Il mondo “a rovescio” del governatore delle Marche Acquaroli


Il presidente della Regione cita improbabili e irrilevanti dati sui sintomatici, conferma di non aver ancora capito come funzionano i parametri per l’assegnazione dei colori ma non spende una parola sulla drammatica situazione negli ospedali marchigiani

Sono da poco passate le 9 del mattino di domenica 17 gennaio, giornata che segna il ritorno delle Marche in zona arancione, quando il presidente della Regione Francesco Acquaroli con un post su facebook fornisce ai cittadini marchigiani quella che, secondo lui, dovrebbe essere una buona notizia in merito all’andamento della pandemia nelle Marche: il dato dei positivi sintomatici che è in miglioramento rispetto alla scorsa settimana. “Quando manca ancora un giorno – scrive il governatore marchigiano – registriamo 50 casi in meno, 370 la scorsa settimana e 320 questa. Tendenza che, se confermata, rappresenta un sensibile miglioramento anche rispetto alla penultima settimana”.

Si potrebbe discutere a lungo, più o meno seriamente, sull’importanza di una simile comunicazione. Dopo che per mesi virologi, infettivologi e tutti gli esperti ci hanno spiegato come anche gli asintomatici possano trasmettere il virus e che, per questo, non ci sia una grande differenza con i sintomatici, il presidente Acquaroli all’improvviso decide di buttare lì un dato che non ha alcun tipo di rilevanza. E che, per altro, in realtà non rappresenta neppure quel “sensibile miglioramento” vantato dal governatore. Infatti un paio di ore dopo la pubblicazione di quel surreale e paradossale post, sono arrivati i dati giornalieri del Servizio Sanità della Regione Marche che ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono 440 i nuovi positivi nella nostra regione, di cui 50 sintomatici.

Quindi, visto che proprio Acquaroli ci aveva fatto sapere che mancava il conteggio di un giorno per poter fare l’esatto confronto tra le ultime due settimane, il numero di positivi sintomatici (per quello che conta) dell’ultima settimana è pari a 370, esattamente come la settimana precedente. E, di conseguenza, il post del governatore marchigiano, che già in assoluto non aveva alcun senso, diventa ancor più ridicolo e paradossale. Al punto che viene quasi il sospetto che il profilo facebook del presidente delle Marche sia stato hackerato, che quel post l’ha scritto qualcuno per gettarlo nel ridicolo.

Poi, però, basta andare indietro solo di qualche ora e tornare a sabato sera per avere la conferma che non c’è bisogno di alcune hackeraggio, il governatore marchigiano riesce a rendersi incredibilmente ridicolo anche da solo. Nella serata del 16 gennaio, infatti, Acquaroli, sempre su facebook, per fare il punto sulla situazione ha pubblicato un video di poco meno di 20 minuti (18 minuti e 43 secondi per l’esattezza) che, se non fossimo nel pieno della pandemia, sarebbe destinato a diventare una pietra miliare della comicità italiana. Con passaggi che, se ancora ci fosse, finirebbero di diritto a “Mai dire gol” e farebbero invidia persino al mitico Giovanni Trapattoni e ai suoi surreali e incomprensibili soliloqui.

Ironia a parte, in quel video Acquaroli ripete ciò che già aveva sostenuto nelle ore precedenti, contesta la decisione del governo che, a suo dire, avrebbe cambiato i criteri in base ai quali vengono assegnati alle regioni i relativi colori (giallo, arancione e rosso) che, in realtà, abbiamo ampiamente verificato che sono in vigore da diverso tempo, dal 5 novembre. E lo fa mostrando non solo un linguaggio incomprensibile ma, soprattutto, dimostrando di essere completamente nel pallone al punto da inciampare in evidenti e palese contraddizioni e in clamorosi autogol.

I numeri ci dicono che la pandemia nelle Marche sta tornando ai livelli di prima delle festività natalizie” afferma Acquaroli, dimenticando che in quel periodo la nostra regione era zona arancione, quindi, secondo questa ricostruzione, è perfettamente coerente e giusto che sia tornata ora in quella fascia. “E’ vero che c’è un aumento dei ricoveri ordinari e delle terapie intensive – prosegue – ma a fronte di questo numero che va poi ad indicare un indice alto del rischio, c’è anche un numero che, secondo il nostro punto di vista, deve essere tenuto sempre in massima considerazione che è l’andamento del periodo che noi conosciamo perché sappiamo che l’indice Rt risale in sostanza alla settimana precedente o ad un periodo precedente e noi abbiamo visto in questi giorni una curva che sembra rallentare”.

