“Indietro non si torna”: in piazza per difendere la 194 e il diritto di scegliere


Sabato 6 febbraio ad Ancona, Ascoli e San Benedetto non solo donne ma anche associazioni, movimenti, studenti, sindacati in piazza per difendere il diritto all’autodeterminazione delle donne messo a rischio dalle “farneticanti” dichiarazioni degli esponenti della giunta Acquaroli

Prima le parole dell’unica assessora regionale al femminile Giorgia Latini. Poi la sfida da parte della Regione al ministro Speranza, con il no alla pillola Ru 486 nei consultori (e il voto contrario alla mozione presentata dalla consigliera regionale Emanuela Bora che chiedeva alla giunta regionale di tornare sui suoi passi). Infine le allucinanti dichiarazioni del capogruppo regionale di Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli che ha paventato una presunta battaglia per la conservazione della razza italica.

In questo momento di grande denatalità della società occidentale – ha affermato Ciccioli in Consiglio regionale – la battaglia per il diritto all’aborto, che aveva un senso negli anni ’60 e ’70 è fuori posto. La battaglia da fare oggi è quella per la natalità, non c’è ricambio e non riesco a condividere il tema della sostituzione cioè che siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie, da altre vicende”. Difficile persino commentare simili farneticazioni, la misura è più che colma. Sembra incredibile e neppure nel peggiore degli incubi si poteva prevedere, ma nel 2021 nelle Marche c’è ancora la necessità di scendere in piazza per difendere un diritto che sembrava inalienabile, quello all’autodeterminazione delle donne, e che invece viene messo in discussione da questa amministrazione regionale.

Ed è quello che faranno associazioni, gruppi, movimenti sociali, forze sindacali, studenti, lavoratori e tanti semplici cittadini sabato 6 febbraio. Ad Ancona, in piazza Roma, al grido “194, indietro non si torna”, ad Ascoli (piazza del Popolo) e a San Benedetto (piazza Giorgini) con lo slogan “Libere tutte – 194: il diritto di scegliere”. E lo fanno partendo da alcuni fondamentali presupposti. Innanzitutto che, come confermano i dati Istat, il tasso di abortività in Italia è in continuo calo e potrebbe esserlo ancora di più se si investisse sull’educazione sessuale nelle scuole, sull’accesso agli anticoncezionali sicuri, sulla piena gratuità e la piena accessibilità della contraccezione d’emergenza, sul rafforzamento dei consultori.

Poi sottolineando che, se davvero si vuole invertire la curva della denatalità, non serve certo mettere in discussione la legge 194 e il diritto all’autodeterminazione delle donne, quanto piuttosto investire concretamente su politiche che consentano un’occupazione stabile, che perseguano la riduzione del gender pay gap (divario retributivo di genere), che promuovano la gratuità dei servizi per l’infanzia. Soprattutto, però, che nelle Marche già prima dell’avvento di questa nuova giunta regionale c’era un evidente problema nel garantire, così come stabilito dalla Legge 194, il diritto delle donne che decidono, legittimamente e liberamente, di interrompere la gravidanza.

Non è, infatti, una novità che la percentuale di obiettori di coscienza negli ospedali marchigiani è elevatissima. A Fermo siamo intorno al 90%, ad Ascoli e San Benedetto si supera l’80% e le interruzioni di gravidanza vengono garantite grazie al personale in mobilità da altre strutture. Ma le cose non vanno certo molto meglio a Macerata (69% di obiettori di coscienza), Pesaro (67%) e Ancona (66,9%).

Sono passati 43 anni dall’approvazione della legge 194 che regolamenta e garantisce il diritto per le donne di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) – si legge nel manifesto che promuove le manifestazioni ad Ascoli e San Benedetto – si tratta di una legge di civiltà che sancisce l’inalienabile diritto all’autodeterminazione di tutte, una legge che dal 1978 ad oggi ha subito e continua a subire attacchi costanti, tentati ridimensionamenti, delegittimazioni e mistificazione di ogni sorta. Nel corso delle ultime settimane la neo insediata giunta regionale ha messo in campo un nuovo attacco alle linee di indirizzo promulgate dal ministero della salute e coadiuvate dalle delibere Aifa che regolamentano le corrette modalità di somministrazione della pillola RU486, cioè interrompere la gravidanza farmacologicamente. La soluzione delle destre al problema della denatalità finisce per limitare il diritto alla scelta delle donne, impedendo la somministrazione della RU486 nei consultori e aprendo a una revisione delle liee guida degli stessi, prevedendo inoltre la collaborazione con enti privati Pro Vita”.

