Governatore e assessora da vergogna, le Marche tra le regioni più a rischio


Mentre il gruppo regionale del Pd chiede al governatore Acquaroli di prendere provvedimenti nei confronti dell’assessora Latini, le Marche sono tra le regioni più a rischio, con dati preoccupanti. Intanto la campagna per la terza dose procede nel caos…

Ora basta davvero. Basta con le ambiguità, basta con le bugie, ma soprattutto con una disinformazione che mette a rischio la vita dei marchigiani. E’ tempo che il presidente Acquaroli inizi a fare il presidente della Regione invece del megafono della Meloni e prenda provvedimenti nei confronti dell’assessora Giorgia Latini che, ormai completamente fuori controllo, continua a rappresentare nella giunta regionale la quinta colonna dei movimenti no vax”. Non usa   mezzi termini il gruppo consigliare regionale del Pd per attaccare l’assessora regionale alla cultura Giorgia Latini dopo le sue ultime imbarazzanti esternazioni e per chiedere al governatore Acquaroli di prendere le distanze dall’esponente leghista ascolana. Che in questi mesi, spesso in coppia con l’assessore regionale alla sanità Saltamartini, ha collezionato una serie di “topiche” da guiness dei primati.

Basterebbe ricordare, ad esempio, la “figuraccia” con l’idrossiclorochina nel novembre 2020 o, le farneticanti dichiarazioni rilasciate qualche mese fa ad un quotidiano locale nelle quali la Latini in pratica definiva il vaccino contro il covid una “sostanza tossica”. “Non intossichiamo l’organismo quando è sano se non è nell’età a rischio” aveva dichiarato l’esponente ascolana che in qualsiasi posto civile, con qualsiasi amministrazione di destra, sinistra o centro da tempo sarebbe stata accompagnata alla porta, cacciata con disonore dalla compagine governativa. Non in quella meravigliosa regione che da qualche mese sono diventate le Marche, con lo stesso presidente Acquaroli, da sempre più attento agli ordini di scuderia (è nota in proposito la linea della Meloni) che agli interessi dei marchigiani, che continua ad avere un atteggiamento a dir poco ambiguo e contraddittorio.

Mentre l’assessore alla sanità Saltamartini, su pressione della struttura sanitaria, cerca di spingere sulla terza dose – si legge ancora nel comunicato del gruppo regionale del Pd – la Latini non perde occasione di propagandare ogni genere di assurdità creando confusione tra i cittadini e intralciando l’efficacia  della campagna vaccinale. L’ultima uscita sui tamponi ai vaccinati per denigrarare le nuove norme sull’impiego del Green Pass rappresentano la classica goccia che fa traboccare il vaso. Basti dire che se a ispirare il governo nazionale fosse stato il suo pensiero, oggi avremmo solamente 16 milioni di vaccinati, ovvero gli over 60, anziché gli attuali 42”.

E probabilmente ci troveremmo nella stessa situazione in cui si trovano paesi come Romania e Bulgaria, dove il tasso di vaccinazione è tra i più bassi e da settimane ci contano ogni giorno centinaia di morti per covid, con le strutture sanitarie completamente al collasso. Per altro ci sarebbe da chiedersi per quale insana ragione ci sia ancora chi sente la necessità (nel caso in questione un quotidiano locale) di raccogliere le opinioni della Latini su argomenti che esulano dalle competenze dell’assessora e su cui l’esponente leghista ascolana ha più volte manifestato la propria imbarazzante ignoranza.

Dovremmo ribaltare la questione sarebbe ragionevole, per un corretto monitoraggio, che il tampone ogni 48 ore fosse previsto anche per i vaccinati. Abbiamo visto infatti che anche chi ha ricevuto il vaccino può contrarre e trasmettere il covid” ha dichiarato la Latini a quel quotidiano criticando le norme inerenti il cosiddetto Green Pass rafforzato. Non solo, dall’alto della sua infinita conoscenza della materia in discussione, che probabilmente deriva da anni e anni di studi su facebook e sui social o magari dalle confidenze di qualche affidabilissimo cugino, La Latini ha bocciato senza remissioni il vaccino ai minori di 12 anni. E pensare che sull’argomento Fda (l’agenzia del farmaco americana), Ema, Aifa, Iss hanno studiato e riflettuto per mesi prima di prendere la decisione di dare il via libera. Tempo sprecato, sarebbe bastato chiedere all’esperta di casa nostra, Giorgia Latini, per capire come muoversi…

Ironia a parte siamo oltre il limite dell’indecenza, è un’autentica vergogna che chi è stata chiamata (per decisione di partito, non certo per scelta dei cittadini) ad occupare un ruolo istituzionale regionale così importante possa sparare simili “corbellerie” e continuare come se nulla fosse a svolgere il proprio ruolo. D’altra parte, però, anche il presidente Acquaroli, sia pure senza cadere così in basso come la Latini, continua ad avere un atteggiamento a dir poco ambiguo, probabilmente per disciplina di partito, dimenticando che come governatore delle Marche deve rispondere principalmente e prioritariamente ai marchigiani e non certo al suo capo di partito (Giorgia Meloni).

