Cronaca di una seconda ondata annunciata


L’estate trascorsa senza preoccuparsi delle conseguenze, le rassicurazioni dei presunti esperti, i mesi di tregua non sfruttati dalle istituzioni per farsi trovare pronti: la nuova emergenza covid è la logica conseguenza di quanto accaduto nei mesi scorsi

Per cercare di capire come siamo arrivati a questo punto, con la temuta seconda ondata di covid pienamente in atto, bisogna ripartire dal maggio scorso, dalla fine del lockdown. Quando, mentre gradualmente si riapriva, da un lato si guardava con rassegnazione all’estate in arrivo, nelle previsioni “tristissima” e piena di limitazioni, e dall’altro si auspicava che la tregua estiva fosse sfruttata per prepararsi e farsi trovare pronti alla probabile seconda ondata.

In realtà è esattamente accaduto il contrario, l’estate non è stata per nulla così dimessa e quei mesi di tregua non sono stati sfruttati per farsi trovare pronti. Spiagge, ristoranti e locali notturni quasi sempre “sold out” (ad agosto a San Benedetto negli stabilimenti balneari non si trovava un ombrellone libero), movida sfrenata e senza regole, addirittura anche discoteche aperte (“grazie” alle Regioni, il governo voleva tenerle chiuse), a ben vedere quella appena trascorsa è sembrata la solita estate.

Per altro, nonostante gli appelli a rimanere in Italia (anche per dare ossigeno ad un settore, quello del turismo, ovviamente in difficoltà), in tanti hanno scelto di trascorrere le vacanze all’estero, anche in luoghi a rischio. E quelli che osavano invitare ad una maggiore cautela, puntualmente venivano zittiti e tacciati come “gufi”.   ” aggiungeva Bassetti, mentre Zangrillo dagli schermi tv sentenziava: “il coronavirus clinicamente non esiste più”. Certo, c’erano anche tantissimi virologi, epidemiologi, medici e ricercatori che ammonivano di non abbassare la guardia, che il covid non era affatto indebolito, che inevitabilmente sarebbe arrivata la seconda ondata, favorita anche da certi comportamenti.

Tutto inutile, tra la comprensibile stanchezza dopo 3 mesi di lockdown (e la conseguente predisposizione a dar credito alle previsioni ottimistiche) e le tradizionali speculazioni politiche di chi, per convenienza politica, aveva tutto l’interesse a sposare la tesi del virus finito, si è andati avanti senza precauzioni. Emblematico, a tal proposito, il polverone sollevato quando, con la curva dei contagi già in preoccupante crescita, è arrivato il provvedimento del governo che ha chiuso le discoteche.

Distratti da questa voglia di mettere il peggio alle spalle, con l’illusione che la seconda ondata non ci sarebbe stata, quasi nessuno si è reso conto che i mesi estivi di tregua non sono stati per nulla utilizzati dalle istituzioni per prepararsi al meglio, per non farsi trovare impreparati. Ora, come è tipico in questo paese, nel momento in cui la situazione sta precipitando, si assiste al solito indecente “scaricabarile”. Deve, invece, essere chiaro che le responsabilità sono di tutti gli attori istituzionali coinvolti, anche se, ad onor del vero, il governo è stato sempre cauto, ha sempre chiesto massima attenzione, certo che la seconda ondata inevitabilmente sarebbe arrivata. Però avrebbe dovuto e potuto fare di più soprattutto per potenziare, nei vari aspetti, il sistema sanitario.

Sotto questo punto di vista, in realtà, ancora più gravi sono le responsabilità delle Regioni che, a parte qualche rarissimo caso, hanno decisamente abbassato la guardia. Anche quando c’erano i fondi e i mezzi per intervenire. L’esempio più lampante è il potenziamento delle terapie intensive che non è in alcun modo avvenuto. Eppure governo e protezione civile avevano messo a disposizione delle Regioni 3.059 ventilatori polmonari per le terapie intensive e 1.429 per le subintensive che avrebbero dovuto consentire l’attivazione di ulteriori 1.600 posti di terapia intensiva (ovviamente distribuiti tra le varie regioni) che, invece, nella quasi totalità non sono stati attivati.

