L’anacronistica e indecente guerra del Vaticano contro la legge sull’omofobia


Con una nota formale inviata al governo il Vaticano chiede la modifica del disegno di legge Zan perché violerebbe il Concordato, mettendo a rischio la libertà di pensiero dei cattolici. Peccato che la legge non si occupa delle opinioni e ha la cosiddetta “clausola salvaidee”…

Non ho niente contro Dio, è il suo fan club che mi spaventa” diceva Woody Allen. E alla luce delle ultime vicende è impossibile dare torto all’attore di New York. Perché quello che almeno sulla carta dovrebbe essere il suo principale fan club, il Vaticano, questa volta l’ha combinata davvero grossa. La nota formale inviata al governo per chiedere una modifica del disegno di legge Zan (la proposta di legge contro l’omotransfobia già approvata dalla Camera e ora in discussione alla commissione Giustizia del Senato) è un’inaccettabile “porcata” (per usare un eufemismo…) che dovrebbe indignare per prima cosa proprio i cattolici stessi e contro cui servirebbe una risposta forte, decisa e unitaria da parte del governo e di tutto il mondo politico italiano. Che non può e non deve accettare una simile inopportuna ingerenza da parte di quello che, comunque, è a tutti gli effetti uno stato straniero.

Soprattutto, però, l’inopportuna nota del Vaticano ripropone con forza la necessità di rivedere radicalmente il cosiddetto Concordato, il documento ufficiale che regola il rapporto tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, eredità del periodo più buio della nostra nazione (il ventennio fascista), rivisto e solo parzialmente (e in maniera assolutamente insufficiente) modificato nel 1984 (governo Craxi). In via preliminare è opportuno sottolineare che non è certo la prima volta che la Chiesa interferisce pesantemente nel dibattito politico italiano. Senza andare troppo indietro nel tempo, negli ultimi periodi i maggiori attriti con il governo italiano si sono verificati prima sulle cosiddette unioni civili, poi sull’accoglienza (in particolare per le norme volute da Salvini quando era ministro dell’interno).

Mai, però, si era arrivati fino a questo punto, fino addirittura alla consegna di una nota ufficiale. Come quella consegnata, secondo la ricostruzione effettuata dal Corriere della Sera, il 17 giugno scorso dal segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, mons. Callagher, all’ambasciata italiana in Vaticano e successivamente al gabinetto del ministero degli esteri (ministro Di Maio). Nella quale si sostiene che il ddl Zan violerebbe il Concordato. In particolare viene evidenziato come “alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato”.

Per intenderci, il comma 1 assicura alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale”, mentre il comma 2 garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. In sintesi il Vaticano sostiene che il ddl Zan metterebbe a rischio la “libertà di pensiero”, in particolare teme che le posizioni esplicitamente omofobe di alcuni sacerdoti o membri della Chiesa, una volta espresse in pubblico, potrebbero essere perseguite come un reato.

A preoccupare è, poi, l’articolo 7 del disegno di legge che chiede di istituire la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia, con la conseguenza che (secondo l’interpretazione del Vaticano) anche le scuole private cattoliche sarebbero obbligate ad organizzare attività che la Chiesa percepisce come contrarie alla propria dottrina. Senza entrare nel merito di certe posizioni che, ovviamente a nostro avviso, squalificano la Chiesa stessa, al di là della gravissima e inopportuna ingerenza c’è l’enorme aggravante determinata dal fatto che l’intervento del Vaticano si basa su delle autentiche menzogne, nel senso che sarebbe sufficiente leggere il disegno di legge in approvazione al Senato per sapere che non esiste neppure lontanamente nessuno dei due pericoli paventati dal Vaticano stesso. Che, evidentemente, o si esprime senza aver letto il ddl o la fa in maniera del tutto strumentale e per fini che sono esclusivamente politici. E francamente è persino difficile capire quale delle due ipotesi sia la peggiore…

