Sedi alternative alle scuole per i seggi, “figuraccia” del Comune


Dopo Comunanza e Offida, anche Macerata e Pesaro nelle Marche e decine di Comuni in tutto il paese, tra cui molti capoluoghi di provincia, stanno scegliendo sedi alternative per i seggi elettorali. A differenza del Comune di Ascoli che continuerà ad utilizzare le scuole…

All’inizio c’era solo Comunanza, sostanzialmente un piccolo comune. Nei giorni scorsi si è aggiunta Offida, poi è stata la volta di Macerata, quindi un capoluogo di provincia delle Marche. Contemporaneamente si è appreso che a Pesaro (altro capoluogo di provincia) si è addirittura mobilitato il Consiglio comunale che ha approvato una mozione per impegnare l’amministrazione comunale ad individuare sedi alternative alle scuole per le elezioni regionali (ed il referendum) del prossimo 20 e 21 settembre. E pian piano si è scoperto che molto altri comuni marchigiani si stanno mobilitando e si stanno attivando in questa direzione.

Non solo, fuori dalle Marche si moltiplicano le notizie di Comuni, piccoli, meno piccoli e capoluoghi di provincia, che annunciano di aver già provveduto a trovare sedi alternative al posto delle scuole. Limitandoci ai capoluoghi di provincia, è di queste ore la notizia che anche il Comune di Padova e quello di Bergamo hanno già trovato sedi alternative alle scuole per i seggi elettorali. Il comune bergamasco, per la verità, ha liberato dai seggi la maggior parte ma non ancora tutte le scuole (utilizzando come sedi elettorali musei, centri della terza età, sedi di associazioni e del municipio stesso, alcuni palazzi comunali), in un paio di istituti scolastici sono infatti rimasti alcuni seggi.

Ma, come ha spiegato lo stesso sindaco Gori, “dopo il referendum lavoreremo per trovare sedi alternative anche per quei seggi, così non dovremo più usare le scuole per le elezioni”. Questo significa che il Comune di Bergamo ha deciso che non si tratterà di un trasloco temporaneo, cioè valido solo per questa tornata elettorale di settembre, ma definitivo, che d’ora in poi non si voterà più nelle scuole. Potremmo continuare citando decine e decine di comuni che hanno già trovato o si stanno adoperando per trovare sedi alternative alle scuole per i seggi elettorali.

E l’esempio di Macerata, Pesaro, Padova, Bergamo dimostra che è assolutamente possibile farlo anche nei comuni più grandi e nei capoluoghi di provincia, basta volerlo. Il punto, però, è proprio questo, bisogna avere la volontà di impegnarsi per cercare soluzioni reali e concrete per la propria comunità invece che scegliere la via facile e poco dispendiosa del lamento ad oltranza o quella ancora più semplice (e magari anche più redditizia in termini elettorali) della propaganda, della speculazione politica. In altre parole la via che hanno seguito il Comune di Ascoli ed il sindaco Fioravanti.

D’altra parte, però, abbiamo ampiamente già verificato che la sensibilità di questa amministrazione (così come quella di quella precedente) nei confronti degli studenti ascolani è pari a zero. Così come l’interesse per le scuole cittadine da parte del sindaco che, dopo aver illuso gli ascolani durante la campagna elettorale, una volta eletto si sta dimostrando addirittura più menefreghista di chi l’ha preceduto (il sindaco Castelli), sia per quanto riguarda la sicurezza degli edifici stessi, sia per quanto riguarda il protocollo anti-covid e ora anche in questa circostanza.

Per non parlare di Monica Acciarri, grande esperta di salto triplo (dal Pd alla lista civica di centrodestra e ora alla Lega) e assessore alla pubblica istruzione per caso, troppo impegnata nella sua surreale (e indecorosa) campagna elettorale per le regionali per trovare un po’ di tempo per occuparsi dei veri e concreti reali delle scuole cittadine. Eppure già a giugno il governo e, in particolare, il ministero dell’interno avevano dato indicazioni alle amministrazioni comunali, attraverso le prefetture, di identificare locali alternativi agli edifici scolastici da utilizzare come seggi elettorali per la prossima consultazione. E addirittura a luglio la Regione aveva messo a disposizione dei Comuni marchigiani i fondi da utilizzare proprio per questo obiettivo.

