Incubo variante inglese, unanime appello per la chiusura delle scuole


Boom di contagi nelle fasce di età dai 6 anni in su, migliaia di classi in quarantena (236 nelle Marche) l’ultimo monitoraggio Iss evidenzia come le regioni che hanno riaperto prima le scuole hanno l’indice Rt peggiore. E la variante inglese colpisce in maniera particolare i più giovani…

Se dovessi decidere io chiuderei tutte le scuole da ora in modo da arginare le varianti e continuare a vaccinare le persone”. Non ha dubbi il virologo Fabrizio Pregliasco su quale sia al momento attuale, con l’espandersi su tutto il territorio della variante inglese, la principale fonte di rischio per il nostro paese. In realtà quella di Pregliasco è solo una voce tra le sempre più numerose che si levano in proposito tra medici ed esperti, tutti concordi nel sostenere che in questa fase rischia di costare carissimo continuare a far finta di nulla e tenere le scuole aperte.

Ritengo giustificato l’innalzamento delle azioni di prevenzione per limitare la diffusione di covid 19, soprattutto alla luce del rischio di maggior circolazione della variante inglese – afferma il dott. Farnetani, rappresentante dell’associazione dei pediatri – per questo, pur essendo sempre stato un fautore della promozione del diritto alla scuola, ritengo che purtroppo in questo momento le scuole vadano completamente chiuse. Per 3 settimane non creerebbe certo danni psicologici, mentre il rapporto costo-beneficio sarebbe molto vantaggioso. Io chiuderei completamente le scuole, anche elementari e medie”.

Non ci sono alternative, bisogna chiudere immediatamente le scuole, sia le medie che le superiori, e tornare subito alla didattica a distanza al 100% – aggiunge il presidente dell’ordine dei medici della Liguria Bonsignore – la variante inglese ha una capacità di diffusione molto elevata soprattutto tra i ragazzi e l’alto tasso di contagiosità suggerisce l’’opportunità di evitare momenti di aggregazione tra i giovani e mantenere la didattica a distanza per gli studenti delle scuole medie e superiori”. “Stando a quanto dicono gli esperti inglesi, la variante inglese si trasmette molto velocemente tra i più giovani ed il rischio con le scuole aperte è troppo elevato“ sottolinea il primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli.

Potremmo proseguire a lungo, praticamente non c’è virologo o infettivologo che non è d’accordo, per tutti non ci sono alternative alla chiusura delle scuole in questo momento. Per altro gli studi inglesi a cui fa riferimento Galli hanno evidenziato in maniera inequivocabile che la variante inglese colpisce soprattutto i più giovani, la maggior parte dei quali in maniera asintomatica. Un mix devastante che rischia di provocare danni incalcolabili. Anche l’Associazione italiana di epidemiologia (Aie) nel monitoraggio reso pubblico il 7 febbraio scorso ha evidenziato che, da metà gennaio, si registra un boom di contagi nelle fasce di età dai 6 anni in poi.

I dati dell’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità evidenziano con chiarezza una tendenza: le regioni che hanno aperto per prime le scuole superiori sono quelle con l’indice Rt più alto. L’Alto Adige, che ha riportato gli studenti nelle aule il 7 gennaio, guida l’amara classifica con 1,25. A seguire le tre regioni che hanno riaperto l’11 gennaio: Abruzzo con 1,22, Basilicata con 1,20 e Toscana con 1,10. Al contrario agli ultimi posti troviamo le regioni che hanno riaperto le scuole per ultime. Solo una casualità?” chiede l’Unione nazionale sindacale imprenditori (Unisc) che nelle settimane scorse ha lanciato una petizione per chiedere di far tornare gli studenti alla dad che, in pochissimi giorni, ha raccolto centinaia di migliaia di firme.

Le cronache di questi giorni raccontano di decine e decine di scuole chiuse per i contagi e di migliaia di classi poste in quarantena dalle rispettive autorità sanitarie regionali. Un andamento al quale non sfugge neppure la nostra regione. L’Ufficio scolastico regionale ha comunicato nei giorni scorsi che, sulla base della prima rilevazione effettuata il 17 febbraio scorso, nelle Marche sono complessivamente 236 le classi poste in quarantena dall’autorità sanitaria, di cui 42 delle scuole di infanzia, 82 della primaria, 55 delle scuole medie di primo grado e 57 delle scuole superiori. Ovviamente la situazione più preoccupante è nella provincia di Ancona dove sono ben 111 le classi in quarantena.

