La repubblica dei “pinocchi”


Secondo “Pagella Politica” diminuisce, rispetto allo scorso anno, la credibilità dei politici italiani, con quasi il 60% delle dichiarazioni verificate risultate false. Ancora una volta spetta a Salvini la palma del politico più bugiardo dell’anno, davanti alla Meloni e al premier Conte

Anche nel 2020 l’Italia si conferma “la repubblica dei pinocchi”. Nulla di nuovo e di particolarmente sorprendente, complessivamente abbiamo una classe politica che per natura è abituata a raccontare balle, più o meno grosse. E se qualcuno pensava che la pandemia e la situazione di emergenza che stiamo vivendo potessero in qualche modo rappresentare un freno, è rimasto deluso. Perché secondo i dati ufficiali di  “Pagella Politica”, la più autorevole piattaforma di fact checking (verifica dei fatti) che da anni si preoccupa di raccogliere e verificare le dichiarazioni dei politici italiani, nel 2020 addirittura si è registrata un’impennata di “bugie”.

Infatti nel 2019, sulle 314 dichiarazioni analizzate, circa un quarto (78) erano risultate completamente vere, mentre altre 78 quanto meno si erano avvicinate alla verità. Nel complesso, quindi, lo scorso anno il 50% delle dichiarazioni dei politici italiani erano risultate false. Nel 2020, invece, sono state analizzate e verificate 295 dichiarazioni di cui solamente 59 (20%) sono risultate vere, con altre 60 che quanto meno si sono avvicinate alla realtà. Questo significa che quasi il 60% delle dichiarazioni dei nostri politici (il 59,7% per l’esattezza) alla verifica dei fatti sono poi risultate false, in alcune casi delle autentiche “panzane”.

Come già lo scorso anno, anche nel 2020 spetta al segretario della Lega Matteo Salvini la palma del politico più bugiardo dell’anno. Rispetto al 2019, quando l’ex ministro degli interni di fatto non ha avuto avversari, quest’anno il primato di Salvini è stato fino all’ultimo insidiato dalla sua alleata Giorgia Meloni. Alla fine , però, l’ha spuntata ancora una volta il leader del Carroccio con il 74% delle dichiarazioni verificate risultate non veritiere, rispetto al 73% della leader di Fratelli d’Italia. Più indietro il premier Conte con il 53% di dichiarazioni risultate non vere. Salvini conquista la palma del politico italiano “più pinocchio” anche allargando l’analisi alle affermazioni fatte negli ultimi 3 anni, purse con una percentuale un po’ meno imbarazzante (58% di dichiarazioni non veritiere).

Anche in questo caso dietro a lui c’è Giorgia Meloni, insieme però al premier Conte (entrambi al 54%). E’ di gran lunga l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, invece, l’esponente politico italiano più affidabile con appena il 12% delle dichiarazioni risultate non vere, seguita dall’ex ministro Andre Orlando (20%) e da Carlo Calenda (25%). Come ormai è tradizione da qualche anno, di seguito una carrellata sulle bugie più clamorose tra le tante raccontate in questi 12 mesi dai nostri politici.

GIUSEPPE CONTE (presidente del Consiglio):

“L’Italia è tra i paesi di testa, è tra quelli più virtuosi nel percorso di riduzione delle emissioni di CO2”

L’11 dicembre scorso, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, il premier Conte si è soffermato a commentare la nuova intesa sull’emergenza climatica raggiunta tra i 27 leader dell’Unione europea che prevede che entro il 2030 la stessa Ue dovrà ridurre del 55%, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni di gas a effetto serra responsabili del riscaldamento globale. E secondo il presidente del Consiglio l’Italia in questo specifico obiettivo è tra i paesi di testa, tra i più virtuosi. In realtà negli ultimi anni l’andamento delle emissioni di gas a effetto serra in Italia è rimasto stabile e gli interventi messi in campo per i prossimi anni dagli esperti non sono affatto considerati sufficienti per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. In ogni caso in tutte le analisi effettuati da esperti internazionali il nostro paese non viene mai considerato tra quelli che sono più avanti in questo percorso di riduzione delle emissioni

LUIGI DI MAIO (M5S – ministro degli esteri):

“Negli anni dell’austerity è stata l’Unione europea ad imporre all’Italia i tagli alla sanità pubblica”

