Vergogna in Parlamento, bugie e speculazioni per bloccare la legge contro l’omofobia


Da 4 mesi il ddl Zan sull’omotransfobia, approvato alla Camera, è bloccato in Senato dall’ostracismo di Lega e FdI. “Limita la libertà di pensiero” accusa Salvini. Peccato, però, che la legge non si occupa delle opinioni. E, addirittura, ha la cosiddetta “clausola salva idee”…

E’ semplicemente vergognoso quello che sta accadendo in Parlamento, ed in particolare in Senato, in relazione alla legge contro l’omotransfobia (la cosiddetta legge Zan). Che 4 mesi fa è stata approvata alla Camera ed ora è in attesa di essere calendarizzata anche a Palazzo Madama dove, però, è ora bloccata dal comportamento irresponsabile e inaccettabile della Lega. Che, alla grazie al presidente della Commissione giustizia Andrea Ostellari (ovviamente della Lega), sta ancora una volta dimostrando la più assoluta mancanza di cultura democratica e soprattutto un senso delle istituzioni che è di gran lunga sotto lo zero. Non che sia una novità, è semplicemente venuta fuori la vera indole del Carroccio. Ma in questo caso la vicenda è più sconcertante innanzitutto perché di fronte a determinate discriminazioni la risposta politica dovrebbe essere univoca e non è accettabile che ci sia chi non ritenga necessario intervenire.

Soprattutto, però, perché le motivazioni che sono alla base dell’ostracismo contro la legge si basano quasi esclusivamente su menzogne. Che, cosa oltre modo grave, sono state e tuttora vengono condivise da una parte della Chiesa. Per altro in questa maniera si colpisce e si discriminano anche i disabili, perché alcune delle norme a tutela presenti in quel decreto riguardano anche loro. E questo rende ancora più insopportabile e inaccettabile il comportamento di una parte della Chiesa. Andando nel dettaglio, Lega e Fratelli d’Italia motivano la loro avversione al provvedimento sostenendo che con la sua approvazione si voglia reprimere e limitare la libertà di espressione, che si vogliano rendere perseguibili penalmente coloro che esprimono opinioni differenti.

Limita la libertà di pensiero e di parola” afferma con decisione Salvini. “Il ddl Zan ha uno scopo preciso – accusa il vicepresidente della commissione giustizia del Senato Balboni (FdI) – serve a trasformare in un reato legittime opinioni sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna, sul diritto di ogni bambino di crescere con un padre e una madre, sul rifiuto dell’abominevole pratica dell’utero in affitto. Opinioni che con l’approvazione di questo ddl potrebbero tutte venire perseguite in quanto discriminatorie nei confronti delle persone Lgtb”.

Sulla stessa linea l’ex vescovo di Ascoli D’Ercole che nei giorni scorsi è tornato a farsi sentire (e non se sentiva davvero il bisogno) sostenendo che “nel testo permane intatto, secondo moltissimi cittadini italiani tra i quali anche me, il rischio della deriva liberticida”. Eppure basterebbe avere l’accortezza di leggere gli articoli che compongono il ddl Zan per scoprire quanto infondate siano quelle osservazioni per il semplice motivo che quella legge non si occupa per nulla delle opinioni. In realtà non ci sarebbe neppure bisogno di leggere il ddl Zan perché in Italia esiste ancora (non ci risulta sia stata abolita) la Costituzione e, in particolare, l’art. 21 che recita testualmente: “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Ed è del tutto ovvio che una legge che si prefiggesse di punire o limitare le libere opinioni sarebbe incostituzionale e non potrebbe mai avere il via libera. D’altra parte, però, non si può certo pretendere che Salvini conosca (e ancor più comprenda) gli articoli della Costituzione. Si può e si deve, invece, pretendere che un leader di partito, che per giunta ora fa parte anche del governo, conosca davvero la legge su cui esprime in quel modo la sua opinione. Salvini, così come il resto della Lega, Fratelli d’Italia e mons. D’Ercole, evidentemente non l’hanno neppure letta. Perché nel caso l’avessero fatto, se hanno letto gli articoli di quel ddl, allora mentono sapendo di mentire.

