Non bastano Super Mario e il generale, il piano vaccini procede troppo a rilento


Per settimane stampa e tv ci hanno raccontato i prodigi che si apprestavano a compiere Draghi e Figliuolo, come erano riusciti a rimediare a tutti gli errori commessi dagli “incapaci” che governavano prima. Ora, però, i fatti dimostrano che la realtà è molto differente

Super Mario e il Super generale non hanno fatto il miracolo. Anzi, nel mondo reale scandito quotidianamente da fatti e da dati concreti, inizia a venire più di un sospetto che, almeno in tema di vaccinazioni, “si stava meglio quando si stava peggio”. D’altra parte, però, solo un paese che ha perso ogni senso critico, nel quale ormai si ragiona solo da ultras di parte senza minimamente tenere presente la realtà dei fatti, poteva credere al surreale racconto, in tema di vaccini, che per settimane ci ha propinato la sempre più imbarazzante e impresentabile informazione italiana, tra gli sguaiati e ridicoli osanna di immotivato giubilo dei Super Mario’s boys.

Non bisognava certo essere dei geni per comprendere innanzitutto che siamo di fronte ad una realtà molto complessa, condizionata da dinamiche che non dipendono solamente dal nostro paese ma anche dal decisivo comportamento di ogni Regione italiana. Soprattutto era incredibilmente ovvio che il ridicolo schema che ci è stato proposto e raccontato per settimane, che narrava come d’incanto, con disarmante facilità, il governo dei migliori e i due nuovi supereroi, Super Mario e il Super generale, in pochissimo tempo erano riusciti a rimediare a tutti gli errori commessi dagli “incapaci” (il governo Conte e, ancor più, il commissario Arcuri), garantendo in pochissimo tempo “più vaccini per tutti”.

D’altra parte la necessità del cosiddetto cambio di passo per quanto riguarda il piano vaccinazioni è stata una delle motivazioni più concrete e più forti (anche se non certo l’unica) che ha spinto i mass media praticamente in blocco a caldeggiare il cambio di governo prima e del commissario poi. E per dare sostegno concreto a questa tesi si è andati ben oltre la mistificazione della realtà che, pure, delineava una situazione ben differente rispetto a quella raccontata da gran parte dell’informazione. Che prima non si è fatto alcuno scrupolo di ignorare atti ufficiali e dati inequivocabili che disegnavano ben altri scenari, poi, in un crescendo di infondato ottimismo ed entusiasmo, non si è vergognata di vaneggiare di imminenti “decolli” e di prossime accelerazioni della campagna vaccinale tali da spazzare via tutte le previsioni più prudenti o, peggio ancora, quelle più pessimistiche.

Quando, poi, al posto del vituperato Arcuri è arrivato il generale Figliuolo d’incanto il traguardo da così lontano (fine 2021) è sembrato a portata di mano (addirittura entro giugno per i più ottimisti). Scomparsi (almeno per qualche settimana) i problemi di approvvigionamento dei vaccini stessi, giornali e tv quasi ogni giorno ci spiegavano come in realtà fosse così semplice organizzare un piano vaccinale rapido ed efficiente, che a rendere complicato e contorto quello che invece era così elementare ci aveva pensato la palese incapacità di chi guidava prima il paese. E per dimostrarlo, i sempre più esaltati ultras dei nuovi supereroi hanno demolito le scelte alla base del precedente piano vaccinale, esaltando le soluzioni semplici ma al tempo stesso geniali pensate dal Super generale.

D’altra parte perché perdere tempo e denaro con le vituperate e sbeffeggiate “primule”, quando in poco tempo e con una spesa irrisoria in ogni angolo del paese si potevano portare strutture militari mobili per le vaccinazioni, a cui aggiungere nuovi centri vaccinali che, quasi spontaneamente, sarebbero sorti un po’ ovunque, in caserme, palestre, palazzetti, vecchie scuole, naturalmente senza dimenticare i “mitici” drive through? Non solo, i menestrelli del governo dei migliori ci hanno anche spiegato che era del tutto inutile portare avanti il bando per il reclutamento di personale sanitario (che doveva portare all’assunzione di 15 mila tra medici e infermieri da impiegare nelle vaccinazioni) quando erano già pronti per l’occasione migliaia e migliaia di militari, volontari della protezione civile e di altre non meglio identificate associazioni, ma anche medici di base e farmacisti (che, per la verità, erano previsti anche nel piano vaccinazioni degli incapaci).

