Pasqua di sacrifici e restrizioni per molti ma non per tutti…


Mentre la maggior parte degli italiani praticamente non potrà muoversi da casa, pochi ricchi fortunati potranno mettersi alle spalle divieti e restrizioni, concedendosi una bella vacanza all’estero. E al rientro in patria solo una ridicola mini quarantena di 5 giorni e un tampone…

Neppure i fratelli Vanzina avrebbero potuto scrivere una trama così paradossale come quella che va in onda nel nostro paese in queste surreali “Vacanze di Pasqua 2021”. Nelle quali, con tutto il paese in zona rossa nei giorni 3,4 e 5 aprile (ma gran parte dell’Italia lo è anche nei giorni precedenti e lo sarà nei giorni successivi a Pasqua), praticamente la maggior parte degli italiani non potrà muoversi di casa, mentre pochi ricchi fortunati potranno mettersi alle spalle divieti e restrizioni e regalarsi una bella vacanza all’estero. Al di là dello slancio iniziale del marzo 2020, per altro più per alleviare la disperazione che per reale convinzione, nessuno realmente credeva che da questa pandemia saremmo usciti migliori.

E ancor meno ci si era illusi che l’emergenza mondiale potesse per magia in qualche modo diminuire le distanze sociali, tra ricchi e poveri. Era più che prevedibile il contrario, come in effetti poi è accaduto, era naturale pensare che inevitabilmente certe distanze si sarebbe accentuate. Decisamente meno prevedibile era, invece, che il governo contribuisse in maniera così clamorosa ad accentuare queste differenze di classe, riservando un trattamento privilegiato a chi più ha e, di conseguenza, più può permettersi, spingendosi addirittura fino al punto di prevedere per i più abbienti privilegi tali da allentare e, sia pure per un certo lasso di tempo, divieti e restrizioni che invece continuano a gravare sul resto degli italiani. Infischiandosene, tra l’altro, delle pesanti conseguenze che l’attribuzione di simili privilegi può determinare sul resto della popolazione, soprattutto in termini di sicurezza.

Perché, come vedremo, non ci si è neppure preoccupati quanto meno di prevedere delle serie e concrete precauzioni per evitare che lo “sfizio” che viene concesso a pochi fortunati non finisca per provocare un aumento di contagi. Più che comprensibile lo stupore e le polemiche, impossibile comprendere come sia possibile autorizzare le vacanze oltre confine quando contemporaneamente si vieta quasi ogni genere di spostamento alla maggior parte dei cittadini. E non parliamo solamente dei viaggi tra regioni (bloccati da mesi), ma anche e soprattutto del fatto che nei giorni di Pasqua non è consentito neppure andare a fare una passeggiata (in solitario) al mare o in montagna perché altrimenti chissà quale grave rischio ne scaturisce.

Però non ci sono rischi e si può andare anche in comitiva, tutti insieme appassionatamente, in vacanza all’estero, in località anche super affollate. Per essere più chiari, un qualsiasi residente ad Ascoli (ma anche a Folignano, Castel di Lama, Spinetoli, ecc.) nei giorni Pasqua (ma anche attualmente, visto che la nostra regione è zona rossa) non può andare a fare una camminata in montagna o una passeggiata sul lungomare di San Benedetto. Tanto meno potrebbe decidere si svolgere attività sportiva, la tradizionale “corsetta”, sul lungomare di uno dei comuni della riviera o anche sulla pista ciclabile di Pagliare, le rigide norme glielo impediscono (e il governo ha annunciato controlli ferrei in quei giorni).

Ancora, se quel cittadino ha un proprio parente stretto che abita magari nel vicino Abruzzo (anche a pochissimi chilometri di distanza) non può andare a trovarlo, così come una famiglia con padre, madre e due figli maggiorenni non può andare a trovare un parente o un amico anche se risiede dello stesso comune (e, ovviamente, non può decidere di andare a farsi una passeggiata in montagna o al mare). Però se ha i mezzi economici può tranquillamente andare in auto fino a Roma, o anche fino a Milano (attraversando diverse regioni nonostante i rigidi divieti) per prendere l’aereo e andare tutti insieme in vacanza all’estero dove vuole. Senza offesa per nessuno, bisogna avere una particolare deviazione mentale o, chissà, magari una visione della realtà completamente distorta per pensare e mettere in pratica una simile follia.

Giova anche ricordare che ci sono coppie di ragazzi ma anche di adulti che, per differenti motivi, abitano in regioni diverse che da mesi non possono vedersi e incontrarsi perché gli spostamenti fuori regione sono vietati se non per necessità (e il legittimo desiderio di incontrare in sicurezza il proprio partner non è considerato tale). Però ora, chi ha i soldi, potrebbe tranquillamente ovviare al problema prenotando una bella vacanza all’estero insieme. Sarà anche un po’ demagogico, qualcuno potrebbe addirittura definirlo anche populismo di bassa lega, però il concetto che emerge è molto semplice: regole ferree e restrizioni valgono solo per alcune categorie di cittadini, chi ha i soldi può tranquillamente fare se non proprio ciò che vuole qualcosa di molto simile.

