Tale padre tale figlio…


Enrico Montesano, punto di riferimento dei no vax, nei mesi scorsi aveva rilanciato imbarazzanti “bufale”, come il microchip nei vaccini e il sangue coagulato nei vaccinati. Il figlio Tommaso, giornalista di Libero, paragona le bare di Bergamo al lago Duchessa del caso Moro…

Il falso comunicato delle Brigate Rosse che annunciava l’esecuzione “del presidente della Dc Aldo Moro mediante suicidio” e indicava nel lago Duchessa (provincia di Rieti, a 1800 metri di altezza) il luogo dove era possibile recuperare il cadavere è una delle pagine più inquietanti e vergognose della storia recente della nostra Repubblica. La fila dei camion militari che trasportano via da Bergamo le bare con i morti per il covid, perché nei cimiteri cittadini non c’è più posto, è invece una delle immagini più drammatiche che segna e segnerà per sempre la storia recentissima del nostro Paese. Per mettere insieme e considerare in qualche modo simili le due situazioni bisogna aver perso completamente il senno, oltre a non aver alcun rispetto per la comunità che ha vissuto quel dramma e tutte le persone che in quei tragici giorni hanno perso qualche familiare, senza neppure avere la possibilità di un ultimo saluto.

A compiere questa “vomitevole” impresa ci ha pensato Tommaso Montesano, giornalista di “Libero” (ancora per poco probabilmente, visto che il Comitato di redazione di quel quotidiano si è subito dissociato e il direttore Sallusti ha affermato che “valutiamo il licenziamento”) e figlio di quell’Enrico Montesano che è diventato uno dei punti di riferimento (“er Pomata for president”…) dello squinternato mondo dei no vax e dei no pass, che martedì 8 febbraio ha pubblicato su Instagram il seguente “agghiacciante” post: “Le bare di #Bergamo stanno al #Covid19 come il lago della Duchessa sta al sequestro #Moro”.

Per chi all’epoca non c’era o non ricorda (aprile 1978), il falso comunicato delle Brigate Rosse è probabilmente l’episodio più sconcertante e inquietante di quei difficili anni. Nel libro intervista pubblicato nel 2006  Steve Pieczeniek, esperto di antiterrorismo in quegli anni inviato dal Dipartimento di Stato americano sullo scenario di crisi italiano, ha raccontato che si decise di realizzare quel falso comunicato dopo ore di discussione con il ministro degli interni Cossiga e con i vertici dei servizi per preparare l’opinione pubblica italiana ed europea alla morte di Moro che, dai comunicati (veri) delle Br sembrava cedere e fosse sul punto di svelare intrighi e segreti che avrebbero messo a rischio il futuro politico di molti. Materialmente a farlo fu Antonio Chichiarelli, figura di raccordo tra i servizi segreti italiani, alcuni nuclei dei carabinieri e la Banda della Magliana, che pochi anni dopo fu ucciso da ignoti in circostanze misteriose.

Che il comunicato fosse un falso era sembrato subito chiaro perché in maniera sin troppo evidente molto differente da tutti precedenti comunicati, con diversi errori di ortografia e senza i consueti riferimenti politico-ideologici. Per altro ancora più chiaro era che il corpo del segretario della Dc non poteva certo essere in quel lago, in quel periodo dell’anno ghiacciato da diversi mesi. Nonostante tutto il Viminale (guidato appunto da Cossiga) organizzò subito una mega battuta sul luogo indicato, con tanto di elicotteri dei vigili del fuoco a supporto. La storia racconta che quel comunicato falso contribuì in maniera determinante a far irrigidire le Br, caddero gli spiragli che faticosamente si erano aperti per un’eventuale liberazione di Moro che, invece, di lì a 15 giorni venne poi assassinato dai terroristi rossi. In sostanza quella è una vergogna incancellabile per la nostra Repubblica, che ha macchiato in maniera indelebile le nostre istituzioni.

