“Occhio non vede, cuore non duole”: la nuova strategia della Regione contro il covid


Mentre resta critica la situazione delle strutture sanitarie, sia per quanto riguarda i ricoveri ordinari che per le terapie intensive, di settimana in settimana la Regione ha progressivamente diminuito il numero di tamponi. Ma la media di positivi resta immutata

Alla fine forse la Regione e l’Asur Marche hanno finalmente trovato il modo per contrastare il covid e ridurre contagi e problemi. Tracciamento, screening, tamponi a tappeto agli studenti, rimodulazione dei percorsi ospedalieri? Nulla di tutto ciò, molto semplicemente il vecchio ma efficace metodo del “occhio non vede, cuore non duole”. Già due settimane fa (vedi articolo “Contagi in crescita, ospedali e terapie intensive al collasso: delle Marche i dati peggiori d’Italia”) di fronte all’incomprensibile progressiva diminuzione del numero dei tamponi nel percorso nuove diagnosi nella nostra regione. Ora a rilanciare l’accusa, con l’inevitabile richiesta di spiegazioni, ci ha pensato la deputata marchigiana Alessia Morani, sottosegretaria al ministero dello sviluppo nel precedente governo, con un post pubblicato sui social che evidenzia la situazione ancora decisamente preoccupante delle strutture sanitarie regionali e il contemporaneo crollo del numero dei tamponi.

Nelle Marche – scrive la Morani – la situazione delle terapie intensive è ancora molto preoccupante così come quella dei ricoveri ospedalieri e dei pronto soccorso. Sta, però, succedendo qualcosa di strano: si fanno sempre meno tamponi. C’è una differenza di oltre 10.000 test tra la prima e l’ultima settimana di marzo. Il presidente Acquaroli e l’assessore Saltamartini dovrebbero darci qualche spiegazione perché viene il sospetto che si facciano meno tamponi per avere meno positivi. Ma sono certa che ci sarà una spiegazione”.

Si potrebbero aggiungere tante considerazioni ma preferiamo molto più semplicemente far parlare i dati. A partire da quelli, ancora impressionanti, relativi alla situazione ospedaliera. Mercoledì 7 aprile i ricoveri ordinari negli ospedali marchigiani continuavano a sfiorare quota 900 (897), con il dato sulle terapie intensive ancora decisamente alto, per l’esattezza 139, pari al 55% di occupazione delle terapie intensive (la soglia limite è fissata al 30%). Solo per rendersi conto meglio, quando le Marche sono entrate in zona rossa (lunedì 15 marzo) i ricoveri erano a quota 854 e le terapie intensive a 132.

In un simile contesto il minimo che ci si possa aspettare è la massima attenzione e un alto senso di responsabilità nel tenere strettamente sotto controllo la situazione, anche e soprattutto in considerazione del fatto che da martedì 6 aprile le Marche sono tornate arancioni e che dal giorno successivo sono tornate in presenza le scuole di ogni ordine e grado (le superiori al 50%). Quindi è necessario tenere concretamente sotto controllo ciò che accade perché è del tutto evidente che in caso non di impennata ma anche semplicemente di una leggera crescita dei contagi il sistema sanitario marchigiano, già ampiamente al limite e da diverso tempo, non reggerebbe più. E, è lapalissiano, per tenere davvero sotto controllo la situazione la prima cosa da fare è ovviamente un numero adeguato di tamponi che restituiscano una fotografia il più possibile reale di quanto sta avvenendo nella nostra regione.

Invece è incredibile come, dal momento in cui la situazione è peggiorata, è progressivamente diminuito il numero di tamponi effettuati. La prima settimana di marzo (1-7 marzo) nel percorso nuove diagnosi sono stati effettuati complessivamente 28.120 tamponi con 5.254 nuovi contagi riscontrati (1 ogni 5,3 tamponi). La settimana successiva (8-15 marzo) il numero dei tamponi è leggermente sceso a 26.662, con 5.064 positivi (1 ogni 5,2 tamponi), mentre nella settimana che va dal 15 al 21 marzo la diminuzione è stata ancora più consistente, con 22.994 tamponi e 4.498 positivi (1 ogni 4,6 tamponi). Nuovo ulteriore deciso calo la settimana successiva, 22-28 marzo, con 18.623 tamponi e 3.825 positivi (1 ogni 4,8 tamponi) ed ulteriore riduzione nella settimana di Pasqua (29 marzo – 4 aprile) con 18.148 tamponi effettuati e 3.414 positivi (1 ogni 5,3 tamponi).

Negli ultimi 3 giorni, poi, complice anche le festività pasquali il numero di tamponi effettuati è semplicemente precipitato, con una media di poco più di 1.400 tamponi al giorno. Il dato più clamoroso che emerge è che, come correttamente sottolineato dalla Morani, da inizio marzo a fine marzo si è verificata una diminuzione di circa 10 mila tamponi a settimana, un vero e proprio crollo, un dato incomprensibile e inaccettabile. E’ paradossale che più la situazione peggiorava e più diminuivano i tamponi effettuati.

Una riduzione resa ancora più evidente dalla media giornaliera di tamponi che la prima settimana di marzo si attestava a poco più di 4 mila tamponi al giorno (4.017 per l’esattezza), la settimana successiva è scesa a 3.808 fino ad arrivare a poco più di 2.500 tamponi al giorno (2.592 per l’esattezza) nella settimana di Pasqua. Il dato che deve maggiormente far riflettere, per comprendere ancora meglio cosa comporta questa sensibile riduzione del numero di tamponi, è la media complessiva di positivi per tamponi effettuati.

Nelle prime due settimane di marzo, quelle che hanno poi portato alla decisione di mettere le Marche in zona rossa, di fatto si viaggiava ad una media di 1 positivo ogni 5 tamponi (5,3 nella prima settimana e 5,2 nella seconda). Detto che nelle due settimane successive si è registrata la media più preoccupante (1 ogni 4,6 e ogni 4,8) nell’ultima settimana (quella di Pasqua) di fatto si è tornati alla stessa media di inizio marzo, con 1 positivo ogni 5,3 tamponi. In altre parole, quella media ci dice che se negli ultimi giorni la Regione avesse effettuato 10 mila tamponi in più (quindi all’incirca lo stesso numero di inizio marzo) avremmo avuto oltre 5 mila nuovi positivi, praticamente lo stesso dato che ha fatto precipitare la situazione nelle strutture sanitarie e ha portato al passaggio da arancione a rosso.

Come detto, siamo al più classico “occhio non vede, cuore non duole”. Che, sicuramente, a livello numerico sta dando gli effetti sperati. “I problemi più complessi hanno spesso soluzioni semplici” sosteneva Arthur Bloch. Lo scrittore statunitense al quale evidentemente si ispirano il governatore Acquaroli, l’assessore Saltamartini e i vertici sanitari delle Marche…

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