Fontana, Bertolaso e Moratti: il trio delle meraviglie nella regione dei balocchi


Il governatore lombardo, il nuovo consulente regionale per i vaccini e l’assessora accusano ministero della salute e Comitato tecnico di boicottare il fantasmagorico piano per vaccinare 10 milioni di lombardi entro giugno. Che, numeri e dati alla mano, non ha alcuna credibilità…

Per una volta bisogna ammettere che Salvini ha ragione. L’unico che, nella difficile gestione del programma di vaccinazione, potrebbe essere all’altezza del già mitologico “Super Mario Draghi”, che prima ancora di iniziare ad operare concretamente da presidente del Consiglio sta facendo mirabilie, compiendo ogni genere di prodigio, è indiscutibilmente Guido Bertolaso. Nessuno come lui, almeno fino a quando non è entrato in scena “Super Mario”, è riuscito a compiere a parole autentici miracoli, come la ricostruzione a L’Aquila (che dopo 11 anni è ancora molto indietro) o i covid hospital di Milano e Civitanova (nella realtà realizzati nel doppio dei giorni promessi e con una dotazione di appena un terzo di quella annunciata).

Non ha alcuna importanza, almeno non per una parte del nostro paese, che la realtà dimostri impietosamente il contrario, nel mondo virtuale costruito dai supporters dell’ex numero uno della Protezione civile Bertolaso è l’uomo delle imprese impossibili, capace di ottenere risultati che “noi umani non possiamo neppure immaginare”. Allora, come ha proposto il leader della Lega, al nuovo governo Draghi serve come il pane un uomo come lui per gestire il programma di vaccinazione. Certo i dati ufficiali dicono che, tra i paesi europei, l’Italia è tra quelli che si sta comportando meglio.

Però non ci sono dubbi che, se al posto di Arcuri ci fosse Bertolaso a gestire il programma di vaccinazione, saremmo i migliori non solo del pianeta ma probabilmente dell’intero cosmo. Non si può davvero fare a meno di ricorrere ad una buona dose di ironia per non lasciarsi prendere dallo sconforto di fronte alle notizie che giungono ancora una volta dalla Lombardia e che vedono protagonisti il nuovo trio delle meraviglie: il presidente Fontana, l’assessore alla sanità Letizia Moratti e il nuovo consulente per il piano regionale vaccini, appunto Guido Bertolaso.

Che nelle ore scorse ha annunciato “urbi et orbi” che, grazie al piano che ha predisposto in pochissimi giorni  (il 2 febbraio scorso è stato nominato consulente per la gestione delle vaccinazioni in Lombardia e gli è bastata una settimana per mettere a punto, ovviamente in maniera perfetta, quello che in altre regioni italiane hanno predisposto in un paio di mesi), entro giugno è in grado di vaccinare 10 milioni di lombardi. O almeno sarebbe in grado perché, ovviamente, quei “cattivoni” del ministero della salute e del Comitato tecnico scientifico nazionale stanno facendo di tutto per boicottarlo. Lo ha denunciato a gran voce nelle ore scorse lo stesso governatore lombardo Fontana ma, d’altra parte, già nei giorni scorsi con eguale veemenza l’aveva urlato anche l’assessora Moratti, accusando il commissario Arcuri di non inviare in Lombardia il personale medico necessario per portare avanti il piano vaccinazioni.

Il ministero della salute ha bloccato la valutazione del piano Lombardia per la vaccinazione di massa che ieri avevamo inviato al Comitato scientifico nazionale – scrive Fontana sui social – ho voluto condividere con il governo il piano vaccini che in Lombardia si sta concretizzando con il coordinamento di Guido Bertolaso e l’obiettivo di vaccinare 10 milioni di lombardi, ritenendo questa la priorità per tutto il paese, che certamente non deve sottostare a logiche di parte”. Poche ore prima lo stesso Bertolaso aveva sottolineato che il suo piano avrebbe permesso di vaccinare entro giugno 10 milioni di lombardi, a patto però che da Roma non tentassero di boicottarlo, come invece a suo dire (e del presidente Fontana) stava accadendo.

Come abbiamo già sottolineato dopo aver ascoltato le surreali proposte dell’assessore regionale alla sanità delle Marche, Filippo Saltamartini, è sconfortante che un governatore regionale ed un presunto esperto del livello di Bertolaso non sappiano (o fingano di non sapere) che una Regione (in questo caso la Lombardia) non può certo fregarsene di accordi e contratti internazionali presi da tempo dall’Europa e dall’Italia con le aziende che producono i vaccini, dimenticando per altro che la Lombardia fa parte di un sistema sanitario nazionale ed infischiandosene del principio del rispetto della distribuzione delle dosi tra le varie regioni italiane.