Discorso per certi versi analogo per la scuola, con tutti gli errori che sicuramente ha commesso la ministra Azzolina non può passare in secondo piano il fatto che Regioni, Comuni e anche dirigenti scolastici hanno trascorso l’estate a lamentarsi, a contestare qualsiasi provvedimento o anche solo ipotesi di provvedimento, senza minimamente preoccuparsi di pensare a possibili soluzioni inerenti l’orario, lo svolgimento delle lezioni, i luoghi dove svolgere le lezioni (ad esempio si poteva pensare a strutture alternative per garantire un efficace distanziamento). Situazione simile per il nodo trasporto pubblico che sicuramente il governo doveva affrontare con maggiore efficacia e determinazione.

Ma non si può non considerare che ad oggi ci sono ben 150 milioni di euro stanziati dal governo per gli enti pubblici che non sono stati utilizzati, così come il fatto che qualche Comune virtuoso, che ha utilizzato i fondi stanziati per potenziare le corse (Ancona, ad esempio, ha previsto 39 corse in più), ha dimostrato che si poteva fare qualcosa in più. La cosa peggiore è che in questo paese non accade mai che l’esperienza insegni qualcosa. Anzi, anche di fronte alla più cruda e incontestabile realtà, ognuno resta fermo sulle proprie posizioni.

Così, nonostante i dati inequivocabili (in un mese, dal 15 settembre al 15 ottobre, ricoveri e terapie intensive sono cresciuti del 160% e del 213%, se non si ferma questo trend a metà dicembre il sistema sanitario nazionale sarà al collasso) c’è chi, quel variegato e surreale universo composto da “complottisti”, “negazionisti”,  “scettici” e “speculatori”, continua a parlare di “dittatura sanitaria” solo perché c’è l’obbligo della mascherina o di “privazione delle più importanti libertà, in spregio alla Costituzione” perché non si può andare a ristorante o a bere nei locali dopo la mezzanotte o perché ci “obbligano”, dopo le 21, a bere esclusivamente seduti nei tavoli e senza neppure l’opportunità di uscire a prendere un po’ di fresco.

La cosa oltre modo paradossale è che, mentre alcuni di loro parlano addirittura di provvedimenti che neppure la Gestapo e le SS avevano osato pensare (dovrebbero viverci realmente in un regime simile a quello nazista, siamo certi che certe eresie non le direbbero più…), di contro c’è chi, dopo il nuovo Dpcm, accusa invece il governo di aver adottato provvedimenti troppo morbidi. In realtà, fatto salvo il sacrosanto diritto di critica, basta guardarsi un po’ intorno per rendersi conto che i provvedimenti adottati dal governo sono in linea con quelli in vigore negli altri paesi europei.

Per altro chi contesta le attuali limitate restrizioni non propone mai soluzioni alternative. Più che altro si limita a sottolineare le ragioni, di carattere sanitario (citando altre patologie gravi che verrebbero trascurate) ed economico, senza comprendere (o fingendo di non comprendere) che se le cose precipitano, le ripercussioni sia sanitarie che economiche sarebbero devastanti. Qualcuno, in realtà come alternativa propone che il nostro paese segua l’esempio della Svezia, dove il governo raccomanda ma non obbliga. In realtà i dati della Svezia sono (in rapporto al numero di abitanti) addirittura peggiori dei nostri. Senza contare che, quanto a senso civico, siamo decisamente differenti.