Come abbiamo già più volte sottolineato, il ddl Zan non si occupa delle opinioni ma di atti violenti e discriminatori (e dell’istigazione a compierli). Per altro sarebbe sufficiente sottolineare che una legge che si prefiggesse di punire o limitare le libere opinioni sarebbe incostituzionale e non potrebbe mai avere il via libera, basterebbe quindi conoscere la nostra Costituzione per evitare di sparare improbabili “baggianate”. E in ogni caso proprio per togliere ogni eventuale dubbio e ogni possibile speculazione nel ddl Zan è stato inserito un articolo che ribadisce la più assoluta libertà di opinione , non a caso denominato “clausola salva idee”

Ai fini del­la pre­sen­te leg­ge – re­ci­ta te­stual­men­te l’art. 4 – sono fat­te sal­ve la li­be­ra espres­sio­ne di con­vin­ci­men­ti ed opi­nio­ni non­ché le con­dot­te le­git­ti­me ri­con­du­ci­bi­li al plu­ra­li­smo del­le idee o alla li­ber­tà del­le scel­te, pur­chè non ido­nee a de­ter­mi­na­re il con­cre­to pe­ri­co­lo del com­pi­men­to di atti di­scri­mi­na­to­ri o vio­len­ti”. Im­pos­si­bi­le es­se­re più chia­ri di così. Quindi i sacerdoti e le associazioni religiose più intransigenti potranno senza alcun problema continuare a fare la propria campagna contro l’equiparazione dei diritti delle coppie dello stesso rispetto ai diritti della cosiddetta famiglia tradizionale e cose simili. Naturalmente non potranno istigare i propri seguaci a molestare o compiere violenze nei confronti di una coppia non eterosessuale (e ci mancherebbe pure…).

In altre parole, l’art. 4 ribadisce il confine tra libertà di opinione, sempre protetta e tutelata, e istigazione alla discriminazione e alla violenza, giustamente repressa in base al sistema penalistico e al quadro costituzionale dei limiti alla libertà di pensiero. Per altro vale la pena ricordare che il ddl Zan (in particolare l’art. 2 e l’art. 5) modifica il Codice penale ed estende la legge Mancino, aggiungendo alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi gli atti discriminatori fondati sul “sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Quindi se la legge Mancino, come è del tutto ovvio, non è in discussione e nessuno si sognerebbe mai di dire che mette a rischio la libertà di pensiero, è quanto meno singolare che ciò avvenga aggiungendo alle discriminazioni quelle fondate su sesso e disabilità. Quanto all’art. 7 è scritto a chiare lettere che il principio che governa la materia delle iniziative nelle scuole in occasione del 17 maggio (la data scelta per istituire la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia) è l’autonomia scolastica, un principio che si applica a tutte le scuole (anche quelle private confessionali) che rimette alla comunità scolastica la scelta sulle attività integrative della formazione. Quindi, al di là dell’inaccettabile e dell’indebita ingerenza, è gravissimo che il Vaticano speculi e strumentalizzi un argomento così importante e delicato, basando le sue inaccettabili rimostranze su interpretazioni completamente sballate e per nulla aderenti al testo di legge in questione.

Per questo di fronte ad una simile insolenza da parte del Vaticano la migliore risposta possibile sarebbe quella tranciante data da Fedez. “Il Vaticano che ha un debito stimato di 5 miliardi di euro su tasse immobiliari mai pagate dal 2005 ad oggi per le strutture a fini commerciali dice all’Italia guada che con il ddl Zan stai violando il Concordato” scrive su Twitter evidenziando come siamo di fronte al più classico e imbarazzante “bue che disse cornuto all’asino”… Restando più in ambito istituzionale la risposta migliore e più consona è quella data dal presidente della Camera Fico: “Il Parlamento è sovrano, non accettiamo ingerenze”.

Invece, sorvolando sulla vergognosa posizione di totale asservimento al Vaticano espressa dalla Lega e FdI (e poi si definiscono sovranisti…), in queste ore abbiamo ascoltato troppi inviti al dialogo, alla mediazione. Dialogo che, viste le circostanze, potrebbe esserci solo dopo l’immediato dietro front del Vaticano, con annesse scuse per l’indegno e inaccettabile comportamento…

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