Partenza in ritardo dell’anno scolastico, l’ultimo bluff del sindaco


Comune nel caos tra sicurezza degli edifici e norme covid, Fioravanti chiede l’avvio ritardato dell’anno scolastico appigliandosi alle elezioni. Ma il Miur ha dato precise indicazioni per trovare per i seggi sedi alternative alle scuole ela Regione ha addirittura stanziato dei fondi…

Secondo un famoso detto ascolano “la morte vo’ la scusa”. Molto più prosaicamente Giulio Andreotti era solito sostenere che “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Ci sono tornati in mente questo detto popolare locale e la citazione del più volte presidente del Consiglio scoprendo che il sindaco Marco Fioravanti, per le prossime elezioni regionali di settembre, ha proposto di posticipare di una settimana l’avvio del nuovo anno scolastico.

Crediamo sia opportuno posticipare di pochi giorni il ritorno sui banchi di scuola – afferma il primo cittadino – onde evitare di ripartire prima delle elezioni regionali e dover subito richiudere le aule per andare alle urne. Il 20 e 21 settembre ci saranno le elezioni e visto che le lezioni finiranno il 5 giugno, chiederemo la chiusura per il 12. Intanto proseguiamo con i lavori nei plessi per creare più spazi a disposizione di alunni e studenti”.

Secondo alcuni quotidiani locali il sindaco avrebbe addirittura al ministro della pubblica istruzione Azzolina per chiedere lo slittamento di una settimana, anche se poi in realtà la data di avvio l’ha stabilita la Regione. Al di là di questo non trascurabile particolare, va innanzitutto sottolineato che innanzitutto Fioravanti ha sbagliato i conti perché se davvero si facesse iniziare la scuola dopo le elezioni regionali lo slittamento non sarebbe di pochi giorni o di una settimana ma quando meno di 10 giorni. Perché per le elezioni regionali (e per il referendum) si voterà fino alle 15 di lunedì 21 settembre, poi ovviamente inizieranno le operazioni di scrutinio. E’ quindi più che presumibile che tutte le operazioni elettorali termineranno martedì 22 settembre, poi bisognerà smontare i seggi, provvedere alla sanificazione degli ambienti e, ovviamente, ripredisporre gli spazi in maniera che siano adeguati per ospitare studenti e docenti.

Di conseguenza nella migliore delle ipotesi le scuole saranno pronte per giovedì 24 settembre, quindi almeno 10 giorni dopo la data attualmente fissata per l’inizio dell’anno scolastico. Questo significa che, poi, l’eventuale fine delle lezioni (così come proposto dal primo cittadino ascolano) arriverebbe addirittura dopo il 15 giugno. Di fatto una soluzione assolutamente improponibile.

Ma, aspetto temporale a parte, è impossibile per chi conosce la situazione del Comune di Ascoli, il caos più assoluto in cui naviga per quanto riguarda la situazione delle scuole (sia per la sicurezza sismica sia per gli interventi necessari per i protocolli post covid), “non pensar male” e sospettare che la proposta del sindaco sia solo una “scusa”, un modo per provare a prendere ulteriormente tempo, visto appunto le difficoltà (per usare un eufemismo) in cui si trova l’amministrazione comunale in questo settore.

Ce ne siamo occupati più volte negli ultimi tempi e non più tardi di una settimana fa avevamo evidenziato quanto allarmante fosse la situazione, sia per quanto riguarda la sicurezza degli edifici sia per quanto riguarda il rispetto delle norme anti covid (vedi articolo “Sicurezza delle scuole: non resta che affidarsi a Sant’Emidio”). Per quanto riguarda la sicurezza delle scuole, quella che a tutti gli effetti è da anni un’interminabile telenovela si sta trasformando in una vera e propria barzelletta.

Siamo praticamente a “ferragosto” e ancora siamo in attesa di Godot, delle cosiddette verifiche di vulnerabilità sismica sugli edifici scolastici. Che dovevano essere pronte per la fine dell’anno passato (anche se poi in realtà gli incarichi sono stati affidati a novembre 2019), poi per i primi mesi del 2020, poi ancora dopo il lockdown, mentre ora l’ultima scadenza fissata dall’amministrazione comunale (e ovviamente neppure questa rispettata) faceva riferimento a fine luglio.

Senza aggiungere altro (ci sarebbe molto da dire), è del tutto evidente che anche il prossimo anno scolastico i ragazzi ascolani (e il personale scolastico) frequenteranno scuole per nulla sicure. Come se non bastasse, a questa disastrosa e irrisolta situazione si aggiungono ora le problematiche inerenti le disposizioni e i protocolli relativi al covid, con i conseguenti interventi necessari per consentire il ritorno in classe in sicurezza. Ed anche in questo specifico campo la situazione è semplicemente sconfortante.

