Dopo la Romania, la Svezia e il Giappone: lo sgangherato giro del mondo dei no vax


Prima esaltavano l’esempio di libertà della Romania che, però, oggi è al collasso, con il record di morti per covid. Ora esaltano l’improbabile modello svedese e si inventano lo stop ai vaccini ed  una svolta pro invermectina in Giappone che, però, esiste solo nella loro fantasia…

Il bollettino del 3 novembre del ministero della sanità romeno è ben più che drammatico. Il giorno precedente nel paese si sono verificati 591 decessi per il coronavirus, il numero più alto mai fatto registrare dalla Romania. Negli ospedali cittadini, definitivamente al collasso, da giorni non ci sono più posti disponibili in terapia intensiva, lo stesso ministro ha confermato la drammatica notizia battuta nei giorni scorsi da tutte le agenzie di stampa internazionali in merito al decesso di due giovani donne, affette da coronavirus, nel cortile dell’ospedale in attesa di essere ricoverate. E, con sconfortata sincerità, ha dovuto ammettere che notizie drammaticamente simili arrivano da ogni angolo del paese.

Chiediamo aiuto perché in Romania la situazione drammatica, stiamo vivendo in questi giorni un’emergenza molto più grave di quella vissuta in Italia nel marzo 2020. Crescono in maniera impressionante contagi, ricoveri in terapia intensiva e purtroppo morti. Ad inizio ottobre avevamo una media di 230 decessi per covid al giorno, a fine mese si sfioravano i 500 al giorno. Nel solo mese di ottobre abbiamo registrato oltre 10 mila morti, con una popolazione di circa 19 milioni. E’ come se in Italia nell’ultimo mese si fossero registrati più di 30 mila morti, più di 1.000 decessi al giorno. Mancano ossigeno e posti di terapia intensiva, non ci sono più posti negli ospedali, ampiamente al collasso, riceviamo medicine e ossigeno da alcuni paesi esteri” racconta in un disperato appello la direttrice dell’associazione “FDP – Protagonisti nell’educazione”, Simona Carobene, che da diversi anni opera nei quartieri di Bucarest e nelle zone più povere della regione Dambovita.

Solo qualche settimana fa ovunque, nelle manifestazioni di piazza di no vax e no pass, ma anche nei siti e nei post di questa squinternata galassia, comparivano bandiere rumene e slogan che esaltavano l’esempio di libertà della Romania messo al confronto con la (molto presunta) dittatura sanitaria italiana. L’innamoramento nei confronti della Romania e dei paesi dell’est, esempio da seguire per le libertà e per la risposta della popolazione alla campagna di vaccinazione, è stato subito sostituito con nuovi presunti miti, come la Svezia che ha è uscita bene dal covid senza aver bisogno di restrizioni e lockdown, o il Giappone che avrebbe messo al bando i vaccini per affidarsi all’ivermectina.

Quasi superfluo sottolineare che come al solito la realtà è decisamente differente, che ormai la squinternata galassia dei no vax e no pass si è costruito, bufala dopo bufala, un mondo virtuale che non si avvicina neppure un po’ a quello reale drammaticamente disegnato dai fatti e dai dati. Come quelli, pubblicati dalla John Hopkins Univerity, che evidenziano come quei paesi dell’est Europa presi come esempio e osannati in quelle manifestazioni di piazza dai no vax e no pass sono in testa alla drammatica classifica del più alto numero di decessi per covid ogni 100 mila abitanti. Al primo posto, con 338,83 morti ogni 100 mila abitanti c’è la Bulgaria dove la situazione è non meno drammatica, con il ministro della Salute Katsarov che ha annunciato la sospensione di tutte le operazioni chirurgiche e dei ricoveri ospedalieri non urgenti e l’introduzione del green pass (ultima opzione prima di tornare al lockdown).

Detto che al secondo posto di quella classifica c’è il Brasile con 287,46 morti ogni 100 mila abitanti (anche se il numero reale dei morti è molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali), subito dietro c’è proprio la Romania con un tasso di 237,73 morti. E, guarda il caso, Bulgaria e Romania sono al penultimo posto e terz’ultimo posto nella graduatoria europea delle vaccinazioni, rispettivamente con il 22,3% e il 33,3%  con l’Ucraina ultima che è ferma al 17% (e al quinto posto della graduatoria del maggior tasso di decessi). Subito dietro, al quart’ultimo posto in Europa per numero di vaccini, c’è la Russia, poco sopra il 35% della popolazione con vaccinazione completata e subito dietro l’Ucraina per tasso di decessi ogni 100 mila abitanti (almeno secondo i dati ufficiali, decisamente al ribasso rispetto ai numeri reali).

