Sanità locale allo sbando, sindacati “sul piede di guerra”


Premi covid e straordinari non pagati, organico insufficiente, mancata applicazione di norme statali e regionali: le organizzazioni sindacali chiedono l’intervento di Regione e Asur e minacciano “plateali iniziative per denunciare  le  disfunzioni organizzative della sanità”

I famosi premi per lo straordinario e il durissimo lavoro sostenuto per l’emergenza covid non sono stati ancora liquidati. Le dotazioni organiche, compreso il personale medico, sono assolutamente insufficienti e inadeguate per avere una sanità pubblica quanto meno decente. E poi le discutibili modalità di assunzioni, la mancata applicazione di quanto previsto da norme dello Stato, il lavoro straordinario non pagato, le condizioni lavorative sempre più difficoltose.

E’ un quadro a dir poco desolante per la sanità locale quello che emerge dalla conferenza stampa e dal conseguente comunicato stampa delle OO.SS. provinciali Cgil, Cisl e Uil. In questo primo incontro con la stampa le organizzazioni sindacali hanno fatto il punto sulla situazione del personale sanitario, costretto a lavorare in condizioni sempre più discutibili e ulteriormente “punito” dalle scelte semplicemente incomprensibili. La prossima settimana, poi, l’attenzione si sposterà sulla situazione dei due ospedali del territorio, quello di Ascoli e di San Benedetto e non bisogna certo essere dei veggenti per prevedere che il quadro che emergerà non sarà certo migliore, anzi. Tornando all’argomento in discussione, la situazione è semplicemente desolante al punto che ora le organizzazioni sindacali non escludono la possibilità di mettere in atto iniziative plateali. Si parte dalla mancata applicazione, da parte dell’Asur di norme nazionali e regionali.

L’art. 8 della Legge Regionale del 21/03/2017, n. 8 – si legge nel comunicato – testualmente recita: “La Giunta Regionale, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore di questa Legge, adotta, con riferimento agli Enti del Servizio Sanitario Regionale, linee di indirizzo finalizzate a superare le disparità relative al trattamento economico accessorio per il personale che svolge le medesime attività”. A distanza di oltre quattro anni dalla pubblicazione della citata Legge, non solo non si è provveduto ad effettuare alcuna perequazione, ma le disparità di trattamento si sono maggiormente accentuate.

L’art. 27, comma 11, del CCNL 21/05/2018 dispone: “Nei casi in cui gli operatori del ruolo sanitario e quelli appartenenti a profili del ruolo tecnico addetti all’assistenza, debbano indossare apposite divise per lo svolgimento della prestazione e le operazioni di vestizione e svestizione, per      ragioni di igiene e sicurezza, debbano avvenire all’interno della sede di lavoro, l’orario di lavoro riconosciuto ricomprende fino a 10 minuti complessivi destinati a tali attività, tra entrata e uscita, purché risultanti dalle timbrature effettuate, fatti salvi gli accordi di miglior favore in essere”. A distanza di tre anni dall’entrata in vigore del citato Contratto Nazionale di Lavoro, l’ASUR non ha ancora riconosciuto tale diritto”.

C’è poi la questione economica, con la mancata liquidazione delle indennità ordinarie, del lavoro straordinario e persino della tanto sbandierata premialità covid. “Il fondo contrattuale, da utilizzarsi per il pagamento delle ordinarie indennità e lavoro straordinario, è stato indebitamente utilizzato per il pagamento delle indennità legate alla situazione pandemica – si legge ancora nel comunicato – tale indebito prelievo non consentirà il pagamento delle indennità ordinarie  per l’intero corrente anno ovvero comporterà uno splafonamento della disponibilità finanziaria con la pretesa dell’ASUR di recuperare le maggiori somme scomputandole dagli esercizi successivi, così come è accaduto in passato unicamente per l’Area Vasta 5.

Lo stesso lavoro straordinario, prestato con grande sacrificio dai dipendenti, in un momento di forte criticità, non viene liquidato agli operatori sanitari ai quali, indebitamente, vengono imposti riposi compensativi, tra l’altro di quasi impossibile realizzazione nonostante che detti dipendenti mettano a repentaglio la propria incolumità per salvaguardare quella collettiva. Le premialità Covid propagandate, pari a circa 1.000,00 euro pro capite, per “indennizzare” gli operatori costretti a sostenere eccezionali carichi di lavoro, non sono state mai liquidate”.

Ultimo, ma certamente non meno importante, l’inadeguata programmazione e l’insufficienza delle dotazioni organiche, un handicap che rischia di penalizzare pesantemente la sanità pubblica locale, ovviamente a vantaggio di quella privata.

Le modalità di assunzioni del personale, gestite attraverso il Centro di Reclutamento dell’ASUR – si legge – risultano quanto mai inique e sperequate con conseguenti, macroscopiche, sostanziali disparità di trattamento. Le dotazioni organiche assolutamente inadeguate, la carenza di personale medico e la mancanza di idonee attrezzature rendono il Servizio Sanitario Pubblico sempre meno competitivo ad esclusivo vantaggio delle strutture private con le gravissime ripercussioni sulla collettività. Tutto ciò a causa di una inadeguata programmazione degli investimenti, sia per le attrezzature che per le dotazioni organiche fino a costringere le strutture periferiche a programmare il ricorso alle Cooperative persino per la copertura di personale medico”.

Nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali hanno sollecitato l’intervento di Regione e Asur, in una lettera inviata al governatore marchigiano Acquaroli, agli assessori regionali alla sanità e al bilancio Saltamartini e Castelli, al direttore generale dell’Asur, dott.ssa Storti, al direttore amministrativo Gigliucci, al direttore del personale Trobbiano, al direttore dell’Area Vasta 5 Milani e, per conoscenza, ai sindaci della provincia di Ascoli.

Per le ragioni sopra esposte – si legge nella missiva – vista l’inerzia dell’ASUR nonostante le sollecitazioni trasmesse e la dichiarazione dello stato di agitazione del personale, le scriventi si riservano di intraprendere plateali iniziative per denunciare all’opinione pubblica le macroscopiche disfunzioni organizzative della sanità marchigiana la cui riorganizzazione appare non più rinviabile”. La speranza, ovviamente, è che non si debba arrivare a tanto…

 

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