Quelli che aspettano… le sedi scolastiche temporanee


Nel programma elettorale di Fioravanti erano menzionate come una priorità, “per mettere subito al sicuro i bambini e la loro crescita”. Dopo oltre 2 anni e una serie interminabile di annunci e proclami, ora un comunicato del Comune annuncia l’avvio di un’indagine conoscitiva…

E’ impossibile non provare una sensazione di deja vu nel leggere il comunicato stampa del Comune di Ascoli di mercoledì 22 settembre. “Il sindaco rende noto – si legge nel comunicato – l’avvio di un’indagine conoscitiva finalizzata alla rappresentazione, da parte di soggetti pubblici e privati aventi la piena disponibilità di immobili collocati nel territorio del Comune di Ascoli Piceno, dell’esistenza di edifici da destinare all’insediamento di strutture scolastiche temporanee”. In realtà ai più distratti o a chi non segue quotidianamente le vicende dell’amministrazione comunale più che altro sarà sorto un dubbio: “ma a cosa serviranno altri edifici per strutture scolastiche temporanee?”. Già perché sulla base delle promesse e degli annunci fatti dal sindaco e dall’amministrazione comunale da 2 anni a questa parte da tempo dovrebbero esserci quelle strutture.

In realtà già nel programma elettorale dell’allora candidato sindaco si citava, tra le priorità, proprio quelle strutture temporanee.  “Il tema della sicurezza delle scuole cittadine rappresenta una priorità assoluta: mi impegno ad utilizzare gli oltre 30 milioni per l’edilizia scolastica post sisma per mettere subito al sicuro, con il coinvolgimento di professionisti ed imprese, i bambini e la loro crescita sicura attraverso sedi pubbliche temporanee e protette” scriveva ad aprile 2019 Fioravanti. In un posto normale “subito” voleva dire a partire dal successivo anno scolastico, tanto più che, secondo quanto riportava il famoso project financing che ha tenuto ostaggio per 2 anni il Comune di Ascoli, erano già state individuate le strutture per le sedi alternative.

Invece da allora è iniziato un indecoroso e indegno teatrino che è l’emblema della confusione e del pressapochismo con cui questa amministrazione, in perfetta continuità con quella precedente guidata dal sindaco Castelli, sta affrontando il delicato e fondamentale tema della sicurezza delle scuole. A voler essere pignoli, il problema delle strutture temporanee neanche si sarebbe dovuto porre se, dopo la sequenza sismica del 2016, l’allora sindaco Castelli avesse riconosciuto quello che era sin troppo evidente, ammettendo che la precaria situazione delle scuole cittadine, inevitabilmente aggravata dal sisma che ha provocato la chiusura di due edifici scolastici e ingenti danni in quasi tutte le scuole cittadine. Riconoscendo quella che era la reale situazione, c’era allora di usufruire dei fondi per le strutture temporanee dove mettere in sicurezza gli studenti ascolani, in attesa degli interventi di adeguamento sismico o di ricostruzione.

Lo hanno fatto (e quindi ne hanno usufruito) diversi Comuni (il vicino Folignano ma anche il capoluogo regionale Ancona), non quello di Ascoli perché Castelli ha dovuto mettere in scena l’insulsa pantomima delle scuole cittadine che avevano “brillantemente superato la verifica dello sciame tellurico”. La realtà, come ampiamente visto (ma già allora si sapeva chiaramente…), è risultata completamente differente ma, dopo le promesse fatte in campagna elettorali, per un attimo qualcuno si era davvero illuso che già a partire dall’anno scolastico 2019-2020 il problema delle strutture temporanee sarebbe stato risolto. E, invece, è iniziata una nuova e non meno indecorosa telenovela, caratterizzata dal solito diluvio di annunci, a cui però mai una volta hanno fatto seguito fatti concreti.

