Ospedale sull’orlo del collasso, cronaca di un disastro annunciato


Situazione drammatica al Mazzoni tra un numero impressionante di operatori sanitari contagiati, interi reparti chiusi o spostati e il Pronto Soccorso “pericolosissimo perché ci sono insieme pazienti covid e no covid”. Sotto accusa le scelte della Regione

Uno degli aspetti più deteriori dell’attuale situazione politica italiana è rappresentato dal fatto che in qualsiasi istituzione, sia a livello centrale (governo) che a livello locale (Regione, Comune, Provincia) quando c’è un cambio di guida politica chi subentra ha il brutto vizio di dare tabula rasa, di cancellare tutto quanto fatto da chi l’ha preceduto, in una sorta di “colpo di spugna” a prescindere che non tiene conto minimamente di ciò che, invece, sarebbe utile ai cittadini. Un “malvezzo” da censurare in ogni caso, a maggior ragione, in un momento come questo nel quale stiamo lottando contro una terribile pandemia.

Invece è quanto accaduto anche nella nostra regione, dove le elezioni dello scorso settembre hanno segnato una svolta storica, la fine dell’egemonia “rossa”, con il centrodestra che per la prima volta ha conquistato il governo delle Marche. E che i nuovi governanti vogliano cancellare quanto fatto dai loro avversari, soprattutto negli ultimi anni, pur se non completamente divisibile, si può anche comprendere. Però, almeno in tema di lotta al covid, ciò che indiscutibilmente aveva funzionato nel corso della prima ondata sarebbe stato opportuno riproporlo. Al di là dell’impostazione di base decisamente differente (molto più propenso ad attuare interventi restrittivi preventivi Ceriscioli rispetto ad Acquaroli), nel marzo scorso erano stati adottati alcuni provvedimenti che unanimemente erano stati riconosciuti decisivi per evitare che la situazione peggiorasse ulteriormente.

Tra questi sicuramente la scelta di differenziare, dove possibile, gli ospedali in covid e no covid. Per quanto riguarda il nostro territorio, ad esempio, sulla base di quanto previsto dal piano pandemico regionale, l’ospedale “Mazzoni” di Ascoli era stato riservato a tutte le altre patologie (quindi no covid), mentre il “Madonna del Soccorso” di San Benedetto era stato scelto come ospedale covid. La cosa ha funzionato e ha prodotto risultati importanti, logica e buon senso avrebbe voluto che una simile differenziazione (anche capovolgendo la situazione, in una sorta par condicio tra Ascoli e San Benedetto) venisse immediatamente riproposta nel momento in cui la situazione è tornata a farsi preoccupante.

Anche perché la nuova giunta regionale il 30 ottobre scorso ha deliberato “di approvare le misure strategiche previste dal piano pandemico regionale, adottato con delibera di giunta regionale n. 1257 del 5 agosto scorso. In pratica il piano pandemico adottato dalla precedente giunta guidata da Ceriscioli che, tra le altre cose, prevedeva proprio questa differenziazione. Che invece non è stata prevista questa volta, con le conseguenze che ora sono sotto gli occhi di tutti. Cioè interi reparti contagiati e costretti alla chiusura, contagi diffusi ovunque, contagiati e sospetti contagiati insieme a persone che hanno altre patologie al Pronto Soccorso, in pratica ospedale cittadino in pieno caos.

I numeri fanno impressione e confermano l’assoluta gravità e drammaticità della situazione. Ormai ogni giorno il triste bollettino dei decessi si arricchisce purtroppo anche di cittadini della nostra provincia, secondo gli ultimi dati (riferiti a martedì 17 novembre) all’ospedale “Mazzoni” sono 42 i ricoverati (di cui ben 10 al pronto soccorso), mentre al Madonna del Soccorso sono 52 e altri 20 nella Rsa di Ripatransone. Ma il dato più impressionante è quello che forniscono i sindacati, secondo cui sarebbero 156 gli operatori sanitari (medici, infermieri e operatori vari) contagiati nella nostra provincia.

La seconda ondata ci sta punendo duramente – accusa Cipollini della Cisl – l’Area Vasta 5 non si è trovata pronta ad affrontarla. Sono 11 i medici contagiati, 156 operatori in totale, pari all’8% della forza lavoro. Questo significa che la nostra dotazione organica è ulteriormente ridotta, con un aggravio pazzesco dei carichi di lavoro sul personale, una spirale grave che mette a repentaglio l’assistenza all’utenza”.

La delibera della precedente giunta regionale sulla pandemia non è stata modificata – aggiunge Villa, coordinatore Rsu dell’Area Vasta 5 – il piano non è stato applicato e si è andati avanti senza distinzioni di sorta e negli ospedali i percorsi puliti e sporchi non sono distinti, causando l’aumento di nuovi casi. Andare al Pronto Soccorso è diventato pericolosissimo perché ci sono pazienti covid e no covid”.

