La moltiplicazione dei posti letto di terapia intensiva e… delle “figuracce” dell’assessore Saltamartini


Dopo l’interrogazione, con richiesta di ispezione, presentata dalla parlamentare marchigiana Alessia Morani per fare luce sul reale numero di posti letto di terapia intensiva nelle Marche, arriva la sconcertante risposta dell’assessore regionale

Come ha brillantemente sottolineato qualcuno sui social, se Checco Zalone ascoltasse o leggesse le dichiarazioni dell’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini probabilmente ripeterebbe una delle sue più celebre battute del film campione di incassi “Quo Vado”: “ma questo è del mestiere?”. A differenza del film, però, in questo caso purtroppo la risposta dovrebbe essere negativa, nel senso che Saltamartini non ha e non ha mai avuto alcuna competenza in campo sanitario (era un funzionario di pubblica sicurezza, poi sindacalista) ed averlo messo a capo dell’assessorato regionale che in questa fase storica è sicuramente il più importante e delicato, è una delle imperdonabili “prodezze” del governatore marchigiano Acquaroli. Ed i risultati, purtroppo, si sono visti.

In questi lunghi mesi l’assessore leghista ha messo in fila alcune imbarazzanti “perle”, dall’idrossiclorochina alla cura di Trump (solo per citarne qualcuna), che, se non stessimo vivendo questo difficile momento, avrebbero provocato l’ilarità generale. Invece, vista la situazione con la pandemia che da oltre un anno e mezzo non concede tregua, fanno riflettere e provocano inevitabile preoccupazione, oltre che conseguenze pratiche in alcuni casi disastrose. Dopo un periodo di relativa tranquillità, nei giorni scorsi Saltamartini è tornato protagonista, rispondendo alla polemica sui posti letto di terapia intensiva, di fatto ammettendo che quanto denunciato dall’opposizione ha più di un fondamento di verità ma, soprattutto, lasciandosi andare a dichiarazioni semplicemente imbarazzanti.

Tutto è nato dalla presentazione da parte della parlamentare marchigiana Alessia Morani di un’interrogazione urgente al ministero della salute, con richiesta di ispezione, per fare luce sul reale numero di posti letto di terapia intensiva nelle Marche. “Non è più tollerabile che la giunta regionale delle Marche – scrive la Morani – giochi con la salute dei cittadini. Pur di rimanere entro il 10% di occupazione di terapie intensive e non finire in zona gialla la Regione è disposta anche a dichiarare posti di terapia intensiva che non esistono. Ora apprendiamo che, come per magia, sono stati aggiunti altri 4 posti ai già fantomatici 246 posti letto attivi di terapia intensiva comunicati qualche giorno fa dalla Regione Marche al ministero. Questo giochino è incredibilmente pericoloso perché le Marche non hanno 250 posti letto attivi di terapia intensiva! Non ci sono tecnologie e personale specializzato e non ci sono gli ambienti collaudati per ospitarle. Fin dove può spingersi la propaganda? Anche oltre la tutela della salute dei cittadini?

Il “giochetto” che secondo la Morani la Regione Marche starebbe effettuando è quello di aumentare i posti letto di terapia intensiva, per evitare così di raggiungere la quota di occupazione del 10% che è tra i parametri per la zona gialla, senza però aver a disposizione tecnologia e, soprattutto, personale adeguato per attivarle concretamente. In realtà già nelle settimane scorse esponenti politici ma anche ex dirigenti sanitari avevano denunciato questo pericolosissimo “giochetto”. Naturalmente ora che c’è di mezzo un’interrogazione parlamentare, con tanto di richiesta di ispezione, il discorso cambia.

Al punto che, dopo un paio di giorni, è arrivata anche la replica proprio dell’assessore Saltamartini che, in un’intervista con un giornale locale, dopo aver respinto le accuse definendole “menzogne” e aver dato i numeri (che per altro smentirebbero ciò che lo stesso Saltamartini aveva dichiarato in Consiglio regionale poco meno di un anno fa), di fatto ammette quanto viene contestato. Infatti alla domanda se esiste il personale per far funzionare concretamente i posti di terapia intensiva, l’assessore risponde che “è un falso problema, in emergenza ci si organizza. I medici mancano, è vero, e per questo occorre levare il numero chiuso, aumentare le borse di specializzazione, far restare al lavoro chi vuole oltre i 70 anni e uniformare i trattamenti”.