E non solamente perché, come abbiamo già sottolineato, il ddl Zan non riguarda le opinioni. Ma anche e soprattutto perché addirittura, per togliere ogni eventuale dubbio e ogni possibile speculazione, è stato inserito un articolo che ribadisce la più assoluta libertà di opinione, non a caso denominato “clausola salva idee”. “Ai fini della presente legge – recita testualmente l’art. 4 – sono fatte salve la libera espressione di convincimenti ed opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purchè non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Impossibile essere più chiari di così.

Il ddl Zan non si occupa di opinioni ma di atti violenti e discriminatori. Salvini, la Meloni, mons. D’Ercole per caso ritengono che invece vanno tutelati coloro che compiono quegli atti violenti e discriminatori, piuttosto che le vittime, che chi li subisce? Può sembrare una domanda stupida ma di fatto, visto che la legge si occupa di atti e non di opinioni (quindi non c’è nessun rischio di deriva liberticida), chi osteggia il ddl Zan di fatto tutela chi commette quegli atti stessi. Gli articoli determinanti, il cuore della legge sono l’articolo 2 che modifica il Codice penale (604 bis e 604 ter) e l’articolo 5 che estende la legge Mancino, aggiungendo alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi gli atti discriminatori fondati sul “sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

In altre parole l’omofobia entra tra i reati d’odio, verrà punita con pene più severe e a chi ne è vittima verranno estese le tutele giuridiche (ad esempio la concessione del patrocinio gratuito anche sopra il limite di legge) già previste per le altre forme di discriminazione citate. Di conseguenza continuare a sostenere che non c’è bisogno di una simile legge (come fa ancora oggi mons. D’Ercole) di fatto è una posizione assolutamente discriminatoria.

Ma ciò che è importante ribadire è che la nuova normativa riguarda veri e proprio atti di violenza e l’istigazione a commettere atti discriminatori. Che è cosa ovviamente ben differente dal manifestare delle semplici opinioni, anche perché il concetto di istigazione è ben definito nella giurisprudenza: “è la condotta consistente nell’indurre un soggetto ad un’azione delittuosa con consigli e incitamenti”. Per essere ancora più chiari, quando quel testo di legge verrà approvato, ogni sacerdote potrà tranquillamente continuare a spiegare la visione cristiana del matrimonio (e ci mancherebbe altro), qualsiasi persona sarà libera di dire la sua sull’utero in affitto o sulle unioni civili, potrà esprimersi contro il matrimonio omosessuale o a favore della famiglia cosiddetta tradizionale.

Verrà, invece, punito chi pubblica la foto di un attivista gay, incitando al linciaggio e all’odio nei suoi confronti. Una vera e propria deriva liberticida, non si potrà più dileggiare, insultare, dare la caccia e magari bastonare i gay in questo paese… Alla luce di tutto ciò è ancora più inaccettabile che il presidente della commissione giustizia del Senato, a cui è stato assegnato il ddl Zan dopo l’approvazione della Camera, continui a tenerlo bloccato, a non calendarizzare il suo esame.

Martedì 30 marzo era in programma l’incontro tra l’ufficio di presidenza e i rappresentanti dei gruppi politici proprio per discutere della programmazione dei lavori e, quindi, anche della calendarizzazione del ddl Zan ma, all’ultimo minuto, il presidente della commissione Ostellari ha annullato la riunione. Un comportamento gravissimo innanzitutto perché in tal modo si svilisce e si umilia un’importante carica istituzionale che richiederebbe ben altro tipo di rispetto. Ma anche perché così di fatto si bloccano tutti i lavori della commissione stessa, con grave danno non solo nei confronti della legge Zan, ma anche di tutte le altre norme che sono in attesa di essere esaminate. In altre parole, al danno si unisce anche la beffa…

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