Qualità della vita, Ascoli si conferma il peggior capoluogo delle Marche


Nell’annuale classifica di Legambiente sulla qualità della vita nei 104 capoluoghi di provincia italiani, Ascoli perde ben 11 posizioni, passando dal 58° al 69° posto, confermandosi il peggiore delle Marche. I dati peggiori su mobilità e l’ambiente urbano, luci e ombre sui rifiuti

Peggiorano tutti i capoluoghi marchigiani, perde tante posizioni Pesaro, precipita Ascoli che, neanche a dirlo, si conferma la “pecora nera” delle Marche e tra le peggiori dell’intero centro Italia. Sono complessivamente negativi per la nostra regione i dati che emergono da Ecosistema Urbano 2020, l’annuale rapporto di Legambiente e Ambiente Italia, con la collaborazione de “Il Sole 24 Ore”, sulla qualità della vita nei 104 capoluoghi di provincia italiani. A differenza dell’edizione dello scorso anno, la città migliore della nostra regione non è più Pesaro, che scende dal 6° al 20°, ma Macerata che la precede di una posizione, anche se rispetto all’edizione passata perde 4 posizioni (dal 15° al 19° posto).

Con Ancona che scende dal 42° al 44° posto, ciò che non cambia rispetto agli anni passati è il fatto che Ascoli si conferma il capoluogo peggiore delle Marche per qualità della vita (e chi l’avrebbe mai detto…), perdendo ulteriori 11 posizioni rispetto al 2019 e precipitando dal 58° al 69° posto. Non solo, quello piceno resta anche tra i peggiori capoluoghi dell’intero centro Italia. Infatti, considerando i 36 capoluoghi di provincia delle regioni del centro (Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo) solo in 4 occupano una posizione in classifica peggiore.

E’ giusto ricordare che fino a qualche anno fa non era così, addirittura nel 2016 Ascoli aveva conquistato il 15° posto nella graduatoria generale. Poi la situazione negli anni successivi è precipitata rapidamente e nell’ultimo anno l’ennesimo pesante tonfo che relega il capoluogo piceno nella parte inferiore della classifica, tra i capoluoghi peggiori (il 90% sono del meridione). Per quanto riguarda la classifica generale al primo posto si conferma Trento, seguita da Mantova, Pordenone, Bolzano e Reggio Emilia. Come negli anni passati, la migliore qualità della vita si trova nelle città medio piccole, tanto che la prima grande città, Milano, si trova al 29° posto.

Decisamente più indietro tutte le altre grandi città, con Torino che, pur guadagnando 8 posizioni, si trova all’80° posto, mentre Roma e Napoli sono rispettivamente all’89° e 90° posto. Pescara, Palermo e Vibo Valentia occupano, invece, le ultime tre posizioni della graduatoria. I dati di Ecosistema Urbano sono stati presentati lunedì 9 novembre nel corso del webinar trasmesso in diretta streaming sulle pagine fb di Legambiente, La Nuova Ecologia e sul sito del Sole 24 Ore. L’indagine di Legambiente si basa su 18 parametri, divisi in 5 macroaree (Aria, Acqua, Rifiuti, Mobilità e Ambiente Urbano) e prevede alcuni bonus per le gestioni virtuose in alcuni ambiti.

I 18 indicatori di Ecosistema Urbano (per un totale di oltre 30 mila dati raccolti da Legambiente ed elaborati da Ambiente Italia) consentono di valutare tanto i fattori di pressione e la qualità dei componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestione ambientale delle amministrazioni comunali. La classifica finale è determinata dal punteggio complessivo che raggiunge ogni capoluogo, partendo dal massimo di 100 che spetterebbe a chi eventualmente rispettasse tutti i limiti di legge e fosse in grado di garantire una buona qualità ambientale per ognuno degli indicatori considerati. Trento che è al primo posto ottiene un punteggio di 79,98 (più basso rispetto all’81,20 dello scorso anno), mentre per quanto riguarda i capoluoghi marchigiani Macerata ottiene 63,46, Pesaro 63,30, Ancona 55,83 e Ascoli 48,89 (lo scorso anno 52,06).

Complessivamente, secondo l’analisi di Legambiente, le città marchigiane stentano a diventare più dinamiche e resilienti e nelle situazioni peggiori (Ancona ma soprattutto Ascoli) sono poco attente alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili, alla progressiva restituzione di vie e piazze ai cittadini, alla crescita degli spazi naturali. Andando ad analizzare nel dettaglio la situazione del capoluogo piceno, complessivamente i dati peggiorano nella maggior parte dei parametri. I dati migliori (o forse sarebbe più corretto dire i meno peggio) arrivano dalla macroarea “Aria”, in particolare per quanto riguarda l’inquinamento da biossido di ozono, con Ascoli che è tra le migliori città italiane, al 5° posto, preceduta (nelle Marche) solo da Macerata.

