Via libera al vaccino e al piano vaccinazione, sfida alle “bufale” no vax


Come previsto 2 mesi fa dal premier Conte, allora “sbeffeggiato” e attaccato da giornali e esponenti politici, il 27 dicembre parte la vaccinazione anti covid. Nel dettaglio il piano vaccinazioni e le possibili misure per contrastare no vax e negazionisti

“Annunciare al Paese le prime dosi di vaccino per dicembre peggio di una bugia” (“Corriere della Sera”) “La favola di oggi di Conte è il vaccino a dicembre” (“Today”). “L’imbarazzante accoppiata Conte-Speranza dice che le prime dosi di vaccino saranno disponibili a dicembre. E’ una balla” (Italia Oggi). “Il pacco di Natale di Conte” (Il tempo). Questi sono solo alcuni dei titoli dei giornali del 26 ottobre. Il giorno precedente il presidente del Consiglio aveva annunciato che le prime dosi di vaccino sarebbero arrivate a fine dicembre e che la vaccinazione sarebbe partita in maniera massiccia a partire da gennaio 2021.

Se quella era stata la reazione dei giornali, non ci vuole molto ad immaginare cosa hanno potuto “vomitare” i partiti e gli esponenti dell’opposizione. “Basta con le balle di Conte sul vaccino – denunciava pochi giorni dopo la Lega – i primi risultati e i primi vaccini arriveranno solo in estate. Conte prende in giro gli italiani con date inesistenti e annunci che saranno sicuramente disattesi”. Non meno velenoso il commento di Roberto Burioni. “Il vaccino in arrivo a dicembre? Gli italiani non sono bambini di 5 anni che credono a Babbo Natale” accusava il noto immunologo.

Come forse molti sapranno, nelle ore scorse è arrivato il via libera prima dell’Ema (l’agenzia europea per i medicinali) e poi dell’Aifa (l’agenzia italiana per i farmaci) al vaccino Pfizer/Biontech, con la conseguente autorizzazione alla commercializzazione. In queste ore sono in partenza dal Belgio poco meno di 10 mila dosi (9.750 per la precisione) che giungeranno nel nostro paese la sera del 24 dicembre all’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma da dove l’esercito le preleverà per distribuirle in tutte le altre regioni. Così domenica 27 dicembre finalmente partirà la vaccinazione anti covid, esattamente come previsto dal presidente del Consiglio.

Naturalmente nessuno di quei giornali (e tanto meno partiti o esponenti politici dell’opposizione) si è sentito in dovere di chiedere scusa, di ammettere di aver completamente sbagliato. Anzi, qualcuno, come se nulla fosse, ha addirittura criticato duramente chi aveva messo in dubbio che si riuscisse a partire nei tempi previsti. In ogni caso ciò che conta è che la campagna di vaccinazione parta realmente e, soprattutto, si svolga perfettamente in linea con quanto previsto dal ministro alla sanità Speranza che, nei giorni scorsi, ha illustrato in Senato il piano vaccini. Dopo il simbolico avvio del 27 dicembre, la campagna vaccinale di massa inizierà concretamente ad anno nuovo, con il primo lotto di 3,4 milioni di dosi del vaccino Pfizer che verranno consegnate nei circa 300 siti di somministrazione individuati dal commissario Arcuri insieme alle Regioni.

Considerando che sarà necessario fare un richiamo dopo tre settimane, nella prima fase saranno vaccinati 1,7 milioni di italiani. I primi saranno gli operatori del sistema sanitario, seguiti dagli ospiti delle Rsa e dagli over 80. Entro i primi tre mesi del 2021 dovrebbero, poi, arrivare quasi tutte le 202 milioni di dosi prenotate dall’Italia (le 40 milioni di dosi di Sanofi arriveranno tra il secondo e il terzo trimestre). Il piano prevede che tra aprile e giugno vengano vaccinati gli over 60, gli insegnanti e il personale scolastico con fragilità e tutte le persone che per il loro quadro clinico sono più a rischio.

Nel corso dell’estate verranno, poi, vaccinati gli altri insegnanti e operatori scolastici, i lavoratori più a rischio e quelli dei servizi essenziali come i rappresentanti delle forze dell’ordine, le persone con comorbilità moderata e chi è detenuto in carcere. Infine in autunno sarà la volta di tutto il resto della popolazione. Un percorso lungo, quindi, per il quale è necessario che l’organizzazione studiata dal commissario Arcuri e, soprattutto, dalle Regioni funzioni adeguatamente per evitare ritardi che in questa delicata situazione rischiano di essere deleteri. Naturalmente poi ancora più fondamentale sarà l’atteggiamento e la presa di coscienza da parte dei cittadini stessi perché, come sottolineato più volte da tutti gli esperti, sarà fondamentale che almeno tra il 60 e il 70% della popolazione si vaccini per cercare di raggiungere l’immunità di gregge.

Come è noto il governo ha deciso di non rendere il vaccino obbligatorio, una scelta probabilmente inevitabile (anche alla luce di quanto previsto dalla Costituzione) ma che ovviamente comporta un po’ di rischio. Gli ultimi sondaggi in proposito lasciano ben sperare, tra il 65 e il 70% degli intervistati ha manifestato la volontà di vaccinarsi. Però al tempo stesso non bisogna dimenticare e sottovalutare la forte componente anti vax che da tempo imperversa sui social e che in questi giorni sta mettendo in campo ogni genere di bufala per boicottare il piano vaccini.

