L’onore delle armi


In un paese ormai dilaniato dal “livore della contrapposizione” anche gli applausi tributati al presidente del Consiglio uscente nel giorno del passaggio di consegne a Palazzo Chigi diventano motivo di scontro. E per l’ennesima figuraccia di una parte dell’informazione

Il governo Draghi ha avuto il merito (o il demerito, ovviamente dipende dai punti di vista) di mettere insieme acerrimi nemici in nome del più alto interesse dell’Italia. Ma, al di fuori degli ambiti istituzionali, il clima nel paese resta davvero pessimo. “Siamo un popolo che vive nel livore della contrapposizione, nella presunta furbizia di chi sospetta di tutti e nella difesa tifosa di chi urla di più” scrive il presidente di “Articolo 97” (Associazione che promuove la buona amministrazione), prof. Santo Fabiano.  Un livore che ci sta facendo sprofondare sempre più in basso, a livelli di meschinità inimmaginabili. Sarebbe sufficiente pensare alle insulse diatribe da bar dello sport dei giorni scorsi per decidere chi, con la crisi in atto, avesse vinto o avesse perso, dimenticando che a perdere in quel momento era il paese (e tutta la classe politica italiana). Per non farci mancare nulla da sabato mattina, sui social ma anche sugli organi di informazione, infuria lo scontro, con toni sempre più astiosi, sugli applausi al presidente del Consiglio uscente, Giuseppe Conte, nel giorno del passaggio di consegne a Palazzo Chigi.

Una polemica surreale basata sul presupposto, che nessuno mette in discussione, che quella è una prassi, un rito istituzionalizzato. Addirittura qualche folle “esaltato” ha accusato lo stesso Conte di aver fatto una sorta di sceneggiata, di essersi soffermato troppo a lungo a salutare i dipendenti di Palazzo Chigi che lo applaudivano per poi poter sfruttare quelle immagini come spot. Il video integrale di quanto accaduto è sin troppo eloquente e solo chi non l’ha visto può continuare a sostenere simili castronerie.

La cosa ancor più paradossale è che qualche quotidiano, per dimostrare e dare forza a qualcosa che nessuno contesta, ha finito per mettere a segno il più clamoroso degli autogol, mostrando video di quanto accaduto con altri presidenti del Consiglio che in realtà dimostrano esattamente il contrario. Chiunque non è troppo accecato dall’odio di parte non può che constatare l’enorme differenza, non può non rendersi conto che siamo di fronte ad un autentico commosso saluto, che va al di là del rito istituzionale. Per altro c’è poco da stupirsi, che Giuseppe Conte goda di grandissima popolarità non è certo una novità, come dimostra il modo in cui è stato accolto il suo post di saluto sui social, con oltre 1,2 milioni di “mi piace” oltre 300 mila commenti (quasi tutti di ringraziamento e di apprezzamento) e quasi 150 mila condivisioni.

Numeri record che testimoniano in maniera inequivocabile come l’ex presidente del Consiglio goda dell’affetto di tantissime persone, di tantissimi italiani. E’ un dato di fatto ed è demenziale discutere di questo, non riconoscere un fatto conclamato e indiscutibile, a prescindere dal legittimo giudizio che ognuno ha maturato nei suoi confronti.

Quel signor nessuno – aggiunge il prof Fabiano – esce dal palazzo senza proclami, senza pretese di posizioni e (per il momento) senza notizie di decisioni assunte per avvantaggiare parenti o amici, né somme milionarie sottratte con la scusa del partito. E allora, per cortesia (se c’è ancora spazio per la cortesia) lasciate la libertà a chi vuole farlo, di esprimere il sentimento di stima per l’uomo. Consentite, quindi, a chi vuole farlo, la libertà di tributare un applauso sentito e moderato al professor Conte. Non si tratta di un giudizio politico, ma umano, verso chi ha colpito per i modi sereni e pacati, di cui si avverte bisogno. Ma per questo non è piaciuto altri”. Già, a maggior ragione in un momento così difficile per il nostro paese, servirebbero modi sereni e pacati ma ormai la febbre da ultras si è insinuata ovunque e trasforma ogni evento in un’occasione per scontrarsi e per dare il peggio di se.

Al punto che non solo si vuole negare al presidente uscente l’onore delle armi, ma si inveisce in maniera sguaiata e verbalmente violenta nei confronti di chi invece ritiene doveroso farlo. Che poi non vuol dire certo aver approvato il suo operato o tanto meno rimpiangere il fatto che non sia più a Palazzo Chigi. Al di là della legittima opinione che ognuno ha maturato nei confronti dell’ex presidente del Consiglio, in un paese civile non bisognerebbe essere necessariamente suoi fans per riconoscere l’onore delle armi innanzitutto all’uomo Giuseppe Conte. Non fosse altro per il fatto di essersi trovato a guidare la nazione nel suo momento peggiore, nel periodo più delicato e difficile vissuto dalla nostra Repubblica.

