Il derby dei poveri e i soliti giochi della politica, sanità e ospedali allo sbando nel Piceno


Mentre Ascoli e San Benedetto continuano a litigare e chi aveva promesso battaglia batte in ritirata, il futuro della nostra sanità è  scritto, con due mezzi “ospedaletti” che solo nella  fantasia di Saltamartini e Acquaroli possono fare un presidio di primo livello…

Certo che i cittadini ascolani non devono essere particolarmente svegli e intelligenti. E meno ancora lo sono gli esponenti politici del capoluogo piceno. Perché né gli uni né gli altri si sono resi conto di avere la fortuna di avere un ospedale, più precisamente il “Mazzoni”, che è una vera e propria eccellenza nel panorama sanitario regionale, al pari se non addirittura meglio del Torrette di Ancona. Anzi, per anni, o meglio per decenni, i primi (i cittadini) si sono lamentati del nosocomio cittadino e addirittura, quando avevano la necessità di effettuare qualche intervento “delicato” o qualche visita specialistica particolare, stupidamente si recavano in altre strutture sanitarie del nord delle Marche o, peggio ancora, fuori regione, ignorando che invece avevano una simile eccellenza a cui potersi tranquillamente rivolgersi.

Ed i secondi (soprattutto gli esponenti politici del centrodestra) negli ultimi anni hanno inutilmente fatto una durissima battaglia sulla sanità, lamentando lo stato di abbandono dell’ospedale cittadino e sostenendo che il Piceno fosse la “Cenerentola” della Marche, non rendendosi minimamente conto di come in realtà la nostra città fosse incredibilmente privilegiata e, se non proprio la regina delle Marche per quanto riguarda la sanità, quanto meno era sullo stesso piano di realtà considerate più evolute, come Ancona e Pesaro. Poi, fortunatamente, a svegliare gli uni e gli altri, ci ha pensato l’ineffabile assessore regionale alla sanità, il leghista Filippo Saltamartini, che, intervenendo nei giorni scorsi alla presentazione del nuovo direttore di Area Vasta presso la sede di Infermieristica dell’ospedale Mazzoni, ha testualmente affermato: “qui ad Ascoli Piceno l’ospedale Mazzoni ha delle risorse talmente importanti e di qualità che lo rendono un’eccellenza a livello regionale”.

Per onestà l’assessore regionale avrebbe anche dovuto aggiungere che i suoi compagni di partito (Antonini, Acciarri, Latini) e di coalizione (Fioravanti e Castelli) che hanno fatto campagna elettorale (alle regionali di un anno e mezzo fa) e raccolto tantissimi voti proprio sulla sanità, contestando la politica attuata dalle varie giunte di centrosinistra che a loro dire avevano depauperato l’ospedale cittadino, nella migliore delle ipotesi non avevano capito nulla (nella peggiore mentivano). Perché è di tutta evidenza che, se l’ospedale ascolano fosse davvero un’eccellenza come sostiene Saltamartini, gran parte del merito bisognerebbe attribuirlo a chi in tutti questi anni lo ha reso tale, cioè le amministrazioni Spacca prima e Ceriscioli poi (mentre, in parte anche per la pandemia, l’amministrazione Acquaroli in pratica ancora non ha fatto nulla per l’ospedale ascolano).

Naturalmente chi vive in questo territorio e in questi anni ha avuto a che fare con l’ospedale Mazzoni sa perfettamente che la realtà è completamente differente, che, al netto dell’impegno e della professionalità del personale sanitario che ci lavora, il nosocomio cittadino è quanto di più distante ci possa essere dal concetto di eccellenza. E, per questo, le parole dell’assessore regionale suonano come una colossale presa in giro, è impossibile non sentirsi “cornuti e mazziati”, siamo di fronte all’ennesimo schiaffo che questo impresentabile esponente della giunta Acquaroli rifila al nostro territorio e ai cittadini ascolani. Sarebbe, però, un errore credere che quelle parole siano state pronunciate per caso, che l’assessore leghista neppure si sia reso conto di cosa stava dicendo.

Saltamartini, lo abbiamo purtroppo constatato sulla nostra pelle in questo anno e mezzo, come assessore alla sanità è una delle peggiori sciagure che potesse capitare a questa regione (e non finiremo mai di ringraziare il governatore Acquaroli di avergli attribuito quella delega…), ne ha combinate e continua a combinarne di tutti i colori, dimostrandosi ogni volta assolutamente incompetente e decisamente impreparato. Ma tutto è fuorché uno sprovveduto o un ingenuo, anzi, ha già mostrato di essere un politico molto scaltro. E se in un appuntamento istituzionale del genere, con la presenza dei sindaci di Ascoli Fioravanti e di San Benedetto Spazzafumo, ha pronunciato quelle parole, non lo ha fatto certo casualmente ma perché, furbescamente, ha compreso due aspetti fondamentali che condizionano le vicende della sanità picena e che consentono alla Regione di continuare a trattare il nostro territorio, e il capoluogo piceno in particolare, “a pesci in faccia”.