Ad onor del vero, per certi versi inaspettatamente a marzo e aprile anche il nostro paese ha dato prova di avere un discreto senso civico. E’ comprensibile che ora ci sia un po’ di stanchezza e che si faccia più fatica, ma ancor più in questa fase è decisivo il nostro senso civico. Invece ci sono segnali a dir poco preoccupanti. Come, ad esempio, il favore raccolto dal barista che, per aggirare le norme del Dpcm, ha chiuso a mezzanotte e poi ha riaperto un quarto d’ora dopo. O come i tanti like e gli incoraggiamenti ottenuti da un gruppo di ragazzi ascolani che hanno postato su instagram foto che li ritraevano mentre stavano giocando a calcetto, nonostante il divieto.

E’ assolutamente necessario ben altro senso civico, così come serve più rigidità nei controlli. Non ci piace certo uno stato di polizia, ma se non ci sono seri e accurati controlli tutti i provvedimenti rischiano di risultare inutili. Se vogliamo evitare il peggio (per intenderci il lockdown che, inutile nasconderlo, sarebbe inevitabile se non si arresta l’attuale trend) è necessario che ognuno faccia la sua parte. Naturalmente a partire dal governo, ma anche e soprattutto le Regioni (il cui ruolo in questa fase è assolutamente fondamentale) e i Comuni (i sindaci in particolare che non possono lamentarsi prima perché vorrebbero essere più coinvolti e declinare, poi, le responsabilità ogni volta che vengono chiamati in causa).

Ci sarebbe anche l’opposizione, ma in un paese politicamente intossicato come il nostro sperare in un atteggiamento maturo e consapevole da parte dell’opposizione stessa è un’utopia. Il paradosso è che in questi giorni Meloni e Salvini hanno chiesto di essere coinvolti nelle scelte. Intanto però, la presidente di Fratelli d’Italia ha passato tutta la settimana, dopo la pubblicazione del primo Dpcm, ad attaccare il governo su un provvedimento che non esiste (le famose segnalazioni per le feste private), facendo addirittura il paragone con la Stasi. Salvini, invece, dopo aver trascorso l’estate in giro per l’Italia a raccontare a tutti che il virus era morto e a protestare contro ogni minima restrizione (mascherine comprese), ora ha anche il coraggio di chiedersi cosa ha fatto il governo per evitare la seconda ondata. Alzi la mano che avrebbe il coraggio di pensare di coinvolgere e collaborare con simili soggetti.

Per concludere due parole vogliamo spenderle proprio per i “negazionisti”, per quelli che a luglio ed agosto ripetevano che non ci sarebbe mai stata una seconda ondata e che ora sono costretti a negare l’evidenza. E lo fanno usando toni sempre più aggressivi, insultando chi si impegna a rispettare le regole definendoli “covidioti”, servi sciocchi, stolti, acefali. Lo fanno dall’alto della loro infinita avvedutezza (e dei loro nuovi guru, personaggi del calibro di Sgarbi, Montesano, Ruggeri, Fusaro, Cunial) che li spinge a postare e dare credito a “panzane” a cui neppure un bambino di 3 anni crederebbe.

O, peggio ancora, a post che in realtà dimostrano esattamente il contrario di quello che vogliono sostenere, come quello visto negli ultimi giorni ed opera di quel “genio” di Fusaro che ha pubblicato una pagina di un giornale del 2018 per dimostrare che il covid è come l’influenza stagionale, senza rendersi conto che in realtà proprio quell’articolo dimostra inequivocabilmente il contrario. Per non parlare, poi, del video che in questi giorni è diventato una sorta di bandiera per i negazionisti, quello di tale Silver Nervuti ospitato dal canale Youtube “Byoblu” (il videoblog di Claudio Messora, tra i principali produttori di “bufale” del nostro paese, inserito da NewsGuard tra i siti al mondo che hanno pubblicato il maggior numero di informazioni false sul coronavirus) che, al di là della serie infinita di sciocchezze che elenca, è talmente informato che confonde la provincia con il comune di Bergamo e che sulla drammatica immagine dei camion militari che portano via le bare da Bergamo ha “sparato” una delle idiozie più clamorose ascoltate in questi mesi (gli autisti senza mascherina…).

Forse dovrebbero iniziare a domandarsi chi sono realmente i “covidioti”…

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