Licenziati e abbandonati, il triste Natale di 60 “interinali” della Pfizer


Nessuna marcia indietro dalla multinazionale americana del farmaco, confermato il licenziamento degli operai assunti dalle agenzie interinali tramite somministrazione. E nel silenzio di istituzioni e sindacati, l’unica voce di solidarietà è quella del Partito Comunista di Ascoli

60 operai a casa e 5,6 milioni agli speculatori. Vogliamo il vaccino contro i padroni”. Recita così lo striscione esposto dal Partito Comunista di Ascoli Piceno davanti allo stabilimento della Pfizer nella zona industriale di Campolungo. Al centro dell’attenzione per il vaccino anti covid, la multinazionale del farmaco ha deciso di non fare alcuna marcia indietro in merito agli esuberi degli interinali del sito ascolano. Confermato, quindi, il licenziamento di 60 operai che erano stati assunti formalmente dalle agenzie interinali tramite somministrazione. Un durissimo colpo, per giunta in un periodo così difficile, per quei lavoratori e per le loro famiglie che, è facile immaginare, trascorreranno un Natale ancora più triste.

Per giunta agli interessati la decisione dell’azienda è stata comunicata con pochissime ore di preavviso. Lo scorso mercoledì 9 dicembre i sindacati hanno incontrato i vertici della multinazionale chiedendo di trovare una soluzione alternativa al licenziamento dei lavoratori ma dall’azienda non è arrivato alcun segnale di apertura. Nessuna volontà di fare un passo indietro o di provare anche solo a valutare possibili alternative, con la motivazione (secondo l’azienda) del calo dei volumi assegnati allo stabilimento ascolano per il 2021 e una situazione negativa del mercato dovuta al covid.

Del tutto evidente che si tratta di giustificazioni ben poco convincenti, perché il calo dei volumi assegnati non è piovuto dal cielo ma è frutto di una precisa scelta aziendale, mentre è meglio stendere un velo pietoso sulla situazione negativa del mercato che si fatica a pensare che possa incidere su una multinazionale al centro dell’attenzione per il vaccino e che, proprio per questo, nei giorni scorsi ha fatto registrare consistenti introiti. Al di là del comportamento dell’azienda, quello che stupisce è la reazione ancora una volta a dir poco blanda e rassegnata di un territorio che ormai sembra abituato a subire scelte così penalizzanti senza batter ciglio, senza neppure provare a protestare, a far sentire la propria voce.

Da parte dei sindacati, ad esempio, non si registrano al momento particolari iniziative, dopo l’incontro di mercoledì 9 dicembre, finito nel peggiore dei modi, non c’è stata alcun tipo di forte reazione come invece sarebbe stato auspicabile. Per non parlare delle istituzioni locali, da Comune e Provincia non è arrivata neppure una nota di solidarietà mei confronti di quelle persone, di quelle famiglie. Così lo striscione esposto dal Partito Comunista di Ascoli di fronte allo stabilimento nella zona industriale di Campolungo resta l’unica iniziativa, l’unico concreto segno di solidarietà nei confronti di quegli operai e di quelle famiglie che si accingono a passare un Natale tristissimo.

Nemmeno pochi mesi fa – si legge in una nota –  la stampa incensava la Pfizer per l’assunzione di 60 dipendenti durante la prima ondata di covid19. Oggi, nel silenzio più totale, a meno di un mese di distanza dall’annuncio del vaccino da parte della multinazionale del farmaco e il conseguente incasso di 5,6 milioni di dollari da parte del CEO Pfizer, 60 dipendenti vengono licenziati e 60 famiglie, in un territorio già martoriato dal sisma e dalla crisi del lavoro, perdono una fonte di sostentamento essenziale. I sindacati confederali, che ormai pensano soltanto ai soldi delle tessere, si limitano ad un misero e vuoto comunicato stampa. Il Partito Comunista manifesta la sua vicinanza a tutti i lavoratori del Piceno. Vogliamo il vaccino contro i padroni!”.

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