LawRenzi d’Arabia, quando la toppa è peggio del buco…


Aveva promesso di chiarire con tutti i giornalisti in conferenza stampa dopo la fine della crisi. Invece per fermare le polemiche sul rapporto con il principe saudita Mohammed Bin Salam Renzi si è affidato ad una surreale autointervista. Con risposte sconfortanti…

Un teatrino, di bassissima lega, che può convincere solo ultras acciecati e fedeli al motto “credere, obbedire, combattere”. Non c’è altro modo per definire l’autointervista che Renzi ha pubblicato nella propria Enews per rispondere alle critiche sul mancato chiarimento della cosiddetta questione saudita. Una scorciatoia poco onorevole, ai limiti del demenziale, che l’ex presidente del Consiglio ha percorso per dimostrare in qualche modo di aver tenuto fede alla promessa di fare chiarezza una volta terminata la crisi.

Ma se il metodo scelto è semplicemente ridicolo, la situazione peggiora quando poi si vanno ad analizzare i contenuti, con argomentazioni prive di fondamento e per certi versi contraddittorie, con affermazioni così lontane dalla realtà da far pensare che chi le espone non ha alcuna conoscenza dell’argomento di cui si sta parlando. Come si ricorderà le polemiche erano iniziate dopo la partecipazione di Renzi all’incontro organizzato dal Future Investment Iniziative Institute (FII), Fondazione di cui l’ex presidente del Consiglio fa parte (con tanto di lauto remunerazione), con l’intervista al controverso principe Mohammed Bin Salman e l’aggiunta di alcune dichiarazioni a dir poco incaute (quelle sul nuovo Rinascimento in Arabia Saudita e sul costo del lavoro). Tornato in Italia, nel pieno della crisi di governo, Renzi aveva promesso di chiarire tutto al termine della crisi stessa.

Prendo sin da ora l’impegno di discutere con tutti i giornalisti in conferenza stampa dei miei incarichi internazionali e di chiarire questa vicenda non appena sarà finita la crisi di governo” aveva assicurato. La crisi è finita da un pezzo, ma della promessa conferenza stampa non si sono avute più notizie. Sabato scorso, poi, sulla propria Enews la surreale autointervista (5 domande) che, lo capisce anche un bambino, non può in alcun modo neanche lontanamente essere paragonata ad una conferenza stampa. Che, anche in un paese nel quale i giornalisti sono sempre più il cane da passeggio e non certo da guardia dei politici, presenta delle evidenti insidie.

Perché è molto probabile, soprattutto in un caso come questo, che ci sia qualche “temerario” giornalista che ha il coraggio di fare domande “scomode” o che non si accontenta di spiegazioni “raffazzonate” e slogan privi di contenuto e, di conseguenza, che possa incalzare e pretendere di approfondire. Soprattutto , però, una conferenza stampa non consente di concordare in anticipo, come invece avviene nelle interviste fatte con giornali “compiacenti”, quali domande fare e quali no. In altre parole in una conferenza stampa bisogna essere pronti ad interagire, portando motivazioni valide e concrete e avendo anche la forza e la personalità per saperle argomentare adeguatamente.

Personalità e spessore politico che, evidentemente, almeno in questa circostanza Renzi ha dimostrato di non avere (forse perché consapevole di quanto difficile sia difendere in questo caso la sua posizione). Il leader di Italia Viva prima si è dimostrato spavaldo e sicuro, promettendo di confrontarsi in conferenza stampa, poi se l’è data a gambe, rifugiandosi dietro quella penosa autointervista. Solo uno sprovveduto o un ultras accecato dal tifo di parte può non rendersi conto della colossale “figuraccia” fatta in quest’ottica dall’ex presidente del Consiglio. Che, però, poi si è superato con domande semplicemente ridicole e risposte il cui contenuto è a dir poco imbarazzante.

Svolgi attività stile conferenze o partecipazione ad advisory board o attività culturali o incarichi di docente presso università fuori dall’Italia?” la prima domanda, alla quale il leader di Italia Viva ovviamente ha risposto in maniera affermativa, sostenendo che sul compenso che riceve paga regolarmente le tasse in Italia (e ci mancherebbe pure…). “Tutto perfettamente legale e legittimo” conclude.

Dimostrando, però, di conoscere molto poco la nostra Costituzione, in particolare gli articoli 67 e 69 e il loro più profondo spirito. Che, per altro, è chiaro già nel termine che è utilizzato per definire lo stipendio di un parlamentare, quell’indennità che, come suggerisce la parola stessa, viene corrisposta per indennizzare per i cessati guadagni del periodo in cui, avendo l’onere e l’onore di rappresentare la Nazione, ci si dovrebbe astenere da altre attività professionali. Come ha fatto, ad esempio, l’ex ministro Minniti che, divenuto consulente di chi produce e vende armi, ha avuto il buon senso di dimettersi da parlamentare.

Soprattutto, però, chi riceve l’indennità dallo Stato italiano dovrebbe avere l’accortezza di non mettersi a libro paga di un’altra nazione o di una Fondazione che fa capo ad un governo straniero. Ed in quest’ottica sicuramente Renzi non può non conoscere la differenza tra legale e legittimo. Per altro il suo comportamento è sicuramente legale solamente perché è stato eletto in Senato e non alla Camera, dove è in vigore un codice di condotta che, di fatto, non consente ai deputati di avere rapporti come quello che lo stesso Renzi ha con il FII.