In un’intervista con “La Stampa” pubblicata il 30 giugno scorso, il ministro Di Maio parlando della situazione della sanità italiana ha affermato che negli anni della cosiddetta austerity è stata l’Unione europea ad imporre all’Italia i tagli alla sanità. Ricordato che in realtà, dopo la crisi dei debiti sovrani del 2010, la spesa sanitaria italiana è calata in percentuale al Pil ma non in valore assoluto (quindi tecnicamente non si può parlare di tagli), è assolutamente falso che questo sia stato imposto dall’Ue. Infatti i parametri di Maastricht e del Patto di stabilità e crescita impongono solo degli obblighi di risultato ma non dicono certo agli stati come raggiungerli. E, nelle raccomandazioni date dalla Commissione europea dal 2011 al 2020 all’Italia, non c’è mai alcuna richiesta di ridurre la spesa sanitaria.

MATTEO SALVINI (Lega):

“Che ci siano stati brogli nell’elezione per il presidente degli Stati Uniti è dimostrato dal fatto che in alcune contee ci siano più voti che elettori”

Da sempre schierato dalla parte di Trump, il leader della Lega non ha esitato un attimo a fare proprie e rilanciare le accuse di brogli elettorali, in realtà mai dimostrate, denunciati dal presidente Usa uscente. Così il 6 novembre, nel corso della trasmissione “24 Mattino” di Radio 24, Salvini ha dichiarato che “il fatto che in alcune contee ci siano più voti che elettori, più schede che cittadini, quanto meno deve far riflettere”. In realtà non esiste alcuna contea dove ci sono più voti che elettori (e né Trump né nessun suo sostenitore ha mai anche solo sollevato dubbi in proposito). Si presume, quindi, che il leader della Lega faccia riferimento ad una falsa informazione sul Wisconsi diffusa da alcuni social network americani ma subito smentita. Con la successiva conferma dei dati ufficiali che dimostrano che i voti in tutti gli stati sono inferiori al numero di elettori registrati.

GIORGIA MELONI (FdI):

“Anche in Svezia il governo ha pieni poteri come Orban in Ungheria”

Da quando, marzo 2020, il suo fedele Orban si è assegnato poteri straordinari, Giorgia Meloni ha cercato di difenderlo in ogni modo dalle inevitabili critiche che si sono unanimemente levate nei confronti del premier magiaro. Inizialmente ha cercato di far credere che in fondo la situazione di Orban in Ungheria non era così differente da quella di Conte in Italia. Poi, resasi conto dell’improponibilità del paragone, il 3 maggio a “Non è l’Arena” ha sostenuto che “in Europa non l’ha fatto solo Orban di farsi dare pieni poteri ma anche il premier svedese che è un socialista. Ma di questo lei non sentirà parlare”. In realtà la situazione è assolutamente differente tra i due stati e non bisogna certo essere degli esperti per capire che siamo di fronte ad una colossale balla. Perché è vero che il 16 aprile il Parlamento svedese ha concesso poteri aggiuntivi, per gestire l’emergenza covid, al governo, ma innanzitutto per un tempo limitato (fine giugno 2020), mentre quelli di Orban in Ungheria non c’era alcuna scadenza. E poi solo in settori specifici (ristorazione e trasporti), per altro con l’obbligo del vaglio del Parlamento per ogni disposizione, mentre in Ungheria Orban può intervenire ovunque con decreti, senza passare mai dall’esame del Parlamento

MATTEO RENZI (Italia Viva):

“Il bonus cultura ormai è diventato una bella realtà che mezza Europa ci copia”

Il 29 gennaio l’ex presidente del Consiglio scrive sui social (Facebook e Twitter) per esprimere il proprio pensiero nell’ambito della discussione sul bonus cultura per i 18enni, instituito dal suo governo. Secondo Renzi, che annuncia anche una petizione per rilanciare e valorizzare questo strumento, “il bonus cultura è ormai una bella realtà che mezza Europa ci copia”. In realtà quella dell’ex presidente del Consiglio è una colossale “panzana” perché solamente la Francia, in tutta Europa, ha iniziato a dare soldi ai 18enni per comprare prodotti legati alla cultura, per altro in via sperimentale. In tutti gli altri paesi Ue (ma anche in quelli che non fanno parte dell’Ue stessa) non esiste e non è neppure in previsione di essere istituito alcun “bonus cultura”, mentre esistono agevolazioni generalizzate per i giovani.

