Ascoli e il centro storico in crisi, su Rete 4 un’impietosa fotografia del capoluogo piceno


Poco più di 2 minuti per delineare un quadro a tinte fosche, quello di una città che il servizio di “Fuori dal Coro” descrive come sempre più povera, con il centro desolatamente sempre più vuoto, e senza prospettive per i giovani ascolani, se non la fuga

Questa bella Ascoli sta morendo giorno dopo giorno”. Inizia così, con questa desolante affermazione di un’anziana cittadina ascolana, tra le bancarelle del mercato settimanale, il servizio mandato in onda la settimana scorsa dalla trasmissione “Fuori dal Coro” di Mario Giordano (Rete 4), dal titolo sin troppo emblematico (“Il dramma della crisi: i centri delle città sempre più vuoti”), dedicato al capoluogo piceno. Poco più di 2 minuti nel corso dei quali, con un sottofondo musicale che se possibile rende l’atmosfera più triste e cupa, immagini e dichiarazioni delineano un quadro a dir poco a tinte fosche, quello di una città che il servizio curato da Simona Angela Gallo descrive come sempre più povera, con il centro desolatamente sempre più vuoto (emblematiche, a tal proposito, le immagini di numerosi cartelli di “affittasi” e “vendesi” sulle vetrine di negozi e attività chiusi) e senza prospettive, se non la “fuga”, per i giovani ascolani.

Un approfondimento, chiuso con l’affermazione pessimistica di un anziano ascolano di fronte al teatro Ventidio Basso (“si diventa sempre più poveri”) che ha l’effetto di un pugno allo stomaco. Ma che, purtroppo, non è certo così sorprendente, nel senso che evidenzia una situazione che non è certa nuova, che si trascina ormai da anni. Piuttosto quello che stupisce e lascia decisamente basiti è il fatto che quel servizio, che fotografa in maniera inequivocabile la drammatica crisi in cui da tempo è sprofondato il capoluogo piceno, sia incredibilmente passato sotto silenzio non solo nel mondo della politica ma, anche e soprattutto, in quello dei media locali.

Come diceva sempre Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”. Ed  è davvero impossibile, di fronte ad una simile dimostrazione, non “pensar male” della stampa locale che in questo modo sembra quasi voler confermare quello che in diversi sostengono, cioè che è quasi completamente assoggettata al “potere”. Perché è del tutto evidente che riflettere e discutere su quel servizio, in piena campagna elettorale, potrebbe risultare un problema per alcuni dei candidati consiglieri regionali che hanno governato la città nell’ultimo ventennio (e che, di conseguenza, qualche responsabilità per la drammatica situazione in cui versa il capoluogo piceno inevitabilmente dovrebbero avercela).

Parliamo in particolare degli ultimi due sindaci della città prima di Fioravanti (Castelli, candidato con Fratelli d’Italia, e Celani, candidato con Forza Italia) ma anche del vicesindaco Silvestri (candidato con una lista civica) e di Andrea Antonini (candidato con la Lega e in passato assessore sia in Comune che in Provincia). Per altro sarebbe stato un problema non di poco conto, anche perché questa volta non potrebbero certo liquidare quel servizio bollandolo come la solita propaganda dei giornalisti di sinistra, visto che non ci sono dubbi sul fatto che Rete 4 (Mediaset) non è certo sospettabile di avere simpatie a sinistra e ancor meno il conduttore di quel programma, Mario Giordano, da sempre icona della destra e ora anche dei “sovranisti”.

Quello che invece è francamente incomprensibile è il motivo per cui neppure gli esponenti dell’opposizione abbiano ritenuto opportuno approfondire e dare risalto ad una simile denuncia. Anche in questo caso si è ampiamente autorizzati a “pensar male”, cioè che in realtà ad Ascoli l’opposizione di fatto è praticamente inesistente… Tornando al contenuto del servizio di “Fuori dal Coro”, probabilmente l’intenzione era quella di legare la “crisi” al post covid. La realtà, però, è decisamente differente. Il capoluogo piceno è in simili condizioni da tempo, eventualmente l’emergenza coronavirus può avere, in qualche modo, ulteriormente accentuato una crisi in atto da tempo.