Meno bene, sempre restando alla qualità dell’area, la situazione per quanto riguarda pm10, pm2,5 e ozono, con il capoluogo piceno che è nella seconda parte della classifica, intorno alla 65^ posizione. Luci e ombre, invece, per quanto riguarda i rifiuti con il sensibile miglioramento della percentuale di raccolta differenziata (66,8%) che vale il 35° posto (ancora Macerata, nelle Marche, fa meglio di Ascoli) e il dato discreto relativo alla produzione pro capite di rifiuti (488 kg), che pone Ascoli al 42° posto. Molto male, invece, per quanto riguarda la raccolta differenziata porta a porta con un misero 0,2% e solamente Massa (0,1%) e Pescara (0) che hanno fatto peggio.

Decisamente male, invece, per quanto concerne la macroarea “Mobilità”, con l’unica eccezione dell’indicatore relativo alle isole pedonali presenti in città (mq per ogni abitante) che vede Ascoli al 13° posto (con 0,56) come migliore capoluogo delle Marche. Completamente opposta, invece, la situazione per quanto riguarda le piste ciclabili, sia come numero totale di piste ciclabili per ogni 100 abitanti che per km totali, con il capoluogo piceno rispettivamente all’83° e al 91° posto, in entrambi i casi di gran lunga il peggiore delle Marche, così come per quanto concerne il trasporto pubblico.

Se possibile addirittura peggiore la situazione nella macroarea “Ambiente urbano” nella quale in tutti gli indicatori Ascoli è non solo il peggior capoluogo delle Marche ma, addirittura, tra i peggiori dell’intero paese, con il risultato migliore (81° posto) ottenuto per quanto riguarda il numero di alberi in città per ogni 100 abitanti (7). Tra il 95° e il 100° posto, invece, per quanto concerne il verde fruibile (9,4 mq per ogni abitante, con Ancona che addirittura ha 51,3 mq per abitante, mentre Macerata e Pesaro sono entrambi oltre i 20 mq), l’uso efficiente del suolo (consumo del suolo, rapporto residenti livello di urbanizzazione) e soprattutto vittime della strada, con ben 7,5 incidenti con morti o feriti ogni 1000 abitanti (solo Bergamo, Genova, Pavia e Pisa hanno un dato peggiore).

Situazione identica per quanto riguarda l’utilizzo di energie rinnovabili, con solamente Lecce, Crotone e Vibo Valentia peggio del capoluogo piceno. Oltre alle 5 macro aree e ai relativi indicatori, nell’edizione 2020 Legambiente ha analizzato anche altri parametri che, pur non rientrando nella composizione della classifica finale di Ecosistema Urbano, contribuiscono a dare un quadro più completo della situazione nei vari capoluoghi e nelle varie regioni.  In particolare sono stati realizzati degli approfondimenti che riguardano imprese, innovazione, infrastrutture, energie alternative, cambiamento climatico, l’aspettativa di vita, la lotta alla povertà.

Nella maggior parte dei casi si tratta di approfondimenti a carattere regionale che, in generale, evidenziano una situazione più che accettabile nella nostra regione. In particolare per quanto riguarda la “speranza di vita” le Marche sono la regione migliore (83,7 anni). Di notevole rilevanza, però, è l’approfondimento sulle famiglie in situazione di povertà che, complessivamente nel nostro paese sono 1,7 milioni (4,6 milioni di persone). Tra i dati relativi a questo aspetto c’è anche quello relativo alla percentuale di persone che, in ogni capoluogo di provincia, vive con meno di 850 euro al mese.

Situazione in cui, secondo l’analisi di Legambiente, si trova una percentuale tra il 26 e il 30% dei cittadini ascolani. Identica percentuale anche per Macerata, mentre decisamente migliore è la situazione per quanto riguarda Ancona e Pesaro.

Siamo al centro di un importante momento per il Paese e per la nostra regione – commenta il presidente di Legambiente Marche Francesca Pulcini – ingenti risorse stanno per arrivare nelle Marche ed è per questo che non possiamo perdere l’occasione di cambiare radicalmente le nostre città”. Proprio il capoluogo piceno, visti i dati di Ecosistema Piceno, è quello che più di ogni altro nelle Marche avrebbe bisogno di questo radicale cambiamento. Peccato, però, che non è certo una novità che Ascoli è da sempre allergica ad ogni anche piccola variazione del tradizionale status quo…

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