Bisogna essere orbi o avere imbarazzanti paraocchi per non rendersi conto di quanto drammatica sia la situazione, di come in questo momento il presidente della Regione Acquaroli e la sua giunta siano in disarmo, incapaci di fronteggiare questa sempre più pesante emergenza.

I nostri concittadini e le nostre concittadine continuano a morire negli ospedali in cui sempre più reparti rischiano la chiusura perché in maniera promiscua vengono ricoverati malati covid e non” accusa l’ex vicepresidente e ora consigliera regionale Anna Casini. In realtà, ne abbiamo avuto esperienza diretta, i nostri concittadini continuano a morire di covid anche in casa, abbandonati da un sistema sanitario che è saltato, sia a causa di una cosiddetta assistenza territoriale assolutamente inesistente, sia per il caos in cui versa l’Area Vasta 5 che non riesce più a gestire la situazione in ospedale, figuriamoci sul territorio.

C’è un aspetto che continua ad essere nascosto e che, se reso noto, contribuirebbe a rendere dipingere un quadro ancora più tragico. Quelli che ci vengono comunicati ogni giorno sono esclusivamente i decessi per covid che avvengono negli ospedali e nelle strutture sanitarie. Ma ci sono, purtroppo, anche quelli che muoiono a casa per covid, praticamente abbandonati e quasi lasciati morire senza alcun supporto, che neppure vengono conteggiati.

Ne abbiamo avuto testimonianza diretta di nostri concittadini che sono morti (con covid o per covid, non fa alcuna differenza) in casa ma che non sono mai finiti nei bollettini giornalieri. Che, con questa aggiunta, rischierebbero di assumere connotati sconfortanti. “Da oltre un mese – aggiunge la Casini – chiedo spiegazioni in merito alla mancata applicazione del piano pandemico che prevede la divisione di percorsi puliti e sporchi. Spiegazioni che continuano ad essere poco esaustive e poco chiare nelle responsabilità. Il nuovo piano pandemico (identico a quello che approvammo ad agosto) è stato adottato dalla giunta il 30 ottobre ma pubblicato 11 giorni dopo, casualmente proprio dopo il Consiglio regionale sulla sanità. Il sospetto che si stia agendo senza una chiara regia, ma con l’obiettivo di non scontentare un elettorato, si sta addensando sempre più, gettando ombra su una situazione che andrebbe gestita con la massima serietà, dignità e preparazione”.

Da un mese denunciamo l’inadeguatezza della gestione della pandemia da parte della Regione nella nostra area vasta – aggiungono Procaccini e Ameli, segretario e capogruppo del Pd – e purtroppo ad oggi i fatti confermano i nostri timori: giorno dopo giorno si moltiplicano i contagi tra gli operatori sanitari e i pazienti e vengono chiusi o spostati reparti da un giorno all’altro. Il sindaco difenda davvero il Mazzoni e chieda la divisione di strutture e percorsi sicuri dedicati a covid e no covid. Sono spariti tutti quelli che, pur di racimolare voti, sparlavano di sanità. Ora hanno l’onere e l’onore del governo e devono fare scelte per la salute, non per le prossime elezioni”.

Il riferimento, oltre al primo cittadino, è a quegli esponenti che hanno fatto campagna elettorale alle recenti elezioni regionali proprio sulla presunta difesa dell’ospedale cittadino e della salute degli ascolani. Parliamo in particolare dell’ex sindaco Guido Castelli, ora assessore regionale, e dell’esponente leghista Andrea Maria Antonini, ora consigliere regionale. Loro, come il sindaco Fioravanti, in questa drammatica situazione hanno la grande opportunità di dimostrare che il loro primario interesse è davvero la tutela della salute degli ascolani piuttosto che la difesa della poltrona e dell’interesse del proprio partito.

Fanno parte della maggioranza che governa la Regione, Castelli addirittura fa parte della giunta regionale che ha il compito di assumere determinate decisioni, sono nella condizione di incidere e di tutelare gli ascolani, non perdano tempo a farlo, mettendo all’angolo un sempre più confuso e inadeguato (almeno per quanto riguarda la gestione della pandemia) presidente Acquaroli. Che, dopo aver continuato a sottovalutare la drammatica situazione che sta vivendo la nostra regione, ora ha deciso di muoversi, annunciando presto un’ordinanza che disporrà… il divieto di assembramento! Purtroppo non è uno scherzo, è la triste realtà. Qualcuno dovrebbe avvisarlo che da mesi ci sono già Dpcm e provvedimenti del governo centrale che hanno sancito il divieto di assembramento. E anche l’obbligo di indossare la mascherina, nel caso al governatore delle Marche venisse in mente di adottare anche un provvedimento in tal senso. Bisogna sforzarsi di non lasciarsi vincere dal pessimismo. Certo, però, di fronte a queste imbarazzanti dimostrazioni di inadeguatezza viene voglia di arrendersi…

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