Quindi c’era tutto il tempo, c’erano anche i fondi e, è giusto sottolinearlo, c’erano e ci sarebbero diverse soluzioni percorribili nel capoluogo piceno per evitare i seggi elettorali se non in tutte almeno in buona parte delle scuole cittadine. Bisognava solo impegnarsi un po’, mobilitarsi per valutare tutte le soluzioni alternative possibili, in altre parole per una volta preoccuparsi e mettere al primo posto le esigenze dei cittadini (in questo caso di studenti e famiglie che hanno già perso troppo tempo a causa del covid-19).

Invece Fioravanti, come i bambini con Babbo Natale, ha scritto la letterina al presidente del Consiglio per chiedergli addirittura di spostare l’avvio del nuovo anno scolastico direttamente a dopo la consultazione elettorale. Una proposta semplicemente ridicola alla quale, ovviamente, il governo non ha neppure risposto. I fatti e le notizie di questi giorni, quello che sta accadendo in tantissimi altri comuni piccoli e meno piccoli, delle Marche e del resto del paese, dimostrano inequivocabilmente che era possibile e semplice trovare la soluzione. Non per il Comune di Ascoli che, di fatto, l’assessore alla pubblica istruzione è come se non ce l’avesse, ancora più ora che è tutta presa dalla campagna elettorale.

In realtà anche il sindaco Fioravanti in questi giorni non ha tempo per occuparsene, è troppo preso dalla campagna elettorale per le prossime elezioni regionali. Evidentemente, quindi, gli interessi del suo partito hanno per lui la priorità rispetto alle esigenze dei cittadini ascolani, perché in caso contrario avrebbe sicuramente trovato tempo e modo, anche senza il supporto del suo assessore alla pubblica istruzione, di risolvere il problema dei seggi nelle scuole, come hanno fatto altri sindaci, altri Comuni. Per altro non è certo uno spettacolo particolarmente edificante quello che sta fornendo il primo cittadino che, nella frenesia di tirare la volata elettorale ai suoi compagni di partito, non solo non si vergogna di speculare su una tragedia come il terremoto ma finisce per incappare in clamorosi autogol.

Tante passerelle ma nessun risultato – ha affermato il primo cittadino in una lunga intervista pubblicata da un quotidiano locale in occasione del quarto anniversario del terremoto del 24 agosto – a 4 anni dal sisma pochissimo è stato fatto, 4 anni di immobilismo e la Regione ha le responsabilità maggiori”.

Probabilmente la Regione di responsabilità ne ha sicuramente, ma altrettanto certamente non minori sono le responsabilità e non meno grave è l’immobilismo del Comune di Ascoli, quello guidato fino a maggio 2019 da Castelli ma anche quello a guida Fioravanti. E proprio le scuole ne sono la più evidente e imbarazzante dimostrazione. “Il sindaco si dimentica di dire – sottolinea il consigliere comunale Francesco Ameli – che a 4 anni dal sisma ancora non abbiamo i risultati delle analisi di vulnerabilità sismica propedeutici ai progetti per la ricostruzione delle scuole, nonostante gli oltre 30 milioni di euro dati dalla Regione al Comune di Ascoli”.

Da oltre 3 anni sono fermi e inutilizzati quei fondi, a dimostrazione che Fioravanti e l’amministrazione comunale sono gli ultimi che possono parlare di immobilismo. Come per altro ha ulteriormente dimostrato questa vicenda delle sedi elettorali alternative alle scuole. Che conferma come il primo cittadino e la sua giunta se ne infischiano delle problematiche delle scuole cittadine. Anche perché, vista la disastrosa situazione l’alternativa non sarebbe molto più edificante, perché significherebbe che sono semplicemente incapaci. Difficile scegliere quale sarebbe il male peggiore…

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