Vaccini agli over 80, cronaca di un disastro annunciato


A 2 giorni dalla presentazione del piano regionale per la vaccinazione degli over 80 si scopre che ben 8 dei 15 punti di vaccinazione individuati non sono idonei o non sono disponibili. Penalizzati gli anziani dei territori montani delle province di Ascoli e Pesaro

Temevamo di essere stati troppo duri, invece abbiamo scoperto che forse siamo stati sin troppo teneri nel criticare il raffazzonato e confuso piano per vaccinare gli over 80 predisposto dalla Regione (vedi articolo: “Vaccini agli over 80, Regione e Saltamartini sfidano anche la matematica”). Che, per altro, era stato predisposto e presentato in colpevole ritardo rispetto alla quasi totalità delle altre regioni italiane (in molte delle quali la vaccinazione degli over 80 è già iniziata). Nelle Marche, invece, secondo quanto prevede il programma pensato dall’assessore alla sanità Saltamartini da venerdì 12 febbraio alle ore 14 sono iniziate le prenotazioni per gli over 80, mentre la somministrazione della prima dose inizierà a partire da sabato 20 febbraio. Già al momento della presentazione del piano era emerso in maniera chiara come la confusione regnasse sovrana, non fosse altro per il fatto che l’obiettivo stabilito dalla Regione è quello di vaccinare almeno il 70% degli over 80 marchigiani entro il 12 marzo (ovviamente la prima dose), puntando a mantenere una media di 2.866 dosi al giorno.

Peccato, però, che, ammesso che si riesca a mantenere quella media (per nulla scontato, anzi…), al 12 marzo saranno poco più di 57 mila gli over 80 che avranno ricevuto la prima dose, oltre 30 mila in meno rispetto al target stabilito dalla Regione. Quel che è peggio, però è che quello “matematico” è solo uno (probabilmente il più eclatante) dei tanti problemi che pian piano stanno emergendo. E che dimostrano inequivocabilmente la superficialità e il pressapochismo (per non dire qualcosa di peggiore) con cui è stato fatto, probabilmente “in fretta e furia”, il piano vaccinazioni.

Al di là quello numerico ampiamente citato, meno di 48 ore dopo la presentazione del piano è emerso un altro incredibile paradosso. Dei 15 punti di vaccinazione individuati e indicati nel piano ben 8 (3 su 4 nella provincia di Ancona e nella provincia di Macerata, 1 su 3 nella provincia di Pesaro, 1 su 2 in quella di Fermo, restano immutati i due punti indicati per la provincia di Ascoli) sono risultati non inidonei o non disponibili e quindi si è stati costretti a cambiare.

Ed è sconcertante apprendere che i tre impianti sportivi indicati per la provincia di Ancona (il Palarossini ad Ancona, il Palatriccoli a Jesi e il Palazzetto dello sport a Fabriano) si è reso necessario cambiarli perché da tempo avevano già in programma nel periodo indicato (20 febbraio – 12 marzo) alcuni importanti eventi sportivi impossibili da spostare. In altre parole la Regione ha stabilito e indicato quei luoghi senza neppure preoccuparsi di verificare se erano disponibili o meno. Per altre strutture, invece, sono state scelte senza neppure verificare se fossero idonee.

Emblematico, a tal proposito, quanto accaduto a Pesaro dove la Regione aveva scelto la sede della Vitrifrigo Arena, senza neppure prendersi la bega di comunicarlo e contattare il Comune per chiedergli rassicurazioni sulla struttura stessa. Poi mercoledì scorso, quando sono state rese note le sedi scelte, il Comune di Pesaro e l’Area Vasta 1 si sono preoccupati di effettuare un sopralluogo dal quale è emerso con chiarezza che c’erano degli evidenti impedimenti logistici che non permettevano di utilizzare quella struttura per vaccinare gli over 80. Per altro al di là dell’inadeguatezza o dell’indisponibilità di più del 50% dei punti indicati, è il numero stesso dei punti di vaccinazione a non essere adeguato.

E’ del tutto evidente che con solamente 15 strutture è alquanto arduo pensare di poter rispettare la media di dosi giornaliere da somministrare indicata dalla Regione, per altro come visto assolutamente insufficiente per raggiungere il target del 70% degli over 80 entro il 12 marzo (bisognerebbe mantenere una media di quasi 4.500 dosi giornaliere per raggiungerlo). Tra l’altro ci sarebbe un ulteriore problema in più che rende assolutamente inadeguato il numero dei punti di vaccinazione.