Sarebbe bastato usare anche solo un pizzico di logica per comprendere che c’era molto più di qualcosa che non quadrava in questo surreale racconto. Invece si è andati avanti per settimane negli osanna generalizzati di fronte alle (molto presunte) prodezze di Super Mario e il Super generale, con chi tentava di sollevare qualche obiezione o anche solo di qualche inevitabile interrogativo che veniva apostrofato nel peggiore dei modi e considerato uno sciocco “nostalgico” di Conte.

Poi, però, con il passare della settimana pian piano la realtà, quella vera determinata da fatti concreti e da numeri inequivocabile, piano piano ha disegnato uno scenario completamente differente rispetto a quello così straordinariamente ottimistico esaltato dalla maggior parte dei mass media. Che, inevitabilmente, sono stati costretti ad abbandonare i toni trionfalistici, senza però trovare il coraggio neanche ora di raccontare quello che realmente è successo e sta accadendo e, di conseguenza.

Proviamo a farlo partendo e basandoci esclusivamente sui fatti. Che evidenziano in maniera purtroppo inequivocabile che fino ad ora nessuno degli annunci, nessuno dei proclami e delle promesse sui vaccini è stato rispettato. Siamo terribilmente e irrimediabilmente indietro rispetto alla tabella che avrebbe dovuto scandire la marcia trionfale del piano vaccinazione targato Super Mario e Super Figliuolo sono tutti stati disattesi. Volendo usare i toni esaltati tipici della più becera e bassa propaganda, come hanno fatto per settimane gli ultras di Super Mario, si potrebbe addirittura sostenere che fino a che c’erano Conte e Arcuri l’Italia, dati alla mano, era tra i paesi migliori non solo in Europa, mentre da quando ci sono i nuovi supereroi siamo precipitati tra i peggiori.

Restando più seri è evidente che sarebbe del tutto fuori luogo trarre conclusioni o fare paragoni che, per ovvi motivi, sono improponibili. E’ invece quanto mai opportuno cercare di riportare tutti nei termini più consoni e più aderenti alla realtà, partendo innanzitutto dal dato di fatto che l’obiettivo di arrivare almeno alla somministrazione di 500 mila dosi giornaliere a partire da fine marzo-inizi di aprile è già fallito ed appare complicato che si possa raggiungerlo anche solo a fine aprile. Per ora siamo lontanissimi, i numeri reali dicono che al momento si viaggia ad una media di poco superiore alle 200 mila somministrazioni al giorno e, addirittura, nei giorni di Pasqua si è viaggiato ad una media inferiore alle 100 mila dosi (ricordate gli annunci, “vaccinazioni a pieno regime anche nei giorni di festa, anche a Pasqua”?).

Quel che è peggio, però, è che dal punto di vista organizzativo e logistico siamo decisamente indietro, proprio quello che doveva essere il punto di forza del Super generale si sta rilevando il più grosso tallone d’achille. Il problema è che senza “primule” e senza strutture militari mobili per la vaccinazione è complicatissimo raggiungere certi numeri, non è certo sufficiente aumentare (come, sia pure a rilento, sta accadendo ovunque) il numero dei punti di vaccinazioni e neppure far partire gli accordi con medici di base e farmacisti (con tutte le problematiche che ciò comporta) per avere la certezza di arrivare alle 500-600 mila dosi al giorno.

Che, per altro, era l’obiettivo da raggiungere entro aprile anche per il precedente piano vaccini, quello della vituperata coppia Conte-Arcuri. Che, per qualcuno potrà suonare sorprendente, in realtà era molto più dettagliato ed accurato di quello così generico e vago, da prendere ”a scatola chiusa” (su fiducia), di Figliuolo. Ovviamente non sapremo mai se quel piano, a differenza di quello attuale, avrebbe davvero centrato l’obiettivo delle 500 mila dosi a partire da inizio aprile.

Quello che sappiamo, però, con certezza è che, almeno per quanto riguarda i primi step, erano stati rispettati praticamente alla lettera. L’obiettivo di fine gennaio, ad esempio, era di arrivare a 150-200 mila dosi ed in effetti a fine mese si viaggiava ad una media di 190 mila dosi al giorno, con complessivamente un milione di persone già vaccinate (prima e seconda dose). L’obiettivo successivo erano le 300 mila dosi al giorno entro fine febbraio, poi arrivare a 6 milioni di vaccinati (prima e seconda dose) entro fine marzo ed entro i primi giorni di aprile il completamento delle vaccinazioni degli over 80.

