Bugie e puerili provocazioni, l’anacronistica guerra contro la legge sull’omofobia


Si mobilita la piazza vaneggiando improbabili derive liberticide, mentre alcuni media e alcuni pseudo giornalisti protestano per l’introduzione del reato di opinione che, però, non è prevista dal ddl Zan. E in Parlamento si ricorre ad emendamenti ridicoli per bloccare la legge…

Non poteva certo mancare Ascoli Piceno tra le circa 100 piazze italiane dove in questi giorni va in scena l’ipocrita e paradossale mobilitazione contro il ddl Zan, che in sintesi vuole equiparare l’odio omotransfobico all’odio razzista. Come avviene già da diverso tempo nel resto d’Europa, ad eccezione di Repubblica Ceca, Lituania, Romania e, appunto, Italia. Dove, nel momento in cui finalmente si colma questa grave lacuna, è partita una massiccia campagna che, dietro all’improbabile paravento dell’inutilità delle nuove norme e paventando surreali e improponibili derive liberticide, in realtà nasconde il vero motore della campagna, cioè un forte sentimento omofobico.

Alimentato dalla parte più retrograda della Chiesa (semplicemente vergognoso il documento di qualche settimana fa della Cei) e  dalla destra più becera con malcelate tendenze reazionarie. E se le manifestazioni programmate nelle piazze possono essere considerate folkloristiche “pagliacciate”, sono semplicemente imbarazzanti le argomentazioni utilizzate dagli organi di informazione che sostengono questa anacronistica crociata, per non parlare di quanto sta avvenendo in Parlamento. In tal senso emblematico è un delirante articolo di Marcello Veneziani, naturalmente subito condiviso e diventato virale tra chi avversa questa legge di civiltà, che per sostenere che non è necessario un intervento legislativo in proposito stravolge tutto, la realtà, la nostra Costituzione, i fatti.

La dimostrazione, chiara e inconfutabile, che lui come chi manifesta in piazza, non ha argomentazioni valide e cerca di nascondere l’unico sentimento che muove questa insulsa campagna, l’omofobia. Con sprezzo del ridicolo  prova a sostenere che quelle che la legge intende tutelare (non solo i gay ma anche le persone di colore, gli ebrei e i mussulmani, ecc.) in realtà non sarebbero categorie discriminate e quindi da proteggere ma, addirittura, sarebbero una sorta di privilegiati. E per farlo cita da un lato la Costituzione e dall’altro i fatti, la cronaca italiana, ovviamente stravolgendo entrambi per il semplice fatto che, se riportati correttamente, dimostrerebbero l’esatto contrario di quanto sostiene Veneziani.

Secondo il quale la legge in approvazione al Parlamento rappresenterebbe un oltraggio alla Costituzione (oltre che al diritto) perché “fondamento della legge è l’universalità della norma, ossia l’applicabilità della legge nei confronti di ogni cittadino”. In effetti l’articolo 3 della Costituzione sostiene che ogni cittadino è uguale davanti alla legge ma, prima di fissare questo basilare principio, ne afferma un altro, non meno fondamentale, “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”, aggiungendo poi “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La cosa esilarante è che, subito dopo aver affermato questo principio, Veneziani si contraddice clamorosamente sostenendo che in realtà una tutela speciale non andrebbe riservata a queste categorie ma alla famiglia. In questo caso l’universalità della norma, invocata senza fondamento prima, non ha più alcun valore. Ma il vero capolavoro Veneziani lo realizza successivamente, stravolgendo la realtà dei fatti solo per cercare di dare un briciolo di sostanza ad una tesi che fa acqua da tutte le parti e per non ammettere quello che invece appare evidente e trasuda chiaramente in ogni riga del suo articolo, cioè l’evidente fastidio per tutto ciò che può genericamente essere definito “diverso”.

Gay e trans hanno tutele speciali, giornate speciali, si configurano perfino reati d’opinione speciali se si esprimono giudizi critici su di loro” scrive, riprendendo la “balla” fatta circolare da qualcuno (in primis dalla Cei) secondo cui il ddl Zan addirittura introdurrebbe il reato di opinione. Eppure sarebbe bastato semplicemente leggere il testo del ddl in discussione in Parlamento per evitare di sostenere una simile “balla”, non fosse altro per il fatto che non viene esteso all’odio omotransfobico il reato di “propaganda di idee” come oggi è previsto dall’art. 604 bis del codice penale per l’odio etnico e razziale. Dunque nessuna limitazione alla libertà di espressione o censura o bavaglio.

Non pago, per completare il festival delle balle, Veneziani afferma che una simile legge potrebbe avere una tenue ragion d’essere in un paese dove “omosessuali e affini” fossero discriminati o perseguitati, cosa che invece non avverrebbe in Italia. Peccato per lui che, in realtà, i dati dicono e dimostrano l’esatto contrario, visto che solo nell’ultimo anno i casi e gli episodi di omofobia nel nostro paese sono aumentati di circa il 60%. E che in tutta Europa da questo punto di vista sono messe peggio solo Croazia e Lituania.

Sarebbe stato sufficiente fare quello che un qualsiasi giornalista deve fare, cioè verificare dati e fonti, per evitare una simile figuraccia. In fondo, però, già da tempo ci vuole coraggio a definire un “giornalista” Marcello Veneziani. Che, per altro, esattamente come Salvini e la Meloni afferma che è “surreale ed offensivo che il Parlamento, in un momento grave come questo” debba perdere tempo dietro questa legge. Come al solito i due leader dell’opposizione (in questo caso appoggiati da Veneziani) “predicano bene, ma razzolano male”.

Perché il Parlamento potrebbe liquidare, approvandola o respingendola, in pochissimo tempo il ddl Zan, ovviamente dopo un serio confronto sui contenuti. Invece è costretto ad occuparsene per giorni ed è praticamente bloccato da oltre mille emendamenti (975 presentati da Lega e Fratelli d’Italia), la maggior parte dei quali semplicemente goliardici. Come quelli che chiedono di perseguire anche atti di discriminazione fondati “sulla stazza del peso”, “la carenza di igiene personale”, “la carenza di cultura ed educazione”, “le abitudini alimentari” ma anche chi ha “tratti fisici caratterizzanti come calvizie e canizie”.

Al di là dello scarso (inesistente) rispetto che chi presenta simili idiozie dimostra nei confronti del Parlamento (inteso come una delle massime istituzioni del nostro Stato), è del tutto evidente che si ricorre a queste idiozie perché non si hanno argomenti concreti, se non una palese avversione nei confronti degli omosessuali, da portare avanti. Puerili provocazioni, distorsione della realtà e clamorose falsità, sono queste le armi utilizzate in Parlamento, sui media e anche nelle piazze da chi non vuole che l’Italia faccia questo passo di civiltà, allineandosi a quanto avviene in quasi tutta l’Europa.

In caso di approvazione del testo, sarà ancora possibile per un sacerdote spiegare la versione cristiana del matrimonio? Sarà possibile dire pubblicamente che la pratica dell’utero in affitto è un abominio o dirsi contrari alla legge sulle unioni civili? Per queste domande il ddl sull’omofobia ha una sola risposta. No” si legge sul sito che promuove le manifestazioni di piazza come quella che si svolgerà ad Ascoli. Una spudorata menzogna per invitare a manifestare contro il ddl Zan. In altre parole la più emblematica dimostrazione di quanto sia necessario approvare una legge del genere…

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