Il primo di questi due aspetti è l’esasperato campanilismo, l’eterno e puerile derby tra Ascoli e San Benedetto, che ormai da tempo immemorabile non si gioca più su un campo di calcio (l’unico luogo dove avrebbe un senso) ma, purtroppo, si disputa in qualsiasi altro ambito e, di fatto, non consente al territorio piceno di fare mai fronte compatto. Esponendolo così, inevitabilmente, ad ulteriori pesanti penalizzazioni in campo sanitario. E’ una storia che purtroppo si trascina da decenni, sarebbe sufficiente ricordare cosa accadde una ventina di anni fa quando l’allora governatore marchigiano Spacca annunciò la fusione tra le allora Asl di Ascoli e San Benedetto (così come di Pesaro e Fano) in vista della successiva nascita di due nuove aziende uniche sanitarie, con la necessità nella fase di transizione di accordarsi per decidere come organizzare servizi e prestazioni.

Le due Asl della provincia di Pesaro dopo un paio di mesi di fatto erano pronte, quelle del nostro territorio dopo 2 anni ancora stavano litigando su chi doveva fare cosa. Anche se in un contesto differente, non è molto differente quanto sta accadendo in questi giorni. Mentre anche esponenti ascolani e sambenedettesi dello stesso schieramento politico (in particolare nel centro sinistra) litigano e si schierano uno contro l’altro, da San Benedetto, ancor più dopo le parole di Saltamartini, è ripartita la “crociata” per avere tutte le attenzioni rivolte all’ospedale cittadino che, nelle loro intenzioni, deve essere all’altezza di quello di Ascoli. In altre parole quello che interessa non è avere una sanità e un ospedale davvero di livello ma, molto più semplicemente, di essere alla pari con il capoluogo piceno, che tutto è meno che un ospedale di eccellenza, così da avere due “ospedaletti” praticamente sullo stesso bassissimo livello.

Ma per poter continuare in questo insulso “giochetto”, che consente alla Regione di continuare a mantenere nella nostra provincia una sanità di serie B (a voler essere ottimisti…) è fondamentale l’altro aspetto che è ben chiaro a Saltamartini. L’assessore alla sanità in questi mesi ha capito che agli esponenti ascolani del suo partito e della sua coalizione, che hanno fatto campagna elettorale sulla difesa dell’ospedale cittadino, in realtà non interessa nulla della sanità picena e tanto meno del destino del “Mazzoni” (il loro unico obiettivo era accaparrare più voti possibili).

Perché in caso contrario, coerentemente con i proclami e le pittoresche manifestazioni inscenata davanti all’ospedale cittadino in campagna elettorale, avrebbero continuato a combattere, ma questa volta da una posizione privilegiata (all’interno della maggioranza che governa la Regione, quindi con la concreta possibilità di incidere) contro l’evidente penalizzazione che continua a subire la struttura ascolana, praticamente dimenticata dalla Regione. Invece non solo non hanno fatto nulla ma, per provare a salvare la faccia, hanno tirato fuori la barzelletta del presidio di primo livello su due plessi. Il consigliere regionale Antonini lo ripete da mesi, nei giorni scorsi addirittura il commissario provinciale di Ascoli della Lega, Roberto Maravalli, e la coordinatrice sambenedettese, Laura Gorini, lo hanno ribadito in una nota congiunta.

E nel corso della presentazione del nuovo direttore di Area Vasta anche il sindaco Fioravanti (che a differenza dell’Ambra teleguidata da Boncompagni in “Non è la Rai” non ha l’auricolare ma è ugualmente bravissimo a riportare fedelmente quello che qualcun altro gli suggerisce di dire…) ha ribadito che quella è la strada per la sanità locale. Non reputiamo certo il consigliere regionale Antonini un politico di livello, anzi, ma non crediamo certo che non capisca quello che anche un bambino comprende, cioè che la storiella del presidio di primo livello su due plessi è una macroscopica “panzana”, che il risultato finale non è e non potrà essere altro che due ospedali di mezzo (e bassissimo livello), senza eccellenze, senza nuove e necessarie unità operative, con ancora chiusure e accorpamenti di reparti per mancanza di personale.

In pratica un indecente “pastrocchio” che non farà altro che rafforzare il ruolo di Cenerentola delle Marche, sul piano sanitario, della nostra provincia. Per altro è del tutto evidente che, se bisogna dar credito alle parole di Saltamartini sull’ospedale ascolano, per arrivare ad avere due strutture di pari livello la Regione dovrà concentrare gli investimenti sull’ospedale di San Benedetto, visto che secondo l’assessore alla sanità quello di Ascoli è già un’eccellenza. In pratica dovremo rassegnarci a continuare ad avere quella “schifezza” di ospedale che abbiamo attualmente che solo nel mondo virtuale di Saltamartini può essere definito un’eccellenza.

Quel che è peggio è che il futuro della sanità del nostro territorio appare scritto e irreversibile. Mentre Ascoli e San Benedetto continueranno il loro indecoroso derby, mentre chi doveva difendere il nostro ospedale e la nostra sanità continuerà ad avallare, raccontando le peggiori “panzane”, le dissennate e penalizzanti scelte della Regione, la nostra provincia continuerà ad essere per distacco la Cenerentola delle Marche. Con tutte le conseguenze che ciò comporta e che purtroppo i cittadini ascolani hanno ampiamente imparato a sopportare sulla propria pelle…

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