Lunga vita al Comitato Scuole Sicure Ascoli


Non stupisce la decisione del Comitato, che ha annunciato di voler “gettare la spugna”, da ammirare per il coraggio e la perseveranza che, però, si sono scontrate con il menefreghismo dell’amministrazione comunale e l’indolenza della città e dei suoi cittadini

L’annuncio del Comitato Scuole Sicure di Ascoli di voler “gettare la spugna” è una bruttissima notizia per il capoluogo piceno che, nell’indifferenza generale, continua a sprofondare sempre più in basso. Di certo, però, non può essere considerato sorprendente, almeno da parte di chi in questi anni ha seguito da vicino le vicende del Comitato stesso e  si è occupato del delicato e fondamentale tema della sicurezza delle scuole. Semmai dovrebbe essere l’esatto contrario perché c’è voluta una straordinaria forza, un’invidiabile perseveranza e un indiscutibile coraggio per resistere così a lungo in un cotesto così deprimente, non solo da un punto strettamente politico-amministrativo.

In una città da tempo (forse da sempre…) sprofondata in un interminabile letargo, complessivamente con una coscienza civica quasi pari a zero, sin dall’inizio era chiaro che il compito del Comitato fosse molto arduo. Però la tematica in ballo, la sicurezza dei nostri ragazzi (e ovviamente di tutto il personale scolastico) a scuola è di quelle che dovrebbero risvegliare un briciolo di coscienza civica e invogliare a partecipare, ad adoperarsi attivamente. Certo sappiamo bene, per averlo verificato direttamente, che fino a quel drammatico 2016 nessuno, amministratori e politici del territorio in primis, se ne era mai preoccupato.

Però quella terribile ed interminabile sequenza sismica, i fatti terribili di quelle settimane, con tante scuole crollate o gravemente danneggiate fortunatamente sempre quando non c’era nessuno, improvvisamente avevano riportato quella tematica al centro dell’attenzione. Così, grazie all’iniziativa di alcuni genitori, anche ad Ascoli (come in tanti altri comuni italiani) era nato il Comitato Scuole Sicure. Chi, come chi scrive, da molto prima dell’emergenza sismica si occupava di questo tema, non poteva che vedere con ammirazione e con entusiasmo l’impegno di questi cittadini, di questi genitori. Che, però, si è subito scontrata con l’incomprensibile comportamento del sindaco Castelli e della sua amministrazione che hanno eretto un vero e proprio muro di gomma.

Ma anche con l’indolenza di una città che non riesce a mobilitarsi neppure per simili emergenze, per tematiche così importanti. E che, invece di impegnarsi concretamente in una battaglia di civiltà sembrava più interessata a capire se e quale fosse l’indirizzo politico di chi si stava impegnando così alacremente solo per garantire la sicurezza dei nostri ragazzi. Nonostante tutto, però, i rappresentanti del Comitato non si sono fatti minimamente scoraggiare hanno portato avanti incessantemente la loro attività, proponendo progetti a breve e lunga scadenza, soluzioni temporanee e definitive per risolvere o comunque tamponare una situazione oggettivamente delicata e complessa.

Sono andati avanti, nonostante questo clima semplicemente paradossale e l’incomprensibile ostracismo dell’amministrazione comunale, guadagnando così enorme visibilità e, soprattutto, meritandosi grandissimo credito ovunque, naturalmente ad eccezione che nel capoluogo piceno. Al punto che sempre più spesso i suoi rappresentanti sono stati invitati ad incontri, convegni, dibattiti sul tema della sicurezza su tutto il territorio nazionale.

Sarebbe lunghissima la lista degli eventi a cui sono stati invitati a partecipare, vale la pena ricordare l’incontro al Senato con alcuni senatori per la predisposizione di un disegno di legge su ricostruzione e sicurezza ma anche la collaborazione con Save the Children (con una delegazione dell’associazione in visita ad Ascoli per incontrare i rappresentanti del Comitato), sempre in funzione di nuovi interventi e disegni di legge per accrescere la sicurezza nelle scuole. Due anni fa, poi, proprio il Comitato Scuole Sicure Ascoli ha messo a punto un innovativo progetto per la sicurezza delle scuole, che prevede sensori e banchi antisismici, che ha riscosso un grandissimo successo e attirato l’attenzione di diversi Comuni italiani.

