino sono lo 0,00002%. Con il rischio di mortalità da covid di oltre 60 mila volte maggiore…

Come era inevitabile che fosse, l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica nei confronti della guerra in Ucraina ha relegato in secondo piano l’argomento principe degli ultimi 2 anni, il covid. A riportarlo al centro dell’attenzione, però, ci ha pensato ancora una volta il variegato universo no vax, con la solita collaborazione di una parte dell’informazione che, per convinzione o per interessi, strizza l’occhio al quel mondo. L’occasione è stata la pubblicazione nei giorni scorsi dell’undicesimo “Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini anti covid” diffuso dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), riferito al periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 marzo 2022. Che in realtà non dice nulla di nuovo e conferma quanto già ampiamente emerso dai precedenti rapporti, cioè che i vaccini sono molto sicuri (più della totalità dei farmaci più comunamente utilizzati).

D’altra parte i dati parlano chiaro e non lasciano spazio ad interpretazioni, basta pensare che le reazioni avverse segnalate (senza distinzioni) sono lo 0,09%, mentre il rischio di mortalità da vaccino è dello 0,00065% (in realtà come vedremo è di gran lunga minore), mentre il covid ha un tasso di mortalità accertato (sottostimato) dell’1,21%, ben 1.872 volte superiore. Eppure i soliti professionisti della strumentalizzazione e della mistificazione (da Paragone a Porro, da “Libero” a “La Verità”) hanno subito rilanciato un allarme, come detto assolutamente inesistente, fornendo così la base per i nuovi deliri e le ennesime farneticazioni del mondo no vax.

Un po’ a sorpresa, almeno per quanto riguarda il covid, alla solita schiera di “pataccari” questa volta si è unito “Il Fatto Quotidiano”. “Effetti avversi da vaccino, 135 mila storie dimenticate” ha titolato nei giorni scorsi il giornale di Marco Travaglio in un articolo dai toni così immotivatamente allarmati che neppure il più fervente e accecato no vax avrebbe potuto fare meglio (o forse sarebbe più giusto dire peggio…), con lo stesso direttore che ha gettato “benzina sul fuoco”, al punto da essere preso a riferimento in molti dei deliranti post dei più invasati no vax. Eppure è sufficiente leggere con un minimo di attenzione il Rapporto per comprendere (anche un bambino lo capirebbe…) come la realtà sia completamente differente, praticamente opposta.

Partiamo dai numeri. Su oltre 135 milioni di dosi di vaccino (135.849.998 per la precisione), sono state 134.361 le segnalazioni di sospetto evento avverso (pari allo 0,009%), con un tasso di 107 segnalazioni ogni 100 mila dosi. Di queste l’82,1% (110.353) sono riferite ad eventi non gravi come dolore in sede di iniezione, brividi, dolori muscolari, stanchezza, cefalea, febbre, nella maggior parte dei casi (75%) già risolti al momento della segnalazione. Sono invece il 17,8% (25.850) le segnalazioni di eventi gravi avversi, con quasi sempre esito di risoluzione completa o comunque in miglioramento, mentre nello 0,1% dei casi la gravità non è segnalata.

E’ opportuno ricordare, però, come la segnalazione non vuol dire au­to­ma­ti­ca­men­te che quel­l’e­pi­so­dio se­gna­la­to sia con­cre­ta­men­te una con­se­guen­za del vac­ci­no stes­so. “Il pro­ces­so di ana­li­si del se­gna­le se­gue mo­da­li­tà stan­dar­diz­za­te in modo che sia sem­pre pos­si­bi­le con­fron­tar­le con al­tri se­gna­li e al­tri pro­ces­si ana­lo­ghi” si leg­ge nel­la gui­da al­le­ga­ta al rap­por­to an­nua­le di far­ma­co­vi­gilan­za. Nel­la qua­le si sot­to­li­nea poi che il Co­mi­ta­to con­sul­ti­vo glo­ba­le per la si­cu­rez­za dei vac­ci­ni del­l’Oms ha mes­so a pun­to un al­go­rit­mo spe­ci­fi­co che tie­ne con­to del­la re­la­zio­ne tem­po­ra­le (tra vac­ci­no e rea­zio­ne), del­la pre­sen­za di pos­si­bi­li spie­ga­zio­ni al­ter­na­ti­ve, del­le pro­ve a fa­vo­re del­l’as­so­cia­zio­ne tra vac­ci­no e rea­zio­ne, del­le pre­ce­den­ti evi­den­ze di let­te­ra­tu­ra, del­la fre­quen­za del­l’e­ven­to se­gna­la­to nel­la po­po­la­zio­ne ge­ne­ra­le (an­che non vac­ci­na­ta) e del­la plau­si­bi­li­tà bio­lo­gi­ca. Sul­la base di quel­l’al­go­rit­mo e del pro­ces­so di va­lu­ta­zio­ne, i casi se­gna­la­ti ven­go­no, poi, ca­ta­lo­ga­ti come cor­re­la­bi­li (l’as­so­cia­zio­ne cau­sa­le tra l’e­ven­to e il vac­ci­no è con­si­de­ra­ta plau­si­bi­le), non cor­re­la­ti (al­tri fat­to­ri giu­sti­fi­ca­no l’e­ven­to) o in­de­ter­mi­na­ta (non ci sono pro­ve suf­fi­cien­ti in una di­re­zio­ne o nel­l’al­tra).

