Il ritorno del virus e la solita “bufala” degli sbarchi


Dopo aver ripetuto per settimane che il covid-19 non c’era più, di fronte alla nuova impennata di contagi Salvini e la Meloni accusano i migranti di aver riportato il virus nel nostro paese. Ma i dati ufficiali dimostrano esattamente il contrario

Per settimane, mentre il paese pian piano cercava di riprendere una vita regolare, hanno sostenuto che in Italia il coronavirus non c’era più, che non c’era alcun rischio di una recrudescenza del virus. Che il governo invitava alla prudenza e al rispetto delle regole (distanziamento e mascherine) per i motivi più abietti, per poter continuare a privarci delle nostre libertà. Ed ora che la sensibile crescita dei nuovi contagi dimostra in maniera sin troppo lampante che la realtà è purtroppo differente, invece di fare un coscienzioso “mea culpa” e chiedere scusa per il clamoroso abbaglio preso, eccoli aggrapparsi al solito cavallo di battaglia, che tanto fa presa sulla parte più becera dei loro sostenitori: i migranti.

Per i monotoni e sempre più paradossali “sovranisti” di casa nostra non potevano che essere loro a riportare il coronavirus in Italia, naturalmente con la complicità del governo che li lascia entrare anche se infetti. “Il governo sparge migranti infetti per l’Italia per tenerci sotto stato di emergenza” urlava solo pochi giorni fa Salvini. “E’ colpa del governo con i suoi deliri immigrazionisti, sbarchi a raffica e il virus è di nuovo nel nostro paese” ha aggiungo la Meloni subito dopo. Che poi, non comprendendo (o fingendo di non comprendere…) un’affermazione del ministro Boccia (che non sbaglierebbe di certo a parlare il meno possibile…) ha denunciato che il 25% dei nuovi contagi è causato dai migranti sbarcati in questi giorni in Italia.

Per altro, al di là del fatto che come vedremo quel dato è completamente sballato (e non di poco…), significherebbe che appena un quarto dei nuovi contagi sarebbe imputabile ai migranti. Come sempre accade, a supporto dei due leader sono subito arrivate le rispettive “truppe”, con toni e argomentazioni non meno beceri e, se possibile, ancora meno privi di fondamento.

Per tenervi le poltrone importate il covid” ha accusato nel corso del suo intervento alla Camera Elena Murelli, la deputata leghista poi sospesa dal suo stesso partito per lo scandalo dei 600 euro. Ancora più dura la deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli che, dopo l’appello alla prudenza rivolto dal premier Conte ai giovani, ha accusato il governo di “essere impegnato a far passare i giovani italiani come untori del covid” mentre in realtà il problema sono i migranti che “scappano da tutti i centri ed invadono l’Italia che è stata costretta in casa per mesi”, portando a supporto della sua tesi l’esempio della Caserma Serena di Treviso “oggi il più grande focolaio attivo di covid in Italia”.

Immancabili a supporto dei deliri sovranisti sono, poi, subiti arrivati quella parte della stampa di parte e quei (pseudo) giornalisti che, invece di informare, sono più impegnati a fare o supportare la propaganda politica. Questa volta nella solita indecente gara a chi propone il titolo più “vomitevole” l’ha spuntata per distacco il quotidiano “Il Tempo” di Franco Bechis (un nome, una garanzia…) con il titolo sparato a tutta pagina “Fenomeni da barcone”, con il conseguente articolo intriso di slogan (e senza alcun fatto o dato concreto) firmato niente meno che da “epurator” Francesco Storace.

Peggio ancora, però, ha fatto Annalisa Chirico che, in un post con lo stile tipico delle “bufale” più note che impazzano sui social, ha moltiplicato (rispetto a quanto dichiarato erroneamente dalla Meloni) la percentuale di nuovi contagi provocati dai migranti e, in poche righe, ha collezionato una serie impressionante di “topiche”. “Un terzo dei nuovi contagi sono migranti sbarcati illegalmente in Italia – scrive la (pseudo) giornalista – I centri di accoglienza sono i nuovi focolai in Veneto, in Sicilia, addirittura in Basilicata che era a contagio zero. Mentre si chiedono enormi sacrifici agli italiani si aprono le porte a chi non ne ha diritto. Assurdo”.

Come sempre accade in queste situazioni, la propaganda avviata da esponenti politici e giornali trova poi il suo sviluppo più becero sui social, con il moltiplicarsi di post che rilanciano la “bufala” del virus tornato nel nostro paese per colpa dei migranti, con le conseguenti accuse nei confronti del premier e del governo. Il più delirante (purtroppo in brevissimo tempo diventato virale) di fatto è un appello a non accettare nuove limitazioni e restrizioni perché “il governo fa entrare qualsiasi persona in Italia anche se è positiva”.