Si potrebbero riempire pagine e pagine citando la serie interminabile di proclami e annunci fatti dall’amministrazione comunale. Con il sindaco Fioravanti che, ad esempio, in un Consiglio comunale di fine 2019, rispondendo ad una delle innumerevoli interrogazioni presentate sul tema della sicurezza scolastica, prometteva che per l’anno scolastico successivo il Comune avrebbe trovato le sedi temporanee. E subito buona parte della stampa locale, senza porsi alcun interrogativo o preoccuparsi di verificare in concreto l’attendibilità di quell’annuncio, pronta a rilanciare e amplificare quel proclama, assicurando che il successivo anno scolastico (2020-2021) sarebbe sicuramente ripartito con le sedi temporanee sicuramente a disposizione.

Peccato, però, che in quei giorni lo stesso Fioravanti, in un desolante dietro front, sempre in Consiglio comunale ammetteva di non avere a disposizione i fondi per le scuole temporanee. “Il problema è che ci danno 36 milioni per realizzare o adeguare le scuole senza però darci risorse per le scuole temporanee di appoggio, durante i lavori, né quelle per i necessari trasferimenti” dichiarava il sindaco in Consiglio comunale, ovviamente omettendo di sottolineare il grave errore commesso dal suo predecessore ma, al tempo stesso, assicurando che avrebbe dato battaglia al governo per trovare un’immediata soluzione.

Non che ci risulti, ma se battaglia c’è stata l’esito per Fioravanti è stato semplicemente disastroso, visto che il governo non ha cambiato la propria posizione (giustamente, i fondi per le scuole temporanee erano stati messi a disposizione dei Comuni che ne avevano necessità subito dopo il sisma…). Tanto che, poco tempo dopo, lo stesso primo cittadino ha tirato fuori la soluzione: l’avviso per trovare edifici e terreni adatti ad ospitare le tanto attese scuole temporanee. Così è iniziata l’attesa della pubblicazione di quell’avviso, più volte annunciato ma mai concretamente effettuato. Per la sempre più solerte informazione locale non c’erano dubbi, l’anno scolastico 2020-2021 sarebbe iniziato con le sospirate sedi temporanee.

Addirittura il 14 febbraio 2020 un quotidiano locale titolava senza esitazioni: “Scuole e sedi temporanee, ecco l’avviso dell’Arengo per trovare edifici e terreni”. “Come già anticipato – si leggeva poi all’interno dell’articolo – per volontà del sindaco Fioravanti adesso c’è l’avviso pubblico del Comune con il quale si invitano tutti coloro che abbiano un fabbricato o un terreno da mettere a disposizione per creare quelle che vengono definite le scuole basket, ovvero le sedi che dovrebbero ospitare gli studenti in tutto quel periodo necessario alla realizzazione di nuove scuole e di adeguamento sismico di altre”. Addirittura veniva anche indicata la data di scadenza dell’avviso, il 4 marzo successivo.

Neanche a dirlo, da allora non si è saputo più nulla, è passata quella scadenza senza che nulla accadesse e sull’argomento è caduto un imbarazzato silenzio. Puntualmente squarciato nel corso dell’anno scolastico precedente (2020-2021), come se nulla fosse, da un nuovo annuncio, perfettamente identico a tutti quelli precedenti. “Scuole sicure, entro l’estate si individueranno le sedi temporanee per trasferire gli studenti” titolava nei primi mesi del 2021 lo stesso quotidiano locale. Che, poi, all’interno dell’articolo spiegava che “per le sedi provvisorie entro il mese di aprile uscirà l’avviso pubblico per la disponibilità di immobili da utilizzare in modo da recepire le proposte più idonee”.

Non serve neppure sottolineare che, naturalmente, entro l’estate non sono stati in alcun modo individuate le sedi temporanee. Ed ora l’amministrazione comunale addirittura fa un ulteriore passo indietro perché non parla più di avviso ma di “indagine conoscitiva”. D’altra parte che fretta c’è, sono 4 anni che gli studenti ascolani frequentano scuole per nulla sicure e, in qualche caso, pesantemente a rischio, cosa mai sarà un anno (o anche 2 o 3) in più.

Per altro tanto i cantieri per la ricostruzione delle scuole stesse o per l’adeguamento (miglioramento) sismico chissà quando partiranno, visto che, nonostante l’Ordinanza Ascoli, tutto procede “alla moviola” per usare un eufemismo…

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