E lo ha fatto commettendo sicuramente degli errori (nessuno dei leader dei principali paesi è esente da errori, d’altra parte ci si è trovati all’improvviso ad affrontare qualcosa di inimmaginabile) ma mettendoci sempre la faccia, assumendosi senza esitazioni la responsabilità di determinate scelte. Che poi, al tirare delle somme, ad un’analisi obiettiva (e non offuscata dal tifo di parte da ultras) non sono risultate neppure così deleterie, anzi.

Non si può dimenticare che l’Italia è stata la prima nazione, ovviamente dopo la Cina, a dover affrontare la pandemia e tutti i vertici dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nei mesi più complicati della prima ondata hanno più volte sottolineato il buon lavoro svolto, addirittura portando il nostro paese come esempio. Senza entrare troppo nel merito della lunga e annosa diatriba del difficile rapporto (e delle conseguenti responsabilità) tra il governo centrale e le Regioni, sicuramente in estate degli errori (da ambo le parti) sono stati commessi, pur nella consapevolezza che l’emergenza era tutt’altro che terminata, non ci si è preparati nel modo migliore.

Allo stesso modo, però, bisogna riconoscere che il contestatissimo sistema “a colori” adottato dal governo qualche effetto in questa seconda fase l’ha sortito, quanto meno l’Italia fino ad oggi non si è trovata nella difficile situazione in cui nelle ultime settimane si sono trovati diversi paesi europei. Basterebbe ricordare che Germania e Inghilterra praticamente dal periodo natalizio sono in lockdown (che durerà almeno fino ai primi di marzo), mentre la Francia continua ad oscillare tra chiusura totale e riapertura. Anche per quanto riguarda i vaccini, guardando le cose con un briciolo di obiettività, pur nelle oggettive difficoltà (che sono comuni al resto dell’Europa, con l’aggiunta del nostro paese delle disfunzioni che si verificano in alcune regioni) l’Italia è quanto meno in linea con quanto sta avvenendo negli altri paesi europei.

Naturalmente poi saremo tutti più soddisfatti se il nuovo governo riuscirà a dare quella accelerata che, è giusto ricordarlo, in teoria sarebbe prevista anche nel piano vaccinale approvato dal governo Conte. E’ legittimo pensare e ritenere che il nuovo esecutivo, sia per la gestione della pandemia che per la vaccinazione, sarà in grado di fare molto meglio. Ma è ridicolo e segno evidente che il tifo ha cancellato ogni capacità di analisi obiettiva pensare che tutto quello che è stato fatto fino ad ora è stato sbagliato.

Allo stesso modo, allargando il discorso, è intellettualmente disonesto non riconoscere i meriti (piccoli o grandi che siano) che Conte ha avuto in Europa, in particolare nell’approvazione degli strumenti messi in campo dalla Ue per far fronte alle conseguenze economiche determinate dalla pandemia. Sappiamo bene che questo paese difetta terribilmente di memoria (anche a breve termine) ma sarebbe opportuno ricordare che proprio il presidente del Consiglio uscente ha sempre sostenuto con forza la necessità di adottare determinati strumenti (come appunto il Recovery) anche quando non sembrava che ci fossero i margini per ottenerlo. Poi magari è del tutto lecito e legittimo ritenere che lui e il suo governo non fossero in grado di gestirlo in maniera così utile per il paese.

Ma non riconoscergli quel merito significa davvero essere ormai completamente accecati dal tifo di parte (o dall’odio). Così come, di contro, non sarebbe corretto ricordare che comunque inevitabilmente c’è l’impronta di Conte anche in alcuni dei provvedimenti più discussi (e a nostro avviso più deleteri) del suo primo governo. Parliamo, ad esempio, degli ignobili decreti sicurezza ma anche dell’indecente legge sullo sport (ideata e voluta da quel Giorgetti che ora, gli stessi che qualche settimana fa vomitavano “veleno” contro Conte per quella legge elogiano e applaudono per il suo ingresso nel governo) che ha messo a rischio la partecipazione dell’Italia alle Olimpiadi.

Poi naturalmente ognuno può legittimamente dare più o meno peso agli aspetti positivi o negativi. Ma sarebbe stato comunque un bel segnale di maturità tributare comunque al presidente del Consiglio uscente l’onore delle armi

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