Non solo covid, timore ad Ascoli anche per lo sciame sismico


Dal 3 ottobre la Rete sismica nazionale dell’Ingv ha registrato 91 terremoti a pochi chilometri di Ascoli, nella zona di Venarotta, nessuno dei quali ha però superato la magnitudo di 2.4. L’analisi e le considerazioni del geologo ascolano Emanuele Tondi

Ci mancava pure lo sciame sismico! Come se non fosse già sufficiente l’allarme covid-19, la cosiddetta seconda ondata (ammesso che la prima sia mai realmente terminata) che questa volta sta toccando da vicino il territorio piceno, ad aumentare stress e preoccupazione ci si è messa pure questa improvvisa intensa sequenza sismica nei pressi di Venarotta. Dal 3 ottobre scorso la rete sismica nazionale dell’Ingv ha registrato 91 terremoti, nessuno dei quali, però, ha superato la magnitudo di 2.4. Eventi molto deboli, quindi, che dovrebbero essere avvertibili solo dagli strumenti. Invece diversi ascolani hanno avvertito alcune di quelle scosse e da giorni sui social ci si scambia opinioni, con la crescente angoscia e il timore che questa sequenza sismica possa essere il preludio a qualcosa di più pesante. Timore comprensibile, visto che ancora è vivissimo nella zona il ricordo del 2016, ma che, fatti gli scongiuri del caso e con tutte le precauzioni che la materia richiede, è probabilmente un tantino esagerato.

E se il sito che si occupa di sismologia e vulcanologia, Mapisism, pur senza sbilanciarsi troppo sembra escludere la possibilità di un evento importante (“ad Ascoli nel 1973 ci fu un sisma di magnitudo 4.4 ma non sappiamo se lo si possa ricondurre a quella stessa faglia che in questo momento sta generando lo sciame sismico di Venarotta. Perciò è probabile si tratti di una sorgente che non ha mai generato terremoti degni di nota”),  a fornire maggiori e più dettagliate informazioni, con tutte le precauzioni e le cautele del caso parzialmente incoraggianti, è il noto geologo ascolano Emanuele Tondi.

A partire dal 3 ottobre – scrive su facebook – si è sviluppato uno sciame sismico pochi chilometri ad ovest di Ascoli. La Rete sismica nazionale gestita da Ingv terremoti  fino ad ora ha registrato 91 terremoti di magnitudo compresa tra 0,8 e 2,4. Probabilmente sono anche di più, in quanto gli eventi di magnitudo più piccola possono sfuggire alla registrazione. La profondità ipocentrale varia da 10 a 20 km, quindi una sismicità più profonda rispetto a quella tipica delle zone interne appenniniche, che invece si concentra nei primi 10 km della crosta terrestre. Inoltre, lo sciame si trova al di fuori della zona destabilizzata dai forti eventi dell’estate-autunno 2016 e non fa parte della stessa sequenza sismica. Sciami sismici simili si verificano spesso in tutta Italia. Purtroppo, non ci danno informazioni se anticipano qualcosa di più importante; spesso no, a volte si”.

Secondo Tondi qualche indicazione in più si può ricavare dalla storia sismica della zona. “Sulla base dei dati geologici – afferma il geologo ascolano – sappiamo che in questa zona le faglie attive, cioè quelle in grado di generare terremoti, non affiorano in superficie, come la Faglia del Monte Vettore, per intenderci. Questo perché sono più profonde ed hanno una estensione più limitata. Se da un lato questo significa che i terremoti sono più piccoli e l’ipocentro più lontano dalla superficie, dall’altro dobbiamo affidarci alla storia sismica del passato per valutare l’intensità massima possibile. Ad Ascoli Piceno le intensità maggiori si sono risentite in occasione dei forti terremoti avvenuti in Appennino, come quelli del 2016 e a seguito di terremoti meno forti ma più vicini come nel 1943 con il terremoto di Offida e, soprattutto, nel 1972 con un terremoto verificatosi vicino Comunanza. Nell’area interessata dall’attuale sciame sismico, nel 1973 si verificò un terremoto di magnitudo 4.4 e, quindi, un evento fino a questa magnitudo è sicuramente possibile”.

Nella città di Ascoli – prosegue Tondi – l’intensità massima è stata raggiunta con il terremoto del 26 Novembre 1972, di magnitudo stimata 5,5 ed epicentro tra Force e Comunanza. Ricordato anche come il terremoto di “Tarzan”, in quanto ad Ascoli andò via la luce interrompendo il seguitissimo telefilm. I danni furono diffusi nel centro storico, in particolare sugli edifici più vecchi e vulnerabili”.

Più avanti, rispondendo ad alcuni commenti, lo stesso Tondi ha ulteriormente specificato. “Durante uno sciame sismico la probabilità di un evento più forte aumenta, in quanto l’area si destabilizza. Tuttavia, quella zona specifica (a nord e ad ovest la situazione cambia rapidamente e la pericolosità sismica aumenta) non è in grado di generare forti terremoti. Quello di magnitudo 4,4 del 1973 può essere considerato di riferimento. Per stare tranquilli e non avere paura è importante conoscere la vulnerabilità o meno degli edifici che si abitano o frequentano, compresi quelli pubblici tipo le scuole. E questo vale sempre, a prescindere dallo sciame sismico in atto”.

Il problema è che la vulnerabilità delle scuole pian piano sta venendo a galla. Ma, per quanto riguarda il capoluogo piceno, purtroppo quei dati generano esattamente l’effetto contrario a quello auspicato da Tondi. In altre parole, al di là delle parziali rassicurazioni del geologo ascolano, come al solito non resta che affidarsi a Sant’Emidio…

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