Piano vaccini: così è se vi pare…


Il nuovo governo e l’avvicendamento di Arcuri con Figliuolo aveva scatenato i “menestrelli” di Super Mario che narravano come l’accelerata (virtuale) voluta dall’esecutivo avrebbe portato presto all’immunità di gregge. Ma la realtà è completamente differente…

Se bastassero annunci e proclami, l’Italia di sicuro sarebbe quasi fuori dalla pandemia, con milioni e milioni di italiani già vaccinati e l’obiettivo dell’agognata indennità di gregge ormai ad un passo. Nel racconto che per settimane ci ha propinato l’informazione italiana, praticamente a reti unificate, la semplice sostituzione del governo Conte con il governo dei migliori guidato da “Super Mario” Draghi rappresentava garanzia assoluta e indubitabile (e anche indiscutibile) che la campagna di vaccinazione finalmente sarebbe andata avanti spedita.

Quando, poi, è stato sostituito (come commissario) il discusso Domenico Arcuri, con il generale Francesco Paolo Figliuolo, i media non sono riusciti a trattenere gli “osanna” e le manifestazioni di entusiasmo, con la certezza che in un lampo il generale avrebbe compiuto il miracolo, al punto che, di giorno in giorno, sui media il traguardo dell’agognata immunità di gregge è stato spostato sempre più vicino. Da fine anno a prima dell’autunno, poi entro l’estate, a luglio, addirittura già a giugno, ad un certo punto abbiamo addirittura pensato che già era stata raggiunta senza che ce ne fossimo resi conto. Ovviamente non si può che sperare che ciò avvenga il più presto possibile, però sarebbe consigliabile da parte di tutti un atteggiamento più serio e rigoroso, soprattutto in un momento difficile e delicato come questo, perché alimentare false o fuorvianti illusioni non è certo la strada migliore.

Perché, poi, come sempre la realtà è decisamente differente e per il momento, al di là degli auspici, non ci sono certezze. Anzi, paradossalmente si potrebbe addirittura sottolineare che la situazione ora è peggiorata, visto che all’inizio della campagna di vaccinazione (dopo le prime settimane) l’Italia era tra le migliori in Europa, sia come numero di dosi in assoluto che in percentuale alla popolazione. Ora, invece, siamo in fondo alla classifica, tra le nazioni peggiori. Ovviamente all’epoca si trattava per tutti i paesi dell’avvio della campagna di vaccinazione, con l’organizzazione da perfezionare e gli inevitabili intoppi iniziali che, poi, con il passare del tempo altre nazioni hanno superato in maniera decisamente migliore rispetto all’Italia.

Il punto è che, al di là della mera propaganda e del racconto fantasioso dell’informazione, i problemi principali che rallentano il piano vaccinazioni in Italia sono gli stessi, ora come allora: la non ancora adeguata e necessaria disponibilità di vaccini e, soprattutto, l’imbarazzante incapacità nell’organizzare e gestire il piano vaccinazione di numerose regioni. A cui, poi, si sono aggiunti un paio di “erroracci” commessi dall’attuale governo (ebbene si, anche i migliori evidentemente sbagliano…) che hanno ulteriormente complicato le cose. Errori a parte, siamo di fronte a due problemi di non semplice soluzione rispetto ai quali, però, è radicalmente mutato l’approccio dei media.

Con Conte presidente del Consiglio e Arcuri commissario il problema della carenza di dosi era ovviamente una grave responsabilità del governo, mentre chi tirava in ballo le Regioni, sottolineando la disorganizzazione e le inefficienze, veniva accusato di voler scaricare su altri colpe che invece venivano attribuite esclusivamente al governo e al commissario. Basterebbe a tal proposito ricordare quanto accaduto a novembre, quando il commissario Arcuri aveva fissato per il 23 novembre la scadenza per la presentazione da parte delle Regioni del piano vaccinale. Solo il 50% delle Regioni rispettarono quella scadenza ma la reazione dei media fu quella di accusare il governo e lo stesso Arcuri di non essere stati chiari, addirittura molti giornali scrissero che in realtà neppure era stata fissata una vera scadenza, nonostante una lettera inviata dallo stesso commissario per l’emergenza che non lasciava certo dubbi in proposito.

