Marche in giallo: facciamo finta che tutto va ben…


Attesa nelle prossime ore l’ufficialità del ritorno delle Marche in zona gialla, come richiesto da Acquaroli e dal suo vice Carloni che cita dati assolutamente non veritieri. Quelli reali e quelli certificati dal Gimbe, però, fotografano una situazione ancora preoccupante…

Oggi (venerdì 4 dicembre) dovrebbe essere il giorno del ritorno delle Marche in zona gialla. La decisione è attesa nelle prossime ore ma da giorni i vertici regionali non sembrano avere dubbi. Naturalmente speriamo tutti che effettivamente ci sarà questo ritorno in zona gialla e saremo tutti felici se ciò avverrà realmente. Però saremmo ancora più felici se i nostri amministratori regionali la smettessero di raccontare storielle per nulla corrispondenti alla realtà e trovassero il coraggio di spiegare come stanno realmente le cose, ammesso e non concesso che se rendano realmente conto (che lo sappiano non ci sono dubbi ma c’è una differenza abissale tra sapere e rendersi conto…).

Per altro, come avviene spesso agli ingenui sprovveduti, a forza di raccontare “favolette” palesemente inventate inevitabilmente si finisce per contraddirsi in maniera eclatante. Come è accaduto, ad esempio, al presidente della Regione Marche Acquaroli che venerdì 27 novembre, dopo che alcuni quotidiani locali avevano scritto che il ministro Speranza telefonicamente aveva svelato al governatore marchigiano che non c’erano grosse possibilità di tornare giallo, in un post pubblicato sui social sosteneva esattamente il contrario.

Mi ha appena chiamato il ministro Speranza che mi ha confermato l’andamento positivo dell’indice Rt nella scorsa settimana” scriveva Acquaroli facendo intendere che il ritorno in zona gialla, dal 4 dicembre, fosse praticamente scontato. Giovedì 3 dicembre, però, in un’intervista ad un quotidiano locale lo stesso governatore marchigiano svelava candidamente che “sono rimasto alla telefonata di venerdì scorso con il ministro della salute Roberto Speranza. Lo ammetto: non mi ha dato certezze ma ha confermato l’andamento positivo dell’indice Rt”.

Come vedremo in seguito, l’andamento dell’indice Rt non è poi così positivo e, per altro, non è poi risultato così determinante per il passaggio da giallo ad arancione. Quello che, però, lascia davvero senza parole è che 6 giorni dopo il presidente della Regione con imbarazzante nonchalance smentisce… se stesso. In un momento drammatico come quello che sta vivendo il nostro paese e, allo stesso tempo, la nostra regione, con il tragico bollettino quotidiano che continua a raccontare di centinaia di morti al giorno in Italia e una decina nelle Marche, sarebbe auspicabile da parte dei vertici regionali un atteggiamento improntato alla massima serietà, senza cercare di descrivere un quadro che non corrisponde per nulla alla realtà. Come ha fatto, ad esempio, nelle ore scorse il vicepresidente della Regione Mirco Carloni che, a distanze di qualche settimana, ha voluto riproporre l’improbabile tesi di Acquaroli, ampiamente e clamorosamente smentita dai dati reali, secondo cui il passaggio delle Marche in zona arancione sarebbe avvenuto quando già i dati stavano migliorando.

Siamo entrati in zona arancione – scrive Carloni – ingiustamente, da un momento all’altro su dati Rt che già cominciavano a scendere. L’Rt stava scendendo nel momento in cui avevamo fatto delle ordinanze che mettevano in sicurezza la nostra popolazione”. I dati che hanno determinato il passaggio delle Marche in zona arancione sono quelli riferiti alla settimana che va dal 2 all’8 novembre, quando nella nostra regione la percentuale di positivi rispetto ai tamponi effettuati era del 29,8% (la più elevata dell’intero paese).

La settimana successiva (dal 19 al 15 novembre), quando secondo Carloni i dati stavano già migliorando, quella percentuale è salita addirittura al 33,7% (confermandosi, naturalmente, di gran lunga la peggiore d’Italia), con punte a metà settimana del 35,2%. Quanto alle ordinanze che mettevano in sicurezza “la nostra popolazione”, quella “semiseria” di Acquaroli (nella quale praticamente sono state riaffermate tutte le limitazioni già previste dai vari Dpcm) è arrivata diversi giorni dopo che le Marche erano diventate arancioni.