Quel progetto, nelle settimane scorse, è stato proposto anche al Comune di Ascoli ma propria quella è stata l’occasione per avere la conferma di quanto già si era ampiamente capito, cioè che il sindaco Fioravanti sul tema della sicurezza delle scuole è esattamente come il suo predecessore, se non addirittura peggio. Nel comunicato (che pubblichiamo integralmente di seguito) con il quale il Comitato annuncia la propria volontà di chiudere qui, ci sono due passaggi oltremodo significativi.

Il primo è un chiaro riferimento all’amministrazione comunale presente e passata (“Non perdoneremo mai chi ha costretto e costringe a stare in scuole potenzialmente mortali”), l’altro chiaramente riferito alla città, con quella citazione delle segnalazioni senza volto “perché nessuno vuole metterci la faccia, per paura”. Come anticipato, in un simile contesto è sorprendente che una simile decisione sia arrivata solo ora. Naturalmente chi, come chi scrive, ha sempre ritenuto e continua a ritenere il tema della sicurezza delle scuole una priorità per il nostro territorio, non può che augurarsi che per qualche motivo alla fine l’intenzione non si traduca in fatti concreti.

Ma se così dovesse essere riteniamo doveroso comunque ringraziare Enrico, Roberta, Daniele, Milena, Marco, Raffaela, Iride per il loro straordinario impegno e per quanto hanno comunque fatto per questa città

 “Come rappresentanti dell’interesse e dei timori dei genitori, ad oggi ancora più giustificati da un non nuovo immobilismo generale delle forze in campo, possiamo asserire che abbiamo fatto tutti i tentativi possibili per quantomeno sensibilizzare tutti gli attori politici e non in campo ed ora passiamo la palla ad ogni singolo genitore, insegnante, operatore. Che si sentano finalmente responsabili tutti e facciano da sentinelle attive, perché come comitato il nostro percorso finisce qui. Valuteremo se mantenere in essere l’associazione solo per esser pronta a costituirsi parte civile nel malaugurato caso che tutti possono immaginare.

Avremmo voluto concludere con qualcosa di realizzato concretamente, tipo una scuola nuova o anche una attrezzata con banchi antisismici e sensori. Purtroppo però non ci hanno dato modo di farlo, nonostante i nostri sforzi in tutti i sensi e in tutte le direzioni. Tutte tranne quella della strumentalizzazione politica, che abbiamo fortemente rifiutato, nonostante le proposte e l’esempio negativo di altri. Il tema per noi era ed è l’unico scopo possibile. Riteniamo di aver portato alla luce una verità che sarebbe rimasta ancora nascosta, se non l’avessimo denunciata e disvelata in maniera inoppugnabile. Abbiamo combattuto come leoni perché si prendesse coscienza di un problema gravissimo e concreto, come quello della insicurezza delle scuole.

Siamo andati oltre: abbiamo lavorato perché venissero evidenziati i punti critici della normativa di riferimento e abbiamo suggerito persino le soluzioni. Il nostro progetto pilota ha avuto attuazione in diverse realtà e ne siamo lieti. Anche una sola vita salvata è valsa tutto il nostro lavoro. Potremmo ritenerci soddisfatti per quanto abbiamo fatto. La nostra coscienza è a posto. In realtà questo non ci basta e non ci basterà mai. Abbiamo il dente avvelenato nei confronti di chi sapeva e ha negato, poteva e non ha fatto, ha promesso e non ha realizzato.

Non perdoneremo mai chi ha costretto e costringe a stare in scuole potenzialmente mortali. Purtroppo però non ci è dato andare oltre, non avendo più strumenti per costringere a fare ciò che la legge prevede, ma non pretende nei fatti. Siamo anche stanchi, come direttivo, di andare avanti su segnalazioni e denunce che però poi debbono rimanere senza volto, perché nessuno vuole metterci la faccia, per paura. Allora la finiamo qui. Ringraziamo chi ci è stato a fianco. Disprezziamo chi non l’ha fatto. Ognuno si senta responsabile di ciò che si farà e non si farà. Crediamo sia l’unica cosa che ci rimane da fare.

Oltre a conservare memoria e traccia di azioni e omissioni, che speriamo non debbano mai servire in un’aula di tribunale, perché significherebbe aver perso delle vite… In questa città si usa rimettere tutto nelle mani di Sant’Emidio: ora lo facciamo anche noi. Con tutto il rispetto riteniamo non sia sufficiente ma altro, noi, non possiamo più fare”.

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