Indice Rt e “colorazione” su base provinciale, mozione farsa in Consiglio comunale


I consiglieri comunali della maggioranza chiedono che l’indice Rt e “l’annessa colorazione” siano valutati su base provinciale e non regionale. Ignorando, però, che il sistema di monitoraggio dell’Iss si basa su 21 parametri, tra cui alcuni più importanti dell’indice Rt

Sciogliamo le Camere per un mondo migliore” cantavano “Rokko e i suoi fratelli” (Pierfrancesco Locke, Corrado Guzzanti, Stefano Masciarelli, Antonello Fassari) ai tempi di “Avanzi”. “Sciogliamo il Consiglio comunale per una città migliore” verrebbe da canticchiare ironicamente (e amaramente) dopo aver letto la surreale mozione presentata dal consigliere comunale di “Scelta Responsabile” (forse sarebbe il caso di cambiare nome al gruppo…) Alessio Rosa insieme a tutti gli altri consiglieri comunali e ai gruppi della maggioranza (Lega, Fratelli d’Italia, Insieme a Fioravanti per Ascoli, Noi di Ascoli, Forza Ascoli, Per Ascoli, Cittadini in Comune). Che chiedono al sindaco Marco Fioravanti di impegnarsi per sensibilizzare la Regione Marche e il governo (quale?) affinché venga considerata la possibilità di valutare il calcolo dell’indice Rt (“con l’annessa colorazione” scrive nel comunicato stampa di presentazione della mozione Rosa) su base provinciale.

Un po’ c’è da capirli, dopo aver ascoltato tutte le corbellerie che nelle settimane scorse hanno raccontato il governatore marchigiano Acquaroli e l’assessore alla sanità Saltamartini in merito ai criteri per l’assegnazione dei colori alle regioni non ci si può certo stupire più di tanto. Acquaroli e Saltamartini ci hanno messo un po’ per comprendere come funzionava il neppure troppo complesso sistema di monitoraggio delle regioni approvato il 5 novembre scorso, solo un paio di settimane fa hanno capito che il criterio prevalente non è l’indice Rt (non lo è mai stato) ma ci sono 21 parametri e 3 ambiti indicati dalla cabina di regia dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Evidentemente ai consiglieri comunali ascolani servirà qualche settimana in più, magari saranno un po’ più lenti nell’apprendere e nel capire a pieno certi concetti oppure, più semplicemente, non hanno neppure il buon senso di informarsi adeguatamente prima di affrontare una determinata tematica. Quello che, però, è oltre modo paradossale è che evidentemente non hanno neppure l’abitudine di leggere (e magari comprendere…) i documenti che loro stessi presentano.

Perché, se l’avessero fatto, si sarebbero subito resi conto di quanto la loro proposta sia priva del minimo fondamento. Infatti, allegato alla mozione, i 21 consiglieri comunali della maggioranza hanno presentato un documento (il “Report 37” di ministero della salute, Iss e Cabina di regia relativo alla settimana che va dal 18 al 24 gennaio) che spiega alla perfezione su che basi viene effettuato il monitoraggio settimanale, elencando quali sono i 21 parametri che vengono analizzati per attribuire i differenti colori alle regioni e evidenziando in maniera inequivocabile come l’indice Rt è solo uno di quei parametri e neppure il più importante.

In altre parole, una “figuraccia” senza precedenti, resa più imbarazzante dal fatto che è davvero sconfortante che su 21 consiglieri comunali (quelli che hanno sottoscritto la mozione) non ce ne sia neppure uno che si sia accorto dell’assoluta infondatezza della proposta, che abbia avuto la premura di informarsi seriamente prima di sottoscrivere un atto ufficiale. Siamo all’evoluzione (o forse sarebbe meglio dire l’involuzione…) dei cosiddetti “consiglieri paletta”, di fronte a simili dimostrazioni viene più che il sospetto che la loro utilità per il Consiglio comunale (e, di conseguenza, per la città) sia pari a zero.

Verificando settimanalmente i dati presenti nel report del ministero della salute – scrive Alessio Rosa nel comunicato stampa con il quale presenta la mozione – si evince infatti che esiste una sostanziale differenza tra le provincie del nord delle Marche e quelle del sud. Valutare gli indici Rt su base provinciale permetterebbe di ridurre le restrizioni in quelle provincie con gli indici più bassi, dando soprattutto modo alle attività commerciali di poter lavorare, sempre rispettando i protocolli anti covid. Ma permetterebbe alle provincie con indici più alti di utilizzare misure più rigorose al fine di tutelare nel migliore dei modi la salute dei cittadini”.

Nella mozione, poi, preliminarmente viene citata l’ordinanza del 29 gennaio scorso con la quale il ministero della salute ha stabilito quali regioni sono in area gialla e quali in area arancione (non c’è alcuna regione in area rossa), evidenziando quali sono le norme da rispettare nell’area gialla attribuita da quella ordinanza alle Marche. Vengono, poi sottolineati gli “effetti economici estremamente severi” che la crisi sanitaria sta determinando nel nostro paese, con la contestuale indicazione di quelli che sarebbero i settori più colpiti (tra i quali, secondo i sottoscrittori della mozione, ci sarebbe anche il non meglio definito settore dell’alloggio…).