Al di là del linguaggio confuso, il governatore ammette che c’è una situazione di alto rischio data dai numeri su ricoveri e terapie intensive, mentre l’indice Rt è invece in frenata. Quindi, secondo questi dati e i famosi 21 parametri indicati dalla cabina di regia, è inevitabile la zona arancione per la nostra regione. Di nuovo, rispetto all’ennesima “figuraccia”, nel video del presidente c’è il fatto che Acquaroli apre alla possibilità di riaprire prima la didattica in presenza (al 50%) nelle scuole superiori, attualmente sospesa per effetto della sua ordinanza. Che era stata adottata per evitare il ritorno in presenza l’11 gennaio perché all’epoca, nonostante le Marche fossero in zona gialla, l’assessora Latini e lo stesso governatore ritenevano che i dati regionali fossero preoccupanti e non consentissero il ritorno (sia pure al 50%) tra i banchi.

Non servirebbe neppure evidenziare l’incredibile incoerenza e lo stato confusionale in cui versa, almeno per quanto concerne la gestione della pandemia, la giunta regionale. E’ il surreale mondo “a rovescio” in cui vive il presidente Acquaroli, quello in cui si chiudono le scuole quando si è in zona gialla e si pensa, invece, di riaprirle quando si è passati in zona arancione.

Ma, soprattutto, è quello in cui il governatore marchigiano si dilunga, in post e video, a parlare di inutili “baggianate”, a snocciolare dati che non hanno alcun rilievo e alcun interesse (per altro anche contraddittori rispetto all’intento per cui vengono citati) ma non si degna di spendere neppure una parola sulla preoccupante situazione in cui versano nuovamente diversi ospedali marchigiani, evidenziata e dimostrata con chiarezza dalla drammatica lettera dei giorni scorsi dell’Aria Vasta di Fermo, dall’esplosione dei contagi nell’ospedale di San Benedetto ma anche da quanto sta accadendo negli ospedali di Ascoli, Pesaro, Urbino.

Si rappresenta – scriveva il 15 gennaio scorso il direttore dall’Area Vasta di Fermo Licio Livini – che, causa situazione di assoluta emergenza in atto dovuta ad esplosione pandemica presso presidio ospedaliero Murri di Fermo (ultima rilevazione disponibile 81 operatori sanitari e 78 pazienti contagiati), per ineludibile e conclamato stato di necessità, si provvederà ad adottare, anche senza preavviso in ragione della ingravescenza ad horas dei fenomeni di contagio e delle correlate assistenziali indifferibili, soluzioni gestionali di tipo logistico, organizzativo e gestionale – in termini di assetto erogativo ed assegnazione del personale – a carattere eccezionale con ogni possibile deroga interpretativa e, in extrema ratio, anche extra ordinem nell’esclusivo scopo istituzionale di non interrompere i pubblici servizi di necessità per la salute pubblica”.

Non molto migliore la situazione all’ospedale di San Benedetto dove, dopo che nei giorni scorsi è stato chiuso per il contagio (4 operatori sanitari) il centro trasfusionale, ora è a rischio, sempre per i contagi, anche Oncologia. Per altro proprio a San Benedetto ed Ascoli nei giorni scorsi sono stati trasferiti pazienti covid provenienti dall’ospedale di Fermo ed ora anche in due nosocomi piceni sono al limite. Ma non molto migliore è la situazione negli altri ospedali marchigiani.

La non applicazione del piano pandemico che prevede la divisione dei percorsi ospedalieri tra Covid e non-Covid continua a dare i suoi frutti (avvelenati) – accusa la consigliera regionale Anna Casini – il tutto accade nel silenzio assordante della maggioranza, silenzio che in certi casi sarebbe una benedizione visto che i nostri rappresentati in più occasioni hanno dato la colpa dei contagi negli ospedali al personale trattando medici e infermieri come untori. Il centrodestra quando era in minoranza e in campagna elettorale li ha considerati giustamente degli eroi, oggi li lascia senza tutele e li colpevolizza per coprire le scelte scellerate della maggioranza. In regione le cose non vanno meglio: dopo i focolai all’ospedale di Urbino anche Fermo è in enorme difficoltà. 

Il nostro presidente nel frattempo continua nella sua confusione: non capisce come funzionano i parametri che determinano i colori delle regioni, ritarda l’apertura delle scuole a febbraio perché preoccupato dell’aumento dei contagi, critica il governo sulle chiusure da buon soldatino della Meloni e non si accorge che gli ospedali sono al collasso. Forse aveva ragione quando si appellava al Padre Eterno

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