Non è accettabile un simile atteggiamento, serve maggiore serietà da parte di chi amministra una regione. Che, invece di inventare improbabili “favolette”, dovrebbe avere il coraggio e l’onestà di raccontare ai marchigiani come stanno realmente le cose. In tal senso, visto che i nostri amministratori regionali non ne sono capaci, al loro posto ci ha pensato la Fondazione Gimbe con il tradizionale monitoraggio relativo all’ultima settimana (dal 25 novembre al 1 dicembre) nel quale vengono analizzati anche i dati regione per regione. Ed il quadro che emerge non è così rassicurante come vogliono far credere Acquaroli e la sua giunta.

A partire dal fatto che le Marche sono sopra la media nazionale sia per posti letto occupati dai pazienti covid (49% rispetto al 48% nazionale) sia, soprattutto, per i posti covid nelle terapie intensive (44% contro il 41%). Solo per avere un termine di paragone, l’Emilia Romagna quando è diventata zona arancione aveva la percentuale di posti letto covid al 54% e di terapia intensiva al 45%. Ora che, secondo le previsioni di tutti, tornerà zona gialla è rispettivamente al 49% (come le Marche) e al 33% (ben l’11% in meno rispetto alla nostra regione).

Non solo, l’Emilia Romagna rispetto a quando è passata arancione ha migliorato entrambi i dati, le Marche invece hanno sostanzialmente mantenuto alterato il dato sui ricoveri ma addirittura peggiorato quello sulle terapie intensive. Inoltre, negli ultimi 15 giorni, almeno secondo il Gimbe, tutte le regioni hanno fatto registrare una diminuzione importante dell’indice Rt. Si va dal – 0,85% del Piemonte al  -0,81% della Lombardia, dal -0,67% della provincia di Trento al -0,66% di Umbria e provincia di Bolzano. Anche le Marche fanno registrare una diminuzione dell’indice Rt ma di solamente lo 0,05, di gran lunga la peggiore dell’intero paese.

Ancora, il 15 novembre, quando le Marche sono diventate arancioni, erano 560 le persone ricoverate complessivamente nelle strutture sanitarie marchigiane, di cui 77 in terapia intensiva e 143 in semi intensiva. Il 3 dicembre i ricoveri complessivi sono 614 (+54), di cui 88 in terapia intensiva (+11) e 148 in semi intensiva (+5). Nei 10 giorni precedenti alla decisione della cabina di regia dell’Istituto superiore della sanità di far diventare le Marche arancioni, i nuovi positivi erano stai complessivamente 4.821 su 22.563 tamponi (percentuale del 21,3%), con 29 decessi.

Negli ultimi 10 giorni (24 novembre – 3 dicembre) i nuovi positivi sono risultati 4.191 ma su 17.890 tamponi (con una percentuale del 23,5%), con ben 104 decessi. Numeri evidenti, che per altro confermano come le Marche siano la regione che fa meno tamponi di tutti e con la percentuale tamponi/positivi più elevata d’Italia. Che dimostrano come, a parte il leggerissimo miglioramento dell’indice Rt, tutti gli altri dati delle Marche sono peggiorati rispetto a quando è stato deciso il passaggio in zona arancione, in qualche caso in maniera anche molto consistente.

Non abbiamo le competenze (ma, sulla base di quello che abbiamo visto e ascoltato in queste settimane, meno che mai ce l’hanno il presidente Acquaroli, il suo vice Carloni e l’assessore alla sanità Saltamartini) per stabilire o capire se con quei dati sia opportuno far tornare la nostra regione in zona gialla. Spetterà ancora una volta alla cabina di regia dell’Iss e al ministero della sanità stabilirlo e, qualunque sia la decisione che verrà presa, sarebbe opportuno che venisse accettata senza fare ulteriori storie, soprattutto dai nostri improvvidi amministratori regionali.

Quel che è certo, però, è che un eventuale (e comunque auspicabile) ritorno in zona gialla non dovrà di certo essere inteso come un segnale che possiamo allentare l’attenzione perché i dati sono chiari ed evidenziamo come nelle Marche il peggio non è purtroppo alle spalle.

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