Quella vissuta a Bergamo, invece, è una tragedia che ha sconvolto il nostro paese, le immagini di quella fila di camion che trasportano le bare con i morti via da una città devastata dal covid (i dati ufficiali di quel tragico 2020 dicono che a marzo e aprile a Bergamo c’è stato un incremento quasi del 400%, rispetto agli anni precedenti, della mortalità…) resteranno impresse per sempre nella mente di tutti. Ed inaccettabile che si possa speculare vergognosamente in questo modo su quella tragedia, che si possa calpestare senza rispetto il dolore di chi ha vissuto direttamente quel dramma, di chi in quelle bare, in quei camion aveva un familiare a cui non ha potuto neppure dare l’estremo saluto.

I no vax e i no pass di casa nostra da mesi ripetono che meritano rispetto da parte dell’opinione pubblica e dell’informazione. Ma non può e non deve esserci nessuna forma di rispetto nei confronti di chi calpesta e si fa beffe in questo modo indecente di una simile tragedia, di chi specula su quei morti, di chi con un colpo solo manca di rispetto non solo ai familiari di quelle vittime e all’intera città di Bergamo ma anche a tutte le vittime (e ai loro familiari) degli anni del terrorismo e dell’ambiguo e vergognoso comportamento di alcuni pezzi dello Stato. Nessun rispetto per Tommaso Montesano e, prima di lui, per tutti quelli che hanno calpestato cosi impunemente quei morti (come ad esempio Carlo Freccero), quel dramma, così come per quanti (purtroppo numerosi) hanno condiviso, approvato e rilanciato simili “nefandezze”.

Non abbiamo alcuna simpatia e siamo lontani “anni luce” dal modo di fare giornalismo di Alessandro Sallusti ma siamo pronti ad applaudirlo se terrà fede alla promessa di licenziare immediatamente Tommaso Montesano. Anche perché chi racconta e veicola simili sciocchezze non può continuare ad operare nel campo dell’informazione e, anzi, dovrebbe immediatamente essere espulso “con disonore” dall’ordine dei giornalisti. Per altro deve essere un dono di famiglia “sparare” macroscopiche idiozie. Il padre di Tommaso, Enrico Montesano, neppure nel corso della sua gloriosa carriera da comico, delle sue interpretazioni sul grande e sul piccolo schermo, era riuscito a raggiungere i picchi di comicità che sta toccando da mesi, da quando ha sposato la causa no vax.

Una comicità amara, perché avviene in un contesto drammatico, con decine di migliaia di morti provocati dal covid solo nel nostro Paese, ma anche perché è triste assistere allo sconfortante declino di un personaggio a cui sono legati ricordi e immagini così piacevoli, oggi meno credibile di quella “macchietta” del “Pomata”, dallo stesso Montesano magistralmente interpretata in “Febbre da cavallo”.

Senza citare tutti gli sproloqui di cui si è reso protagonista in questi mesi (non basterebbero pagine e pagine), basterebbe ricordare che Enrico Montesano nei mesi scorsi si era reso protagonista della clamorosa bufala del “sangue coagulato” nei vaccinati (“ho saputo da una fonte dell’Avis che il sangue dei donatori che si erano vaccinati si è coagulato e pertanto le sacche sono state eliminate”), mentre alcune settimane fa, al Circo Massimo, aveva rilanciato la “panzana” del microchip nel vaccino che, parafrasando una delle più celebre battute proprio di “Febbre da cavallo”, il presidente del Gimbe Cartabellotta aveva definito “la più grande stronzata mai sentita da quando l’uomo inventò il cavallo”.

Ora il figlio Tommaso, pseudo giornalista, è andato addirittura oltre con quel vergognoso post che associa i morti di Bergamo alla vicenda del lago di Duchessa. Mai come ora è proprio il caso di dire “tale padre, tale figlio”…

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