Piceno immondezzaio del centro Italia: nuovi sconcertante particolari sul vergognoso piano d’ambito


L’assemblea che ha votato quel piano d’ambito è stata convocata e presieduta da un presidente decaduto che, guarda il caso, solo qualche giorno dopo si è dimesso. E poi l’imbarazzante storia del sindaco di San Benedetto, le improbabili “farneticazioni” del sindaco Fioravanti…

Rischia di assumere proporzioni gigantesche lo scandalo del piano d’ambito dei rifiuti, approvato dall’assemblea lo scorso 12 ottobre. Già il contenuto e i punti fondamentali di quel piano, che di fatto trasformano il territorio piceno nell’immondezzaio delle Marche e forse di tutto il centro Italia, sarebbero da soli sufficienti a definire le proporzioni dello scandalo. Ma con il passare dei giorni stanno venendo alla luce ulteriori particolari che rendono ancora più sconcertante tutta la vicenda e che inducono a pensare che la cosa migliore da fare sarebbe di azzerare tutto e ripartire da capo.

Sono infatti emersi grossi dubbi anche su chi ha convocato e presieduto l’assemblea, con l’aggiunta che il voto espresso dal Comune con il maggior numero di quote dopo quello di Ascoli di fatto non è più rappresentativo, perché è cambiata l’amministrazione comunale. Senza contare che, ad ascoltare il video farsa del sindaco Fioravanti (quello nel quale il primo cittadino dice di voler fare chiarezza) viene il fondato sospetto che il Comune di Ascoli non sa o non ha capito cosa ha votato… Partiamo innanzitutto da quello che è un aspetto procedurale ma non di secondaria importanza. C’è più che il fondato sospetto che l’Ata che ha poi votato il piano sia stata convocata da un presidente (che poi l’ha anche presieduta) che in realtà era già formalmente decaduto.

Infatti il 4 ottobre scorso è stato eletto il nuovo sindaco di Montegallo, Giorgio Lappa, al posto di Sergio Fabiani che, appunto, è anche presidente della Provincia. Come si sa le Province già da tempo non sono più organismi elettivi, quindi, una volta cessata la carica, di fatto il presidente dovrebbe decadere. A tal proposito non sembra lasciare spazio ad interpretazioni la nota con la quale il ministero dell’interno ha risposto al quesito inviato da alcune Province (tra cui anche Ancona). “Nell’ipotesi in cui, per effetto dell’ultima tornata elettorale, un presidente di Provincia venga a perdere la qualità di sindaco, ciò determinerà il subentro del vicepresidente” scrive il Viminale. Per motivi incomprensibili, però, la Provincia di Ascoli non ha mai nominato un vicepresidente.

Ma neppure questo sembra in qualche modo cambiare la situazione perché l’Upi (Unione province italiane) in un parere ha ricordato che, in mancanza del vicepresidente, le deleghe del presidente possono essere trasferite al consigliere più anziano. Tutto questo, quindi, lascia suppore che quando Fabiani il 9 ottobre scorso ha convocato con lettera ufficiale l’assemblea territoriale di fatto era già decaduto. Con tutte le conseguenze che ciò potrebbe comportare sugli atti successivamente firmati e sottoscritti. Ed in effetti poi mercoledì 20 ottobre è arrivata la lettera con la quale lo stesso Fabiani si congeda dalla Provincia, proprio in virtù del fatto che è decaduto dal 4 ottobre.

Come se non bastasse il Comune di San Benedetto che non solo ha votato il piano d’ambito ma, insieme al Comune di Ascoli, ha proposto la realizzazione della vasca 0 di Geta come discarica provinciale (quella che il sindaco di Ascoli dice di non aver votato…) era rappresentato da un sindaco a fine mandato che ha preso una decisione così importante per il futuro del territorio mentre era impegnato nel ballottaggio, con la seria possibilità (come poi è puntualmente accaduto) di rappresentare una posizione che non è più quella del suo Comune, visto che non è stato rieletto. Difficile stabilire se sia peggiore il comportamento del presidente della Provincia (ora ex) o del sindaco di San Benedetto Piunti (anche lui ora ex) che, per senso di responsabilità, avrebbe dovuto quanto meno chiedere di convocare l’assemblea dopo il ballottaggio.