Il Comune nelle settimane scorse ha ottenuto dal Ministero della pubblica istruzione un finanziamento di 160 mila euro per gli interventi di adeguamento e adattamento funzionale in 7 edifici scolastici (scuo­la ele­men­ta­re Mon­ti­cel­li, scuo­la me­dia Lu­cia­ni, scuo­la pri­ma­ria Don Bo­sco, scuo­la me­dia Can­ta­la­mes­sa, scuo­la me­dia Ceci, scuo­la pri­ma­ria Vil­la San­t’An­to­nio e scuo­la me­dia D’A­ze­glio). Il problema è che complessivamente il Comune gestisce 28 edifici scolastici.

Quindi, considerando che non risultano stanziati altri fondi direttamente dall’amministrazione comunale per interventi per l’emergenza covid solo in 7 di quei 28 edifici saranno realizzati gli interventi necessari di “adeguamento e adattamento funzionale degli spazi e delle aule didattiche”, forse prima dell’avvio del nuovo anno scolastico. Forse perché in realtà per ora non sono partiti i lavori in nessuno di quei 7 edifici ma, a fine luglio, l’amministrazione comunale si è limitata ad affidare gli incarichi esterni per progettare quegli interventi (evidentemente in Comune non sono capaci e non conoscono neppure la situazione delle scuole comunali…), per altro senza fissare alcuna scadenza per la presentazione dei progetti stessi. Che quei 7 edifici siano pronti per il 14 settembre è, quindi, solo un auspicio.

Di fronte ad un simile scenario pensare che il sindaco Fioravanti chieda lo spostamento a dopo le elezioni dell’avvio dell’anno scolastico per guadagnare una decina di giorni di tempo non è poi così fuori luogo. Anche perché, proprio per evitare di interrompere subito l’anno scolastico appena 7 giorni il suo avvio, già da giugno il governo, ed in particolare il ministero dell’interno. Ha dato indicazioni alle amministrazioni comunali, attraverso le prefetture, di identificare locali alternativi agli edifici scolastici da utilizzare come seggi elettorali alle prossime consultazioni.

E da diversi comuni del nord ma anche del centro e del sud arrivano in proposito notizie incoraggianti, sono numerose le amministrazioni comunali che si stanno adoperando (alcune di fatto hanno già risolto il problema) per trovare sedi alternative alle scuole. Non solo, la Regione ha addirittura previsto un contributo straordinario aggiuntivo da assegnare ai comuni marchigiani che non utilizzeranno le scuole come seggi elettorali il prossimo 20 e 21 settembre.

Offriamo un incentivo alle amministrazioni comunali per non interrompere l’anno scolastico che inizia una settimana prima delle elezioni” spiega il presidente della Regione Luca Ceriscioli. “Un atto di sensibilità nei confronti degli studenti” ha aggiunto il governatore marchigiano. Purtroppo abbiamo già ampiamente visto che la sensibilità di questa amministrazione (così come di quella precedente) nei confronti degli studenti ascolani è praticamente pari a zero. Il sindaco Fioravanti e la sua giunta avevano un paio di mesi di tempo per trovare una soluzione, per individuare soluzioni alternative agli edifici scolastici (e, d’acchitto, in un attimo alcune vengono subito in mente).

Bisognava impegnarsi un po’, spremersi, preoccuparsi concretamente. Troppa fatica, molto più semplice lamentarsi e lanciare una proposta provocatoria per perdere ulteriore tempo, come se già gli studenti ascolani (e in generale di tutto il paese) non avessero perso abbastanza tempo a causa del covid-19.

Dopo la scandalosa situazione scuole per cui tutti i comuni limitrofi le hanno ricostruite in sicurezza e noi siamo ancora ad attendere i risultati delle verifiche di vulnerabilità ora c’è il problema elezioni – commenta amaramente Daniela, una dei membri del Comitato Scuole Sicure – Mentre da ministero dell’istruzione e dal governo arrivano precise istruzioni ai Comuni per trovare sedi elettorali alternative alle scuole (e la regione prevede anche aiuti economici per i Comuni che lo faranno), ad Ascoli il sindaco solleva il problema chiedendo al governo di posticipare la riapertura per evitare interruzioni subito dopo la riapertura. Delle due l’una: o il sindaco vive su un altro pianeta, non riceve inviti dal governo come per gli altri Comuni oppure è in perenne campagna elettorale e pur di dare addosso al governo se ne frega della sicurezza e dell’efficienza e penalizza e aizza i cittadini su problemi inesistenti o che gli altri comunque risolvono”.

In realtà ci sarebbe una terza alternativa: sindaco e amministrazione comunale sono completamente impreparati ed incapaci di affrontare un simile problema. Francamente non sappiamo quale sia la “meno peggio”…

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