Promozione turistica, incarichi “creativi” in Comune


Dopo quello per “la definizione della profilatura dell’impronta emozionale del contesto urbano” da quasi 50 mila euro, la giunta  affida senza trattativa un incarico alla 23enne figlia del presidente dell’Ente Quintana per realizzare video da veicolare su Instagram e Tik Tok

Una delle tradizioni più in voga ai tempi della cosiddetta “prima Repubblica”, che si è poi tramandata anche negli anni successivi, voleva che governo centrale o amministrazioni locali approvassero i provvedimenti più discutibili e particolari ad agosto, nei giorni immediatamente precedenti a ferragosto, quando inevitabilmente l’attenzione dei cittadini è decisamente più bassa. Tradizione che l’amministrazione comunale ascolana ha puntualmente voluto “onorare”, approvando nei giorni scorsi, esattamente lunedì 9 agosto, una delibera a dir poco discutibile, per altro con un oggetto a dir poco criptico dal quale è quasi impossibile comprendere di cosa si stia parlando.

“Approvazione iniziativa di promozione della città di Ascoli Piceno e programma Iti “From past to smart” finanziato a valere sulle risorse del Por Fesr Marche 2014, Asse 8. Azione 30.1, codice intervento Iti 14 – Lettera F) – Pianificazione Media – Campagna Digital- Atto di indirizzo” recita nel più classico e insopportabile “politichese” la delibera di giunta comunale n. 255. Che, poi, in concreto dispone l’affidamento diretto (quindi senza consultare nessun altro prima) di un incarico di promozione del capoluogo piceno alle 23enne Melissa Massetti, figlia del presidente della Quintana Massimo Mascetti.

Come si legge in delibera, la ragazza, laureata al Dams, avrà il compito di realizzare “video da veicolare sui suoi canali sociale Instagram e Tik Tok nell’ambito del progetto per la promozione della città di Ascoli Piceno dal 1 settembre al 31 dicembre 2021” per un compenso di 15 mila euro oltre iva. L’ennesimo discutibile incarico legato alla promozione del capoluogo piceno, dopo quello costosissimo (70 mila euro) ad Ossini e quello a dir poco singolare per “la profilatura dell’impronta emozionale del contesto urbano” (poco meno di 50 mila euro). Tanti, troppi i dubbi e le perplessità che solleva la delibera comunale e la scelta dell’amministrazione comunale. Innanzitutto per la procedura seguita, un incarico diretto senza neppure prendere in considerazione altre persone non meno note e qualificate ma anche tante agenzie e associazioni del territorio che si occupano di promozione sul web, senza considerare il fatto che Ascoli ha la fortuna in questo campo di avere una straordinaria risorsa, il Liceo Artistico “Licini”, che andrebbe sfruttata adeguatamente.

Il fatto, poi, che l’affidamento diretto riguardi la figlia del presidente dell’ente Quintana inevitabilmente non può che alimentare i dubbi. Va subito precisato, a scanso di equivoci, che per legge l’affidamento diretto sotto ad una determinata cifra è consentito, quindi formalmente è tutto in regola. Ma è altrettanto chiaro che si pone un mastodontico problema di opportunità che non può essere trascurato. Forse parlare ed evocare una sorta di conflitto di interessi è eccessivo. Ma la sensazione che resta è che con l’amministrazione comunale possano lavorare solo amici e parenti degli amministratori stessi.

L’aspetto positivo è che si è riusciti a spendere soldi che erano nel cassetto dal 2017 – si legge in una nota congiunta dei gruppi politici di Pd, Ascolto e Partecipazione, Movimento 5 Stelle e Prospettiva Ascoli –  peccato però che, come troppo spesso accade, l’amministrazione lo abbia fatto nel modo sbagliato. Non si discute la scelta di per sé, teoricamente ipotizzabile, ma quello che manca è sia un piano marketing complessivo e strategicamente credibile, che integri una serie di azioni coerenti sul “prodotto” e sulla “comunicazione”, sia un vero percorso partecipato e condiviso con la città, che va coinvolta anche per evitare incomprensioni, malcontento e forti dubbi tra i cittadini.