Proposte che, a prescindere se sensate o meno, ovviamente non cambiano la situazione attuale, ammessa candidamente da Saltamartini, che vede la mancanza di medici (e anche di infermieri) per i posti di terapia intensiva dichiarati. Che, di conseguenza, sono solo sulla carta. “La replica sul numero reale di terapie intensive dell’assessore regionale alla sanità si può solo definire tragicomica – afferma la Morani – mentre dà i numeri sulle terapie intensiva come se estraesse i numeri della tombola (evidentemente sente avvicinarsi le festività natalizie), Saltamartini ammette che non ci sono medici (io aggiungo anche infermieri, ambienti dedicati e tecnologie), dandomi sostanzialmente ragione. Il nostro assessore dichiara pubblicamente che il personale per le terapie intensive nelle Marche non c’è e ci diche che se mancano medici anestesisti ci arrangeremo (come se non si trattasse di vite umane) e che per avere più personale per le prossime settimane/mesi per le nostre terapie intensive occorre togliere il numero chiuso nelle università. Si, lo ha detto davvero. Se non fosse tragico, ci sarebbero solo da sbellicarsi dalle risate”.

Siamo al grottesco, secondo Saltamartini nell’emergenza vale tutto. Se ci sono i posti letto ci si arrangia: specializzandi, pensionati e abolizione del numero chiuso. Quindi tanto vale contarli tutti, anche quando si tratta di posti letto di terapia intensiva” aggiunge Claudio Maria Maffei ex direttore sanitario dell’Asl di Fano prima e dell’Inrca di Ancona poi ed ora membro del gruppo di studio Chronic.com. Che, in realtà, già prima ancora della presentazione dell’interrogazione della Morani aveva denunciato questo “giochetto”.

Pur di rimanere entro quel 10% la Regione Marche è pronta a tutto. Anzi a troppo – aveva scritto sui social qualche giorno prima – ancora una volta per non superare la soglia di quel 10% si è preferito superare la soglia della decenza. Perché aggiungere altri 4 posti letto attivi ai già ultraforzati 246 posti letto attivi di terapia intensiva comunicati qualche giorno fa dalle Marche al ministero non è da un punto di vista tecnico decente. Questo giochino per cui ogni volta che si supera o si rischia di superare quel 10% e quindi diventare gialli la Regione alza il numero dei posti letto di terapia intensiva deve finire. Perché le Marche non hanno 250 posti letto attivi di terapia intensiva con ambienti collaudati, con le tecnologie che servono e soprattutto con proprio personale specializzato non sottratto ad altre attività”.

A rendere tutto oltre modo paradossale (e inquietante) è che nonostante questi indecenti sotterfugi, alla fine le Marche sono destinate ugualmente a finire in “giallo”, secondo le ultime previsioni dal prossimo 27 dicembre. Come se non bastasse, in quell’intervista Saltamartini, per cercare di sviare il discorso, sostiene che comunque la precedente giunta di posti letto in terapia intensiva ne aveva lasciati solo 118.

Peccato che lo stesso assessore, rispondendo ad un’interrogazione in Consiglio regionale il 23 febbraio 2021, aveva fornito numero completamente differenti. Sostenendo che prima della pandemia erano effettivamente 118 i posti di terapia intensiva nelle Marche. A cui poi sono stati aggiunti i 42 del Covid Hospital di Civitanova, altri 40 attivati al San Salvatore di Pesaro (deliberati in estate e poi concretamente attivati da ottobre) e 5 a San Benedetto (3 attivati il 27 settembre e 2 il 21 ottobre).

Quindi, come correttamente affermato in Consiglio regionale dallo stesso Saltamartini, la sua giunta regionale ha trovato 206 posti di terapia intensiva. Che, un anno dopo, sono diventati sulla carta 250. Per molti dei quali, però, lo stesso assessore confessa che “bisogna arrangiarsi”. Superfluo aggiungere altro.

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