Ospedali allo sbando, il Piceno sempre più “Cenerentola delle Marche” nella sanità


La denuncia dei sindacati: “non possiamo più tacere le gravi carenze di risorse umane e strumentali, spesso accompagnate da una grave disorganizzazione dei servizi, che affliggono gli ospedali di Ascoli e San Benedetto”: Nel dettaglio la situazione dei due nosocomi

Il Piceno non sarà più la cenerentola delle Marche in campo sanitario” aveva promesso l’assessore regionale Castelli subito dopo le elezioni regionali di settembre 2020 che avevano fatto registrare la storica vittoria del centrodestra nelle Marche. E, come inevitabile conseguenza (visti i proclami fatti nel corso della lunga campagna elettorale), l’immediato stop al progetto dell’ospedale unico del Piceno che avrebbe portato (almeno nelle intenzioni) finalmente il nostro territorio ad avere un ospedale di livello, con il conseguente ridimensionamento (non chiusura) dei due ospedali già presenti (Ascoli e San Benedetto). Da allora in poi di proclami e dichiarazioni di intenti ne sono state fatte numerose, di fatti concreti, però, praticamente nessuno.

E mentre il consigliere regionale della Lega Andrea Maria Antonini proponeva “un unico presidio di primo livello su due plessi” (in altre parole un vero e proprio pastrocchio, per usare un eufemismo…), secondo l’assessore regionale alla sanità Saltamartini, anche lui della Lega, “nel Piceno esistono già due ospedali di primo livello” (magari se ci dicesse dove si trovano così smettiamo di cercarli…). Al di là dei proclami, la realtà è ben nota a chiunque vuole vedere e a tutti i cittadini che, per un motivo o per un altro, hanno a che fare con gli ospedali di Ascoli e San Benedetto.

Nell’ultimo anno e mezzo la situazione è decisamente peggiorata, se prima (come denunciavano a ragione gli esponenti del centrodestra marchigiani quando erano all’opposizione) la sanità picena era di serie B ora, nella migliore delle ipotesi, siamo diventati di serie C. Con l’ulteriore aggravante che ora non c’è neppure la speranza di avere a breve un nuovo ospedale degno di tal nome, che sia ad Ascoli, a San Benedetto o lungo la vallata. E la certezza che al momento abbiamo due mezzi “ospedaletti” che, per i servizi che forniscono (o forse sarebbe meglio dire che non forniscono…), quasi si faticherebbe a definire “ospedali di base”. Che la situazione sia davvero preoccupante lo confermano anche le organizzazioni sindacali Cigl-Cisl-Uil che, nel corso di una conferenza stampa, hanno lanciato l’allarme.

Non possiamo più tacere – affermano – le gravi carenze di risorse umane e strumentali che affliggono i nosocomi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto e che spesso sono accompagnate da una grave disorganizzazione dei servizi. Infatti si è spesso impossibilitati a coprire turni di servizio per assenza di personale a causa di malattie, infortuni sul lavoro, congedi e gravidanze. E nonostante questa situazione, operatori sanitari non sottoposti a vaccinazione da Covid-19 vengono trattati in maniera differente dal momento in cui la Direzione decide di sospenderne alcuni e mantenere in servizio altri, con gravi conseguenze per la sicurezza del lavoro e per l’utenza”.

In un documento congiunto, poi, le organizzazioni sindacali hanno fatto il punto sulla situazione dei due ospedali della provincia. E dall’approfondita analisi dei singoli reparti dei due nosocomi il quadro che emerge è decisamente inquietante. “Per questo – si legge nel documento – sollecitiamo ancora una volta la Direzione di Area Vasta a risolvere le problematiche menzionate a garanzia dei Lea (livelli essenziali di assistenza) e a sostegno della sanità pubblica di qualità”. Ma vediamo nel dettaglio la situazione degli ospedali di Ascoli e San Benedetto, così come presentata dalle organizzazioni sindacali.

Ospedale Mazzoni Ascoli Piceno

Urologia: Il reparto è chiuso da quasi 2 anni nonostante sia l’unico di Area Vasta e tale scelta ha comportato la perdita di circa 20 posti letto.