Dal documento di monitoraggio Fase 2 – Report settimanale del ministero della salute, Iss – si legge poi nella mozione – per la regione Marche del 27/1/2021 e riferito alla settimana 18/1/2021 – 24/01/2021, si evince che la provincia di Ascoli Piceno è quella meno colpita dal covid-19. L’indice Rt nella provincia di Ascoli Piceno è sicuramente più basso rispetto alla media regionale”. Sulla base di questo dato i 21 consiglieri comunale della maggioranza chiedono al sindaco e alla giunta comunale di “sensibilizzare Regione Marche e governo affinché venga considerata la possibilità di valutare il calcolo dell’indice Rt su base provinciale, favorendo una riduzione delle restrizioni imposte per le provincie più virtuose”.

Il concetto è sin troppo chiaro, in questo momento la situazione nella provincia di Ascoli, almeno sulla base dei dati giornalieri, in questo momento è migliore rispetto al resto della regione, quindi un’assegnazione dei vari colori su base provinciale ora sarebbe vantaggiosa per il nostro territorio. Qualche settimana fa, invece, non sarebbe stata la stessa cosa, visto che da metà ottobre fino a tutto novembre la situazione era rovesciata, la provincia di Ascoli in alcuni periodi era addirittura la peggiore delle Marche. E, guarda il caso, la “brillante” idea di presentare una simile mozione ai consiglieri comunali ascolani è venuta ora, non allora quando il cosiddetto sistema a colori è stato presentato e, magari, sarebbe stato più logico in quella fase chiedere eventuali variazioni.

Per altro è ancor più singolare che questa richiesta arrivi nel momento in cui, proprio sulla base del report settimanale citato nella mozione, le Marche sono tornate in zona gialla (ed ovviamente la provincia di Ascoli non ha certo i dati per poter aspirare alla zona bianca). Al di là di questi aspetti, sarebbe stato sufficiente conoscere concretamente su che basi la cabina di regia dell’Iss attribuisce i rispettivi colori per comprendere per quali ragioni sia di fatto impossibile anche solo ipotizzare una assegnazione non più su base regionale ma su base provinciale.

Come anticipato, però, sarebbe stato sufficiente leggere il documento allegato alla mozione stessa per comprenderlo. Perché in quel Report è spiegato in maniera chiarissima che ci si basa su una serie di parametri che sono raggruppati in 3 ambiti, con il primo che misura la capacità di raccolta dati, il secondo la capacità di testare i casi sospetti e garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena e il terzo contempla la tenuta dei servizi sanitari. L’indice Rt rientra in questo terzo ambito ma, come abbiamo più volte verificato, non è neppure il parametro più importante, ben più significativi sono considerati la pressione sugli ospedali, il numero di nuovo focolai, il numero di accesi al pronto soccorso, per non parlare delle soglie di saturazione delle terapie intensive e dei posti letto nei reparti ordinari.

E’ già più volte accaduto, anche con le Marche, che, nonostante l’indice Rt fosse inferiore ad 1, la cabina di regia dell’Iss abbia assegnato la zona arancione, proprio sulla base di quegli e di altri dati. Per altro, soffermandoci solamente su questi ultimi parametri citati, non bisogna certo essere dei geni per comprendere le ragioni per cui non è percorribile un’assegnazione dei colori su base provinciale che, per altro, probabilmente risulterebbe invece penalizzante per la provincia di Ascoli. Che quanto a tenuta e a livello dei servizi sanitari probabilmente è messa peggio di tutte le altre provincie marchigiane.

E’ del tutto evidente, poi, che con l’assegnazione dei colori su base provinciale, visto che i parametri più importanti di cui tenere conto sono quelli della tenuta delle strutture sanitarie (in particolare sul livello di saturazione delle terapie intensive e dei posti letto) si rischierebbe di mettere a grave rischio la sacrosanta collaborazione tra le strutture sanitarie della stessa regione.

Basterebbe pensare, ad esempio, che se nei giorni scorsi gli ospedali di Ascoli e San Benedetto hanno accolto pazienti covid provenienti dall’ospedale di Fermo “al collasso”, determinando di fatto la quasi saturazione anche dei due nosocomi del nostro provinciale, ad ottobre e novembre è accaduto l’inverso, cioè pazienti provenienti dal nostro territorio sono stati trasferiti in altre strutture regionali perché i due ospedali ascolani erano “saturi”, sia come terapie intensive che come posti letto ordinari. E’ del tutto evidente che, se la classificazione diventasse provinciale e non più regionale, questa “sana” e inevitabile collaborazione verrebbe messa a rischio, visto che accogliere pazienti di altre province potrebbe significare obbligare la propria provincia a subire delle ulteriori restrizioni.

Si potrebbe proseguire a lungo, continuando ad elencare tutti i motivi che rendono semplicemente improponibile anche solo ipotizzare un passaggio da una classificazione su base regionale ad una su base provinciale. Quello che è chiarissimo ed evidente già così è che quella proposta è completamente priva di senso e assolutamente inopportuna. E pensare che, invece, ci sarebbero delle tematiche e degli argomenti, sempre legati al covid, sui quali i consiglieri comunali potrebbero, anzi, dovrebbero far sentire la propria voce.

Ad esempio per quanto riguarda il piano vaccinazione, potrebbero chiedere al sindaco e alla giunta di sollecitare la Regione a fare chiarezza sui presunti “furbetti” dei vaccini (nei giorni scorsi è sono addirittura intervenuti i carabinieri del Nas nell’Area Vasta 5) ma anche sulle modalità di effettuazione e di prenotazione dei vaccini stessi per gli over 80, al momento molto confuse nella nostra regione. In altre parole potrebbero dimostrare di poter rendersi in qualche modo utili alla propria città e al proprio territorio, preoccupandosi un po’ meno degli interessi della propria parte politica.

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