Quei dati sono già sin troppo emblematici, anche se poi non fotografano fedelmente la situazione. Perché per avere un quadro più realistico bisognerebbe analizzare numeri e dati in relazione alla campagna di vaccinazione (in Italia partita ufficialmente da inizio 2021). Sempre nel nostro paese, ad esempio, nei primi 4 mesi del 2021, quando ancora la percentuale di vaccinati era sui livelli di quelle attualmente fatte registrare nei paesi dell’est, si è viaggiato alla terrificante media di oltre 11 mila morti al mese (complessivamente 46.385 morti), nei 6 successivi mesi (31 ottobre), con la crescita della percentuale di vaccinati (attualmente 81% della popolazione vaccinabile che arriva ad oltre l’85% se si tengono in considerazione anche coloro che hanno già effettuato la prima dose e sono in attesa del richiamo), è fortunatamente precipitato il numero di decessi, complessivamente meno di 11 mila.

Cioè esattamente come quelli registrati nella tanto amata (da no vax e no pass) Romania solo nel mese di ottobre. Ancora più imbarazzante, però, il paragone con la Russia che nel solo mese di ottobre ha fatto registrare oltre 30 mila morti e che in quei 6 mesi ha avuto quasi 150 mila decessi “ufficiali” per covid (15 volte di più rispetto al nostro paese, a fronte di una popolazione superiore di meno del triplo rispetto all’Italia). Numeri che non lasciano spazio ad interpretazioni ma che non hanno certo scoraggiato la galassia di no vax, no pass e negazionisti vari. Che, messa in soffitto la Romania, ha tirato fuori dal cilindro il presunto esempio virtuoso della Svezia che, secondo questo improbabile racconto, avrebbe affrontato la pandemia senza restrizioni di alcun tipo, senza avere particolari conseguenze.

Come vedremo anche in questo caso i dati dicono ben altro. Ma, al di là del fatto che anche un bambino comprenderebbe la notevole differenza tra lo stile di vita e il senso civico dei paesi scandinavi e dell’Europa occidentale (e quindi il paragone pertinente è tra i paesi scandinavi stessi), è paradossale che per promuovere il nuovo mito della Svezia no vax e no pass utilizzino un articolo di metà ottobre del Corriere del Ticino che, titola a parte, in realtà sostiene esattamente il contrario.

Sulle modalità con cui la Svezia ha affrontato l’emergenza coronavirus sono state scritte cose false. Sono girate fake news che ci hanno dipinto come un Paese irresponsabile, governato quasi da folli. Non è vero che non ci sono state restrizioni” afferma la corrispondente in Italia per la Tv svedese Jennifer Wegerup nella lunga intervista che caratterizza l’articolo. La Wegerup spiega poi che in realtà anche in Svezia ci sono state molte restrizioni anche se non il lockdown totale, vietato dalla Costituzione svedese. Sicuramente qualcosa meno rispetto agli altri paesi scandinavi. E gli effetti si sono visti, come dimostrano i dati ufficiali. In Norvegia si sono registrati complessivamente 919 morti per covid, in Finlandia 1.176, in Danimarca 2.717, in Svezia 15.043.

Differenza abissale evidenziata in maniera se possibile ancora più eloquente dal tasso di decessi ogni 100 mila abitanti: 18 Norvegia, 23 Finlandia, 46 Danimarca, 152 Svezia. E’ invece indiscutibile che la situazione ora sia in netto miglioramento. “Certo – aggiunge Jennifer Wegerup – grazie all’alto numero di vaccinati, siamo oltre l’80% della popolazione vaccinabile”. C’è poco da aggiungere, anche in questo caso i fatti e i dati parlano sin troppo chiaramente e dimostrano una volta in più quanto no vax e no pass continuano a costruirsi una dimensione virtuale che neppure lontanamente si avvicina a quella concreta e reale.

Come se non bastasse, questo paradossale giro per il mondo alla ricerca di qualcosa che non c’è ha fatto tappa anche in Giappone, con l’improbabile scoop dello stop alla campagna di vaccinazione, per puntare forte sull’invermectina, naturalmente che esiste solo nella folle immaginazione di alcuni “invasati”. Il tutto ovviamente condito dalle solite speculazioni, dalle interpretazioni bizzarre (per ignoranza o per motivi più biechi) e dalla pioggia di “bufale” postate su siti e pagine facebook no vax, puntualmente riprese dalla solita schiera di “boccaloni”.

Non sarebbe neppure più il caso di parlarne se non fosse che in alcuni casi si supera il limite della decenza. Come per il post in cui si vaneggiano su presunte decine di morti tra adolescenti in seguito a reazioni avverse al vaccino. Al di là del fatto che l’ultimo rapporto di farmacovigilanza dell’Aifa in proposito è chiarissimo ed evidenzia solo 3 segnalazioni di decessi nella fascia di età xx-xx, per altro tutti e tre risultati poi non correlabili al vaccino, quello che è assolutamente inaccettabile è che non si ha neppure rispetto per chi ha vissuto certe tragedie. “Questi sono solo alcuni dei ragazzi morti a cui il governo, tramite un certificato verde aveva promesso loro la libertà” si legge nel post incriminato, corredato da foto di decine di ragazzi e ragazze.

Che, in effetti, non ci sono più, ma non certo a causa del vaccino. Una vergognosa schifezza…

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