Ovviamente non possiamo sapere cosa sarebbe accaduto se fossero rimasti Arcuri e il suo piano, quello che sappiamo con certezza è che i dati ci dicono che ora siamo decisamente indietro rispetto a tutti quegli obiettivi (sono meno di 4 milioni i vaccinati e per gli over 80 ci vorrà ancora un po’). E, sempre i dati, ci dicono anche che il problema non è certo l’eventuale scarsa disponibilità di dosi. Perché fino al 31 marzo l’Italia aveva ricevuto circa 14 milioni di dosi, un numero più che sufficiente per almeno avvicinarsi a quei numeri. Secondo i dati ufficiali del ministero, all’8 aprile le dosi arrivare nel nostro paese sono salite a poco meno di 16 milioni, di cui però ben il 25% (poco meno di 5 milioni) continuano a risultare inutilizzate.

La verità, che si continua a fingere di ignorare, è che il vero problema che non consente alla campagna vaccinale di decollare è prettamente organizzativo-logistico. Da questo punto di vista è stato fatto a pezzi troppo frettolosamente, prima dalla stampa poi dal mondo politico, il piano Arcuri, che aveva un programma ben preciso e ben scandito sia per l’aumento dei punti di vaccinazione, sia per quello del personale sanitario, senza però sostituirlo con nulla di serio e concreto.

Torniamo al discorso delle “primule”, si è molto ironizzato in proposito, è stato detto di tutto ma la realtà, certificata dagli atti, è che se il procedimento non fosse stato bloccato probabilmente ora avremmo già su tutto il territorio fino a 1.200 padiglioni mobili, facilmente smontabili e riutilizzabili, dove si potevano vaccinare centinaia di persone al giorno. Erano pervenute 4 offerte, con complessivamente coinvolte 31 imprese, e tutte avevano assicurato che in 30 giorni (come richiesto nel bando) avrebbero predisposto i padiglioni necessari. Ovviamente con l’arrivo di Figliuolo le “primule” sono finite in cantina, senza però essere sostituite da nulla, né dai tanto vaneggiati hub militari, né da altro genere di strutture.

Discorso analogo per quanto riguarda il bando per il reclutamento di personale sanitario (15 mila unità), a cui avevano risposto oltre 20 mila professionisti. Secondo il precedente piano, il fabbisogno previsto per febbraio era di poco inferiore ai 3 mila (con un progressivo aumento per marzo e poi aprile) e a fine gennaio le Agenzie per il lavoro ne aveva selezionati 2.885. Di questi 1.700 sono stati subito contrattualizzati, quelli che erano in attesa a metà febbraio si sono visti recapitare questa comunicazione: “Alla luce degli avvicendamenti da ultimo intervenuti al vertice della struttura del Commissario straordinario comunichiamo che, nelle more di ricevere dalla competente struttura precise indicazioni operative, non sarà consentito allo Scrivente procedere alla sua contrattualizzazione”.

Anche il reclutamento di personale sanitario per la vaccinazione, quindi, con il nuovo piano è andato in cantina, senza per altro essere sostituito da null’altro. Non certo dagli accordi con medici di base e farmacisti che, con tutti i limiti e le problematiche che comunque presentano, erano previsti a supporto anche nel piano precedente. Al di là di ogni altra considerazione, senza un numero adeguato di punti vaccinale e di personale addetto alle vaccinazioni non c’è alcuna possibilità di raggiungere l’obiettivo delle 500 mila dosi al giorno. Il generale Figliuolo pochi giorni fa ha ribadito che entro settembre saranno vaccinati grosso modo tutti gli italiani, senza la più volte annunciata ma concretamente mai realizzata “accelerazione” è alquanto difficile che accada.

Comunque alla fine il vero metro di giudizio nei confronti del generale sarà quello, l’essere riuscito o meno a centrare quell’obiettivo. Sulla base dei dati forniti dallo stesso Figliuolo in tv (e riportati anche sul piano vaccinale) non ci saranno di certo problemi di approvvigionamento, visto che nei prossimi 6 mesi è previsto l’arrivo di oltre 100 milioni di dosi. E anche se ne arrivassero un po’ meno, ci sarebbero comunque le dosi necessarie per centrare l’obiettivo. E per evitare un fallimento che avrebbe, sotto ogni punto di vista, pesantissime conseguenze.

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