Blocco Operatorio: Si evidenziano le stesse problematiche presenti al Madonna del Soccorso (vedi sotto) poiché, anche a causa della presenza di operatori positivi e di una sospensione, si portano avanti interventi in emergenza ed urgenza e non quelli in elezione, allungando, di conseguenza, i tempi di attesa.

Medicina: Sono presenti 2 aree (Medicina Ovest e Medicina Sud) con 48 posti letto. La dotazione organica è notevolmente esigua ma non vi sono pazienti con un alto bisogno di assistenza (nutrizioni parenterali, pompe ad infusione continua con lasix, dopamina, noradrenalina, pazienti con CPAP e pazienti appena dimessi dalla rianimazione). Le Medicine di Ascoli hanno i tempi di degenza più lunghi d’Italia( età  media 85 anni). Per quanto riguarda i pazienti appoggiati in altri reparti e in altri Dipartimenti (pazienti area medica con polmonite ricoverati in area chirurgica con pazienti appena operati con difese immunitarie basse ) su letti bis – tris (fino a 7 in un reparto) senza erogatori di ossigeno, senza spazi per i sollevatori, senza spazio per caricare i pazienti da portare in S.O. sono problemi che CGIL CISL e UIL avanzano da oltre 20 anni.

Chirurgia e Urologia: La Chirurgia non ha un Primario ed è accorpata con l’Urologia,(meno 20 posti letto) che ha un nuovo Primario appena nominato, ma non ha un reparto in quanto accorpata da quasi 2 anni. Essendo l’Urologia una specialistica di AV5 e insistendo quindi solo al Mazzoni, la situazione appare ancor più grave.

Endoscopia digestiva AV5: Ad Ascoli Piceno vi è un solo chirurgo che effettua le colonscopie e le gastroscopie. In caso di assenza l’esame in urgenza non può essere effettuato.

Pediatria : Nel periodo pandemico il tasso di occupazione è del 25% (AP-SBT) . Hanno diminuito i posti letto ad Ascoli per dimezzare la dotazione organica ( dal 15 marzo 6 infermier e 6 OSS). A SBT sono rimasti con 8 posti letto. Abbiamo due Patologia Neonatale di classe2°a  ad Ascoli Piceno (fino a 34 settimane)e 1°a (segue i prematuri fino a 38 settimane) a distanza di 30 chilometri. Quindi, altissima assistenza, ad Ascoli Piceno (5 incubatrici) con la presenza di 3-4 bambini con organico pieno, (3 per turni), mentre a SBT (2 incubatrici) ha la presenza di un infermiere e un OSS.

Neurologia: Non avendo più il reparto, trasferito a SBT, vi è una sola neurologa a disposizione. In caso di sua assenza le persone sono costrette a rivolgersi, a pagamento, alla Neurologia di SBT.

Psichiatria: Vista la chiusura del reparto Psichiatria ad Ascoli in presenza di paziente psichiatrico viene chiamato l’Infermiere in pronta disponibilità che accompagna il paziente al P.S. di Ascoli per poi eventualmente trasferirlo all’Ospedale di SBT. Se ci sono posti ( solo 13 P.L.), altrimenti viaggi della speranza in giro per l’Italia.

Madonna del Soccorso San Benedetto del Tronto

Pronto Soccorso – Medicina di Urgenza. La carenza di personale medico specialista nei Pronto Soccorso e nelle MURG è un problema presente in tutto il territorio nazionale dovuto sostanzialmente alla difficoltà di reperimento di tali figure. Tuttavia, nel nostro territorio, proposte contrattuali poco allettanti, carichi di lavoro importanti e turni di lavoro male organizzati, non rendono l’ ospedale appetibile per quei medici che, ricevendo offerte da ogni dove, possono permettersi di compiere scelte a loro molto più favorevoli. Tutto questo però non giustifica la decisione di chiudere nelle ore notturne la Murg: se si fosse lavorato con lungimiranza, programmando assunzioni già anni addietro come dalle OO.SS. più volte avanzato, oggi il PS non si ritroverebbe con una criticità così importante.

