Questa Uefa è una vergogna…


Incurante degli appelli che si sono levati da tutta Europa, il presidente Uefa Ceferin conferma la disputa di semifinali e finali a Londra per non scontentare il suo “alleato” Boris Johnson. Così come ha fatto di tutto per non disturbare l’altro suo stretto alleato, Viktor Orban

Le esaltanti imprese sportive sul campo e quelle meno edificanti fuori (davvero complimenti a squadra e federazione per come hanno gestito la vicenda dell’inginocchiamento prima dell’inizio delle partite, neppure sforzandosi al massimo si poteva fare peggio…) degli azzurri hanno fatto passare in secondo piano l’aspetto più sconcertante che sta emergendo con estrema chiarezza nel corso di questa edizione degli europei di calcio: l’impresentabilità (per usare un eufemismo) dei vertici della Uefa. In realtà non che ce ne fosse bisogno, l’imbarazzante inadeguatezza dei vertici Uefa e, in particolare, del suo presidente, lo sloveno Aleksander Ceferin, era già cosa ampiamente nota a chi segue le vicende del calcio europeo, sprofondato in una profonda e inarrestabile crisi (solo accentuata, non provocata, dalla pandemia) e al centro negli ultimi mesi di “pasticci” e vicende surreali.

Basterebbe pensare alla ridicola gestione del cosiddetto fair play finanziario, per non parlare del modo surreale in cui è stata affrontata (in particolare dallo stesso Ceferin) la storia della Superlega, con quella che sembrava poter essere una vittoria per la Uefa stessa e che invece ora, dopo il folle comportamento da “ducetto” di Ceferin, rischia di trasformarsi non solo in una debacle senza precedenti per lo stesso presidente ma, soprattutto, in un momento di radicale cambiamento per il calcio europeo. Però bisogna ammettere che anche chi aveva imparato a conoscere Ceferin e i vertici della Uefa non poteva certo immaginare che i campionati europei diventassero di fatto una sorta di manifesto di una gestione che resterà nella storia per i disastri commessi.

Come il famoso Cimabue del vecchio Carosello, il presidente e i vertici Uefa in questi giorni “fanno una cosa e ne sbagliano due”. A loro parzialissima discolpa è giusto sottolineare che di certo, sotto ogni punto di vista, questo in corso è sicuramente l’edizione più complessa e difficoltosa dei campionati europei di calcio. Ovviamente a partire dal fatto che si disputa quanto ancora la pandemia, che aveva già costretto a far slittare tutto di un anno, non è certo vinta.

Ma anche perché mai come ora certe tematiche sociali si incrociano con gli aspetti più propriamente tecnici-sportivi. Certo, però, ci vuole un talento davvero speciale nel non azzeccare praticamente alcuna decisione, riuscendo per altro a complicarsi ulteriormente la vita con decisioni che definire cervellotiche è davvero riduttivo. Già solamente non essersi neppure posto il dubbio che forse, vista la situazione generale in cui versa l’Europa, era il caso di chiedersi se fosse opportuno mantenere la formula che prevede che la rassegna sia itinerante, è quanto mai emblematico di come i vertici Uefa vivano in un mondo tutto loro, per distante anni luce il mondo reale che i “comuni mortali” vivono ogni giorno. In assoluto l’idea di una competizione che si svolge e che coinvolge tante nazioni europee è assolutamente valida e del tutto condivisibile.

Ma si poteva pensare di rimandare il torneo itinerante alla prossima edizione, ovviamente sperando che per quel periodo (2024) la pandemia sia solo un brutto ricordo, optando per un’edizione da disputare interamente in un’unica nazione, in una sorta di “bolla” come quella della Nba della stagione scorsa o anche del volley per la Volley National League, evitando continui viaggi e spostamenti tra le varie nazioni coinvolte. Una soluzione troppo intelligente per i “parrucconi” della Uefa che sono andati avanti a testa bassa, infischiandone di quello che succede intorno. Anzi, continuando ad infischiarsene perché poi a complicare le cose ci si è messa anche la cosiddetta variante delta che, però, non sembra al momento essere sufficiente per far ragionare Ceferin e la Uefa.