In un simile contesto non può stupire più di tanto che proprio le Marche siano tra le regioni italiani più a rischio, con dati inquietanti che, se non ci sarà un’inversione di tendenza, tra qualche settimana potrebbero portare la nostra regione a passare in giallo, con il concreto rischio di sprofondare poi verso l’arancione.

Del resto – aggiunge la consigliera regionale Anna Casini – la cosa non ci sorprende più di tanto. Se la politica sanitaria  regionale è guidata dall’unico presidente che in Conferenza Stato Regioni si è detto contrario  all’introduzione del Super Green Pass, isolandosi perfino da tanti governatori di centrodestra invece favorevoli, e da un’assessora come la Latini, che anziché dare il buon esempio, come dovrebbe fare chiunque ricopra un incarico istituzionale, si trincera dietro il rispetto della privacy  per non far conoscere se si è sottoposta a priflassi o no, i risultati non possono che essere questi: una regione con un numero di contagi in crescita e tra i più alti d’Italia. Tanta incoscienza, è bene che sia chiaro, rischiamo di pagarla tutti a caro prezzo con nuovi malati, nuovi lutti, ospedali sovraffollati e l’incombente rischio di ulteriori restrizioni per le attività economiche”.

Purtroppo gli effetti di questo discutibile comportamento dell’amministrazione regionale si stanno vedendo in maniera sin troppo evidente proprio nel nostro territorio. Dalla situazione che ha vissuto e sta vivendo il territorio di Castignano, all’inaccettabile situazione in cui si sta svolgendo ad Ascoli e San Benedetto la campagna di vaccinazione per la terza dose, con file interminabili sotto la pioggia e disagi di ogni tipo per chi deve vaccinarsi ed è costretto a farlo in strutture che non sono in alcun modo adeguate.  

È inaccettabile quanto è accaduto a Castignano – accusa la Casini – dove il sindaco Fabio Polini non solo ha denunciato un incremento dei casi Covid fuori controllo ma anche la totale assenza del governo regionale che si è disinteressato della situazione. Non è possibile che si intervenga solo se un sindaco, dopo le mancate risposte della Regione, si affida ai giornali (vedi articolo “Focolaio a Castignano, il grido di allarme del sindaco: lasciati soli da Prefettura, Regione e Asur”) per chiedere un supporto su tracciamento e azioni di contenimento del virus. Chi ci assicura che nelle Marche non ci siano situazioni fuori controllo o potenzialmente tali come a Castignano?”.

Ancora più inaccettabile è quanto sta accadendo ad Ascoli ma anche a San Benedetto per le vaccinazioni, con lunghissime file di persone al freddo e sotto la pioggia, costrette ad attendere ore prima di poter entrare, nonostante l’orario per le prenotazioni. “Questo è quello che si sta verificando ad Ascoli per le vaccinazioni – accusa il consigliere comunale Ameli con un post, con tanto di foto, sui social – una lunghissima fila di persone in attesa di entrare nonostante l’orario per le prenotazioni.  All’aperto, in piedi, lunghe attese, grandi disagi. Ancora dopo quasi un anno siamo a questo livello di disorganizzazione. Ma l’assessore Saltamartini ed il sindaco Fioravanti cosa hanno dire per giustificare queste inaccettabili situazioni?”.

In realtà non bisognava certo essere dei veggenti per prevedere che, con la massiccia adesione da parte dei cittadini alla campagna per la terza dose, la nuova sede vaccinale, la Casa della gioventù, sarebbe risultata del tutto inadeguata e avrebbe provocato inaccettabili disagi ai cittadini stessi. E se è stato comunque giusto decidere di non continuare ad utilizzare la palestra di Monticelli, per non penalizzare ulteriormente società sportive già fin troppo penalizzate, è inaccettabile che non si sia trovata una soluzione alternativa adeguata.

Ora è corsa contro il tempo perché già così la situazione è assolutamente insostenibile e dal 1 dicembre, con la possibilità anche per i più giovani di prenotare, inevitabilmente peggiorerà se ancora quello sarà l’unico punto vaccinale.

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