Il tuo partito – si legge nella seconda domanda – Pd prima e Italia Viva poi ha ricevuto da governi stranieri o agenzie collegate finanziamenti per la propria attività politica?”. La risposta è ovviamente negativa, con tanto di “stoccata” a qualche altro partito (M5S) per i suoi presunti rapporti con il Venezuela di Maduro (mai provati, però). Difficile, però, capire per quale motivo ciò che lo stesso Renzi ritiene inopportuno per un partito (ricevere soldi da governi stranieri) non lo sia poi anche per il segretario di quello stesso partito.

E’ giusto intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Saudita?” si chiede, poi, l’ex presidente del Consiglio rispondendo che “non solo è giusto ma è anche necessario” perché “l’Arabia Saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico”. Renzi aggiunge, poi, che c’è sicuramente la necessità di procedere con più determinazione sulla strada del rispetto dei diritti ma che l’Arabia in questi anni ha già fatto grossi passi avanti. Detto che c’è una differenza abissale tra l’intrattenere rapporti e farsi pagare da una nazione straniera, bisogna essere dei marziani arrivati solo ora sulla terra o degli incredibili sprovveduti per definire l’Arabia Saudita un “baluardo contro l’estremismo islamico”.

E’ cosa ampiamente nota, non da ora, che il regime saudita è il più assiduo e il maggior finanziatore del terrorismo islamico negli ultimi 25 anni, c’è anche un recente studio commissionato dal Congresso Usa che lo conferma in maniera inequivocabile. Quanto al rispetto dei diritti si potrebbe parlare per ore di quello di inaccettabile che avviene in Arabia. Ma è sufficiente citare due esempi per dimostrare che quei “passi avanti” sono solo nella fervida immaginazione del leader di Italia Viva.

Raif Badawi, blogger fondatore del sito “Liberali sauditi”, nel gennaio 2015 venne frustato nella pubblica piazza di Gedda, piena di gente, per dei post pubblicati sui social. Poi venne incarcerato e da allora continua ad essere in carcere, nonostante i ripetuti appelli di tutte le associazioni internazionali umanitarie. Loujain al-Hathloul, famosa per essere tra le prime ad aver sfidato il divieto per le donne di guidare le auto, a fine 2020 (cioè qualche settimana prima che Renzi si recassi in Arabia) è stata condannata a 5 anni e 8 mesi di carcere duro (in un processo praticamente senza difesa) per aver promosso i diritti delle donne e aver chiesto la fine del sistema del guardiano maschile.

Dopo essersi chiesto se si è pentito per aver elogiato pubblicamente il Programma Vision 2030 (scontata la risposta), Renzi nell’ultima domanda si occupa dell’omicidio Khashoggi. “Biden ha scelto una linea molto più dura della linea scelta dall’amministrazione Trump. Perché tu, Mattero Renzi, non hai condannato la tragica scomparsa del giornalista saudita?”. L’ex presidente del Consiglio precisa di averlo fatto già 3 anni fa e anche in altre interviste su tutti i giornalisti del mondo, aggiungendo che difendere la libertà dei giornalisti è un dovere ovunque ma guardandosi bene dal fare il minimo riferimento al principe Mohammed Bin Salman. Che da subito era stato ritenuto coinvolto ma che ora dal rapporto dei servizi segreti Usa viene espressamente indicato come il mandante dell’omicidio.

Allora la semplice generica condanna dell’assassinio di Khashoggi non può certo essere sufficiente, al di là di tutti gli altri discorsi (che ovviamente restano) Renzi dovrebbe semplicemente dire (e se avesse fatto una conferenza stampa qualche giornalista sicuramente glielo avrebbe chiesto) se ritiene opportuno continuare ad essere a libro paga di chi si è macchiato di un simile crimine. La risposta è ovvia e scontata e, al di là dell’indecente teatrino dell’auto intervista, la cosa più grave è che l’ex presidente del Consiglio non si sia ancora sentito in dovere di troncare ogni rapporto con la Fondazione del principe saudita.

E’ del tutto evidente, e bisogna davvero essere “accecati” per non rendersene conto, che è sufficiente quest’ultimo punto per affermare con assoluta certezza l’inopportunità (che non significa illegalità…) del rapporto retribuito che Renzi ha con il principe e con il regime saudita. Senza dilungarci ulteriormente, un paio di ulteriori considerazione meritano di essere accennate. Il leader di Italia Viva fa parte al Senato della Commissione difesa che è chiamata ad esprimersi anche su vicende che riguardano il governo saudita. Come, ad esempio, il blocco della vendita delle armi all’Arabia, deciso dal precedente governo. E non bisogna certo essere dei grandi esperti di politica per comprendere che è quanto meno inopportuno che ad esprimersi in proposito sia un senatore che viene pagato dal governo stesso di quel paese.

Per altro solo qualche settimana fa Renzi, su tutti i giornali, criticava pesantemente l’allora presidente del Consiglio Conte e il ministro degli esteri Di Maio per l’operazione che ha portato alla liberazione dei 18 pescatori di Mazara del Vallo, sostenendo (non a torto) che non bisognerebbe trattare con chi si è macchiato di gravi crimini come il generale Haftar. Ma, se non si può trattare, come può invece essere lecito farsi pagare da chi ha commesso crimini di certo non meno gravi? Infine, per concludere, è davvero ridicolo continuare a postare foto dello stesso Conte o di Di Maio quando incontravano i governanti sauditi, sostenendo che non è meno grave che i principali esponenti del governo abbiano delle relazioni con loro. Si può anche essere d’accordo sul fatto che il nostro Paese dovrebbe avere un atteggiamento decisamente differente nei confronti dell’Arabia Saudita.

Ma, non bisogna certo essere dei geni per capirlo, c’è una differenza abissale tra l’intrattenere rapporti diplomatici con un Paese, anche per curare gli interessi commerciali degli imprenditori italiani, e l’essere a libro paga di una Fondazione guidata dal governo di quel Paese.

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