ELIO LANUTTI (M5S):

“Il farmaco Abidol utilizzato ed efficace contro le normali influenze funziona anche contro il coronavirus e in Russia si acquista nelle farmacie”

Il 16 marzo scorso il senatore del Movimento 5 Stelle Elio Lannutti, già noto per aver sostenuto più volte teorie cospirazioniste, scrive un post sui social nel quale sostiene che, per chissà quali motivi, non viene utilizzato in Italia e nel resto dell’Europa un farmaco che sconfiggerebbe il covid. “L’Abidol – scrive – è un farmaco utilizzato contro i più comuni virus dell’influenza che funziona anche per il covid, impedendo al virus di attraversare la membrana delle cellule e di penetrare al loro interno per replicarsi. E’ un mistero il motivo per cui non viene utilizzato mentre in Russia si acquista nelle farmacie”. Quasi superfluo sottolineare la più assoluta falsità della notizia, l’Abidol non è in alcun modo efficace contro il coronavirus (e in realtà ci sono forti dubbi che abbia anche una minima efficacia contro le tradizioni influenze) e non è acquistabile in Russia (e non è in vendita in Italia).

MATTEO SALVINI (Lega):

“Quota 100 ha permesso a 300 mila italiani di andare in pensione a 62, 63, 64 anni e ad altrettanti giovani di iniziare a lavorare”

Ospite a “Radio Anch’io” su Rai Radio 1, il 17 giugno scorso Matteo Salvini è tornato a difendere “Quota 100”, introdotta in via sperimentale dal 2019 al 2021 dal governo gialloverde (e fortemente voluta dal leader della Lega) sostenendo che quel provvedimento ha consentito a 300 mila italiani di andare in pensione anticipata e ad altrettanti giovani di cominciare a lavorare. Nella realtà, però, i dati ufficiali sono completamente differenti. A partire dal fatto che il numero di beneficiari di “Quota 100” è poco più della metà, circa 180 mila (150 mila nel 2019, 30 mila nel 2020). Ancora più sballate le cifre relativi ai giovani che avrebbero iniziato a lavorare. Secondo i dati ufficiali dell’Inps circa il 30% (quasi 60 mila persone) di quanti hanno usufruito di “Quota 100” non erano lavoratori, quindi non hanno liberato alcun posto di lavoro. Soprattutto, però, secondo l’analisi di Banca d’Italia la sostituzione tra pensioni e nuovi assunti è molto parziale (come per altro ampiamente previsto), con una previsione ottimistica che parla di un rapporto di un nuovo assunto per ogni 2 lavoratori in pensione. In altre parole, sarebbero non più di 60 mila i giovani che hanno iniziato a lavorare

GIORGIA MELONI (FdI):

“Il governo ha detto si e ha attivato il Mes”

E’ la sera del 9 aprile quando, pochi minuti dopo che si è conclusa la riunione dei ministri dell’Economia dei 19 paesi dell’area euro (Eurogruppo) per discutere degli strumenti da approntare per affrontare la crisi economica generata dalla pandemia, Giorgia Meloni parte all’attacco sui social. “Il ministro Gualtieri ha firmato per attivare il Mes” scrive sui facebook, rilanciando poco dopo un immagine in cui si legge “il governo ha detto si al Mes”. Immediatamente in suo supporto arrivano non solo gli esponenti del suo partito ma anche Salvini e la Lega che, senza esitazioni, rilanciano l’accusa. Un’autentica e colossale “bufala”, per altro fin troppo facilmente da demolire, non fosse altro per il fatto che il ministro Gualtieri anche volendo non avrebbe potuto firmare per attivare il Mes, così come l’Eurogruppo non avrebbe comunque avuto il potere di farlo. Molto più semplicemente Gualtieri ha dato il via libera alle conclusioni dell’Eurogruppo, tra cui c’è anche la proposta (da sottoporre al Consiglio europeo) di modificare il Mes per renderlo meno limitante per la sovranità nazionale degli Stati che eventualmente ne facessero richiesta

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