Ma al netto di queste precisazioni, che non sono certo secondarie, davvero il fantasmagorico piano Bertolaso potrebbe garantire la vaccinazione di 10 milioni di lombardi entro giugno? Nel mondo reale, sulla base di una serie di dati e di fatti incontrovertibili, la risposta è scontata. Per provare a dare consistenza a quell’improbabile proclama Fontana e Bertolaso hanno parlato di un servizio di vaccinazione h24 (attualmente in quasi tutta la Lombardia il servizio si svolge dalle 9 alle 18), dell’utilizzo di spazi come il Terminal 2 di Malpensa, di un hangar di Linate, di villa Erba e Cernobbio e di palestre e discoteche attualmente chiuse, dell’utilizzo dei drive in e del coinvolgimento fattivo di associazioni di volontariato (che sono sicuramente utili, ma sono indispensabili medici e infermieri).

Senza neppure stare a citare tutte le problematiche connesse al possibile utilizzo di locali chiusi da tempo e ovviamente non attrezzati per l’occorrenza, i numeri sono impietosi e non lasciano spazio a simili improbabili fantasie. Al momento, ad un mese e mezzo dall’inizio della campagna di vaccinazione, in Lombardia sono state somministrate 438.540 dosi nei 67 punti di somministrazione presenti nel territorio regionale, con una media di poco più di 10 mila dosi al giorno. Secondo i calcoli effettuati dai ricercatori della Bocconi di Milano, per arrivare a vaccinare 10 milioni di lombardi entro giugno, si dovrebbe passare in media ad una somministrazione di 137 mila dosi al giorno.

E’ del tutto evidente che per poter pensare di avvicinare quel numero giornaliero serve innanzitutto un sensibile aumento dei punti di somministrazione. Calcolando, sempre secondo una simulazione effettuata dai ricercatori della Bocconi, di viaggiare ad una media di 20 vaccini ad ora per ogni punto di somministrazione, con il servizio attivo h24 servirebbero circa 300 punti di somministrazione, quasi 5 volte di più di quelli che sono attivi attualmente. Superfluo sottolineare che, con il servizio operativo 24 ore su 24 ed un eventuale aumento così massiccio dei punti di somministrazione, servirebbero poi tantissimi medici e infermieri in più. Secondo l’assessora regionale Moratti allo stato attuale, cioè senza prendere in considerazione il piano “dei miracoli” di Bertolaso, per la fase 2 servono altri 1000 operatori (tra medici e infermieri) che, entro l’estate, dovrebbero diventare circa 2 mila.

Se i dati della Moratti sono attendibili, non sarà affatto facile coprire il fabbisogno necessario. Ma per poter rispettare la promessa fatta da Bertolaso, di operatori sanitari in più ne servirebbero almeno il triplo, circa 5-6 mila. Non c’è necessità di aggiungere altro, anche un bambino è in grado di capire quanto possa essere attendibile un piano che promette per giugno qualcosa che non c’è alcuna possibilità non di essere concretizzata realmente ma, nei numeri, neppure avvicinata.

Neppure se li vaccinassimo con la cerbottana riusciremmo a vaccinare 10 milioni di lombardi entro giugno” commentano ironicamente i rappresentanti dei medici e degli infermieri lombardi. E’ superfluo aggiungere altro, se non che, al di là dei numeri e dei dati sin troppo eloquenti, per poter anche solo avvicinare quel traguardo servirebbe un’organizzazione sanitaria regionale praticamente impeccabile. Ora non ci sarebbe neppure bisogno di ricordare che purtroppo in Lombardia non è così, anzi. Ma l’ulteriore conferma è arrivata proprio in questi giorni, con l’ennesima “figuraccia” della Moratti che di sicuro non sta facendo rimpiangere il suo predecessore Gallera, un vero collezionista di topiche.

Sui vaccini la Lombardia è pronta – accusa la vicepresidente e assessora al welfare – ma il commissario Arcuri deve mantenere gli impegni presi. Per febbraio il commissario aveva promesso l’arrivo di 123 unità di personale sanitario a supporto ma ad oggi non nessuno si è visto”.

In realtà il personale aggiuntivo che abbiamo selezionato e già inviato alla Lombardia è di gran maggiore, si tratta di 229 tra medici, infermieri e assistenti sanitari – spiega il commissario Arcuri – purtroppo soltanto 4 di loro hanno già potuto entrare in servizio presso l’Ats di Pavia. Tutti gli altri sono in attesa, da diversi giorni, delle necessarie visite mediche da parte delle Art locali. Nel dettaglio il personale in attesa delle visite per l’idoneità sono 12 dell’Ats Val Padana, 10 dell’Ats Pavia, 43 dell’Ats Brescia, 13 dell’Ats Brianza, 27 dell’Ats Bergamo, 28 dell’Ats Insubria e 86 dell’Ats Milano. Infine, 6 hanno effettuato le visite mediche presso l’Ats della Montagna ma sono in attesa di ricevere dalla stessa Ats l’idoneità“.

Semplicemente sconfortante, sarà per colpa di una sorta di maledizione che aleggia sull’assessorato regionale al welfare, ma davvero anche la Moratti non ne azzecca una. Certo, però, ci vuole molto più di una fervida immaginazione per pensare che chi non riesce neppure a fare le visite mediche di routine a poco più di 200 tra medici e infermieri possa però vaccinare 10 milioni di lombardi in poco più di 3 mesi…

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