Tamponi rapidi per gli studenti, ennesimo “pasticcio” della Regione


Una farsa il fantomatico screening agli studenti annunciato da Acquaroli e Saltamartini, il Comune di Pesaro va per la sua strada, mentre ad Ascoli il Soroptimist promuove lo screening in due istituti. Ma l’intervento dell’assessore regionale alla sanità blocca tutto

Era stato annunciato con la solita enfasi tra i provvedimenti del cosiddetto “pacchetto scuola” per garantire il ritorno a scuola in sicurezza per i ragazzi delle superiori. Ma, come era sin troppo facile prevedere, lo screening per studenti e personale scolastico vaneggiato dalla Regione si sta rivelando un imbarazzante “pasticcio” che mette ancor più in evidenza le inefficienze e i clamorosi limiti di questa amministrazione regionale, almeno nella gestione di questa delicata fase.

Al di là dell’evidente incompetenza (meglio stendere un velo pietoso sull’assessore alla sanità Saltamartini), il problema è che Acquaroli e la sua giunta si preoccupano esclusivamente di lanciare messaggi propagandistici, di far credere che sono pronti a mettere in campo chissà quali provvedimenti risolutivi ma, poi, in concreto non fanno quasi nulla di quello che sbandierano. O, nella migliore delle ipotesi, quando lo fanno il risultato è semplicemente sconfortante. In tal senso la vicenda dei tamponi rapidi per studenti e personale scolastico è una sorta di manifesto dell’incapacità dell’amministrazione regionale. Da ormai 2 mesi, esattamente dal novembre scorso, i consiglieri regionali dell’opposizione chiedevano di effettuare tamponi rapidi (ripetuti a distanza di 15 giorni) a tutti gli studenti delle scuole superiori delle Marche, con la giunta regionale che aveva sempre risposto “picche”.

Richieste che sono tornate ad essere pressanti nelle ultime settimane nel momento in cui è emerso che sarebbero avanzati oltre mezzo milione di tamponi dal programma di screening che è stato realizzato nelle settimane e nei giorni scorsi, a causa della bassa partecipazione da parte dei cittadini marchigiani. Lo stesso assessore Saltamartini, nel comunicato stampa con il quale risponde al sindaco di Pesaro (e annuncia l’ispezione all’Area Vasta 5 per la vicenda dei tamponi del Soroptimist), di fatto ha ammesso che sono rimasti 600-700 mila tamponi. C’erano tutte le possibilità e le premesse per organizzare lo screening e dare finalmente un segnale concreto di interesse nei confronti della scuola, al di là dei proclami, consentendo così realmente agli studenti delle superiori di tornare in classe in una condizione di più che accettabile sicurezza.

Invece ancora una volta nulla, nessun serio screening ma una soluzione che definire pasticciata e inadeguata è a dir poco riduttivo. Lunedì 18 gennaio, nella stessa giornata in cui è stato annunciato il fantomatico “pacchetto scuola”, prima il presidente Acquaroli, poi l’assessore alla sanità Saltamartini che gli studenti e il personale scolastico possono effettuare il tampone rapido presso i comuni nei quali in questi giorni si sta procedendo allo screening. Che, basta verificare nel sito della Regione dedicato allo screening (Operazione Marche Sicure), in questa fase in tutte le province marchigiane si sta effettuando nei comuni più piccoli, dell’entroterra. Infatti nei comuni capoluoghi e in quelli più grandi lo screening è stato effettuato circa un mese fa.

Quindi secondo quegli insuperabili “geni” di Acquaroli e Saltamartini i genitori dei ragazzi marchigiani dovrebbero girare la provincia di appartenenza alla ricerca del comune dove si effettuano i tamponi rapidi. Una “genialata” che è vergognoso definire “screening agli studenti” come continuano a fare il governatore e l’assessore alla sanità marchigiani, spalleggiati da qualche quotidiano locale che, dalla settimana scorsa, ogni giorno titola “Prosegue lo screening agli studenti”. Sarebbe interessante sapere in concreto quanti, tra studenti e personale scolastico, si sono concretamente sottoposti a tampone rapido. Non ci sono cifre ufficiali ma i primi dati che arrivano dalle province di Ancona, Macerata e Pesaro parlano di poche decine di studenti. Un vero e proprio successo!

Ironia a parte, visto che la Regione non è capace, a realizzare un serio programma di screening degli studenti e del personale scolastico ci ha pensato il Comune di Pesaro, con il sindaco Ricci che nel fine settimana ha annunciato l’avvio dello screening stesso a partire dal 28 gennaio. “Lo faremo sostituendoci alla Regione Marche – ha affermato il primo cittadino pesarese – doveva farlo la Regione, potevamo farlo insieme ma con scuse incomprensibili, dopo tanto tempo perso, si sono rifiutati”.