Come dimostra, ad esempio, la surreale storia di Tiffany Pontes, l’infermiera americana del Tennessee svenuta dopo aver effettuato il vaccino. La ragazza, come perfettamente spiegato dai giornalisti presenti al Chi Memorial Hospital di Chattanooga, era perfettamente a conoscenza della sua condizione (la sincope) che ha determinato lo svenimento. Il vaccino non c’entra nulla e le sue condizioni non destavano alcuna preoccupazione. Però l’occasione era troppo propizia e i soliti costruttori di bufale no vax, autentici esperti del mestiere, si sono subito messi in moto. Così, nel giro di un paio di giorni, sui social è stata diffusa la notizia della morte di quella infermiera, con tanto di dichiarazioni di presunte amiche e conoscenti che ne davano l’annuncio e improbabili riferimenti a siti ufficiali che confermavano il decesso.

Naturalmente come al solito è bastato fare una verifica un minimo accurata per scoprire di essere di fronte alle solite bufale, anche se in realtà non ce ne sarebbe stata neppure la necessità Perché, dopo che i suoi familiari aveva chiesto il rispetto della privacy, alla fine Tiffany Pontes ha postato su Instagram foto che le ritraggono con la propria famiglia e con alcune amiche, dimostrando così di essere viva e vegeta. Al di là del disgusto per questo indecoroso modo di agire, tipico dei no vax, questa vicenda è emblematica e dovrebbe essere di monito perché è chiaro che, nel momento in cui partirà la campagna vaccinale, i toni dei no vax stessi si alzeranno ed è inevitabile attendersi il moltiplicarsi di storie del genere.

Per altro l’esempio di quanto avvenuto solo qualche tempo fa, quando è stato adottato il decreto sull’obbligo vaccinale (2017, ministro Lorenzi), è sin troppo eloquente. Però in questo caso la posta in gioco è molto più alta, è del tutto evidente (almeno a chi ha ancora un briciolo di raziocinio) che il vaccino è l’unica possibilità per tornare in tempo relativamente breve ad una vita il più possibile “normale”, con tutte le implicazioni (sociali ed economiche) che ciò determina.

Come detto, nonostante l’importanza della posta in palio, il governo ha scelto di non renderlo obbligatorio. Si potrebbe discutere a lungo sui presunti vincoli che in tal senso sarebbero imposti dalla Costituzione. Però, rispettando il senso di questa scelta, siamo perfettamente d’accordo con quanti sostengono che in ogni caso sarebbe necessario porre dei vincoli e dei paletti a chi rifiuta di vaccinarci. Perché, nella situazione in cui ci troviamo, non è più e non è soltanto una scelta individuale, non è solo in gioco la libertà del singolo ma quella di un’intera comunità che rischia un’ulteriore strage (solo in Italia viaggimo verso i 70 mila morti ufficiali, ma sappiamo perfettamente, e lo stesso Istituto superiore della sanità lo ha confermato, che in realtà sono molti di più i decessi per covid) e il caos, sanitario, economico e sociale.

Chi fa una professione di ambito sanitario o chi riveste una funzione pubblica se rifiuta il vaccino deve dimettersi e cambiare mestiere” afferma l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, professor Massimo Galli. “Vaccinarsi dovrebbe essere un dovere, come pagare le tasse – aggiunge Mario Riccio, primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Casalmaggiore – io ovviamente mi vaccinerò e ritengo che dovrebbe essere reso obbligatorio. Mi rendo conto che questo non è possibile per quel che è scritto nella nostra costituzione. Propongo perciò che chi rifiuta il vaccino diventi un eremita sociale, che non gli venga permesso di andare a lavorare e di entrare nel supermercato”.

Per quanto dura possa sembrare una simile posizione (quanto dichiarato dal professor Galli è praticamente inconfutabile) in linea di principio siamo assolutamente d’accordo. In una situazione come quella che stiamo vivendo, se non è consentito rendere il vaccino obbligatorio, è giusto e doveroso quanto meno porre delle importanti limitazioni a chi rifiuta di farlo, mettendo a rischio con il suo comportamento l’intera comunità. Su questa linea, ad esempio, si stanno muovendo diverse compagnie aeree e la stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta concretamente studiando e valutando ipotesi di questo tipo.

Stiamo esaminando l’uso della tecnologia nella risposta covid e uno degli aspetti potrebbe essere un certificato di vaccinazione elettronica – spiega Siddhartha Datta dell’Oms Europa – niente viaggi e turismo senza vaccino, ristoranti, bar e cinema potrebbero essere off limits, in alcuni luoghi, compresi i campi sportivi e le palestre, potrebbero richiederla come requisito per autorizzare l’ingresso”. Il ministro per i rapporto con il parlamento brittanico, Michael Gove, ha sostenuto che sul tema è in corso un dibattito anche all’interno del governo inglese.

Per quanto spiacevoli possano sembrare, probabilmente certe restrizioni sono inevitabili e bisognerebbe avere il coraggio di adottarle. Naturalmente nel momento in cui concretamente è stata offerta a tutti i cittadini la possibilità di vaccinarsi gratuitamente. In altre parole, prima di adottare certi provvedimenti, lo Stato (inteso come governo e Regioni) deve dimostrare di essere in grado di trasformare in realtà quel piano vaccini di cui da settimane parla.

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