L’aggiornamento del piano vaccinale nazionale, effettuato dal ministero della salute il 9 febbraio scorso, prevede che insieme agli over 80 si inizino a vaccinare anche gli insegnanti (con il vaccino AstraZeneca). Diverse regioni si sono già attivate in tal senso (Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Puglia) e stanno già raccogliendo le prenotazioni per partire, poi, con la somministrazione delle dosi a metà della prossima settimana.  E’ chiaro che se insieme agli over 80 si dovessero iniziare a vaccinare anche gli insegnanti i 15 punti sarebbero ulteriormente insufficienti.

Va detto che al momento il problema non si pone perché, tanto per cambiare, le Marche sono in ritardo anche questa volta. Dal suo mondo virtuale l’assessore Saltamartini fa sapere che “noi siamo pronti, solo che c’è stata una riunione con l’Iss per verificare come somministrarli ma il nodo non è stato ancora sciolto”. Qualcuno dovrebbe avvisarlo che il nodo evidentemente resta solo per la nostra regione, visto che nelle altre si procede tranquillamente. Al di là di questo ulteriore aspetto, non certamente secondario, c’è un dato che evidenzia in maniera inequivocabile quanto siano inadeguato il numero di punti vaccinazioni delle Marche.

L’Area Metropolitana di Bologna (la provincia di Bologna), che ha 1 milione di residenti (contro l’1,5 milioni delle Marche) e una popolazione di over 80 intorno alle 90 mila unità, ha predisposto sul proprio territorio 57 punti di vaccinazione. Per altro in quell’area il target da raggiungere è l’80-85% degli over 80 (rispetto al 70% delle Marche), praticamente 72-76 mila individui. Quindi per un target inferiore di 10-15 mila unità l’Area Metropolitana di Bologna ha un numero quadruplo, rispetto alle Marche, di punti di vaccinazione.

Non ci sarebbe da aggiungere altro se non fosse che, al di là del freddo dato numerico, c’è un altro aspetto critico rispetto all’individuazione dei 15 punti di vaccinazione. Soprattutto nella provincia di Pesaro e in quella di Ascoli le sedi scelte rappresentano una grave penalizzazione per il territorio montano, per le zone interne. Nel Pesarese, ad esempio, gli over 80 di alcune zone (Cagli, Cantiano, Borgo Pace, Mercatello sul Metauro) per raggiungere il punto vaccinazione più vicino (quello di Urbino) devono percorrere dai 35 ai 50 km, per altro con strada anche abbastanza “brutta”, impiegando in qualche caso anche più di un’ora di tempo.

Perché costringere anziani, anche se deambulanti, magari affetti da altre patologie a percorrere decine e decine di chilometri per raggiungere centri così lontani?” chiede il consigliere regionale pesarese Mastrovincenzo. Situazione simile anche nella provincia di Ascoli dove si è alzata forte la protesta del sindaco di Santa Vittoria in Matenano e presidente dell’Unione dei Sibillini contro la penalizzazione inflitta ai comuni montani. “Un mese fa avevamo fatto presente alla Protezione Civile che i nostri Comuni sarebbe stato meglio organizzare la campagna vaccinale in uno dei centri della montagna, magari a Comunanza – afferma Vergari – da allora però nessuno ci ha ricontattato e ora dobbiamo subire questa decisione assolutamente penalizzante”.

Da parte sua l’Area Vasta 5 sostiene che la scelta dei due siti per la provincia di Ascoli (Ascoli e San Benedetto) sono frutto di una precisa indicazione della Regione. Sempre a proposito della vaccinazione nel nostro territorio, stupisce che sul piano organizzativo si sia deciso di effettuare prevalentemente la vaccinazione nelle ore pomeridiane, per 6 ore al giorno. Considerando che complessivamente gli over 80 nella nostra provincia sono circa 18 mila e che il target da raggiungere (almeno il 70%) è di poco meno di 13 mila dosi entro il 12 marzo, significa che complessivamente bisognerà tenere una media di quasi 650 dosi al giorno, 320 per ogni punto di vaccinazione.

Quindi, considerando 6 ore al giorno, una media di oltre 50 vaccinazioni all’ora. Come direbbero i medici lombardi (nel loro caso per l’ipotesi di Bertolaso di viaggiare ad una media di 30-40 dosi all’ora) “neppure con la cerbottana riusciremmo a rispettare quella media”…

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