Lo stesso Ricci spiega che inizialmente la Regione aveva manifestato la propria disponibilità a fornire i tamponi (visto, appunto, che ne sono avanzati 600-700 mila), poi inspiegabilmente ha fatto marcia indietro. “Così ieri abbiamo deciso come amministrazione di comprare nuovi tamponi, quindi dal 28 gennaio tutti gli studenti delle superiori che studiano nella nostra città saranno tamponati insieme a insegnanti e personale scolastico” ha aggiunto Ricci. Per completare l’opera, visto che è anche emerso un problema di reperimento del personale, il Comune si è messo alla ricerca e ha poi trovato medici e infermieri che verranno pagati dall’amministrazione comunale (spesa di circa 40 mila euro).

Se a Pesaro è l’amministrazione comunale, ad Ascoli a sopperire parzialmente alle negligenze della Regione ci pensa (o meglio, come vedremo, avrebbe voluto pensarci…) un gruppo privato, quello del Soroptimist. Che aveva promosso lo screening negli istituti superiori piceni con i tamponi donati all’Area Vasta dalla Fondazione Carisap. Naturalmente nei limiti delle loro possibilità, quindi solo i ragazzi del Liceo Scientifico di Ascoli e di San Benedetto (e il rispettivo personale scolastico) avrebbe potuto effettuare i tamponi rapidi.

Così viene negato un diritto che dovrebbe essere di tutti gli studenti – afferma il consigliere comunale Ameli – ovviamente il Soroptimist fa la sua parte ma spetterebbe alla Regione garantire a tutti gli istituti scolastici di poter rientrare in sicurezza. Su questo non si possono fare figli e figliastri, spero che la Regione intervenga subito per porre rimedio e anche per chiarire l’utilizzo dei tamponi”. Intervento che non si è fatto attendere, con un comunicato stampa semplicemente sconfortante, a firma dell’assessore Saltamartini.

Che, invece di chiedere scusa per le gravi negligenze e ringraziare chi sta cercando di mettere una “pezza” agli errori della Regione, incredibilmente accusa il sindaco di Pesaro, colpevole di voler tutelare gli studenti e il personale scolastico del proprio comune. Per altro con motivazioni risibili.

Il Comune di Pesaro – afferma Saltamartini – ha ritenuto di organizzare da settimane un suo screening, assumendo una presunta funzione di supplenza del servizio sanitario regionale, senza averne la competenza, con le eventuali e conseguenti responsabilità. La Regione è da tempo impegnata sul duplice fronte dello screening e della vaccinazione e il personale della sanità da circa un anno è sottoposto a pesantissimi ritmi professionali che non ammettono ritardi o duplicazioni per ragioni di visibilità politica. Queste argomentazioni sono state sempre espresse al sindaco Ricci, anche se solo nella giornata di venerdì il Comune di Pesaro avanzava una formale richiesta di fornitura di tamponi e materiale di protezione.

Tuttavia all’esito della richiesta, i dirigenti del Servizio sanità a cui spettano le determinazioni finali negavano la fornitura sulla base di 3 argomentazioni: il servizio sanità coinvolgendo organizzazioni e professionalità determinate dalla legge attribuisce tale funzione alle Regioni e non ai Comuni; i tamponi sono acquistati per il servizio sanitario regionale e devono essere computati e rendicontati allo Stato che li paga; sono coinvolti profili di tutela della privacy nel nucleo essenziale della condizione della salute”.

Da far cadere le braccia, verrebbe da chiedersi se l’assessore Saltamartini è cosciente quando afferma simili amenità. Come se non bastasse l’assessore alla sanità si è poi occupato anche dell’iniziativa del Soroptimist ad Ascoli.

Questi principi si applicano a Pesaro ma anche nel resto della Regione – ha affermato – le notizie apparse sulla stampa e che sono state richiamate dal sindaco Ricci di una presunta discriminazione politica non hanno fondamento. Il principio di leale cooperazione tra Enti che formano la Repubblica non possono portare ad assumere parametri politici in luogo dei principi di legalità, su cui poggia l’azione delle Amministrazioni pubbliche. La notizia secondo cui il direttore dell’Area Vasta 5, senza alcuna autorizzazione dell’Asur avrebbe gestito l’attribuzione di tamponi antigenici, donati asseritamente alla stessa Area Vasta da una fondazione privata saranno oggetto di un approfondimento che l’Assessore alla sanità ha disposto con una visita ispettiva, disponendo la sospensione di ogni atto consequenziale, fino alla verifica dell’esistenza dei suoi presupposti di legalità”.

Inevitabilmente dopo queste affermazioni, il Soroptimist Ascoli ha annullato il programma di screening nelle due scuole del territorio che si doveva svolgere mercoledì e giovedì. Altrettanto ovviamente il sindaco Ricci non si è certo fatto intimorire dalle paradossali dichiarazioni di Saltamartini e va avanti per la sua strada, con lo screening che dovrebbe partire mercoledì prossimo a Pesaro. Dove studenti e personale scolastico hanno la fortuna di essere tutelati dalla propria amministrazione comunale.

A differenza di quello che avviene nel capoluogo piceno dove il sindaco Fioravanti, che continua ad anteporre gli interessi della sua parte politica a quelli dei cittadini ascolani, non si è neppure degnato di proferire parola in questa vicenda. L’ennesima beffa per gli studenti e il personale scolastico piceno…

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