Ci piacerebbe che Fioravanti spiegasse alla città perché la scelta dell’incarico invece che ad altre persone allo stesso tempo note e qualificate, presenti o meno in città, per questo lavoro. Ci sono ragazzi che in questi mesi sacrificano la propria estate pur di mettere da parte qualche soldo e diverse associazioni culturali che da tempo si spendono per la promozione culturale della città che non hanno visto da parte del Comune nessun supporto economico. In un periodo di forte crisi economica crediamo anche che sia molto delicato assegnare incarichi così ben retribuiti e di questo tipo per una promozione priva di una coerente strategia complessiva alle spalle, e di cui probabilmente non si è prevista analiticamente l’efficacia”.

Proprio questa mancanza di una strategia complessiva credibile, di un serio piano marketing e di comunicazione rende ancora meno comprensibile la scelta di affidare un simile incarico. Come vedremo non è purtroppo una novità, in questi mesi sono stati affidati incarichi, si sono spesi decine di migliaia di soldi pubblici (dei cittadini ascolani) senza un criterio concreto (o quanto meno senza che il sindaco e la giunta spiegassero le ragioni e gli obiettivi della presunta strategia di marketing). E la lettura del documento istruttorio allegato alla delibera n. 255 non fa altro che alimentare la confusione (e quindi i dubbi).

L’azione prevista alla lettera f) – si legge nel documento istruttorio – destina parte del budget dell’intervento 30.1 a una campagna digital, deliverata sui social network con due formati orientati al raggiungimento dell’obiettivo di awarness (intesa come consapevolezza da parte del target di riferimento dell’esistenza del territorio ascolano ma soprattutto dei suoi innumerevoli benefit) posto all’azione medesima: i video e le Instragram stories. In tale contesto, è contemplata anche la possibilità di prevedere Branded Content, al fine di massimizzare lato digital l’attività di collaborazione con gli ambassador selezionati”.

Mettendo da parte la tentazione di parlare di colossale “supercazzola” e sottolineando (per chi non comprende la lingua) che tradotto in italiano “awarness” vuol dire consapevolezza e “branded content” contenuti di tipo informativo, è evidente che la confusione regna sovrana. Perché ovviamente è comprensibile e condivisibile che si voglia puntare, per la promozione della città, anche su una “campagna digital” ma, non bisognerebbe neppure evidenziarlo tanto è scontato, prima di ogni altra cosa bisognerebbe stabilire il target a cui è rivolta questa “campagna digital”. In un lungo articolo-intervista realizzato da un quotidiano locale con la 23enne ascolana viene sottolineato come il suo target di followers sia compreso tra i 14 e i 20 anni.

E non c’è certo bisogno di essere degli esperti di marketing turistico per capire che non può in alcun modo essere quello il target a cui il capoluogo piceno deve rivolgersi per una “campagna digital” che abbia l’obiettivo finale di aumentare la potenziale platea di visitatori e turisti. A maggior ragione, quindi, sarebbe interessante che il sindaco spiegasse alla città, oltre alle ragioni della scelta, anche gli obiettivi che si intendono perseguire con un simile incarico. E ancor più interessante sarebbe che il primo cittadino spiegasse il significato ed il senso dei quasi 50 mila euro (46.985,25 per la precisione) spesi per l’incarico, affidato al dott. Luca Santin, per “la definizione della profilatura dell’impronta emozionale del contesto urbano”.

Nella determina n. 1753 del 17 giugno scorso, con la quale viene liquidato al professionista incaricato quell’importo, viene detto che “lo studio dovrà fornire indicazione strategiche per accompagnare la transizione del contesto urbano da “territorio di cui fruire” a “territorio di cui fare esperienza”, accrescendone l’appeal sia per il settore turistico che per quello creativo”. Nella stessa determina si legge anche che il 25 marzo scorso il dott. Santin ha dato evidenza dell’attività svolta “attraverso tre allegati: il primo inerente all’analisi funzionale per lo sviluppo di un dispositivo social in grado di promuovere l’attrattività del mercato turistico della città di Ascoli, il secondo riguardante il servizio di supporto per la profilatura emozionale del contesto urbano e il terzo dedicato alla presentazione del turismo esperienziale ad Ascoli”.

Resta, però, il mistero sugli effetti concreti di quell’attività così profumatamente pagata. “Ci auguriamo ovviamente che l’iniziativa abbia successo – conclude la nota congiunta dei gruppi dell’opposizione –  ma sarebbe un caso e purtroppo con il caso non si va avanti molto. Speriamo che si cominci prima possibile a spendere i soldi dei contribuenti in maniera più assennata, con il livello professionale che la nostra città meriterebbe, cercando di coinvolgere realtà diverse, e magari tramite procedure ad evidenza pubblica”.

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