A supporto di questa affermazione vengono citati i 600 bengalesi che avrebbero dovuto fare tampone e quarantena nel Lazio e che invece sarebbero scomparsi, i migranti fuggiti da Messina, il focolaio nella caserma in Veneto. Poi vengono forniti i dati secondo cui addirittura il 60% dei nuovi contagiati è straniero, ricordando quello che sarebbero accaduto a gennaio quando, secondo questa sconcertante ricostruzione, il coronavirus sarebbe esploso nel nostro paese perché non sono stati chiusi i porti e non sono stati fermati gli sbarchi. In altre parole un vero e proprio festival dell’ignoranza e dell’intolleranza, con in aggiunta la negazione di una realtà vissuta non anni, ma appena qualche mese fa.

Quando, è ormai storia, a portare il virus in Italia non sono stati certo i migranti sbarcati illegalmente sulle nostre coste. E se, purtroppo, ormai siamo ampiamente abituati a questo ignobile uso dei social e della propaganda, pur se non è certo una novità continua a lasciarci esterrefatti il comportamento di una certa stampa e di certi giornalisti (che una larga parte dei nostri politici basino la propria propaganda su bugie ed invenzioni non fa più notizia…) che continuano a non adempiere al proprio principale compito, che è quello di raccontare i fatti. Che, per altro, in questo caso sono assolutamente chiari e indiscutibili, almeno per chi ha davvero voglia di informarsi correttamente.

Ci sono i dati dell’Istituto superiore della sanità e del ministero della sanità, aggiornati fino ad inizio agosto, che testimoniano come dall’inizio della pandemia nel nostro paese i casi diagnosticati di migranti positivi al covid-19 sono complessivamente lo 0,2%. Quanto al famoso 25% indicato dalla Meloni, il ministro Boccia in realtà faceva riferimento a quanto riportato nelle settimane passate dal direttore del Consiglio superiore della sanità, Franco Locatelli, che sottolineava come una quota di positivi tra il 25%-30% è costituita da persone che arrivano o tornano dall’estero (dato che ora, dopo i fatti degli ultimi giorni, sicuramente è cresciuto).

Ma è del tutto evidente, non bisogna essere un genio per capirlo, che su quel dato i migranti non c’entrano nulla (lo stesso Locatelli, pur senza fornire dati, ha ribadito che l’incidenza dei migranti per la diffusione del coronavirus in Italia è pressochè nulla), nella maggior parte dei casi parliamo di italiani di ritorno dall’estero (per lavoro o, più frequentemente di questi tempi, per vacanze).

Detto che non vale la pena neppure perdere tempo a smentire la fandonia dei 600 bengalesi in fuga nel Lazio, più interessante è invece soffermarsi un attimo sulla vicenda della Caserma Serena di Trevisto. Che, in effetti, con i suoi 247 positivi (compresi gli operatori) è il più grande focolaio italiano di covid-19. Ma che con i sbarchi degli ultimi mesi non c’entra nulla, perché ospita in gran parte richiedenti asilo (quindi legalmente in Italia), alcuni dei quali già lavorano, arrivati nel nostro paese da diversi anni. Lì il primo caso positivo (12 giugno) riguardava per altro un operatore italiano che poi ha contagiato una richiedente asilo.

Il problema è che da allora (metà giugno) per lungo tempo non sono stati fatti più test e, soprattutto, non ci si è in alcun modo preoccupati di dividere e isolare chi è risultato positivo. Al di là della sconfortante ignoranza e della sempre più preoccupante intolleranza, è molto grave il fatto che la becera propaganda politica sposti l’attenzione su un problema che di fatto non esiste (o comunque nell’emergenza covid è assolutamente marginale), rischiando così di far passare in secondo piano quelli che invece sono gli aspetti più rilevanti e preoccupanti di questa nuova crescita di positivi.

E che riguardano direttamente i nostri comportamenti, quelli di chi torna dalle vacanze dall’estero, da posti chiaramente a rischio (dove in realtà sarebbe stato opportuno non andare, per precauzione) e non si preoccupa neppure di effettuare il test o di aspettare il suo risultato prima di tornare tranquillamente in circolazione. O la sempre più scarsa volontà di rispettare le norme sul distanziamento, soprattutto in locali e discoteche, la superficialità con la quale con il passare dei giorni riprendiamo certe abitudini, come se il coronavirus non sia mai esistito o fosse un ricordo lontanissimo.

Ma, ovviamente, parlare e ragionare seriamente di questi aspetti non porta voti e non smuove gli animi come, invece, prendersela ancora una volta con i migranti…

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