Ora inevitabilmente c’è chi sta valutando il ricorso al Tar (proprio per la posizione del presidente della Provincia) per chiedere di invalidare l’assemblea (e quindi il voto finale sul piano d’ambito). Ma al di là dell’aspetto meramente legale è indiscutibile che il comportamento dei due rappresentanti istituzionali (Fabiani e Piunti) lascia a dir poco perplessi, correttezza avrebbe voluto che si aspettasse il passaggio di consegne in Provincia e il nuovo sindaco di San Benedetto prima di convocare l’assemblea e prendere decisioni così importanti per il futuro del territorio. Ed è inevitabile che la fretta con cui invece si è voluto procedere è quanto meno sospetta.

Nel surreale video pubblicato sui social per fare chiarezza (vedi l’articolo “Piano rifiuti e vasca 0, imbarazzante figuraccia del sindaco Fioravanti”), lo spaesato sindaco Fioravanti ha detto (o gli hanno fatto dire, nel video si ha l’impressione che legge qualcosa che non conosce bene…) che bisognava fare in fretta per evitare infrazioni e commissariamento. Ma, a parte il fatto che comunque il termine per l’approvazione del piano era il 31 dicembre (e di fatto certe decisioni sono state prese ad agosto, quando c’era tutto il tempo per scegliere e seguire altre strade), come sottolinea il consigliere comunale Ameli “non mi risulta alcuna norma che parli di tali possibili sanzioni. Servono atti a corredo delle dichiarazioni”.

Lo stesso esponente del Pd ricorda che “l’amministrazione parla per atti” quindi quella che il Comune di Ascoli non ha votato la vasca 0 è una vera e propria barzelletta raccontata male da Fioravanti. “Il voto del Comune di Ascoli è stato favorevole al piano d’ambito” sottolinea Ameli, quindi a favore della vasca 0. Così come non ha alcuna credibilità la volontà espressa dal primo cittadino ascolano di trovare ora delle possibili soluzioni. “Se davvero si volevano presentare alte soluzioni – prosegue il consigliere comunale – era necessario farlo quando era il momento accettando gli emendamenti proposti in particolare dai Comuni di Appignano, Castignano e Castel di Lama”.

Per altro lo stato confusionale del sindaco di Ascoli o, in alternativa, il fatto che non ha alcuna conoscenza di ciò di cui sta parlando (cioè del piano d’ambito approvato dal suo Comune) è confermato da un altro passaggio a dir poco sconcertante. Fioravanti ha infatti sostenuto di voler portare avanti il fantomatico progetto “Ascoli green” di puntare forte sulla riduzione della produzione dei rifiuti e solo rafforzamento della raccolta differenziata. Ma, allora, che bisogno c’è di creare nuovi enormi vasche se si va verso un’ulteriore riduzione del quantitativo di rifiuti da portare in discarica?

Se l’obiettivo degli ultimi anni è stato quello di aumentare la raccolta differenziata per ridurre i rifiuti in discarica, a cosa serve una vasca di quasi un milione di tonnellate? Se oggi produciamo circa 25 mila tonnellate di compostabile, perché c’è necessità di costruire un nuovo impianto biodigestore da 50 mila?” chiede, giustamente, la consigliera regionale Anna Casini. Stesso discorso vale anche per il Tmb il cui “revamping” ad 80 mila tonnellate non ha alcun senso logico per un territorio che ne produce 30 mila tonnellate.

Il nuovo piano d’ambito – commenta amaramente la Casini – era l’occasione per decidere il futuro ambientale del nostro territorio. Purtroppo, però, invece di immaginare il futuro della gestione dei rifiuti nella nostra provincia si è preferito non programmare nulla e fare una mera ricognizione dei progetti presentati, prevalentemente da privati, dandogli addirittura una corsia preferenziale. Non è un caso che il piano d’ambito è sovradimensionato rispetto alle esigenze della provincia di Ascoli e ciò lascia intendere che diventeremo la discarica delle Marche”.

Questa, purtroppo, è al momento la cruda realtà certificata dagli atti e dalle decisioni prese dall’assemblea, con in testa il Comune di Ascoli. Che, se non interverranno novità (magari grazie ad uno dei ricorsi annunciati da chi ha votato contro) di fatto ha contribuito a fare in modo che il nostro territorio possa diventare in futuro l’immondezzaio del centro Italia…

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