Non si tratta di una questione politica ma di una questione universale, si tratta di diritti civili e sociali che riguardano tutti, in particolar modo noi donne – aggiunge una delle sostenitrici della manifestazione – la giunta regionale delle Marche si è espressa contro la pillola abortiva nei consultori, nonostante le linee guida del ministero della sanità dispongano che questa possa essere appunto distribuita nei consultatori. Fermo restando che l’interruzione volontaria di gravidanza è sicuramente un’esperienza tremenda, che ferisce per prima la donna che la pratica, credo che ogni donna debba averte diritto di autodeterminarsi, di scegliere, in certe situazioni delicate. Penso che negare per principio la somministrazione di pillola abortiva significhi condannare la donna ad effettuare sempre e comunque interventi chirurgici. Credo che si voglia sottrarre alla donna il diritto di scelta, complicando ed ostacolando l’applicazione della legge sull’Igv”.

Il pericolo sussiste non solo per tutte coloro che rischiano di vedere messo in discussione il proprio legittimo diritto alla scelta e di tutela della salute – si legge ancora nel manifesto – ma rimanda ad un pericolo più grande di attacco ai diritti civili, sociali e di cittadinanza. E’ per queste ragioni che non si può restare indifferenti alle piazze che sabato 6 febbraio si uniranno a presidio per rimarcare la profonda distanza che la posizione promossa da giunta e Consiglio regionale ha dagli interessi della cittadinanza. Perché si pretendono passi avanti e non si tollerano passi indietro.

Perché quello che pretendiamo sono: rispetto ed implemento delle linee di indirizzo del ministero della salute riguardanti l’adeguata metodologia di applicazione della legge 194/78; somministrazione della RU486 nei consultori e in day hospital per tutte; rispetto del diritto alla scelta di donne e soggettività lgbt, il cui corpo sia libero, autodeterminato e non più terreno di contesa; riqualificazione e potenziamento dei consultori, intesi come luoghi di cura, accoglienza e salvaguardia di tutte le soggettività; rifiuto di politiche di odio xenofobo e razzista che promuovono l’idea di sostituzione etnica, tali da dipingere la persona straniera come nemica”.

Nel capoluogo piceno anche le forze che sono all’opposizione della giunta comunale si mobilitano e, con un comunicato congiunto (Pd, Movimento 5 Stelle e Ascolto e Partecipazione) annunciano la presentazione di una mozione e l’appoggio alle manifestazioni che sabato prossimo si svolgeranno nel territorio piceno.

Abbiamo voluto dare il nostro contributo – si legge nel comunicato – presentando una mozione che impegna l’amministrazione comunale guidata da Fioravanti a ribadire la totale contrarietà alla possibile sospensione della procedura legata all’interruzione volontaria di gravidanza in day hospital o con metodo farmacologico presso ambulatori pubblici adeguatamente attrezzati e collegati, funzionalmente, all’ospedale e autorizzati dalla Regione, oppure presso i consultori”. “Con questa azione amministrativa – aggiungono – vogliamo sostenere tutti coloro che in queste ore nelle Marche, compreso il Piceno, si stanno mobilitando per fermare la volontà politica della giunta Acquaroli di non attenersi alle linee guida del Ministero della Salute e, di conseguenza, di non garantire la somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori”. R

iguardo le manifestazioni in programma sabato i tre partiti all’opposizione sostengono che si tratta di una “mobilitazione apartitica ma non apolitica: non si possono chiudere gli occhi dinanzi a certe volontà politiche. Siamo convinti che vietare l’interruzione volontaria di gravidanza terapeutica o farmacologica non sia mai la soluzione appropriata per tutelare la salute della donna. Siamo orgogliosi di prendere posizione rispetto un tema che non può avere distinzioni di sesso, proprio perché a nostro modo di vedere, si tratta di garantire un diritto universale, quello di consentire, rendendola concreta, una libera scelta”.

L’appuntamento è per sabato 6 febbraio alle 15, in piazza del Popolo ad Ascoli, in piazza Giorgini a San Benedetto (naturalmente nel rispetto delle norma anti covid). “Non per fare politica, ma per manifestare a difesa delle donne” sottolinea una sostenitrice della manifestazione. Un dovere essere presenti

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