Infatti, essendo la Medicina d’Urgenza una Unità Operativa affine al PS, fondamentale per la stabilizzazione clinica dei pazienti, la diagnosi precoce e l’inizio della terapia sono dirimenti perché il paziente che deve essere ricoverato nel reparto di destinazione possa ridurre i tempi di degenza e guarigione. La nuova organizzazione che questa Direzione ha invece disposto per la MURG ci porta indietro di trent’anni, aumentando le difficoltà di sovraffollamento al PS e incrementando i carichi di lavoro nei reparti medici che sono, oltretutto, già in carenze di organico o di posti letto.

Blocco Operatorio: Per garantire le attività, le lavoratrici ed i lavoratori sono sottoposti a turni pesantissimi sia per i carichi di lavoro sia perché i turni stessi si protraggono spesso oltre l’orario previsto. Debbono inoltre coprire turni di reperibilità il cui quantitativo mensile supera di gran lunga i limiti sanciti dal CCNL.

Medicina: L’organico previsto è già ordinariamente sottostimato se si considera l’assistenza di cui necessitano i pazienti ivi ricoverati (oltre l’80% non è autosufficiente), ma oggi, con la chiusura della Murg, sono stati addirittura aumentati i posti letto senza l’implementazione di personale. Questo causa un totale scollamento tra i bisogni dei ricoverati e l’assistenza che attualmente il reparto è in grado di offrire, con conseguenze allarmanti per la sicurezza dei pazienti e dei lavoratori. Tale circostanza è emblematica per capire che, come da tempo contestato ai vertici regionali, è da modificare la normativa che ancora oggi dispone che il quantitativo di personale previsto sia calcolato in base ai minuti di assistenza per paziente anziché sulla base dei bisogni degli utenti e della complessità clinica dei ricoverati.

Chirurgia e Ortopedia: Nonostante siano stati nominati i Primari di Ortopedia e di Chirurgia dopo diverso tempo in cui tali incarichi erano rimasti vacanti (rispettivamente per 7 e 3 anni), ciò non ha dato luogo ad una riorganizzazione dei due reparti che ancora, a distanza di quasi due anni, sono accorpati in uno unico di 24 posti letto con la perdita, per entrambe le specialistiche, di circa 10 posti letto ognuna. Eppure la necessità di operare e curare i pazienti non è diminuita ed anzi, semmai, è aumentata a causa delle lunghissime attese che gli utenti hanno dovuto subire durante la pandemia. Inoltre, come se non bastasse, da qualche settimana sono stati aggiunti addirittura 3 posti letto per i pazienti dell’Otorinolaringoiatria nello stesso accorpamento. Non è difficile immaginare come, in una situazione di questo tipo, i lavoratori si trovino in forte difficoltà dovendo affrontare giornalmente le promiscuità di tre specialistiche. Sebbene CGIL e CISL abbiano più volte sollevato il problema reclamando una data certa per il ripristino dei reparti distinti, ad oggi nessuna risposta ufficiale è stata fornita dalla Direzione.

Pediatria: Con altrettanta forte preoccupazione si assiste da tempo al forte e continuo sottodimensionamento del reparto, nonostante in Ostetricia i numeri di nascite siano i più alti della Provincia e così anche i numeri di ricovero e delle prestazioni ambulatoriali.

Endoscopia Digestiva di AV: Vi è una carenza drammatica di personale medico anche dovuta alle mancate sostituzioni di una maternità e di un pensionamento, con la conseguenza che due soli medici debbono garantire l’attività diurna per tutta l’Area Vasta e nel contempo coprire la reperibilità notturna e festiva.

Radiologia: Sono mesi che FP CGIL e CISL FP segnalano gli innumerevoli spostamenti di prestazioni radiologiche presso le strutture convenzionate che avvengono o a causa dei frequenti guasti di TAC e RMN o per ridurre le liste di attesa, ma in ogni caso a vantaggio esclusivo del privato. Come se non bastasse sembrerebbe inoltre che le Direzioni di Area Vasta e di ASUR non abbiano intenzione di rinnovare questi macchinari, ormai a dir poco obsoleti, ma preferiscano lasciare questi esami e le relative entrate economiche alle numerose strutture private convenzionate presenti nel Piceno. Tutto ciò aumenta ancor di più i disagi dei pazienti che devono sottoporsi agli esami diagnostici e che vengono trasferiti quotidianamente al Mazzoni di Ascoli oppure nelle cliniche del territorio.

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