Ma in queste ore desta non poche preoccupazioni la situazione in alcune zone della provincia di Macerata (Tolentino in particolare ma anche Pollenza), dove complessivamente sono 47 le classi scolastiche in quarantena. In provincia di Pesaro sono, invece, 57, mentre le province di Ascoli e Fermo contano 22 classi in quarantena. Un dato chiaro, che evidenzia come, anche nelle province marchigiane dove i numeri dei contagi sono più rassicuranti, nelle scuole il virus è comunque decisamente presente. E, vista la situazione, il dato è inevitabilmente destinato a crescere. Ne è pienamente convinto anche il presidente della Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia) Marche, dottor Massimo Magi, che a sua volta nei giorni scorsi ha lanciato un appello chiedendo di “chiudere subito le scuole, di ogni ordine e grado, nelle Marche”.

Un appello che, però, sembra scontato che sia destinato a cadere nel nulla, visto che il governatore marchigiano Acquaroli addirittura non ha avuto neppure il coraggio di chiudere le scuole (e l’università)  dove la situazione è decisamente preoccupante, in quella provincia di Ancona oggetto di un’ordinanza ai limiti del demenziale, con il divieto di entrata e uscita dalla provincia stessa (ma con alcuni eccezioni che di fatto determinano un’elevata circolazione da altre province) reiterata, nonostante le critiche e le evidenze, nelle ore scorse (errare è umano, perseverare…). Nella serata di domenica è arrivata una parziale correzione, con 20 comuni dell’Anconetano che diventeranno arancioni da martedì 23 febbraio (e fino a sabato 27 febbraio), ma senza alcuna restrizione per scuole e università.

Nei giorni scorsi lo stesso Acquaroli aveva chiamato in causa i sindaci dei comuni anconetani, delegando a loro l’eventuale decisione della chiusura delle scuole nei propri territori. Un indecoroso “scaricabarile” che non ha eguali (nelle altre regioni, nelle situazioni a rischio come quella della provincia di Ancona, sono i governatori ad intervenire e decidere). Il sindaco di Jesi Bacci, pur non gradendo la mancata assunzione di responsabilità del presidente della Regione, non ci ha pensato due volte ed ha deciso di chiudere le scuole medie e superiori per tutta la settimana. Anche altri primi cittadini del territorio anconetano stanno pensando di seguire le sue orme. Ma resta la vergogna di un governatore che non vuole assumersi le proprie responsabilità…

Purtroppo la sensazione è che non molto differente è la situazione a livello nazionale, con il governo Draghi che dopo aver incassato la fiducia delle due Camere può ora iniziare il suo reale cammino e già in giornata (lunedì 22 febbraio) dovrebbe svolgersi il primo Consiglio dei ministri per decidere quali provvedimenti adottare in vista della scadenza (25 febbraio) del decreto del precedente governo. Non sembrano, però, esserci molti dubbi sulla volontà del nuovo governo di limitare il più possibile il ricorso alla dad. Difficile, quindi, pensare che gli appelli di medici, pediatri, virologi, infettivologi possano in qualche modo trovare accoglimento, l’indirizzo che emerge è quello di puntare il più possibile sulla didattica in presenza.

Puntando forte su un piano per la messa in sicurezza delle scuole stesse che (sulla base di quanto paventato dal nuovo ministro Bianchi) prevede la presenza del medico scolastico in tutti gli istituti, unità mobili in tutte le città come veri e propri “pronto intervento sanitari” capaci di arrivare immediatamente nell’istituto scolastico dove si segnala un cluster di coronavirus. E poi monitoraggio continuo (screening ripetuti) e ovviamente la vaccinazione di tutto il personale scolastico. Tutto estremamente interessante ma che richiede tempo per poter essere attuato. Sorvolando sulla concreta realizzabilità di un simile programma (in tutto il territorio italiano), è del tutto evidente che non è certo fattibile in tempi brevi sarebbe sin troppo ottimistico pensare che siano necessari almeno un paio di mesi per trasformare le buone intenzioni in azioni concrete.

Un tempo che, dovrebbe essere persino superfluo sottolinearlo, non c’è in questa delicata fase. “La variante inglese dilaga, meglio chiudere subito le scuole. Se la mutazione si diffonde metteremo a rischio ospedali e campagna vaccinale” invoca Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di Malattie infettive (e primario al Policlinico Tor Vergata di Roma). Un’invocazione che, come quella di tutti gli altri esperti, a meno di improbabili sorprese non verrà ascoltata dal governo. Un rischio che speriamo di non dover pagare a caro prezzo

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