Come ha sottolineato nei giorni scorsi la pagina facebook “Paolo Confraternitapiceni”, “noi denunciammo quello che purtroppo sta succedendo ben 4 anni fa”. Per l’esattezza era l’inizio del 2017 quando, su quella pagina facebook, si lanciava un appello, corredato da un album fotografico che mostrava le tante attività commerciali chiuse nella sola zona del centro. “Cari amici ascolani, vi rivolgiamo un appello: tornate a frequentare il centro! Sta morendo!” si leggeva in quel post che ora, dopo che è andato in onda quel servizio televisivo, è stato riproposto a dimostrazione che la crisi nel capoluogo piceno è datata.

Anche chi scrive allora aveva sottolineato la drammatica condizione del capoluogo piceno, prima con un articolo (“Una in città in ginocchio”) nel quale si analizzava la situazione complessiva della città, poi con un approfondimento specifico sul centro storico cittadino (“Requiem per il centro storico”). E’ triste dover constatare come quasi 4 anni dopo poco o nulla sia cambiato. D’altra parte non poteva essere altrimenti, la passata amministrazione non ha fatto nulla per affrontare la situazione e, soprattutto, provare a rivitalizzare il centro storico, mentre quella attuale (indiscutibilmente anche a causa dall’emergenza coronavirus) non ha fatto molto di più.

Né può essere considerata tale l’ordinanza 344 del luglio scorso che, a partire da agosto, impone la pulizia delle vetrine dei negozi abbandonati, pena multe salatissime ai proprietari. E’ del tutto evidente che si tratta di un provvedimento che attiene al decoro (sicuramente importantissimo), non certo al rilancio e alla rivitalizzazione del centro storico. Per altro girando per le vie e le piazze del centro si ricava la sensazione che l’amministrazione comunale, grazie a questo provvedimento, potrebbe davvero ricavare un bel “bottino”, visto che di vetrine in stato di abbandono ce ne sono ancora numerosissime (in tal senso sarebbe interessante se il Comune fornisse il resoconto delle multe elevate dal 3 agosto, giorno in cui è entrata in vigore l’ordinanza, ad oggi).

Ma se già è decisamente triste che la situazione dopo quasi 4 anni sia ancora così tragica, è ancora più sconfortante constatare come ci sia chi si ostina a voler negare la realtà. “Sono fotografie vecchie, adesso quei locali sono di nuovo attivi” scrive qualcuno sotto il post del febbraio 2017 riproposto nei giorni scorsi. Basta, però, farsi un giro per le zone del centro per verificare che la realtà è purtroppo ben differente, con la maggior parte delle attività commerciali fotografate allora che sono nella stessa situazione.

Per essere più esatti, tante sono nelle stesse condizioni, qualcuna è invece nuovamente attiva ma, al tempo stesso, se ne sono aggiunte anche delle nuove. Considerando l’area tra corso Vittorio Emanuele, piazza Arringo, piazza del Popolo, via del Trivio, via Trieste e l’inizio di corso Mazzini (ovviamente comprese le varie rue e vicoli di quelle zone) ci sono circa 100 attività commerciali chiuse. Nella fotogallery pubblicata al centro dell’articolo potete osservarne una ventina, ubicate in tutte le zone strategiche della città (compresa piazza del Popolo e piazza Arringo).

Al di là dei numeri ciò che maggiormente colpisce è il vero e proprio fiorire, un po’ ovunque, di cartelli di “affittasi” e “vendesi”, come d’altra parte ha evidenziato alla perfezione il servizio trasmesso da Rete 4. Una situazione davvero delicata che non si può continuare a fingere di ignorare.

La speranza è che, come le elezioni regionali saranno alle spalle, l’amministrazione comunale, tutto il mondo politico ma anche dell’informazione locale abbiano il coraggio di prendere atto della situazione e aprire un serio e concreto dibattito sulle possibili soluzioni per provare ad invertire la rotta.

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