Ma c’è di peggio, pur di giustificare e difendere un provvedimento semplicemente indecente il governo, in questo caso il Viminale, non si vergogna di sconfinare ben oltre il ridicolo, aggrappandosi a giustificazioni surreali. E lo ha fatto rispondendo alla legittima richiesta di chiarimenti dell’associazione dei tour operator italiani (Astoi) che, come tutti i comuni mortali, si interroga come sia possibile anche solo pensare di potersi spostare per recarsi in aeroporto, in considerazione di quanto previsto dal Dpcm del 2 marzo scorso. Che pone limitazioni sulla carta insormontabili (divieto di uscire dal proprio comune di residenza se non per lavoro, necessità e urgenza) già per le zone arancioni, figuriamoci in zona rossa (come sarà tutto il paese nei giorni di Pasqua) dove in teoria sarebbe vietato uscire dalla propria abitazione se non in rarissimi casi eccezionali.

Sono giustificati gli spostamenti finalizzati a raggiungere il luogo di partenza di questo tipo di viaggi che, in quanto generalmente consentiti, non possono subire compressioni o limitazioni al proprio svolgimento” spiega (si fa per dire) il gabinetto della ministra dell’interno Lamorgese. Che evidentemente ritiene che gli italiani sono dei poveri “boccaloni” pronti a bersi una simile banalità degna del miglior Catalano (il personaggio di “Quelli che la notte” famoso per le sue “perle di saggezza” e per i suoi paradossali aforismi). Quel “generalmente consentiti”, proprio perché viene dal gabinetto di uno dei più alti rappresentanti istituzionali, è uno schiaffo all’intelligenza degli italiani, è un’indecorosa e inaccettabile presa in giro, come se quei viaggi siano consentiti per “grazia divina”.

Non meno ridicolo il modo con il quale qualche organo di informazione ha cercato di venire in soccorso del governo, sostenendo che l’Italia si è semplicemente adeguata ad una normativa europea. Non dovrebbe neppure essere necessario spiegare che il nostro paese (il governo, in particolare) se solo avesse voluto avrebbe avuto a disposizione tutti i mezzi possibili per evitare questa indecenza. Quindi alla fine, non essendoci in concreto alcuna spiegazione logica a cui appigliarsi, torniamo al solito discorso, chi paga per il proprio svago non può subire “compressioni o limitazioni”, almeno secondo il Viminale e secondo il governo. Anche se in realtà, non bisogna certo essere grandi esperti per capirlo, il suo comportamento è decisamente più rischioso e potenzialmente più pericoloso di chi vorrebbe solamente andare a fare una passeggiata al mare o in montagna. In altre parole siamo alla versione riveduta e corretta, per adeguarla al periodo in cui viviamo, del famoso “mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo” del Marchese del Grillo (Alberto Sordi).

Non ci si può stupire più di tanto, in fondo nel nostro paese in qualche modo è da sempre così, “la legge è uguale per tutti” è un bello slogan che concretamente non viene mai applicato. Certo, però, che dopo un anno così, con il periodo che stiamo vivendo, diventa più difficile accettarlo, è inevitabile indignarsi. Anche perché si tratta di una gravissima mancanza di rispetto, un vergognoso “fregarsene” dei sacrifici e dei dolori che ha dovuto sopportare la maggioranza degli italiani, un indegno affronto a tutti coloro che in questi 12 mesi hanno perso il lavoro o hanno chiuso le proprie attività, obbligati a rispettare chiusure e divieti inevitabili per la grave situazione sanitaria e che ora devono assistere a questa vergogna, al fatto che si concedano certi privilegi a chi è più ricco, a chi può permetterselo economicamente.

Non solo, ma dopo questa indecenza, con quale faccia i nostri governanti potranno chiedere ulteriori sacrifici (che purtroppo ancora per po’ di tempo sono necessari) al resto degli italiani? Senza dimenticare, poi, l’ulteriore pesante schiaffo che in tal modo il governo rifila a tutto il comparto turistico del paese che oltre al danno ora deve subire anche questa tremenda beffa. Nel più assoluto silenzio del ministro al turismo, il leghista Garavaglia, che si è ben guardato dal proferire parola. Così come, ma non è certo una novità, il presidente del Consiglio Draghi che, come ormai si è ampiamente compreso, ha un suo stile che tanto piace ad una larga parte della stampa e che prevede che siano sempre altri, all’interno del governo, ad accollarsi le peggiori “gatte da pelare”.

D’altra parte, però, il “sovrano” a capo del governo dei migliori non può certo abbassarsi a spiegare determinate scelte ai suoi sudditi… Certo poi ascoltando Di Maio o anche Speranza viene il più che fondato sospetto che in effetti a volte è molto meglio tacere. “Sconsigliamo di andare all’estero” ha affermato il ministro degli esteri, come se il governo non avesse i mezzi per impedirlo e non solamente per “sconsigliarlo”. Il ministro della salute Speranza, invece, in realtà non ha parlato, o meglio l’ha fatto attraverso un’ordinanza che, con sprezzo del ridicolo, una parte della stampa ha definito “la stretta di Speranza alle vacanze di Pasqua”. Una “stretta” talmente ferrea da prevedere un tampone in partenza, una ridicola mini quarantena di 5 giorni (il periodo di incubazione del virus va da 2 a 12 giorni, fino ad un massimo di 14…) e poi un tampone finale dopo quei 5 giorni.

Da aggiungere, come se non fosse già sin troppo ridicolo così, che l’ordinanza resta in vigore fino al 6 aprile, quindi basta rientrare in Italia nei giorni successivi e si schiva la terribile “stretta di Pasqua” di Speranza. Superfluo aggiungere altro…

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