Al momento della stesura del Rapporto dell’Aifa, il nesso di causalità è stato inserito nell’87,4% delle segnalazioni di eventi avversi gravi (20.482) ed è risultato correlabile al vaccino nel 33,7% dei casi (7.025 casi), indeterminato nel 38,6% (8.052) e non correlabile nel 22,1% (4.604), mentre il 5,6% dei casi (1.161) è stato valutato inclassificabile per mancanza di informazioni significative. In altre parole, sulla base dell’algoritmo dell’Oms, le reazioni avverse gravi, che sono sicuramente correlabili al vaccino, sono 7.025 pari allo 0,005%.

Per quanto riguarda i decessi, invece, sono 879 le segnalazioni gravi che hanno avuto esito fatale, con età media di 79 anni e una maggioranza di donne (53% dei casi), rispetto agli uomini. All’85,1% dei casi (748) è stato applicato il nesso di causalità che ha evidenziato come nel 58,4% dei casi (437) non c’è alcuna correlazione con il vaccino, nel 28,5% (213) non è possibile determinarlo, mentre nel 9,5% (71) la classificazione non è possibile per l’insufficienza delle informazioni. Ne consegue che solamente il 3,6% (27 casi) sono risultati correlabili al vaccino. Questo significa che i decessi certi per il vaccino sono complessivamente lo 0,00002% e che, di conseguenza, il rischio di mortalità da covid è di oltre 60 mila volte maggiore.

Dal Rapporto, emergono, poi altri due dati da sottolineare. Il primo riguarda le segnalazioni di eventi avversi in età pediatrica (5-11 anni), complessivamente 439, con un tasso di segnalazione di 21 casi ogni 100.000 dosi. Nell’87,2% dei casi (383) si tratta di segnalazioni inserite come non grave, mentre nel 12,8% dei casi (56) come grave (nessun decesso segnalato). Infine emerge in maniera sin troppo chiara che il tasso di segnalazione ogni 100 mila dosi è molto più elevato nella prima dose (176), per poi scendere nella seconda (76) e precipitare ulteriormente per la terza dose (29).

Non dovrebbe essere neppure necessario sottolinearlo, ma di fronte a simili dati ci vuole molto più che una fervida fantasia per lanciare l’allarme sulla presunta pericolosità del vaccino. Ed è davvero imbarazzante che ci siano giornalisti ed organi d’informazione che non si facciano alcuno scrupolo nel mistificare in tal modo numeri e dati inequivocabili. Per altro, come aggravante, ignorando o sottovalutando altri numeri e dati, frutto di ulteriori studi e analisi, che confermano da un lato la letalità del covid e dall’altro l’importanza decisiva dei vaccini per contenere la catastrofe.

Sempre nei giorni scorsi, ad esempio, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato le nuove stime delle vittime provocate direttamente o indirettamente dalla pandemia da covid 19 nel periodo che va tra il 1 gennaio 2020 e il 21 dicembre 2021. E secondo l’Oms il bilancio reale è di quasi 15 milioni di vittime, mid point (punto medio) di un range tra 13,3 e 16,6 milioni. Secondo le statistiche dell’Oms, la maggior parte delle morti in eccesso (84%) ci concentra nel sud esta asiatico, poi in Europa e nelle Americhe.

Negli stessi giorni l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il rapporto su “Infezioni, ricoveri e decessi associati a covid 19” riferito al periodo che va dal 27 dicembre 2020 (data di inizio della campagna di vaccinale) e il 31 gennaio 2022 dal quale emerge che la campagna vaccinale in Italia ha permesso di evitare circa 8 milioni di casi, oltre 500 mila ospedalizzazioni, 55 mila ricoveri in terapia intensiva e circa 150 mila decessi. Il calcolo è stato effettuato con una metodologia sviluppata e già utilizzata per i vaccini antinfluenzali e, in altri paesi, per gli studi relativi a Sars-Cov 2 e non considera il possibile impatto indiretto della stessa vaccinazione sulla popolazione non vaccinata (come ad esempio il fatto che le infezioni evitate tra i vaccinati potrebbero aver contenuto la trasmissibilità complessiva osservata in Italia).

Questo significa che l’impatto dei vaccini quasi certamente è stato maggiore rispetto a quelle cifre. Che però già così dovrebbero essere sufficienti, insieme agli altri dati citati, a chiudere definitivamente ogni genere di discorso e di ignobile speculazione…

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