Sarà anche un caso, ma tutte le Regioni che sono ora più in difficoltà con le vaccinazioni (comprese le Marche) erano tra quelle che non hanno rispettato quella scadenza. Ora, però, da quando c’è il governo Draghi l’approccio si è completamente rovesciato e di fronte agli stessi problemi di allora le responsabilità non vengono più attribuite al governo. E se mancano i vaccini ovviamente la colpa è solo dell’Europa, mentre improvvisamente i media italiani hanno scoperto quanto gravi e penalizzanti sono le responsabilità delle Regioni. Al punto che ora ad invocare una gestione centralizzata dei vaccini sono quelli che, solo poche settimane fa, quando qualche esponente del governo faceva lo stesso genere di considerazioni, li accusavano di voler sviare, di spostare il tiro per nascondere le responsabilità del governo.

Eppure allora come ora i fatti erano chiarissimo ed evidenziavano l’inadeguatezza di alcune Regioni. Basterebbe, ad esempio, pensare che secondo gli ultimi dati ufficiali (mezzogiorno del 24 marzo) su poco meno di 10 milioni di vaccini distribuiti circa 1,7 milioni restano ancora inutilizzati, con alcune regioni in particolare che hanno una percentuale troppo alta (intorno al 30%) di inutilizzazione (Calabria, Sardegna, Liguria). Per non parlare di quello che sta accadendo in Lombardia (dove l’accoppiata Fontana-Moratti ha chiamato Bertolaso a gestire le vaccinazioni ) e purtroppo anche nelle Marche.

Dove la confusione regna sovrana, con l’assessore Saltamartini che continua a sparare numeri a caso, troppe situazioni poche chiare (come gli oltre 20 mila “non sanitari” vaccinati con Pfizer), l’inaccettabile ritardo dell’avvio delle vaccinazioni di alcune categorie prioritarie, addirittura l’errore nel conteggio delle dosi per ogni flacone, sia Pfizer che Astra Zeneca, in contrasto con quanto indicato dall’Aifa, senza contare il numero davvero troppo esiguo (appena 15) dei punti di vaccinazione (sorvolando per decenza sul pasticcio dell’accordo con gli ordini professionali e il successivo dietro front…).

Lo stesso presidente del Consiglio Draghi nel suo intervento al Senato di mercoledì 24 marzo ha avuto parole molto dure nei confronti di alcune Regioni (guardandosi, però, bene dallo specificare quali) che “non seguono il ministero della salute e trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”. Parole durissime ma, al tempo stesso, solo e semplici parole. Il presidente del Consiglio e il governo hanno gli strumenti per non limitarsi alle parole, per passare ai fatti concreti di cui, soprattutto in alcune regioni, ce ne è così tanto bisogno.

Ma, è inutile girarci intorno, se non si ha neppure il coraggio di commissariare (almeno per quanto riguarda la gestione del piano vaccinale) Regioni come Lombardia e Marche (ma anche la Calabria…) che ne stanno combinando di tutti i colori, allora è tutto inutile, sarebbe quasi meglio tacere. Ormai da settimane è come se si vivessero due realtà parallele, quella virtuale raccontata dai soliti menestrelli (giornalisti e giornali) che descrivono una situazione quasi idilliaca con sempre nuove narrazioni, come l’intervento dell’esercito per vaccinare più persone possibili, la creazione di mega punti di vaccinazione un po’ ovunque, 500-600 mila vaccinazioni al giorno, e quella reale nella quale l’esercito al momento resta dov’è (e interverrà solo se le Regioni ammetteranno di essere in difficoltà), di mega punti vaccinali non se ne vedono e, soprattutto, dove non si va oltre le 100-150 mila vaccinazioni al giorno, con le promesse 500-600 mila vaccinazioni al giorno che restano per ora solo un auspicio che, si spera, eventualmente si realizzerà solo a partire da dopo Pasqua in poi.

Esattamente come aveva previsto il precedente piano vaccinale, quello criticatissimo di Arcuri, che prevedeva esattamente 500 mila vaccini al giorno a partire da aprile, con il mese di marzo che sarebbe stato cruciale per mettere a punto la struttura in grado di raggiungere quei numeri, a partire dall’assunzione di migliaia di medici e infermieri (con tanto di bando avviato e di cui non si hanno più notizie). Certo, i menestrelli di Super Mario non hanno dubbi che quell’esecutivo non ce l’avrebbe mai fatta a raggiungere quell’obiettivo, così come che invece l’accoppiata Draghi-Figliuolo ci riuscirà. Ma chi si basa e analizza esclusivamente i fatti, può solo limitarsi a sperare che davvero ad aprile si raggiungeranno quei numeri.

Magari evitando di commettere errori, come quello commesso dal governo nella vicenda relativa allo stop ad Astra Zeneca, che possono compromettere la fiducia dei cittadini e complicare ulteriormente una situazione già complessa.

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