Gli effetti della pandemia nel Piceno: meno imprese e occupati, crollo del commercio al dettaglio


E’ quanto emerge dallo studio condotto dalla Cna di Ascoli sui primi effetti della pandemia su imprese ed occupazione nel territorio piceno. Ancora una volta a pagare più pesantemente il dazio sono le donne, con l’occupazione femminile che registra un calo più consistente

Che le conseguenze della pandemia si sarebbero fatte sentire in maniera pesante, in termini economici e di occupazione, sul territorio piceno era ampiamente prevedibile. Ora, però, ci sono i dati che purtroppo confermano come quei timori fossero più che fondati ed evidenziano una situazione a dir poco allarmante. A fornirci un quadro esauriente della situazione è lo studio condotto dalla Cna di Ascoli sui primi effetti della pandemia su imprese e occupazione nel territorio piceno. Che evidenzia complessivamente un netto calo degli occupati, associato ad una non meno netta contrazione del numero delle imprese attive nel territorio.

In un quadro nel complesso assolutamente negativo, spicca il fatto che ancora una volta a pagare più pesantemente il dazio sono le donne, con l’occupazione femminile che registra un calo ben più consistente rispetto a quella maschile. Per altro va sottolineato come, dati alla mano, la pandemia ha accentuato e aggravato una tendenza negativa che comunque si stava già manifestando nel territorio nei primi mesi del 2020, prima ancora del lockdown. Passando ai dati, occorre evidenziare che per altro quelli raccolti dalla Cna di Ascoli forniscono solo una prima significativa indicazione sull’impatto della pandemia stessa sul territorio perché si riferiscono al periodo che va dal 1 gennaio al 1 aprile 2020, quindi non comprendono interamente il periodo del lockdown.

E’ sin troppo facile immaginare, quindi, che purtroppo la situazione sia ben peggiore di quella descritta dai dati raccolti dalla Cna Ascoli. Che complessivamente ci dicono che, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, complessivamente c’è stata una diminuzione delle assunzioni che sfiora il 10% (da 13.518 a 12.375). Più nel dettaglio, nel primo trimestre 2019 in tutta la provincia le assunzioni di lavoratori dipendenti erano state pari a 10.254 unità, quelle legate ad altre tipologie di contratto, 3.264.

Nel Piceno – stima la Cna in base ai dati del Centro studi della Cna regionale delle Marche e dell’Istat – da gennaio 2020 al primo aprile, le assunzioni di dipendenti sono state 9.722 (meno 5,2% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso) e 2.663 quelle legate ad altre tipologie di contratti (meno 18,4 %). A marzo 2020 le vendite al dettaglio hanno avuto un crollo (meno 21,3 %), per effetto della caduta del commercio di beni non alimentari (meno 36,5 %). Gli alimentari hanno registrato invece una sostanziale stabilità (meno 0,4 %). Solo il commercio elettronico ha segnato un aumento deciso (più 20,7 %).

Contestualmente a questo calo, tutte le componenti dell’economia territoriale hanno ridotto il livello di lavoro: per l’agricoltura la flessione è contenuta a un meno 3,7% mentre nei servizi arriva a meno 14,1% con un calo del 30% circa per le attività connesse al turismo (alloggio e ristorazione). Industria e costruzioni registrano dinamiche simili: meno 10,1 e meno 11,9%, rispettivamente. Nel manifatturiero rallentano considerevolmente il tessile abbigliamento: meno 37,1%. Identico andamento preoccupante – rileva sempre la Cna di Ascoli – per quanto riguarda il saldo fra le imprese che aprono e quelle che chiudono i battenti.

Nel primo trimestre 2020 nel Piceno hanno avviato un’attività 392 aziende, a fronte di 563 che hanno chiuso i battenti, con un pesante saldo negativo equivalente a 171 aziende in meno attive sul territorio. Il calo più significativo per le imprese del settore turistico e dei servizi, seguite da quelle del tessile e abbigliamento.

Chiusure senza ricambio – commenta Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli Piceno – che testimoniano una preoccupante perdita di attività e quindi di saper fare e tradizioni artigiane del territorio. Saper fare che difficilmente potrà essere recuperato se non ci saranno azioni incisive sulla formazione dei giovani e sul ricambio generazionale. Mentre nell’immediato è fondamentale è fondamentale il completo pagamento delle Fsba-casse integrazioni e l’annullamento delle imposte almeno fino a dicembre 2020”.

Discorso a parte, rileva nella sua analisi la Cna Picena, il lavoro delle donne. Se, infatti, sommando tutte le diverse tipologie contrattuali, il Piceno nel primo trimestre 2020 ha registrato un calo degli occupati pari all’8,4%, fra le donne quelle che hanno perso o lasciato il lavoro sono il 12,4%. Quasi il 50% in più rispetto agli uomini.

I dati – spiega Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli Piceno – manifestano un trend negativo già fin dall’inizio dell’anno, tendenza accentuata già dai primi segnali di Covid negli altri paesi a febbraio e in Italia a marzo. Il secondo trimestre ci dirà quanto il sistema, sia pure a grande fatica, ha retto e quando hanno inciso le politiche di sostegno. Ma con questi dati già certi e le previsioni per il secondo trimestre, che si possono intuire senza dover essere indovini, è ferma la nostra convinzione che il sostegno alla produzione e all’occupazione dovrà essere ancora più forte.

A cominciare dallo slittamento delle scadenze fiscali per le quali moltissime aziende non hanno la liquidità necessaria per farvi fronte. E’ impensabile che vi possano essere delle tasse da pagare per il lavoro che è mancato”.

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