Nonostante da più parti, anche e soprattutto dal mondo politico europeo e ancor più dagli esperti del settore, si implori il presidente sloveno di spostare semifinali e finali da Londra, alla luce dei terrificanti dati degli ultimi giorni dell’Inghilterra (con una media di oltre 20 mila casi al giorno). Lo ha chiesto Mario Draghi (che ha anche avanzato la candidatura dell’Italia), lo ha chiesto la Merxel, lo ha chiesto la Ue, con il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas che ha espresso tutti i suoi dubbi, chiedendo alla Uefa di “decidere con cura e con coscienza, privilegiando le precauzioni sanitarie rispetto a tutti gli altri interessi in ballo”. Ancora meno dubbi in proposito ha il mondo scientifico, a tal proposito si moltiplicano gli appelli come quello del direttore dell’Istituto Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, che ha invitato “ad evitare un’altra Atalanta-Valencia, niente semifinali e finali a Wembley”.

D’altra parte dovrebbe far riflettere il fatto che da una parte i britannici non possano viaggiare in quasi tutta Europa e un cittadino dell’area Schengen per entrare nel Regno Unito debba rispettare la quarantena ma si mantengono a Londra le sedi per l’epilogo della manifestazione. Per altro è delle ore scorse la notizia che circa 2 mila scozzesi sono risultati positivi dopo il derby del 18 giugno, sempre a Londra, contro l’Inghilterra. Ceferin, però, è irremovibile, non potrebbe mai fare uno sgarbo al suo principale alleato nella guerra contro la Superlega, il premier inglese Boris Johnson il cui intervento e le pesanti pressioni sui 6 club inglesi sono risultati decisivi.

Piuttosto il presidente della Uefa si è subito mobilitato per evitare problemi ai cosiddetti tifosi vip avviando una trattativa con lo stesso premier inglese per fare in modo che quei circa 2500 vip possano assistere a semifinali e finali senza dover affrontare la quarantena. Alla faccia del “calcio del popolo” di cui Ceferin, nel caso Superlega, si era autonominato paladino… Soprattutto, però, è sconcertante che per il presidente della Uefa e per i vertici dell’organismo europeo del calcio siano più importanti i legami e le alleanze “politiche” piuttosto che la tutela della salute. Anche questa, però, non è novità, basterebbe pensare a come la Uefa stessa abbia fatto e accettato di tutto pur di non scontentare un altro fedele alleato di Ceferin, il premier ungherese Viktor Orban.

Ha finto di non vedere l’indecente spettacolo offerto sugli spalti dello stadio di Budapest dagli ultras filo nazisti della “Brigata dei Carpazi” che hanno passato i 90 minuti della partita contro la Francia ad intonare cori razzisti contro i giocatori francesi di colore. Però, poi, ha impedito l’utilizzo del logo arcobaleno allo stadio di Monaco, in occasione della sfida Germania-Ungheria, ufficialmente sostenendo che si trattava di una richiesta politica ma, nella realtà, per non scontentare il fido Orban che aveva annunciato la sua presenza allo stadio tedesco.

Va per altro sottolineato che prima ancora la Uefa aveva addirittura aperto un’inchiesta contro il portiere della Germania Manuel Neuer, “colpevole” di aver indossato la fascia arcobaleno da capitano, minacciando anche una pesante sanzione alla lega calcio tedesca, la Deutscher Futball Bund, per poi fare velocemente marcia indietro di fronte alle proteste che si erano sollevate un po’ ovunque.

Si potrebbe proseguire parlando dell’indecente teatrino messo in scena dalla stessa Uefa in occasione della partita Olanda – Repubblica Ceca che si è disputata in Ungheria, con i vertici del calcio europeo che hanno continuato a sostenere che non c’erano stati problemi con i tifosi olandesi che si erano presentati allo stadio con le bandiere arcobaleno (“confermiamo che non è stato vietato alcun simbolo coi colori arcobaleno allo stadio di Budapest” ha ribadito in una nota ufficiale la Uefa), mentre si moltiplicavano le proteste e le testimonianze dei tifosi olandesi stessi che raccontavano, invece, di come la polizia ungherese all’ingresso dello stadio avesse sequestrato le bandiere arcobaleno.

Ma il fondo i vertici del calcio europeo l’hanno toccato in occasione della drammatica partita Danimarca – Finlandia quando, dopo quello che è accaduto al giocatore danese Eriksen, come poi ha confermato anche l’allenatore danese Hjulmand la Uefa di fatto ha posto la nazionale danese di fronte ad un bivio: “o giocate o perdete 3-0 a tavolino”. Una vergogna senza precedenti.

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